venerdì 30 gennaio 2009

Le interessanti prospettive offerte dalla nuova legge sui porti


Il disegno di legge sarebbe anche pronto da un pò di tempo. Il problema é che, prima di presentare il nuovo testo sui porti italiani, il ministro del Trasporti, Matteoli, vorrebbe incassare la condivisione dei suoi colleghi di governo. E, Invece, il ministro dell'Economia, Tremonti, frena di fronte alla prospettiva di sostenere anche economicamente le banchine della Penisola. A non convincerlo pare sia una delle norme-chiave che il ministro Matteoli intenderebbe inserire nel suo disegno di legge relativamente al capitolo sull'autonomia finanziaria dei porti. Costretti a rincorrere da anni i concorrenti stranieri, che godono di ampia autonomia finanziaria, gli scali italiani non hanno alternativa alla cronica attesa di finanziamenti dal governo centrale. Matteoli prova ad invertire la rotta, assicurando alle autorità portuali il 3 per cento di quanto ogni anno viene raccolto e girato all'Erario. Per fare qualche numero, ricordiamo che il nostro porto, nel 2007, ha incassato dalla Meridionale Petroli e dall'Agip Petroli, la somma di 494 milioni di euro, girati a Stato e Regione sotto forma di accise.
Sarebbero soldi freschi che potrebbero essere incassati e subito investiti in strutture e infrastrutture portuali. Soldi che possono diventare rate di mutui da accendere per sostenere il risveglio dei moli. Oltretutto, la norma sarebbe una vera e propria manna dal cielo, tenendo conto che nel capitolo finanziario dedicato agli scali marittimi italiani, per la prima volta, non c'é un solo euro a disposizione per i porti.
Ma lo scoglio del tre per cento non convince il ministro Tremonti, che chiede tempo per approfondire. E così il disegno di legge Matteoli é, per ora, slittato. A quando?
Le resistenze sono molte, a cominciare dal presidente della provincia di Genova, timoroso di una rivoluzione dell'assetto attuale.

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