mercoledì 20 aprile 2011

Ogni familiare dei mafiosi puo' far implodere dall'interno l'Organizzazione...

Solo dalle cronache dei quotidiani locali apprendiamo che nella nostra città la notte fischiano i proiettili o che le giornate di pioggia spengono le bombe ... così come delle rapine, dei furti ed altro ancora. Camminando lungo il porto, incrociando qualcuno o entrando in qualche bar non ti accorgi di nulla di tutto ciò: nessun allarmismo, nessun chiacchiericcio, nessuno sdegno rivela quanto scritto a piombo sulle pagine dei giornali.
E' questo clima, impercettibilmente caldo o impercettibilmente freddo, non attribuile ad alcuna stagione, che pensiamo sia importante ripubblicare sul nostro sito una interessante riflessione scoperta stamani sul sito del portale della "Casa della Legalità" di Genova. Lo riprendiamo per intero, con lo stato d'animo che si prova quando si tenta una semina fuori stagione!




"Chi nasce e cresce in una famiglia di mafia assume inesorabilmente la cultura propria di quel contesto. Sono rari i casi in cui vi è un rigetto e, quindi, la scelta della Dignità e Libertà propria che passa dell'uscire da quel circuito mentale, prima ancora che di comportamento.
Alcuni anni fa ricordo l'incontro con una bambina, di una famiglia di mafia, impiantata al nord da decenni. Quella bambina aveva occhi pieni di lacrime che non riuscivamo ad uscire quando ci ha chiesto conferma di ciò che si diceva su quella sua famiglia... Una conferma che si faceva fatica a spiegarle, perché davanti si aveva una bambina che già sapeva, ma che avrebbe voluto che quello fosse solo un incubo... E' difficile raccontare una realtà cruda ad una bambina. Questa voleva capire, voleva quella conferma che non avrebbe, al contempo, mai voluto avere...
E non è più facile incontrare chi da quella realtà, che materialmente tutto ti garantisce, ha scelto di uscire e di denunciarla. Non è facile perché si è consapevoli che il percorso non è facile, perché anche nei settori di controllo vi sono soggetti legati all'altra parte... perché anche il sistema di protezione non funziona sempre con efficacia... perché, soprattutto al nord, si è voluto e si vuole ancora ignorare di prendere atto che la mafia è qui e ci ha colonizzati, affermando sempre di più non solo la propria rete di potere, ma anche quella cappa di omertà e di intimidazione che può rendere la vita impossibile a chi sceglie di combatterla...
Anche incontrare chi ha scelto da ragazzo di dissociarsi da quella cultura e dalla pratica criminale che coinvolge tutti coloro che si ha intorno, dai genitori, ai fratelli, al parenti più stretti, non è facile. E non lo è perché questa persona, che nel frattempo si è costruito una vita con la sua nuova famiglia, ne ha subite di tutti i colori... e non solo e soltanto da quel nucleo familiare da cui si è staccato per non essere partecipe di quella cultura e pratica mafiosa, ma soprattutto dalla società, dalla comunità che ha intorno... I settori di controllo che per quieto vivere o complicità quasi lo deridevano, così come quei semplici cittadini lo isolavano come avesse la peste, per non inimicarsi i potenti boss e scagnozzi vari.
Quando incontri chi ha scelto di non starci, in qualunque dei modi di cui si è parlato, incontri prima di tutto la loro umanità. Una dignità e spirito di libertà che è difficile incontrare anche nella cosiddetta "società civile". Una radicata determinazione ad affrontare le ferite più dure, quelle che derivano dalle costanti e pesanti azioni di intimidazioni, di denigrazione ed isolamento che vengono messe in atto...Quando incontri chi ha scelto di rompere con le famiglie mafiose in cui è nato, o in cui è cresciuto, ho incontrato il vero onore, quello della responsabilità delle scelte personali e del vivere nel rispetto degli altri, persone eguali e con gli stessi Diritti... quello di chi ha dovuto essere capace di cadere e rialzarsi, una, dieci e mille volte, nell'affrontare non solo i costanti colpi bassi, ma anche tutte le normali difficoltà ed i sacrifici che, per chi ha fatto quella scelta di onestà, si moltiplicano... Perché, quasi sempre, in questo Nord tanto civile, quando rinunci ai soldi facili sei considerato un pazzo, così come pazzo sei considerato se denunci la mafia.
Ecco che quando si incrocia questa umanità, che ha scelto di "rompere" con quella cultura e pratica mafiosa, ti senti ancora più responsabile di non fare abbastanza... ed allora capisci che bisogna andare avanti, costi quel costi, anche per far sì che quelle lacrime loro, esternazione delle ferite che portano dentro di colpe che non hanno, possano essere asciugate dalla Giustizia, ma, ancor prima, da una comunità che deve avere il coraggio di abbracciali e sostenerli, anziché isolarli o ignorarli. Non è solo questione di "Legge", anzi qui la Legge non c'entra nulla... E' questione di affermazione di una comunità che rigetta le intimidazioni e la cultura omertosa e sceglie di sostenere il cammino di chi ha imboccato la strada giusta in cui vivere e crescere i propri figli.
Ma queste persone sono troppo poche, ancora... E, invece, troppo spesso, come anche in questi giorni, dopo le rivelazioni delle riunioni dei boss mimetizzate dietro cerimonie come un battesimo o un funerale, a Genova o Savona, città del nord, c'è qualcuno che dice che si "disonorano" persone "perbene"... Ad affermarlo, quasi sempre, sono esclusivamente persone che da quell'ambiente sono venute, che in quelle famiglie sono cresciute, o che da quell'ambiente hanno avuto quei favori che devono rendere a vita... perché la mafia pretente questo, vuole la fedeltà assoluta e cieca.
Queste persone devono capire che la strada del disonore, della vergogna e dell'infamia è proprio quella di quelle famiglie di mafia, che piegano la dignità e la libertà di chiunque... che uccidono non solo sparando (anche se ancora lo fanno), ma soprattutto uccidono soffocando territorio ed economia, colpendo con la denigrazione e l'isolamento chi non si piega a loro. Queste persone che difendono l'indifendibile, perché la loro formazione culturale è stata forgiata in famiglie mafiose, devono trovare la forza di capire e cambiare strada, perché è possibile. E perché lo capiscano bisogna dargli un aiuto esterno, che dia quello scrollone necessario ad aprire i loro occhi e guardare la realtà dei fatti. Devono quindi sentire il disprezzo sociale per quella cultura e pratica mafiosa... devono percepire l'attenzione e l'indice puntato... ascoltare e leggere quei nomi una e mille volte... finché non capiranno che "le corti" ai loro nonni, padri, madri, o fratelli e sorelle, non sono per rispetto di persone "perbene", ma esistono per paura, per sudditanza e opportunismo.
Come abbiamo detto più volte, la mafia non è solo una questione penale, che compete all'azione repressiva dello Stato, ma è una questione che deve essere affrontata socialmente, dalla comunità... dai cittadini. La forza delle mafie - quella stessa forza che permette di inculcare alle loro nuove generazioni la cultura mafiosa come norma - si fonda sul consenso sociale e sull'omertà, ed è qui quindi che è dovere primario di ciascun cittadino intervenire, negando queste fondamenta!
Quanti sono nati o cresciuti in una famiglia di mafia, e non vogliono che il proprio cognome sia richiamato alle attenzioni per il disonore e l'infamia mafiosa, possono ripulire davvero quel cognome, uscendo da quei nuclei familiari e denunciandoli all'opinione pubblica ed allo Stato... Il legame di sangue non deve significare o giustificare l'accettazione fatalistica di un "appartenenza".
Un cognome ed uno stato di famiglia "mafioso" non significa schiavitù, perché ciascuno può scegliere di uscire, di riscattare quel nome e contribuire a colpire quel cancro chiamato mafia.
Chi vuole "staccarsi" da quei nuclei familiari che si sono fatti cosca, se saprà compiere il passo di rinuncia dei benefici a cui quell'appartenenza lo ha abituato, riuscirà a riacquistare non solo il rispetto sociale vero - non quello imposto dalla forza di intimidazione o dalla complicità e contiguità -, e sentirà soprattutto una liberazione della propria coscienza... Non solo potrà dimostrare che quel proprio nome non è sinonimo di mafia, ma potrà ripulirlo, non attraverso quelle mimetizzazioni tipicamente mafiose, bensì dando il proprio contributo di conoscenza di quelle realtà criminali (anche se mascherate da abiti candeggiati) ai reparti investigativi ed alla magistratura per colpire al cuore i sodalizi mafiosi.
Ecco quindi l'invito a chi, in questi giorni, vive un senso di "risentimento" perché i nomi delle proprie famiglie sono finiti, anche in Liguria, in prima pagina: non dovete provate risentimento verso chi nomina quei nomi di boss e sodali delle cosche, ma dovete provarlo per quei boss e quei sodali... per gli affari criminali (anche se mascherati da "imperi" imprenditoriali o ben accolti nei salotti bene). Salvate la vostra coscienza e salvate quella delle nuove e future generazioni delle vostre stesse famiglie... uscite e denunciate, raccontate tutto ciò che sapete, rifiutate di continuare a vivere nell'abuso e nella mistificazione, nella menzogna e nella prepotenza. Voi per primi potete staccare la spina e chiudere con il disonore e l'infamia che rappresentano quei nomi, quei soggetti, quelle pratiche mafiose.
Ormai, il muro di omertà è stato definitivamente incrinato e non vi sarà più scampo per i mafiosi, anche in questa terra di Liguria, da troppi decenni succursale di Cosa Nostra e colonizzata della 'Ndrangheta. Noi, nel nostro piccolo, siamo la dimostrazione che è possibile combatterli, affrontarli, indicarli e denunciarli, senza che loro possano far nulla per fermarci... Nel nostro piccolo abbiamo reso evidente che la forza di intimidazione delle mafie è direttamente proporzionale alla paura che si ha di esse... e, quindi, se non si cede alla paura ci si sottrae al loro controllo!
La partita può essere chiusa... i mafiosi possono essere colpiti, nelle loro libertà personali e nei loro patrimoni... ma ancor prima possono essere distrutti dalla comunità che lì può isolare...A questa sconfitta possono dare il proprio contributo quanti, all'interno di quelle famiglie di mafia, vogliono scegliere di cambiare strada, vogliono riscattare il proprio nome dall'infamia e dal disonore, quando non anche del sangue, con cui è stato intrisi dai mafiosi, loro stretti parenti. Non si sceglie in che famiglia si nasce, ma si può scegliere se vivere in una cultura e pratica che nega la dignità e libertà degli altri, ostinandosi nel difendere quel marcio che sono i mafiosi, oppure se vivere con dignità e onore vero, quello di una vita che rispetta gli altri come eguali e come parte della stessa comunità, con Diritti inalienabili e l'assaporare un cammino di vita che si costruisce giorno per giorno, potendo dormire sereni e potendosi guardare allo specchio senza provare vergogna.
Quanti vivono oggi in famiglie di mafia e sentono imbarazzo per questa appartenenza, compiano quindi una scelta netta, inequivocabile. Prendano esempio da quanti già l'hanno compiuta ed oggi possono, ad esempio, incrociare lo sguardo dei propri figli sentendosi riempire il cuore della gioia di avergli dato la cosa più importante: una vita fondata sul rispetto degli altri e della dignità umana! Possono scegliere, quindi, di costruirsi una vita con rapporti veri, fondati sulla vera amicizia, frutto di ciò che si è e non quindi dell'opportunismo, della sudditanza o, ancora oggi, di legami dettati dalle esigenze di alleanze ed interessi tra cosche. Quindi: uscite e denunciate, liberate la vostra coscienza e quindi il vostro futuro. Se lo vorrete fare, noi non vi lasceremo soli... e lo Stato è pronto... (perché ricordatevi sempre che se è vero, ed è vero, che anche all'interno delle Forze dell'Ordine e della Magistratura vi sono degli infedeli, "amici" o "a libro paga" dei vostri parenti mafiosi, questi sono un infima minoranza rispetto a quanti compiono il proprio dovere ogni giorno e senza mai piegarsi a condizionamenti, ricatti o intimidazioni)."

Scritto da C. Abbondanza /estratto interamente da casadellalegalità.org

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