venerdì 3 luglio 2009

LA CITTA' CHE NON E' RIEMERSA DALL'ALLUVIONE!

Un nostro amico è riuscito a recuperare un articolo da me scritto e pubblicato il 9 luglio 2006 su CalabriaOra.
Rileggerlo oggi, nel terzo anniversario dell'alluvione è disarmante: in quell'articolo si coglieva un timido segno di "rottura col passato" che amaramente constatiamo disatteso, mai più prevalente, non consolidatosi nel governo del territorio.
Lo ripubblico come testimonianza storica della strada - volutamente o meno - non percorsa e delle aspettative... disattese.
Antonio Montesanti

"La città che deve riemergere dopo lo stato di emergenza
E' stata finalmente dichiarata l'emergenza. Lo stato delle cose lo pretendeva. Era stato sollecitato da tanti, in questi giorni, politici nazionali e regionali: ma a me piace dare merito al sindaco Sammarco. In queste ore ha dimostrato il suo cuore intelligente: ha reagito conforza alle colpevolizzazioni, si è indignato per le sottovolutazioni delle strategie d'intervento attivate, e si è fatto interprete - nel fango di Bivona come nei lindi uffici della Regione - dei bisogni della comunità. Non era facile. Non lo era perchè realmente la città si è rivelata divisa, duale: buona parte della sua comunità non ha compreso per intero lo gravità degli eventi (corosella in auto per la nazionale, fa shopping sul corso e va al mare a Zambrone); un'altra buona parte vive, nella sua quotidianità i centri costieri come marginali (la frazione, seconda o terza casa, lo barchetta, etc.); altri vivono l'evento davanti alla televisione come un reality show (le tv locali e regionalisi rincorrono in riprese, interviste, sfoghi ed appelli drammatici); le strade che collegano alla costa sono interrotte, rendendo difficile la comunicazione e la stessa organizzazione degli interventi ed il loro controllo (forse il Centro Operativo sarebbe stato più efficace organizzarlo vicino ailuoghi del disastro, negli ampi edifici dello Capitaneria); un'altra parte si nasconde in attesa di tempi migliori (chi ha costruito o fatto costruire fuori dalle regole); ed infine un'altra parte approfitta dell'evento per darsi visibilità o riproporsi (controparti politiche o collaboratori in cerca di conferme). Tutto questo ha alimentato la sottovalutazione, nella comprensione e nelle risposte ai bisogni. E la sottovalutazione è contagiosa, fa diventare l'evento trafiletto nei quotidiani e lo fa scomparire nei telegiomali nazionali. Ma c'è poco da recriminare con i media, perché è conseguenza di una città duale, che difatto non ha coinvolto almeno 20,000 persone.

In questo stato di cose ho temuto - lo ammetto - che il fango e l'acqua che ha sommerso Longobardi, Vibo Marina, Bivona e Portosalvo, vi restasse per altre settimane, che non si sarebbe provveduto ad alcuno sgombero precauzionale, che gli interventi continuassero nell'assoluto caos.
"Solo venendo qua ci si può rendere conto della drammaticità della tragedia!" ho sentito dire al sindaco. Cosi è venuto giù da solo e si è rivelato nella sua costernata rabbia, pronto all'ascolto e a dare risposte, come quella emblematica di rivedere la decisione di spostare a Camigliatello gli interdetti abitanti di Longobardi. Segni che rivelano quel carisma che attendeva l'emergenza (da "ex emergere" : venire a galla) per emergere.
Così è riuscito a sganciarsi dalla dualità con cui è stato vissuto l'evento alluvionale ed ha scelto di rappresentare i bisogni di quella parte di comunità che stenta riconoscersi parte offesa, dalla natura e dagli uomini.
E' scelta difficile e per questo va sostenuto perché questi sono momenti terribili e solo con un cuore intelligente si comprende quanto possano invece tramutarsi in grandi occasioni.
Perché un disastro è sempre un'occasione nella storia delle comunità, peraltro non cercata, per riflettere su cosa si è e su cosa si vuole essere, sono eventi che producono una discontinuità nella loro storia: la città è costretta a ripensare al proprio passato e progettare il proprio futuro. Solo dopo una catastrofe l'opinione pubblica si interessa ai motivi, alle cause ed alle tecniche di difesa, ed i rappresentanti politici messi di fronte alla loro responsabilità. Situazione questa che nessun sindaco prima di Sammarco ha vissuto.
Il dichiarato stato di emergenza potrà consentire di rimediare alla fragilità idrogeologica, economica, strutturale di quell'area che è sempre stata di nessuno, tra la collina e il mare: necessiterà ridare "respiro" ai torrenti, farli allargare e restringere a seconda della portata d'acqua, rinunciare all'uso edificatorio o riedificativo di quelle aree, investire nella riparazione e cura dei pendii. Ma per far si che sia un investimento sul futuro bisognerà affrontare fuori da condizionamenti i problemi di difesa del suolo e rendere partecipato il come risolverli.
Da questa disgrazia abbiamo scoperto che lo strumento con cui pianificare gli interventi - il Piano di Bacino - c'ero già. Mentre la normativa è chiara ed adeguata, i ritardi sono quelli soliti della Calabria: quelli dell'attuazione. Occorrerà il coraggio delle scelte che non portano consensi. Per questo è il momento giusto che lo comunità si stringa al suo sindaco, perché potrebbe essere più solo di ieri, perché il domani richiede un impegno che da soli non si può realizzare: un progetto per il territorio capace di recuperare l'equilibrio spezzato tra il sistema naturale dei torrenti, della costa, della collina ... con il sistema città-porto, dei beni culturali (hanno subito danni anche la Tonnara ed il Castello di Bivona), delle infrastrutture ed industriale. Occorre ridisegnore questi due sistemi, realizzarne il "restauro": creando spazi funzionali per entrambi. Servono dei segni di discontinuità con il passato..."

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