giovedì 26 luglio 2012

ITALCEMENTI: PER SALVARE GLI OPERAI E CONTINUARE LA PARTITA ... E' IL CASO DI TROVARE TUTTE LE CARTE (E FARE PROPOSTE)!!!

L'Unità, 1980 - Le crisi del passato
Lo sviluppo della vertenza Italcementi procede per come avevamo previsto qualche mese fa, vale a dire con le tappe di minaccia chiusura e licenziamento, ritiro licenziamento, cassa integrazione speciale, ed in attesa che la crisi passi, utilizzo diverso dell'impianto (macinatura clinker) o vendita/svendita. Tappe già decise prima che a Vibo giungesse la famosa lettera di messa in mobilità dell'8 giugno! Per comprenderlo consigliamo di leggere e di fare attenzione alle date di concessione mobilità e CIGS, per come vengono ben riassunte a pag. 249 dell'Allegato 3, unito alla risposta del 4 luglio scorso data dal governo ad una specifica interpellanza in X Commissione Camera dei Deputati [scarica pdf].
Ricordiamo che l'Italcementi è una impresa che ha un solo obbligo ed è verso i suoi soci, tutto teso a salvaguardare il capitale investito ed oggi messo a rischio dal mercato.
Che a tale obbligo corrisponda le strategia che sta attuando, lo leggiamo, ancora tra le righe purtroppo, delle dichiarazioni del dott. Capitanio riportate sui quotidiani il 25 scorso [vedi link], che non lasciano intravvedere nulla di positivo. “Le nostre motivazioni - dice il dirigente nell'ultimo incontro in Prefettura - sono legate esclusivamente all'andamento di mercato (...) il fatto che staremo fermi due anni, necessari per l’ottenimento della cassa integrazione, non preclude quello che l’azienda possa riaprire”. Certamente “non produrrà più cemento e calcestruzzo” e una parte considerevole potrebbe essere “venduta ad altre aziende che potrebbero avere l’obbligo di assorbire parte delle unità lavorative”. Già dal dieci settembre scatterà la cassa integrazione ma, ha affermato ancora Capitanio, “la produzione proseguirà per altri tre mesi circa per permettere che le scorte di materiale vengano esaurite. Si lavorerà, in questa fase, a regime ridotto mantenendo vivo il contatto con le Rsu”. A quel punto, verrà “salvaguardato” circa un dipendente su quattro e, per tutti gli altri, scatterà la cassa integrazione per due anni. 


E' evidente che la strategia di dire un pizzico di verità alla volta aumenta il potere di contrattazione dell'azienda ... ma forse è il caso di domandarsi quando verrà comunicato ... quello già conoscono da tempo gli analisti del mercato azionario? Quando si dirà con chiarezza, senza giocare sulla disponibilità degli Enti impauriti, che non sono i costi dell'impianto (CDR o PETCOKE compresi) di Vibo che oggi inducono al fermo di produzione? Quando si smetterà di far credere che l'utilizzo delle opzioni più inquinanti e nocive per la salute della comunità vibonese determinarà il riavvio produttivo dell'impianto e la piena riassunzione di tutti gli operai?
Prima o poi la verità verrà detta; prima o poi si giungerà all'ultimo pizzico di verità e lì assisteremo ad una incontrovertibile verità: 
- la comunità sarà lacerata tra buoni e cattivi, mangiapane a tradimento e sputatori di piatti mangiati, ambientalisti falsi ed mezzi operai!
- il territorio si ritroverà disarmato ed assisterà inebetito alle progressive scelte di disimpegno che l'Italcementi andrà ad adottare.
L'Unità - 1979
Riguardiamo un attimo lo scenario internazionale che ha posto il problema di oggi: mentre continua a scendere la domanda di leganti idraulici, la quotazione dell'azienda in borsa non accenna assolutamente a risalire a quote tali da immaginare che venga rivisto il piano industriale [vedi odierna analisi tecnica del titolo]; il numero degli operai che si ipotizzava potevano essere riassorbiti dalla "funzione mulino e deposito" dell'impianto vibonese diminuisce di giorno in giorno, tanto da mettere ormai in discussione anche quest'uso alternativo; si profila all'orizzonte l'ipotesi di vendita dell'impianto, scaricando sul nuovo acquirente la difficile fase di contrattazione con gli affamati e questuanti indigeni locali.
Che fare? Noi consigliamo alla città ed ai suoi amministratori di non arrivare a questo imminente scenario ... impreparata. 
Forse è il caso di mettere subito al lavoro gli uffici competenti per rintracciare informazioni precise e dettagliate sullo stato autorizzativo dell'azienda, su quali siano i lotti in proprietà, quelli in possesso o quelli in affitto decennale; quali siano le eventuali ristrutturazioni o migliorie tecnologiche o energetiche autorizzate, finanziate con fondi pubblici  e vincolate a tempi d'uso; quali le norme e le prassi da seguire per un piano di utilizzo dell'area  alternativo all'utilizzo che alla fine l'azienda comunicherà. Insomma, tirare fuori tutte le carte in possesso dell'amministrazione comunale, formarne un dossier da studiare e capire quali possano essere quelle necessarie a governare concretamente la relazione tra l'azienda e l'ente! 
E' possibile - conoscendo la diversificazione delle attività Italcementi, le competenze tecnologiche e scientifiche in molti ambiti industriali, gli investimenti in centri di ricerca sul prodotto e sulle modalità di produzione, l'ampliamento nel terziario avanzato dei servizi aziendali - immaginare un investimento diverso, innovativo ed all'avanguardia dell'azienda, nel nostro territorio, sfruttando tutte le opportunità in questo senso previste dallo Stato? E' possibile riconvertire la struttura in un centro di sperimentazione per tutta l'area del sud del mediterraneo, magari  proprio con la ITALGEN, azienda del gruppo Italcementi, che intende ne prossimi anni estendere la propria presenza nel settore della produzione energetica rinnovabile? 
Secondo noi non esiste altro luogo migliore che il nostro, in Calabria, a Vibo Marina, dove investire in fotovoltaico, ad esempio, o in biomasse!
In ogni caso, i fatti dimostrano che quanto si è fatto, restando ancorati a prassi parolaie, utili a non dare valore al nostro territorio (compresa la delibera della vergogna) è del tutto vano: nè è priorità per l'azienda, nè le leggi a tutela della salute consentono di affrontare costi e procedure in economia o d'emergenza! Senza trascurare che la maggioranza della popolazione, giustamente preoccupata per la propria salute, non ha giudicato corrette le soluzioni indicate del Consiglio Comunale!
Non condurrà da nessuna parte continuare a dire all'azienda "se restate, per risparmiare, vi consentiamo di usare combustibili ancora più nocivi", mentre qualche speranza per tutti potrebbe essere legata alla riconversione, legandola alla diversificazione dei suoi stessi prodotti e profitti, che l'azienda può concretizzare con altre del suo grande gruppo industriale! Certo è una cosa che l'azienda non ha per nulla preso in considerazione ... ma come si sa proporre opportunità di profitto duraturo è sempre meglio che proporre opzioni che aumentano durevolmente ...le perdite!
Poi, come si suol dire, fate come volete ... male, come sempre, nei consueti ed inutili tavoli istituzionali!


Il Quotidiano della Calabria - 2012
PS: Abbiamo letto sui giornali di oggi che una sigla sindacale Italcementi ha prodotto un esposto alla Procura su quanto dichiarato nei giorni scorsi nel corso di un dibattito pubblico, dal dott. Agostino Di Ciaula, Medico dell'Isde ed assessore all’Ambiente di Modugno, nel quale si è messa in evidenza la sostanziale nocività delle emissioni di un cementificio, con o senza revamping, anche rispetto ad un inceneritore. Nulla di nuovo, dati di studi e ricerche risaputi da anni, confermati in ogni dove.
Il sindacato, leggiamo, chiede però con il suo esposto alla Procura, di verificarne la veridicità e, nel caso fosse vero, si riserva la facoltà di fare causa di servizio contro l'azienda. Suggeriamo alla sigla sindacale di iniziare estendere la tutela giuridica, anche ai parenti, amici, conoscenti e vicini d'azienda o di casa (in una parola l'intera comunità) degli operai. Perchè, nel caso l'abbia dimenticato, dobbiamo proprio all'intervento della Procura sul pet-coke [vedi link] se quanti sono fuori dalla fabbrica oggi possono dire di aver garantito il diritto alla salute  ... al pari di quanti stanno dentro! Prima si comprenderà che siamo tutti sulla stessa barca e meglio sarà ... ancora per tutti. 

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