martedì 8 aprile 2008

PORTO SANTA VENERE: UN GRANDE CENTRO MARITTIMO.

All'indomani dell'Unità, chi si trovasse a percorrere il litorale calabrese si trovava di fronte ad un ininterrotto deserto. Su nessun punto della regione italiana più ricca di coste era nato alcun centro marinaro di rilievo, un nucleo solido ed intraprendente, capace di dominare ampi tratti di mare, di organizzarsi industrialmente, di conquistare mercati presso i più meridionali paesi del Mediterraneo.
I centri del litorale tirrenico, la cui distanza dal mare era il più delle volte determinata dalla tortuosità della strada arrampicantesi sui cocuzzoli, mentre breve era la distanza in linea d'aria, diedero luogo, più che a centri, a piccoli borghi lungo la costa i quali furono come la succursale del vecchio centro, con cui si mantennero in costanti rapporti. Questi borghi, dopo più di un secolo, non sono giunti ad acquistare un ruolo economico indipendente e rimangono sottoposti anche amministrativamente al vecchio centro.
In questo quadro generale, Vibo Marina ha rappresentato una sorta di eccezione in quanto é riuscita ad esprimere una sviluppata economia sia industriale che commerciale, collegata alla presenza di un'importante struttura portuale. Eppure, partendo da Pizzo fino a Tropea, pur essendo considerata una cittadina di un certo rilievo, é l'unica realtà urbana a non avere ancora una vita amministrativa autonoma.
Molti cominciano a ritenerla un'anomalia che andrebbe sanata al più presto e l'opportunità viene individuata nella recente proposta per l'istituzione del nuovo comune di Porto Santa Venere.

L'unica tesi addotta per contrastare l'iniziativa, che risponde, oltre che a legittime ed antiche aspirazioni delle popolazioni delle frazioni costiere di Vibo, anche ad un più razionale assetto del territorio in vista di possibili aggregazioni future, é di natura capziosa e, in verità, divenuta anche un pò stantìa: essa consiste nel sostenere che la tendenza da favorire é quella che va in direzione dell'unificazione, della fusione, dell'aggregazione dei piccoli Comuni; argomentazione, questa, che con la proposta Censore c'entra come i cavoli a merenda.
E si porta sempre, come esempio, l'unico caso registratosi in Calabria, quello di Lamezia Terme, che rappresenta un'esperienza non ripetibile e che non risulta sia stata seguita da altri episodi in tale direzione, semmai é vero il contrario, come dimostra il caso di San Ferdinando, ex frazione di Rosarno divenuta Comune autonomo a dimostrazione del fatto che, quando esistono presupposti di validità oggettiva, arriva il giusto riconoscimento anche da parte delle istituzioni.
La costituzione del nuovo Comune di Porto S.Venere potrebbe costituire, inoltre, una valida premessa per giungere, in un futuro prossimo, alla creazione di un grande centro costiero, forse il più importante della Calabria, mediante la fusione con altri Comuni contigui, come Pizzo e Briatico, aventi caratteristiche omogenee e solo in questo caso l'auspicata tendenza aggregativa avrebbe un senso logico e storico.
L'auspicio di tutti é che il Consiglio Regionale sappia inquadrare il problema nella giusta ottica e dimostri modernità di vedute e lungimiranza di idee, svincolandosi da possibili condizionamenti presenti e da pregiudizi passati.

Nessun commento:

link

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...