sabato 4 luglio 2009

IDO: UN PICCOLO UOMO DEL MARE, UN PICCOLO EROE DEL LAVORO!

Nei giorni scorsi sul sito vibomarina.eu è stato pubblicato un bel post che, partendo dall'incidente di Viareggio, ricorda un nostro incidente ... una nostra tragedia, lo scoppio della petroliera Soreghina nelle acque del porto. L'articolo ha commosso uno dei nostri più assidui frequentatori, spingendolo a scrivere quanto ricorda e quanto è bene ricordare della triste vicenda. Proprio per quanto ci rivela lo pubblichiamo interamente, usando le foto inserite nel post di Vento di Calabria.

In questi giorni, trovandomi a Porto Santo Stefano, il ricordo è subito andato ad Ido Borelli ed alla sua giovane vita interrotta nelle acque del porto di Vibo Marina per lo scoppio della petroliera “Soreghina” in quel tragico pomeriggio del 19 ottobre 1962.
La storia di questo ragazzo, vissuto sin da piccolo tra porto e barche, è una storia esemplare di quell’amore verso il mare che attrae molti uomini, da il senso di confini lontani, da respiro svago emozioni lavoro; una storia finita però molto presto con quel dolore profondo conosciuto da quanti hanno perso in ogni tempo familiari nel mare. La storia di Ido è singolare, andrebbe meglio conosciuta da tutti noi, soprattutto dalle nuove generazioni al fine di rafforzare il senso dell’appartenenza alla grande comunità di Vibo Marina che sa anche vivere di solidarietà, emozioni, ricordi. Poche le notizie che ci rimangono su Ido. Un bel ragazzo toscano, 17enne pieno di vitalità e con tanta voglia di lavorare, al suo primo imbarco come mozzo, da subito ben voluto da tutto l’equipaggio.
Aveva lavorato molto in quel 19 ottobre 1962, a pulire la nave ed i motori; poi stanco, nel pomeriggio, era andato a riposare nella cuccetta sottocoperta. E nel sonno è stato colto dallo scoppio della petroliera nel porto di Vibo. Mentre la popolazione si portava sulla collina in zona di sicurezza, tante furono le azioni di coraggio degne di riconoscimento. Alcuni marinai,vigili de fuoco, gente del porto volevano lanciarsi dentro la nave in fiamme per tentar di recuperare Ido ma l’impresa era purtroppo impossibile e la nave rischiava di esplodere completamente da un momento all’altro.
Il meccanico Pisani cercava con la fiamma ossidrica di tagliare la catena dell’ancora a prua mentre la nave bruciava. Il comandante De Pinto si accostava alla Soreghina pronto a rimorchiare con il peschereccio Capo Vaticano la nave fuori porto se fosse stato possibile.
A tarda sera si decise di affondare la petroliera in fiamme nelle acque antistanti la banchina Bengasi. L’incendio fu così domato e calò per tutti una notte molto triste.
Il corpo di Ido fu recuperato dalla nave sommersa dopo alcuni giorni. Fu dichiarato lutto cittadino dal Comune. Le esequie avvennero a Vibo Marina.
In molti ricordano ancora la partecipazione imponente, mai vista prima, e la grande commozione dei cittadini di Vibo Marina che accompagnarono Ivo sino alla stazione ferroviaria; il pianto struggente di genitori lungo viale Stazione; il grido della madre che chiamava il suo piccolo "Ido" quasi a farlo tornare; il caldo saluto e le lacrime di tutti alla chiusura del carro merci con cui Ido fece il viaggio di ritorno alla sua Porto S. Stefano.
Dopo questa sciagura, si lavorò per istituire un Distaccamento di Vigili del Fuoco di Mare nel porto di Vibo Marina ove giungevano i rifornimenti di carburante per tutta la Calabria e per migliorare i sistemi di sicurezza a terra ed a mare. In alcuni cittadini è sempre rimasto il desiderio di ricordare con dignità quel ragazzo della Soreghina.
Negli anni ’80 la Pro-Loco scoprì che nel deposito dei netturbini vi era una cassa in legno inviata nel 1962 da Porto S.Stefano. Increduli andammo a vedere. Dietro tanti attrezzi trovammo realmente una cassa inviata dalla famiglia Borelli al Comune di Vibo Valentia. L’aprimmo, dentro c’era una lapide in marmo inviata dai genitori di Ido per ringraziare il “popolo di Vibo Marina” per la solidarietà dimostrata.
Ci commovemmo mentre cercavamo di capire perché per quasi 20 anni quella lapide era stata celata. Il Comune attendeva forse il tempo giusto per organizzare una grande cerimonia? Qualche impiegato comunale ci confidò che non era stato molto gradito/capito il ringraziamento “del popolo di Vibo Marina”, una semplice frazione... anziché al comune capoluogo.
Il presidente della IV Circoscrizione comunale Ottavio Figliucci ed il presidente della Pro-Loco Domenico Bulzomato, con la disponibilità del Comandante della Capitaneria di Porto, decisero allora di riparare alla "dimenticanza" e di individuare all’inizio del molo petroli del porto di Vibo il punto più significativo ove porre la lapide a suo tempo inviata dai genitori di Ido. Il coinvolgimento di altri Enti sembrava complicare le cose e rimandarle ancora a tempi lunghi.
Il dovere civico di portare a termine il mandato dei genitori di Ivo e la linea del silenzio che spesso è rispetto, riflessione, perdono, sembrarono gli elementi più seri e concreti perché una mattina alcuni cittadini si attivarono per dare finalmente una doverosa collocazione alla lapide di Ido, semplice ma significativa, arrivata a Vibo Valentia vent’anni prima. Ora, per come evidenziato dal sito vibomarina.eu, è bene riprendere i caratteri non più ben leggibili della lapide; di questo credo se ne potrà far carico la IV Circoscrizione Comunale e la Pro-Loco di Vibo Marina inserendola magari in una iniziativa culturale o del lavoro.
Sarebbe comunque molto istruttivo se i ragazzi delle scuole, guidati dagli insegnanti, facessero una ricerca più ampia su questo piccolo marinaio e sul messaggio che la sua breve vita conclusasi nel porto di Vibo può dare ai giovani ed a tutti noi. Nel nuovo piano toponomastico, che può rievocare uomini e fatti appartenenti alla microstoria del nostro territorio, è poi da considerare la proposta di intestare una strada di Vibo Marina a “Ido Borelli”, un piccolo uomo del mare, un piccolo eroe del lavoro da ricordare.
Enzo De Maria

2 commenti:

giuseppe addesi ha detto...

Nonostante i tanti anni trascorsi, mantengo di quel giorno ancora un ricordo indelebile. Fui testimone oculare degli avvenimenti in quanto all'epoca del fatti abitavo in una casa prospicente il porto. Verso le ore 15 si udì un forte boato e feci in tempo a scorgere dei frammenti di lamiera catapultati in aria. Mi ritrovai in strada insieme a tante altre persone. Proveniente dal porto passò un'auto: accanto al guidatore scorsi la sagoma di una persona con la pelle a brandelli, irriconoscibile per le gravissime ustioni riportate. Ho sempre creduto che fosse Ido Borelli che veniva portato in ospedale(allora come ora non esisteva a Vibo Marina nessun presidio di emergenza sanitaria), mentre apprendo dalla testimonianza di Enzo che il corpo del povero ragazzo venne recuperato solo dopo alcuni giorni. Seguì un clima da "day after". Le poche persone che ancora erano rimaste in casa furono fatte evacuare dalla polizia, che circondò tutta la zona portuale. La benzina fuoruscita dalle cisterne della Soreghina galleggiava nelle acque del porto e il forte odore impregnava l'aria. Ricordo che un uomo tentò di avvicinarsi alla banchina accendendo dei fiammiferi, ma fu prontamente bloccato da un poliziotto. Il giorno seguente le scuole restarono chiuse.
Trovo assolutamente sconcertante la vicenda della lapide, un esempio di noncuranza, insensibilità e mancanza di attenzione che si aggiunge ad un lungo elenco che forse é destinato a non trovare mai fine.

Moderatore ha detto...

L'episodio della lapide ha davvero dell'incredibile. Sia per quanto scoperto del passato sia per l'oblio del presente.
Grazie anche al tuo personale ricordo la storia si riempie di particolari.

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