martedì 24 marzo 2009

SGARBI... STORICI!

"Alcuni lettori di Vibo Marina, in Calabria, hanno segnalato a Bell'Italia un interessante caso di archeologia industriale. Esiste l'archeologia antica, quella nota a tutti, che riguarda le civiltà occidentali e orientali che sono scomparse; esiste pure l'archeologia medievale, relativa alle testimonianze finite nel sottosuolo e in attesa di essere recuperate. E, dagli anni Sessanta circa, esiste anche l'archeologia industriale. È una disciplina nata in Inghilterra, ma che ha trovato anche in altri luoghi (in Francia, per esempio, attraverso la scuola storica degli Annales) il presupposto teorico che ha portato alla sua definizione. Non c'è dubbio che la rivoluzione industriale vada considerata come una delle svolte più importanti della storia dell'uomo; una rivoluzione fatta di idee, certamente, ma che sarebbe incomprensibile se non ci fosse la presenza fisica delle macchine, degli stabilimenti dei prodotti industriali che hanno cambiato il nostro modo di concepire la vita. Oggi che viviamo in un'epoca post-industriale, le fabbriche settecentesche, ottocentesche o del primo Novecento ci sembrano talmente antiche da essere oggetto d'interesse archeologico, con l'obiettivo di preservare una dimostrazione della cultura materiale del passato. È nata cosÌ l'archeologia industriale, disciplina ormai riconosciuta anche in ambito universitario e ministeriale, dedita alla conservazione degli spazi di lavoro e allo studio delle modificazioni da questi subite nel corso degli ultimi tre secoli.
Un caso esemplare d'archeologia Industriale
La Tonnara di Bivona vicino a Vibo Marina è un esempio di ciò che può essere considerato oggetto di archeologia industriale. È un complesso fondato nel 1885 e concluso nel 1911, splendido per organizzazione (la casa padronale, la grande loggia per il deposito degli scafi, i fondaci del sale e del sughero, l'appartamento del rais, ovvero del capo dei pescatori), per la posizione e per il livello d'integrazione con l'ambiente naturale, purtroppo ormai adulterato dalla speculazione edilizia delle seconde case. Il complesso conferma l'enorme importanza che la pesca del tonno e del pesce spada ha avuto in queste zone fino ad anni non troppo lontani. All'interno della Tonnara non si provvedeva solo al recupero del pesce e alla sua prima lavorazione, ma anche alla preparazione delle barche e delle attrezzature per la pesca, giunte a soluzioni tecniche particolarmente originali. Ancora oggi, malgrado gli edifici siano in uno stato di profondo abbandono (negli anni Ottanta la Soprintendenza locale aveva finanziato un progetto di recupero che si è interrotto per ragioni burocratiche), si trovano all'interno della loggia alcune barche d'epoca, esempi di un mestiere estremamente pratico ed evoluto.
Il ripristino della memoria
La Tonnara di Bivona, come chiedono gli amici di Vibo Marina, merita il recupero archeologico? Sì, ma occorre chiarire alcuni aspetti di carattere generale.
Primo punto: non tutte le fabbriche o i complessi legati alla produzione vanno tutelati come fossero preziosità archeologiche. La vita non è un museo, tutto si muove, tutto cambia (guai se non fosse così!); ciò che deve essere preservato è quello che realmente appare significativo per un'adeguata testimonianza del passato, il resto può essere documentato anche in altro modo, attraverso mezzi archivistici, fotografici e audiovisivi. È chiaro che con la Tonnara di Bivona ci troviamo davanti a qualcosa di certamente importante per la storia di Vibo Marina e della cultura materiale italiana.
Secondo punto: una valorizzazione veramente adeguata del bene industriale - secondo quanto sostengono giustamente alcuni esperti come Mario Dacci - non deve limitarsi al recupero dell'edificio, spesso d'interesse relativo quando sottratto alla sua funzione originale, ma deve comprendere anche la salvaguardia dei macchinari e delle altre strutture che ne determinavano il funzionamento. In questo senso andrebbero nettamente distinte le ristrutturazioni degli edifici industriali per fini diversi da quelli del ripristino dell'unità storica spazio-lavoro (si pensi alle tante fabbriche italiane che, svuotate e trasformate in spazi privi di storia, sono diventati luoghi espositivi) dai recuperi archeologici veri e propri.
Anche in questo caso gli amici di Vibo Marina hanno le idee chiare: la loro speranza sarebbe quella di costituire un Museo della Tonnara, in cui tutte le testimonianze superstiti possano essere organizzate con l'obiettivo di ripristinare l'originario legame fra gli spazi e il lavoro che vi si svolgeva."

Vittorio Sgarbi
estratto da “Italia bella si, Italia bella no”, in Bell’Italia, n.193
maggio 2002

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