giovedì 29 gennaio 2009

QUALITA' DELL'ARIA E LA CENTRALINA COMUNALE... FUORI LUOGO!

Siamo riusciti a reperire i dati relativi al 2008 sulla Qualità dell'Aria nel nostro comune.

Finalmente sappiamo che la rete di rilevamento è composta da 4 centraline: 3 a Vibo centro (V.le della Pace, via Giovanni XXII e via Argentaria) ed 1 a Vibo Marina (via Parodi); gestite dalla Studiosma di CASALE SUL SILE (TV) per incarico del Comune di Vibo Valentia, esse sono in grado di rilevare i valori di Benzene, Monossido di Carbonio (CO), Biossido di Azoto (NO2), Ozono (O3), Polveri Sottili (PM10) e Biossido di Zolfo (SO2).
Ovviamente consentiamo a nostri affezionati lettori di scaricare in pdf sia gli esiti 2008 di Vibo centro che quelli di Vibo Marina.

Ad una prima lettura il centro città risulta più "malato" di PetCoke rispetto quello costiero!

Già, proprio così... E' proprio in città che sono stati registrati nel corso dell'anno 2008 livelli di soglia o di allarme, delle Polveri Sottili o Biossido di Zolfo!
Ma a ben leggere quei valori espressi dalle centraline del centro, confrontandoli con quelli costieri (ove maggiormente era prevedibile la presenza per il Deposito di Petcoke e la sua movimentazione, nonchè la presenza dell'Italcementi e l'immissione nell'area dei suoi combusti), scopriamo - sorprendentemente - che in quelle stesse date, nella centralina di via Parodi, i valori risultano bassissimi se non addirittura assenti. Che vorrà dire?
Premettiamo di non essere degli esperti ma la cosa qualche dubbio lo crea!
Dubbio che obbliga a riflettere: perchè le emissioni probabilmente prodotte dalla cementeria (SO2) vengono rilevate solo nel centro collinare?
Possibile che l'unica centralina collocata da noi negli stessi giorni non rilevi valori significativi?
Eppure basta una piantina geografica ed briciolo di conoscenza del territorio per dare una risposta e comprenderne i rimedi: essendo prevalente - per gran parte dell'anno - la direzione EST o SUD-EST del vento , solo le centraline del centrocittà (poste appunto a SudEst dall'Italcementi ) sono le uniche in grado di rilevarne le emissioni! E se le Polveri Sottili ed il Biossido di Zolfo, benchè distanti più di 10 km dalla fonte, raggiungono valori rilevanti nel centrocittà, quali valori segnerebbero lungo la costa se la centralina fosse posta nel giusto sito?

Nella migliore delle ipotesi, la collocazione a NORD della Italcementi dell'unica centralina (su quattro) toccataci, si giustifica solo con l'assoluta mancanza di conoscenza dei luoghi e delle sue problematiche.

Ma la migliore delle ipotesi non potrebbe essere l'unica delle ragioni.
Ora... al di là del fatto che ci rammarica notare come in alcune città ove esistono cementerie con impatto ambientale minori alla nostra i dati sulle emissioni vengono quotidianamente resi pubblici (vedi Castrovillari) su siti web istituzionali, mentre da noi per averli bisogna fare i salti mortali per richiederli e... attendere...
al di là del fatto che seppur siano stati raggiunti livelli di soglia durante il 2008 nessun cittadino ne è mai venuto a conoscenza....
al di là che i valori degli inquinanti siano a norma o meno...

al di là di tutto ciò... ci pare importante sottolineare che proprio le rilevazioni delle centraline del centrocittà impongano di non sottovalutare il problema di concretizzare un più efficace controllo della qualità dell'aria nel nostro comune, nonchè strutturarne una diversa e più puntuale informazione pubblica!
Sono proprio per i rischi a cui probabilmente è sottoposta la nostra comunità che richiedono maggiore responsabilità ed intelligenza: non si può che restare senza parole nel constatare che la centralina comunale a cui è demandato il controllo della salute dei cittadini, proprio da noi... sia stata collocata in direzione opposta al vento prevalente!
A tutela di tutti sembra necessario che l'Amministrazione Comunale riveda il posizionamento della centralina costiera! Se a tale scopo volesse per un attimo ascoltare i suoi cittadini, noi consiglieremo opportunamente di localizzandola a S. Pietro o al primo rilievo altimetrico di Contrada Libanio o comunque sottovento, a Sud/Sud-Est dalle fonti d'emissione!
Da chi vive e muore sul territorio c'è sempre da imparare.


Forse, guardando questa foto è meglio comprensibile la direzione dei fumi? Beh! Seppur datata di qualche annetto, la foto (inviataci qualche giorno fa da un nostro lettore, che ringraziamo per il dono) potrà tornare utile ai responsabili della sicurezza ambientale della nostra amministrazione per piazzare in un sito migliore l'unica centralina di cui siamo dotati !

Siamo altresì convinti della necessità di aumentare la platea degli inquinanti rilevabili, alla luce della constatazione che dal 2006 la nostra cementeria usa petcoke come combustibile e che proprio dal 2006 - stante quanto pubblicato dalla stessa Italcementi - tra le immissioni nell'aria dell'impianto vibonese compaiono anche DIOSSINE!

Avere un buon sistema di rilevamento, se non serve ad indirizzare iniziative a tutela della salute... a che altro serve?


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IL DISASTRO FERROVIARIO DI "TIMPA JANCA"
Pubblicato da: Giuseppe Addesi
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Questa sbiadita fotografia di 57 anni fa testimonia, in maniera drammatica, la più grave tragedia avvenuta nella storia di Porto Santa Venere. Neanche la guerra, da poco terminata, era riuscita a mietere tante vittime. Il tragico avvenimento é ormai caduto nell'oblio, come del resto é spesso accaduto per quasi tutto ciò che concerne la memoria storica della nostra comunità marinara.
Era il 17 novembre 1951, il giorno del disastro. L'automotrice 36 percorreva, con 70 persone a bordo, il tracciato ferroviario conosciuto come "Pizzo-Porto S.Venere-Monteleone-Mileto", nato il 2 luglio del 1917 quando ancora Vibo Valentia era denominata Monteleone e Vibo Marina si chiamava Porto Santa Venere.
Quel giorno c'erano passeggeri di un pò tutti i paesi: Mileto, Francica, S.Costantino, Vibo. La "littorina" correva alla velocità di 70 km. orari, tanto per quei tempi, quando il capotreno Carmelo Pisano e il macchinista Giuseppe Scicchitano videro improvvisamente cedere l'ultima arcata del ponte "Ciliberto", tra Pizzo e P.S.V. La littorina, con il suo carico di vite umane, precipitò nel vuoto da un'altezza di 18 metri. Nove persone morirono sul colpo, altre due sarebbero morte in seguito alle ferite riportate, altre 40 rimasero ferite in maniera più o meno grave. Quella tragedia determinò anche la fine della linea ferroviaria. Il ponte non venne più ricostruito e la società "Mediterranea", concessionaria della tratta, istituì un servizio di trasporto su gomma Vibo Marina-Mileto.
Nel 1963 il governo decise di chiudere e smantellare il tracciato ferroviario che, in base ad un progetto rimasto sulla carta, avrebbe dovuto congiungere Vibo Marina a Soverato, attraversando le Serre.
Quello di Timpa Janca può essere, in qualche modo, considerato un disastro annunciato, in quanto l'incuria, l'abbandono, la scarsa manutenzione, in un contesto idrogeologico fragile, che avrebbe richiesto importanti interventi di messa in sicurezza, furono tutti elementi che favorirono sicuramente le condizioni per il verificarsi della tragedia. Un campanello d'allarme era già suonato il 27 ottobre del 1927, quando il treno diretto a Porto Santa Venere, gremito di viaggiatori, giunto nei pressi della stazione di Longobardi, per poco non era stato investito da un enorme macigno staccatosi dal costone e precipitato sulla linea. Solo la prontezza di riflessi del macchinista riuscì ad evitare, in quell'occasione, una strage. Era forse un segnale importante, che avrebbe dovuto suggerire l'adozione di decisi interventi strutturali e invece nessuno se ne sarebbe curato e, questo, fino ai nostri giorni.
C'é un filo invisibile che unisce il disastro di Timpa Janca del 1951 con le tragiche conseguenze dell'alluvione del Luglio 2006. Oggi sono in molti ad auspicare il recupero di quel meraviglioso tracciato panoramico, che rappresenta uno dei luoghi naturalisticamente più suggestivi del nostro territorio.

3 commenti:

Giuseppe Pisano jpisano@alice.it ha detto...

Gentile Giuseppe Addesi, ho letto con interesse la Sua cronaca di quella che fu una tragedia che sancì, oltre alla perdita di vite umane, anche la fine di un tratto di linea ferrata di rara bellezza paesaggistica. Vorrei segnalarLe che il nome del capotreno della corsa non era Carmelo Pisano, bensì Giuseppe. Era infatti mio nonno, di cui io peraltro porto il nome. Carmelo è il nome di mio padre, figlio di quel capotreno. Per informazione Le riferisco che mio nonno rimase seriamente ferito, perse alcune dita della mano ed altro, ma il grande rimpianto fu per tutta la vita quello di aver atteso, anche oltre orario, l'arrivo di un passeggero stranamente ritardatario (sic!), un insegnante che conosceva, che poi perì nell'incidente. Parlava mal volentieri dell'accaduto: diceva che quel giorno una parte di Lui era rimasta per sempre in quell'automotrice. Gradisca un caro saluto.
Giuseppe Pisano.

Moderatore ha detto...

Grazie Giuseppe per la bella testimonianza. Addesi le risponderà non appena leggerà il suo commento, mentre io ne approfitto per chiederle se conserva qualche foto di suo nonno Giuseppe, magari fatte durante il suo servizio di capotreno di quella bellissima tratta ferroviaria. La pubblicheremo certamente: Sarebbe un ottimo contributo per riportare in vita ... quella parte di storia che appartiene a tutti noi!
Un cordiale abbraccio.

giuseppe addesi ha detto...

La ringrazio, gentile sig.Pisano, per l'opportuna precisazione sul nome del capotreno e, soprattutto, per averci fatto conoscere, di quella tragedia, un episodio rimasto finora sconosciuto in quanto custodito soltanto nella memoria di Suo nonno, il quale a mio avviso non deve avere alcun rimorso per aver atteso oltre l'orario, per sincero spirito di amicizia, quel passeggero che avrebbe voluto arrivare in ritardo all'appuntamento con la morte.
Cordialmente.
Pino Addesi

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