sabato 7 giugno 2008

1858-2008- IL PORTO DI S.VENERE COMPIE 150 ANNI!

Sono trascorsi esattamente 150 anni da quando il Re di Napoli decretò che venisse costruito un porto sulla costa tirrenica della Calabria.
La scelta cadde su Santa Venere, che riuscì a spuntarla su altre importanti candidature (Reggio, Scilla, Paola, Pizzo,Tropea), ma la decisione fu quanto mai travagliata e osteggiata, nonché basata su uno sterminato numero di relazioni,perizie,piante fatte da innumerevoli commissioni. Particolarmente dura fu l'opposizione di Tropea, che osteggiò fino alla fine la scelta a favore di Santa Venere.
E' quanto emerge dopo il ritrovamento (da parte dello storico locale Filippo Bartuli) di un interessante scritto autografo che reca la firma del giudice Gaetano Agnini, magistrato nato a Mileto nel 1835. L'articolo fu scritto per il giornale "L'Avvenire Vibonese", ma forse non fu spedito o non fu pubblicato. Esso arricchisce di notizie inedite le nostre conoscenze sulla costruzione del porto, intorno al quale si é poi insediata e sviluppata la nostra comunità.
E quale miglior modo ci sarebbe, per celebrare degnamente i 150 anni del porto, della istituzione del nuovo Comune di Porto Santa Venere?
Ma torniamo all'articolo del giudice Agnini. Si parte dalla relazione che Giuseppe Maria Galanti(1743-1806) inoltra al mimistro della Marina, ammiraglio Acton, dopo un suo viaggio in Calabria e nella quale, per la prima volta, troviamo ufficialmente menzionato il nome di Santa Venere. Nel 1793 egli scrive che "con la pianta sulla perizia fatta di un porto idoneo a costruirsi in un luogo molto opportuno. Il luogo si chiama Santa Venere e dista due o tre miglia (sic) da Monteleone e in altrettanta distanza dal Pizzo. Il luogo merita attenzione."
Scrivendo al ministro Acton, il Galanti così continua: "tra le cose degne dell'intelligenza di Vostra Eccellenza, io credo che la più vantaggoisa e la più degna dei benefici sguardi del Sovrano sia la costruzione di un porto che la natura ci ha additato quasi in mezzo alla lunga costa da qui a Messina, la quale per lo lungo corso di 300 miglia é del tutto mancante del menomo sicuro ricovero de' bastimenti. Anni addietro un pilota genovese, dalla fortuna di mare fu spinto alla spiaggia della marina chiamata di Santa Venere. Mi sono rivolto a don Ermenegildo Sintes, regio ingegnere, che mi fece la pianta e anche il calcolo approssimativo di 4520 canne cube di fabbrica...potrebbe aversi la più bella costruzione del porto con tutte le necessarie opere di lanterna, ridotti di artiglieria, magazini e altro per una spesa totale non oltre 125 mila ducati."

Ma per circa 60 anni si ebbe una lunga ed aspra disputa per la costruzione del porto che il governo borbonico aveva disposto di costruire sulle coste tirreniche calabresi. La contesa sulla scelta impegnò dapprima Reggio, Scilla e Paola; in seguito a varie verifiche di competenti commissioni tecniche incaricate dal governo, la disputa si restrinse fra Tropea, da un lato, e Monteleone e Pizzo dall'altra.
Pizzo aveva dapprima cercato di ottenerne la costruzione nella propria marina e soltanto in seguito al diniego governativo decise di sposare la causa di Santa Venere. Dopo un'infinità di rescritti e decisioni, il Re dispose la costruzione del porto a Santa Venere a preferenza dei quello agognato da Tropea, sicché nel Consiglio di Stato del 24/2/1858 dispose che una commissione composta dal tenente di vascello d'Amico, dal tenente del Genio Idraulico Ceniti e dal I^ pilota Raffaele DePascale, esaminasse la condizione della spiaggia di S.Venere per la costruzione del porto e per impiantarsi due fari. La Commissione redisse una relazione davvero accurata e dotta, rilevando i grandi pregi offerti dal sito di S.Venere, collocato in mezzo alle Tre Calabrie, centro di commercio per la vicinanza con le fertili pianure di S.Eufemia e vicina ai centri di Monteleone e Pizzo. Allora insorse Tropea, contestando i risultati della Commissione e allegando un altro parere dell'ingegnere Bauson del 1834. Con una lunga memoria presentata dal comune di Tropea al Ministero del Lavori pubblici si tentava di dimostrare che il sito scelto era a rischio di arenamento per il continuo ritirarsi del mare, che era vicino al lago di Bivona che in quell'epoca emanava nocive esalazioni e miasmi e, soprattutto, che esso veniva costruito "in una spiaggia disabitata".
Le tesi dei tropeani non bastarono, però a far cambiare la decisione a favore di Santa Venere e, dopo un lungo esame, il Re sentenziò definitivamente in data 21/9/1858 anche in base a considerazioni di natura strategico-militare in quanto il porto sarebbe rimasto vicino agli stabilimenti di Mongiana e poteva essere utilizzato per mettersi in comunicazione con la Sicilia.
E qui finisce la scritto autografo del giudice Agnini, molto interessante in quanto getta nuova luce sulle condizioni storiche e politiche che resero possibile la nascita della nostra cittadina.

  • MODERATORE aggiunge:
    Approfitto di questo utilissimo post di G. Addesi, per arricchirlo di informazioni inedite, rivelabili dalle didascalie delle immagini - altrettanto inedite - che aggiungo.
    La prima immagine è riferita allo schizzo di rilevo realizzato il 23 marzo 1839 (quindi 11 anni prima del decreto regio), nel quale si tracciano i contorni della "scogliera a pelo d'acqua" o "secca" che per secoli facilitò l'uso della Rada di S.Venere come luogo ottimale e riparato dove porre "all'ancora" le navi durante tempi metereologicamente avversi, e che per gli ingegneri dell'ottocento si rivelò la vantaggiosa "struttura naturale" sulla quale costruire il braccio sopraflutto del nuovo porto.
  • La seconda immagine è invece riferita alla pianta planimetrica allegata all'atto ufficiale di consegna del porto, avvenuto nel 1886 (quindi 36 anni dopo il decreto - sic), da parte del Regio Genio Civile Opere Marittime al primo comandante di Porto S. Venere, ancora compreso nel dipartimento marittimo di Pizzo Calabro.
  • Considerazione: E' un'ottima idea quella di programmare una sorta di celebrazione del primo porto "moderno" realizzato in Calabria con l'Unità d'Italia, anche per scongiurare il forte rischio che oggi corre: di finire, secondo le intenzioni del nostro attuale comune montano - imponendo un "definitivo stop ed una severa lezione feudale" al nostro percorso di autonomia amministrativa - "regalato" all'Autorità Portuale di Gioia Tauro, in cambio di qualche euro d'entrata proveniente dai nuovi "parcheggi barca" gestiti da società miste! OH, PROSERPINA! DOVE SEI?

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