lunedì 9 giugno 2008

150° anniversario del Porto di S.Venere

Nella ricostruzione storica degli antefatti che portarono, nel 1858, al decreto del governo borbonico che decise la costruzione del porto nella rada di Santa Venere (che nessuno, allora, tentò di ribattezzare Monteleone Marina), abbiamo visto come i Comuni di Monteleone e Pizzo avessero chiesto con inisistenza che questo venisse impiantato nella rada di S.Venere.
Da tale circostanza qualcuno potrebbe far discendere, se la preferenza sulla localizzazione cadde su S. Venere e non su Tropea, ciò non fu frutto del caso ma si verificò grazie al determinante interessamento dei monteleonesi. Ne discenderebbe, pertanto, una sorta di diritto, di primato, su tutto il territorio costiero che nel corso dei secoli essi hanno esercitato ed anche tenacemente difeso.
In realtà, le cose non stanno esattamente così, in quanto la decisione a favore di S.Venere, preferita a Tropea e ad altri siti, fu determinata da circostanze obiettive e da elementi inoppugnabili, oltre ad essere preceduta da studi, indagini, sopraluoghi e quant'altro, condotti da diverse commissioni per oltre 60 anni.
Nè va sottaciuto che, ancor prima della decisione del governo borbonico, l'idea della struttura del porto a Santa Venere é dovuta al Generale del Genio francese, De Montemayor, risalente all'epoca dell'occupazione militare (c.d. decennio francese), il quale, dopo specifici studi condotti lungo le spiagge calabresi, si convinse a presciegliere, come il più idoneo, il punto detto S. Venere.
E' incontestabile, invece, una quasi completa dimenticanza e trascuratezza vibonese verso la struttura portuale ed il territorio costiero in genere, protrattasi in tutti questi 150 anni.
Ne é semplice dimostrazione il fatto che Monteleone prima e Vibo Valentia poi non hanno nemmeno sentito la necessità di costruire un'agevole strada di collegamento tra centro e porto, essendo tutt'ora l'unica strada di collegamento costituita dalla Statale 18, che segue il tracciato della strada "carrabile" risalente al periodo borbonico.
E la carenza di collegamenti ha condizionato in maniera pesante le prospettive di sviluppo del porto.
E dire che nel 1784, all'indomani del catastrofico terremoto che colpì la Calabria, nel quadro delle opere di ricostruzione, l'architetto Giuseppe Vinci, di Monteleone, aveva progettato una strada che da Monteleone portava alla marina di Bivona.
Da quel 1784 sono trascorsi 224 anni, inutilmente.

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