giovedì 4 settembre 2008

A CESARE QUEL CHE E' DI CESARE...

C'è un episodio storico che rese nota Vibona nel mondo romano ed è legato alla presenza del suo porto, parte dei cui resti sono oggi sommersi a Trainiti (che ben potete vedere nella sua possenza nella bellissima foto da satellite che abbiamo inserito).

L'evento, forse perchè legato all'area costiera (ed utile a collocare proprio Vibona nella costa), non è stato mai degnamente ricordato nella feudale memoria storica monteleonese, percui oggi con questo post continuiamo con tutta la nostra pazienza ed il nostro dileggio, a tentare di colmare tale vuoto.
Ma conviene insistere nel ricordare l'evento perchè è proprio il nostro antico porto di Vibona che viene ricordato da Cesare nel suo De Bello Civili, testo in cui narra il suo scontro con Pompeo nella lotta per il potere, e nel quale testimonia l’audacia dei veterani romani di Vibona che lì erano stanziati al comando del pretore Publio Sulpicio.

Era il 48 a. C. (già, proprio avanti Cristo! 1960 anni fa!) e nello specchio di mare antistante la rada vibonese si svolse una furiosa battaglia navale tra la flotta dei veterani fedeli a Cesare e la flotta di Pompeo, la quale, distrutta la formazione stanziata a Messina, venne ad assalire quella presente nel nostro porto.

Ma vediamo come Cesare stesso descrive la battaglia navale, tra acque e fuochi, svoltasi prima dinanzi il porto di Messina e poi dinanzi al porto ad Vibonem (De Bello Civili, lib. III, cap. 101, vers. 1-5) :

“La flotta era divisa in due parti, l’una agli ordini del pretore Publio Sulpicio si trovava nelle acque di Vibona, l’altra, comandata da Marco Pomponio, in quelle di Messina; Cassio accorse in quest’ultima città con le navi prima che Pomponio venisse a sapere del suo arrivo, lo sorprese in una situazione confusa, senza servizio di sentinelle e senza uno schieramento regolare; allora con il favore del vento ben sostenuto che spirava nel senso giusto, mandò contro la flotta di Pomponio navi onerarie cariche di fiaccole resinose, di pece e di stoppa e di ogni altro materiale adatto ad appiccare il fuoco e incendiò tutte le navi in numero di trentacinque, di cui venti erano dotate di ponti di protezione. Questa azione suscitò tale panico che pur essendo a Messina una legione come presidio, si potè a stento difendere la città, e se proprio allora non fossero giunte notizie della vittoria di Cesare, recate da staffette di cavalieri, quasi tutti avrebbero pensato che la città sarebbe stata perduta. Ma la piazzaforte fu difesa grazie alle notizie che erano arrivate in un momento quanto mai opportuno.

Cassio si diresse quindi a Vibona contro la flotta ed i nostri, spinti dalla stessa paura che li aveva colti a Messina, tirate in secco le navi, seguirono la stessa tattica di prima; Cassio approfittò del vento favorevole per lanciare allo scoperto contro le nostre navi circa quaranta navi da carico predisposte per appiccare incendi: il fuoco divampò alle due ali e arse cinque navi.
E le fiamme si espandevano sempre di più per la forza del vento; a questo punto i soldati delle vecchie legioni, che per motivi di salute erano stati lasciati là, come difesa delle navi, non sopportarono una simile vergogna, si imbarcarono di propria iniziativa, presero il largo, si avventarono contro la flotta di Cassio e catturarono due navi a cinque ordini di remi
(grandissime, vedi il disegno); in una di queste si trovava Cassio, che però raccolto da una scialuppa, si diede alla fuga; furono inoltre affondate due triremi”.
[trad. estratta da: Fernando Solinas F., a cura di, Cesare. La guerra civile, , Mondadori, Milano 1989, pp. 284-287]
Giusto per aiutare a comprendere il valore dell'impresa e che cosa volesse dire catturare una Quinquereme, si rammenta che tale nave, secondo Polibio, portava a bordo 300 rematori, 120 soldati e 50 membri dell'equipaggio; secondo lo storico Fik Meijer per ogni suo lato ospitava 58 thranites su 29 remi, (è proprio dal tipico nome dei rematori del livello superiore che deriverebbe quello del nostro Torrente Trainiti, all'epoca parte integrante del porto fluviale), 58 zygites (rematori del secondo ordine) su altri 29 remi ed infine 34 thalamites (i rematori del livello inferiore) con un remo ciascuno.
Ragazzi questa è la Storia con la S maiuscola! E non ci viene raccontata da un nostro nonno o parente... o da uno storico locale ma niente meno che dall'imperatore di Roma, Caio Giulio Cesare, in persona!



In altre città su tale evento o sull'autore del racconto o sulla stessa ricostruzione della battaglia navale o altro ancora, ci avrebbero inventato di tutto... Sarebbe diventata un'attrazione turistica tutta l'area dinanzi al Torrente Trainiti! Nella nostra... a noi, ci tocca invece ricordarlo quasi "clandestinamente", perchè ignorato nelle scuole della nostra provincia, in ogni loro ordine e grado, così come resterà ignorato nelle guide storiche della città di Vibo Valentia (noi, figli delle alici marinate, abbiamo sempre dovuto pagare alla storia una sorta di "damnatio memoriae").
Ma chissà, se cominciassimo a divulgarlo noi per primi...?
Del resto non può che essere giusto, come dice il vangelo, "dare a Cesare quel che è di Cesare"!

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