lunedì 18 agosto 2008

20-8-1935: ALLA STAZIONE GIUNGONO I RESTI DI LUIGI RAZZA.Quali i progetti mai realizzati?


All'alba del 7 agosto 1935, in un incidente aereo nei cieli dell'Africa Orientale, perdeva la vita Luigi Razza, di Monteleone Calabro, ministro dei Lavori Pubblici. "La mattina del 2o agosto Vibo Valentia attende l'arrivo della salma; da tutti i paesi della provincia é affluita una folla immensa. Il treno speciale 95-bis giunge alla stazione di Vibo Marina alle 9 precise. Rende gli onori un reparto della milizia ferroviaria con musica. La stazione é parata a lutto con trofei di bandiere velate a crespo. Il treno si ferma ed immediatamente discendono le autorità e le gerarchie che hanno scortato la salma. Discendono i familiari e poco dopo ha inizio lo sbarco della salma di Luigi Razza mentre un'intensa commozione vince tutti. A braccia viene portata alla stazione delle ferrovie Calabro-Lucane, sita di fronte alla stazione delle ferrovie dello Stato. Anche le Ferrovie Calabro-Lucane hanno allestito un treno speciale, su cui prendono posto i familiari e le autorità. Sono circa le dieci quando il trenino si muove e affronta l'erta che deve portarlo a Vibo città.Si ferma qualche attimo solo nella stazioncina di Longobardi e di Sant'Onofrio, dove c'é della gente raccolta, poi riprende la sua corsa: alle 11 circa arriva a Vibo Valentia."
Fin qui le cronache dell'epoca. Ma quali erano i progetti di Luigi Razza, rimasto soltanto per sei mesi alla guida dell'importante Ministero dei Lavori Pubblici prima di morire in maniera tragica ed anche velata da lati oscuri?
Scrive a tale proposito Salvatore Vetrò: "Egli pensò a due grandi direttrici sulle quali si sarebbe dovuta sviluppare la città: verso Mileto e verso Sant'Onofrio. Il raccordo, potenziato anche nel nome, tra Vibo città e Vibo Marina, faceva capire come la vecchia città montanara di Monteleone doveva trovare integrazione e completamento sul mare e nel porto. Su questo la rottura del pensiero si Razza con la vecchia tradizione ottocentesca, che riconosceva a Monteleone soltanto una sua tendenza allo sviluppo nell'ambito del tracciato collinare della città, appare totale. Con Luigi Razza, chiaramente, Vibo Valentia e il suo porto vengono collegati in una visione d'insieme non più separabile. Si comprende allora, come accanto all'espansione strettamente edilizia, la Vibo Valentia di Luigi Razza fosse caratterizzata dalla prospettiva di uno sviluppo aereo-portuale.E' facile individuare dietro questo progetto un piano ben più poderoso: far assurgere Vibo Valentia a centro propulsore di vita politica e commerciale".
Quale tipo di sviluppo avrebbe avuto Vibo Marina nei progetti di Luigi Razza? Si sarebbe verificata quell'assoluta mancanza di attenzione che ha caratterizzato la politica vibonese del dopoguerra?
Sono domande destinate a rimanere senza risposta, come privi di risposta sono rimasti, dopo 73 anni, gli interrogativi legati alla morte del politico vibonese, avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite, durante il volo Cairo-Asmara, in una tranquilla mattina dell'agosto 1935, in condizioni metereologiche ottime e con un aereo in perfetta efficienza.

7 commenti:

Moderatore ha detto...

Bentornato Giuseppe, i tuoi post ci sono mancati davvero!

Anonimo ha detto...

L. Razza, no grazie.
Preoccupiamoci della città di oggi non di quella di ottanta anni fà; l'elogio di L. Razza per me è abbastanza indigesto come lo è quello di tutti i fascisti, di tutti i fascismi, di tutti i totalitarismi e tutti i sistemi di governo, di destra e di sinistra, che sviliscono la dignità dell'uomo, compresa la Cina di oggi che è null'altro che un'immenso campo di lavori forzati, a scapito delle belle immagini delle olimipiadi; lo sapete, vero che anche a Vibo ci furono uomini purgati da fascisti???
E, allora, perchè non sostituire l'intetstazione del nostro Corso, da M. Bianchi a L. Razza??? UN fascista, tanto, vale l'altro...
Enrico.

Anonimo ha detto...

Caro Enrico, mi aspettavo che da parte di qualcuno il mio post venisse male interpretato.
Ma il commento che hai inviato non appartiene alla tua riconosciuta intelligenza.
Il mio intento non era sicuramente quello di tessere un elogio del fascismo, ma più semplicemente quello di aggiungere un altro tassello alla ricostruzione della nostra storia, quella storia che é stata scientemente e scientificamente occultata, insabbiata, cancellata, affinché non rimanesse più niente delle nostre radici, della nostra identità.
La storia si può interpretare, rivisitare, riscrivere, ma non si può cancellare.
Contro di noi é stato fatto anche questo, che é degno del peggiore dei fascismi.
Con immutata stima.
Pino

Anonimo ha detto...

Caro Pino,
dire che il commento non appartiene all’intelligenza di qualcuno, equivale a dirgli simpaticamente che è un cretino; va bene, faccio un ulteriore sforzo per digerirlo.
In ogni caso, benché io cominci a dubitare fortemente dell’opportunità di un dialogo con questo strumento di comunicazione, voglio precisare:
1) a mio avviso, il richiamo alla figura del gerarca e ministro fascista, sul blog che aspira ad essere il contenitore delle idee per la fondazione del nuovo comune e, in particolare, nella parte centrale del blog che è nella disponibilità e nel controllo del moderatore, si presenta del tutto fuori luogo; non foss’altro perché abbiamo voluto fortemente redigere una proposta di legge, che contiene i principi fondamentali della normativa europea e della Costituzione repubblicana, i diritti di partecipazione popolare, i principi di rispetto della dignità della persona, di rifiuto di qualunque forma di illegalità e di rispetto per l’ambiente; il valore delle pari opportunità tra donna e uomo.
E preciso che tali enunciazioni di principio non sarebbero state necessarie in una legge regionale istitutiva di un nuovo comune, ma hanno, a mio avviso, una profonda valenza storica, sociale e culturale, per la fissazione dei valori condivisi fondativi della nostra comunità.
Ora, per me, certi valori sono imprescindibili e non sono certo rappresentati da Luigi Razza.
E’ probabile che le nostre sensibilità culturali, sociali e storiche siano diverse, e allora dobbiamo prendere atto di un profondo divario e rispettare le nostre diversità. Il che, in un momento in cui pensavo di contribuire ai contenuti del blog (e lo stavo facendo), mi porta a fare un passo indietro.

2) Tu dici che non intendevi tessere un elogio del fascismo. Prendo atto della sicura buona fede.
Però, per quanto attiene a Luigi Razza, una rievocazione staccata dal sistema di cui lui era espressione a me pare non ipotizzabile.
Come si fa a considerare in maniera avulsa dal regime il personaggio, che, dopo la marcia su Roma, fu membro del gran consiglio del fascismo e del consiglio nazionale delle corporazioni, segretario della confederazione fascista dei lavoratori dell'agricoltura (uno dei sindacati che aveva soppiantato le libere associazioni sindacali) e commissario per le emigrazioni interne (alle dirette dipendenze del presidente del consiglio)? E, nel 1935 divenne ministro dei lavori pubblici.
Ma come si diventava all’epoca ministro, dopo la svolta autoritaria e violenta del 1925 (e gli omicidi di stato)??? Lo si diventava con la completa devozione al capo (un po’ come oggi, se guardiamo alcuni ministri e ministre dell’attuale governo); nessuna legittimazione popolare, quindi, nessun rapporto dialettico tra potere esecutivo e rappresentanza parlamentare elettiva, nessuna competizione tra partiti politici (disciolti), nessun confronto tra opinione pubblica e governo per il tramite della stampa libera (inesistente).
Il fatto umano della tragica morte, poi, nulla aggiunge e nulla toglie al profilo pubblico del personaggio.

3) E’ vero, la storia non si cancella ma non si può nemmeno dimenticare. Alcuni miei amici settentrionali – preciso di orientamento conservatore e di centro-destra – mi dicono un giorno camminando per le strade di Vibo: ”Ma come, avete ancora la strada intitolata a Vittorio Emanuele III, il re del fascismo e delle leggi razziali???” E queste persone di orientamento politico di centro-destra, mi hanno un po’ deriso; perché evidentemente noi meridionali la storia la dimentichiamo e la banalizziamo.

4) Dire che, se fosse vissuto Luigi Razza chissà quale sviluppo avrebbe avuto Vibo Marina è un periodo ipotetico della irrealtà. E, soprattutto, la storia non si fa con i “se”.
La storia siamo noi: perché non parliamo dei nostri padri e dei padri loro, che hanno vissuto qui, anche venendo da altri paesi e hanno contribuito con il loro lavoro allo sviluppo della città al mare, producendo, mentre la città sul monte “giardino sul mare”, si trasformava in discarica sul mare, con la sua borghesia conservatrice e desolatamente immobile, i suoi commerci improduttivi, i suoi traffici, i suoi abusi, la sua burocrazie, le sue massonerie e le sue mafie???
E tra le biografie dei personaggi illustri, perché non parliamo di quelli che hanno contribuito realmente e fattivamente allo sviluppo di Porto Santa Venere e del suo tessuto economico e sociale?
E sarebbe utile chiedersi perché oggi quello sviluppo muore o va in direzioni sbagliate. E chiedersi perché i nostri imprenditori debbano consegnare parte del frutto del loro lavoro alla mafia; avevo, in un lontano giorno d’inverno, inviato al blog un documento ufficiale con nomi e cognomi dei mafiosi recentemente condannati; forse sarebbe stato utile parlarne.

5) Apprezzo l’idea della ricostruzione storica, ma questo è un tassello che, secondo me, non sta bene nel posto in cui vorresti aggiungerlo; io non credo che della nostra storia si possa fare tutto un misto, una cosa informe e indistinta, che contiene tutto e il contrario di tutto, senza alcuna considerazione critica.
Io penso che nella storia ci siano i vincitori e i vinti, le vittime e i carnefici, gli sfruttatori e gli sfruttati.
E non possiamo mettere nelle stesse pagine, accanto alle foto e alle storie delle vittime innocenti dei bombardamenti di quella guerra assurda, voluta dal regime fascista (pagine che ho profondamente apprezzato), le foto, le esequie e le storie dei gerarchi che furono parte integrante di quel regime, benché premorti, con relativo armamentario di gagliardetti, bandiere, camicie nere e fasci littorii; questo è ingiusto.

6) Forse altri commenteranno positivamente il tuo post e mi daranno torto. Perché il mito dell’eroe, dell’uomo forte, dell’uomo di successo oggi si ripropone prepotentemente; e i ragazzi si nutrono oggi più che mai di questi miti, insieme a quelli della ricchezza facile, del disprezzo delle regole, dell’emarginazione dei deboli, e dell’ammirazione di briatore e berlusconi.
Lo so, oggi l’antifascismo è fuori moda e forse ha stufato. E allora, perdonatemi, ma non seguo queste mode e non riesco a considerare tutto una indistinta e indifferenziata rievocazione storica; intendo prendere posizione e la mia è una posizione di parte.

7) Ora, se la figura di Luigi Razza continua a rimanere tra i miti fondativi della città di Vibo Valentia (dal romano e fascista nome) e la toponomastica sta a dimostrarlo (vie, piazze, aeroporto, palazzo di città), credo che tale personaggio non possa essere tra i padri e tra i miti fondativi della città di Porto Santa Venere, perché è proprio da quella vibonesità malata, che dobbiamo affrancarci.
Luigi Razza e molte altre cose (compreso il nome degli altri gerarchi) fanno parte della storia di Monteleone, ma non di quella di Porto Santa Venere.
Questo dimostra quanto lavoro ci sia ancora da fare per creare quel senso di cittadinanza democratica e condivisa, basata sui valori e sui contenuti, che è il solo a poter fondare una nuova città.

Ciò detto, riservo al confronto personale ogni altra considerazione.
Con cordiale, leale e rispettoso dissenso.
Enrico

Anonimo ha detto...

Caro Enrico, ti ringrazio per l'attenzione (forse eccessiva e immeritata) che continui a riservare al mio post. Anche se caratterizzate da forte dissenso, le tue dotte argomentazioni si leggono con piacere.
Se rileggi, comunque, il mio post, in maniera più serena( ti consiglio di non guardare le bandiere,i labari,i gagliardetti,le camicie nere,i fez,i saluti romani che si vedono nella foto), ti accorgerai che io non mi sono occupato né di Luigi Razza né del fascismo, ma ho soltanto registrato un avvenimento accaduto nel nostro paese in quel lontano 20.8.1935. Forse non tutti sapevano che i resti di L.Razza giunsero a Vibo Marina e non a Vibo città (dove forse sarebbe stato più comodo farli arrivare, facendo magari atterrare un velivolo militare all'aeroporto da lui stesso fatto costruire e alimentando in tal momdo, ancora di più, la propaganda di regime).
Non si sa perché, invece, furono fatti arrivare nel nostro piccolo borgo, che visse, quindi, una "giornata particolare" che, a mio avviso é bene far ricordare.
Lo avrei fatto anche se alla nostra stazione si fosse fermato un treno con Salvemini, Sturzo o Togliatti.
Tornando all'articolo, ti accorgerai, inoltre, che esso si occupa soltanto dell'arrivo della salma alla stazione e, quindi, coglie soltanto l'aspetto che a noi in qualche modo interessa. Di tutto il resto, riguardante l'aspetto "vibonese" o "fascista" di Luigi Razza, non vi é traccia, tranne che un breve commento, sempre con riferimento ai rapporti con Vibo Marina, non mio ma del prof.Vetrò.
Per quanto riguarda, infine, l'opportunità di rivedere la toponomstica, sono d'accordo con te. Ci sono troppi gerarchi fascisti e troppi Savoia nelle nostre strade ( a proposito di Savoia, mi permetto di suggerirti un'interessante lettura estiva: I Lager dei Savoia ( www.Vibo Marina.eu).
Cordialità.
Pino

Moderatore ha detto...

Carissimi Pino ed Enrico, vi ringrazio per aver espresso con franchezza le vostre diversità di vedute per due semplici ragioni. La prima perchè testimonia che siamo nel XX secolo, e che se ancora ci fosse stato il Duce ed i suoi Ministri nè franchezza nè diversità sarebbero potute essere espresse (ed internet in italy funzionerebbe come in China); la seconda perchè esprimete idee: uno, approfittando dell'arrivo alla stazione della salma di un ministro, ci pone alcuni interessanti "se", l'altro, contestualizzando il personaggio con la sua epoca "nera", ci pone altri interessanti "però"! Colgo in entrambi la genuina freschezza delle idee, che fa emergere con forza la distanza dall'ideologia ed i valori che quel ministro somministrava e del quale probabilmente è stato anch'egli vittima!

Anonimo ha detto...

Gentile Sig. Enrico,
mi permetto di rivolgerLe un greve dissenso per la Sua corrosiva e caustica elucubrazione nei riguardi del ventennio e di un cittadino che ha inciso positivamente nella storia locale del nostro comprensorio. Per contro, mi giunge sempre schifiltosa ogni pregiudizievole considerazione che lascia il posto che trova! Se la società e la realtà politica attuale fosse comparabile nel merito... Lei stesso si vergognerebbe mille e mille volte di quanto enunciato a prescindere. Credo che farebbe meglio a ritrarsi nel buco dal quale è, erroneamente, fuoriuscito, concedendosi una licenza di troppo. Si scuota, e si percuota!!

<< Da piccolo piangevo, perché non avevo le scarpe, finché non ho visto un uomo senza piedi >>

BRUTUS

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