giovedì 16 aprile 2009

280 OPERAI A DIFESA DELLA DEMOCRAZIA E DELLA COSTITUZIONE!

"Il sottoscritto chiede di interrogare i ministri del lavoro e previdenza sociale e dell'interno, sull'inammissibile opera di intimidazionee di violazione delle libertà costituzionali praticata dalla direzione dello stabilimento Calci e Cementi di Segni di Vibo Valentia (Catanzaro) nei confronti dei propri dipendenti". Inizia così una interrogazione dell'On. Miceli, depositata alla Camera dei Deputati, nella seduta pomeridiana del 19 Luglio 1960. Circa 10 giorni prima si era svolto in tutta Italia uno Sciopero Generale, con le motivazioni classiche degli scioperi ma con la differenza che allora un certo Tambroni era solito applicare "metodi dissuasivi poco ortodossi" contro gli operai e gli studenti che osavano scendere in piazza. Tant'è che complessivamente lo sciopero generale di quel giorno costò la vita ad una decina di persone (5 delle quali solo in Sicilia) in tutta Italia.
In quel clima intimidatorio non deve essere stato facile, per molti operai di Vibo Marina, decidere di parteciparvi, eppure quegli operai "dai polmoni di cemento" vi parteciparono in massa...
"per la quasi totalità - 280 su 282 - l'8 luglio corrente hanno preso parte allo sciopero nazionale di protesta contro la rinascita del fascismo e contro l'eccidio di cittadini inermi nelle piazze italiane".
Perchè il parlamentare interroga il Governo?
Perchè tre giorni dopo quello sciopero, l'11 luglio 1960, la direzione dello stabilimento aveva notificato ai propri dipendenti una pesante diffida, che definisce la partecipazione allo sciopero generale una "infrazione agli obblighi derivanti dal contratto collettivo da annotare per eventuali future sanzioni nella cartella personale".
A difesa di quei lavoratori il parlamentare richiede "ai ministri interrogati di intervenire perché la direzione dello stabilimento Calci e Cementi di Segni di Vibo Valentia si decida al rispetto delle norme costituzionali ed in conseguenza ritiri le illegittime, quanto livide ed odiose diffide padronali, inviate l'11 luglio1960", anche perchè quei lavoratori calabresi erano da considerare autori di una "dignitosa e civile azione in difesa della Democrazia e della Costituzione!"

2 commenti:

giuseppe addesi ha detto...

In quell'anno (1960 governo Tambroni, ministro dell'interno Scelba)) frequentavo le scuole elementari adiacenti allo stabilimento ex-Saima,che allora era in piena efficienza.Una mattina arrivarono diversi automezzi della polizia dai quali scesero agenti in tenuta anti-sommossa, con tanto di scudi,elmetti e manganelli.Forzarono i cancelli della fabbrica e caricarono gli inermi operai, rei soltanto di aver attuato uno sciopero. Noi bambini assistemmo a queste scene da dietro i vetri delle nostre classi e, terrorizzati, domandammo al maestro il motivo di quella violenza della quale, a distanza di tanti anni, conservo ancora un ricordo indelebile.

Moderatore ha detto...

Anche questo tuo ricordo... è da oggi patrimonio comune!

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