martedì 15 gennaio 2008

S' 'i fosse de Sancta Venere, com'i sono e fui...


"... Si'i' fosse de Sancta Venere elettore
co' sta ceppa voterei Monteleone
dopo anni da Vibo ricevuti sol'angherie et inganni
fossi elettore con senno, dal culo gli leverei gli scranni.


Se di Censore la proposta ancora non è fatta legge,
folle saria se votassi come gregge,
qui il popolo lesto si ingegna e desta
dimenticando la divisione funesta
in un sol voto fa suo il municipio consiglio
e dell'aula consiliare fa tutto un parapiglio...


S'i'l ragionare delle "marinate" contrade fosse lesto
nessun cardidaru voto troverebbe nel cesto
e di padroni novi et antichi mai più ne debba avere
popolo de Sancta Venere, sveglia, fai il tuo dovere.


S'i' fosse de Sancta Venere, com'i sono e fui
daria tutti i mei voti a 'na lista unica de' mei contradaiola
lassandu a muss'asciutta li candidati di li autri partiti e partigghiola


Roberto Cecco Maria Angiolieri Naso
(liberamente estratto da www.vibomarina.eu)

2 commenti:

Maria Concetta ha detto...

Sempre a proposito di poesie...e sempre tratto da www.Vibomarina.eu, di Pablo Neruda

Ode al giorno felice

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicita'.

Moderatore ha detto...

Veramente bella e "significante", Concetta! Io mi ricordo la prima strofa in dialetto locale, creata da Vaianella, uno dei tanti vecchietti, oggi in "esilio" nei nostri Centri x Anziani. Non è molto introspettiva, ma rivelava un frustrato senso di appartenenza. La strofa faceva più o meno così:
"Si 'boi vidiri i cani cacari
a Vibu Marina devi viniri".
Sono parecchi anni che non lo vedo, quasi come se in quei locali sia stato risucchiato in un grande buco nero

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