giovedì 14 maggio 2009

LE IRRAGIONEVOLI RAGIONI DELL'EMERGENZA

E così anche l'arch. Francesco Karrer, progettista del nuovo Piano Strutturale Comunale, ribadisce quanto sia necessario mettere in sicurezza il territorio, partendo dalle zone “rosse” indicate dal prof. Versace.
Le sue considerazioni le estraiamo da un articolo di oggi sulla Gazzetta del Sud.
E' da qualche anno che lavora sul PSC della nostra città, forse prima dell'alluvione 2006, percui se oggi afferma che l'edificabilità (essendo gran parte del territorio comunale "zona R4") è condizionata agli interventi di messa in sicurezza, è da sciocchi non dargli credito.
“Messa in Sicurezza prima di tutto”, noi lo diciamo invano dal 4 luglio 2006.
Lo scenario era chiaro un po’ a tutti ma lo si è in qualche modo voluto sottostimare.
Per fortuna però le cose cominciano ad andare per il verso giusto, e grazie alla Provincia, alcuni lavori di messa in sicurezza sono partiti: sui torrenti Calzone (Bravo) e Galera (Antonucci) le ruspe sono già in azione, sul S. Anna ed il Cutura (La Badessa) partiranno a breve.
Ovviamente aprendo gli attraversamenti stradali vengono messe “in luce” tubazioni di tutti i tipi (elettriche, fognarie, telefoniche, idriche, etc.) pubbliche o private, autorizzate o abusive… delle “piccole sorprese” che rallenteranno un po’ i lavori, ma che prima o poi permetteranno di rendere sicure le nostre liquide strade.
Fa tenerezza vedere gli operai districarsi tra quelle "piccole sorprese", intenti a portare a termine il loro lavoro.
Constatiamo però con amarezza che gli argini non verranno allargati! Già... ma non per cattiveria. E' ovvio che senza un piano complessivo, non è possibile farlo:
palazzi e muri di recinzione ormai lambiscono gli argini e buona parte del percorso è ormai ufficialmente un tratto di strada, un’intera via asfaltata, o l’accesso ad un cortile.
Qui ora non c'è null'altro da fare: non si può fare altro che abbassare gli alvei, e ricoprire il tutto col cemento armato, sperando sia possibile evitare di andar più giù, oltre il livello del mare.
La messa in sicurezza, condizionata dal disordine o dall’abuso edilizio esistente (e dunque per definizione insicura), comunque procede… più che interventi utili a "mettere al sicuro" il territorio o le persone, sembrano lavori utili solo a "limitare i danni". Ma la nostra è solo un’impressione, ed allontaniamo dalla mente il pensiero che i danni che si vogliono evitare siano soltanto quelli legati alle limitazioni edilizie.
Anche perché, se la Provincia si è in qualche modo mossa, il Comune non è stato da meno:
ha avviato dal 2006 ad oggi un intelligente processo di urbanizzazione nelle aree a rischio lungo la costa, sulla collina e su alcuni argini di torrenti che presto condurranno alla riperimetrazione del PAI vibonese, con la conseguente riduzione delle zone a rischio frana ed esondazione.
Fantastico! Nessuno altro avrebbe potuto immaginare una simile audace soluzione: “edilizia rischio-mitigante” l’ha già soprannominata qualche esperto del settore idrogeomorfologico!
Santa Venere, Marinate, Cocari, Longobardi, Sant’Andrea… chiamarle solo lottizzazioni è restrittivo, non da giustizia all'idea di governo del territorio che questa teoria sottintende. Certo… va ancora "limata", ci sono stati dei problemi interpretativi, è normale perciò che qualche ordine professionale o qualche magistrato non l'abbia compresa del tutto... ma ben presto i dubbi interpretativi verranno risolti da una nuova Ordinanza Commissariale che tenterà nel dettaglio di spiegare ai nostri amministratori come metterla in pratica, più efficacemente, alla luce delle ordinanze già emesse! L'ha richiesta ha gran voce di maggioranza il Consiglio: non che i nostri amministratori non sappiamo interpretare o decidere; lo hanno già dimostrato dal programma comunale di Interventi infrastrutturali da destinare al Risanamento, riqualificazione e recupero del territorio colpito dall'alluvione del 3 luglio 2006, approvato (ne abbiamo già scritto): un mutuo di 350.000 euro/anno per 25 anni (per un totale di 20 milioni di euro), interamente finanziato dalla Regione, consentirà, identificate ormai le porzioni del territorio a rischio "urbanizzazione", di dare il via ad una grande “fasizzazione dei lavori di messa in sicurezza del territorio".
Certo, ci sarà da rivedere qualche intervento già deciso per la città del monte che, seppur all'inizio sembrava incongruente con la messa in sicurezza (la sistemazione dei Mercati Generali, del Palazzetto dello Sport, del Bocciodromo, del Canile Comunale, della Piazza Sacra Famiglia, etc.) oggi si dimostrano lungimiranti: dando priorità a quegli interventi i nostri amministratori hanno dimostrato d'aver capito, ancor prima del Karrer e con minor studio, che effettivamente tutte le aree del nostro comune sono a rischio... al pari di un bocciodromo!
Vedrete, dinanzi a tante audaci soluzioni, presto il "blocco edilizio" attuale si rivelerà solo un "blocco mentale" e potremo ben dire d'essere usciti dall’Emergenza Alluvione. Troppe contraddizioni e ritardi? Non è vero! E' ormai evidente che dalla condizione d’Emergenza, per qualche irragionevole ragione, ora... non convenga uscire.

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