venerdì 31 agosto 2012

ITALCEMENTI: E' VERGOGNOSO SCOPRIRE CHE A PASSERELLE CHIUSE ... MANCANO LE PROPOSTE ALTERNATIVE!!!

Come previsto l'Italcementi non cede d'un passo: si chiude tra 10 giorni ma ... non si abbandona la preziosa area dello stabilimento di Vibo Marina nemmeno a parlarne. La società ha necessità di monetizzare l'investimento fatto da 60 anni sul territorio e si guarda attorno prudentemente, anche perchè localmente le uniche proposte fatte si reggevano esclusivamente sull'ipotesi che l'azienda mantenesse la produzione di cemento. Ipotesi dalla stessa sempre esclusa, ma alla quale si è preferito non credere, preferendo giocare qualche mese sul cdr, il petcoke o cave.  Una pazzia che si è dimostrata solo un espediente utile a dividere la nostra già fragile e divisa comunità, svalutando il nostro territorio in maniera tale che, la disponibilità a derogare ai limiti posti dalla legislazione regionale e nazionale alla salubrità dell'ambiente, deve avere influito anche sulla scelta di  rinunciare definitivamente anche alla possibilità di mantenere in loco un presidio, con la scusa della produzione di clinker.
Si mantiene quanto deciso da sei mesi, e si chiude. E così scopriamo che ad oggi nessuna proposta alternativa è sul tavolo, e sentire nel video l'on.Stasi parlare del porto nel quale venti giorni prima voleva far sbarcare ventimila tonnellate di petcoke mese, come di un porto turistico ... a cui agganciare un probabile uso alternativo dell'area Italcementi, beh! lascia proprio di stucco!!!
Noi ribadiamo la nostra solidarietà agli operai ed alle loro famiglie, anche perchè è da giugno che meritavano la chiarezza esposta ieri in Prefettura. Chiarezza che, seppur a noi ci ha resi antipatici (come sempre) ai loro occhi, è stata invece la strategia più utile agli operai Porto Empedocle, che consentirà loro di guardare il futuro con più serenità dei nostri: sul tavolo dell'uso alternativo dell'area e dell'impianto di Porto Empedocle l'azienda si ritrova già tre o quattro proposte, alcune delle quali in grado di aumentare addirittura il numero degli operai da riassumere al termine della Cassa Integrazione.
Si riparte dunque da zero? No, da noi si parte sempre da meno zero, anche perchè ancora non c'è alcun segnale che la "politica locale" smetta di ritenere questa triste vicenda solo come una lunga e gratuita passerella! E l'unico modo per ripartire seriamente è che gli operai comprendano che quanti amano questo territorio costiero, per ragioni storiche, ambientali e culturali e ombellicali, non giocheranno mai con le vite di nessuno.



Post Scriptum1. La proposta da noi avanzata su queste colonne di guardare alla Italgen (azienda del gruppo Italcementi), seppur pare sia una delle quattro da valutare a Porto Empedocle (dunque potenzialmente non praticabile altrove), visto il tempo perso ... la cediamo gratuitamente.


Post Scriptum2. Stamani un sindacato ha fatto una proposta, che per come si è evoluto il "tragediamento" (termine noto Localmente)  Italcementi di Vibo, non è nemmeno tanto peregrina: creare una fondazione per disabili!  Certo non è una grande proposta di sviluppo, ma potrebbe rivelarsi  ancor più produttiva se specialisticamente dedita alla disabilità mentale: visto il numero dei dementi che si riscontrano in politica, quei quasi 40 ettari dell'area occupata dalla struttura industriale (tutti di proprietà? Un bravo sindaco, in questi 4 mesi, già lo saprebbe) consentirebbero addirittura le creazione di una ... cittadella regionale!
Ecco la proposta della CISAL (link esterno)! Che volete di più, questo è il livello.

Post Scriptum3. Intanto a Porto Empedocle ... il Santo Patrono, San Calogero, entra in fabbrica accompagnato da operai e cittadini, come segno di speranza per l'incontro del 5 settembre, dove verranno illustrate le proposte di riutilizzo produttivo del sito aziendale.

lunedì 20 agosto 2012

TONNARA DI BIVONA: PUR TOGLIENDO MOMENTANEAMENTE LA VOCE ALLA STORIA ... QUALCHE DOCUMENTO SPUNTA SEMPRE FUORI!


E così, grazie al sito regionale sulla verifica e collaudo dei lavori effettuati con i Fondi Europei POR Calabria 2000/2006 Asse V ...  veniamo finalmente a conoscenza degli estremi e degli interventi previsi dal progetto per la realizzazione del "Museo del Mare e Centro di Archeologia Marina", realizzato dal Comune di Vibo e finanziato grazie al parere positivo del Dipartimento n.8  - Urbanistica e Governo del Territorio.
La scheda riferita all'intervento strutturale sulla Tonnara di Bivona così recita testualmente:

"Il progetto ha previsto la realizzazione di interventi di completamento ed adattamento di un fabbricato sito in Vibo Marina, presso la vecchia palazzina denominata la Tonnara di Bivona, per allocarvi il Museo del Mare. I lavori realizzati sono consistiti nel completamento del consolidamento strutturale della palazzina attraverso il restauro dell'altare della cappella, la pavimentazione degli ambienti del primo e del secondo piano della palazzina, la costituzione dei drenaggi e dei massetti a piano terra. Realizzati anche lavori di consolidamento della loggia di ricovero dei barconi, al fine di consentire agli stessi il rientro parziale in loggia. Sulle parti interne della palazzina sono state effettuati l’intonacatura e i rivestimenti con lastre di pietra naturale. Realizzati, altresì, il rifacimento dell'impianto elettrico, la realizzazione dei servizi igienici, il marciapiede lato ferrovia e il ribassamento con la costituzione del massetto della stradina lato mare".
Estratto dal sito della Regione Calabria  (clicca)

Dunque un finanziamento europeo che doveva dar voce alla cultura del mare in realtà ... ha finito col privarne del tutto la comunità calabrese. Certo, per raggiungere questo risultato sono bastati solo 12 anni, ma non disperiamo! Anzi, per celebrare degnamente quest'ottimo risultato oggi offriamo a tutti i nostri lettori un video con l'intervista ai tonnaroti ... un video muto, ovvio, vista la paradossale situazione!
Dunque, come denunciamo da un anno nella speranza che chi ha l'obbligo della tutela dei beni monumentali vincolati prima o poi intervenga, abbiamo un ulteriore atto amministrativo che nella sua procedura di monitoraggio dei lavori effettati ai fini museali, conferma non solo quanto sia illegittimo l'attuale uso ma addirittura rivela il mancato assolvimento degli obblighi conseguenti al finanziamento, vale a dire alla realizzazione del  “Museo del mare - Centro di Archeologia Marina”, per il cui allestimento e dotazione erano previste specifici capitoli di spesa.

Dando seguito alle denunce di uso illegittimo e del conseguente danno culturale ed erariale, riteniamo importante segnalare il caso alla Corte dei Conti Europea.

ULTIMISSIME DEL 28 AGOSTO 2012:
I VIGILI DEL FUOCO SALVANO I BARCONI DAL FUOCO!
E' solo il solerte ed efficace intervento dei Vigili del Fuoco di Vibo Marina che ha impedito che questa notte "U Vasceju" ed il "Caterina" fossero definitivamente ridotti in cenere.
Favorito dall'oscurità, un vandalo piromane stanotte ha tentato di dar fuoco ad uno dei barconi, certo anche agevolato dal totale disinteresse verso il destino degli antichi barconi della Tonnara di Bivona.
Un grazie, dunque, ai Vigili del Fuoco, a nome dell'intera comunità!



sabato 11 agosto 2012

LA BATTAGLIA NAVALE DI VIBONA ... RACCONTATA DA GIULIO CESARE!


C'è un episodio storico che rese nota Vibona nel mondo romano ed è legato alla presenza del suo porto, parte dei cui resti sono oggi sommersi a Trainiti (che ben potete vedere nella sua possenza nella bellissima foto da satellite che abbiamo inserito).

L'evento, forse perchè legato all'area costiera (ed utile a collocare proprio Vibona nella costa), non è stato mai degnamente ricordato nella feudale memoria storica monteleonese, percui oggi con questo post continuiamo con tutta la nostra pazienza ed il nostro dileggio, a tentare di colmare tale vuoto.
Ma conviene insistere nel ricordare l'evento perchè è proprio il nostro antico porto di Vibona che viene ricordato da Cesare nel suo De Bello Civili, testo in cui narra il suo scontro con Pompeo nella lotta per il potere, e nel quale testimonia l’audacia dei veterani romani di Vibona che lì erano stanziati al comando del pretore Publio Sulpicio. 

Era il 48 a. C. (già, proprio avanti Cristo! Proprio 2060 anni fa!) e nello specchio di mare antistante la rada vibonese si svolse una furiosa battaglia navale tra la flotta dei veterani fedeli a Cesare e la flotta di Pompeo, la quale, distrutta la formazione stanziata a Messina, venne ad assalire quella presente nel nostro porto.

Ma vediamo come Cesare stesso descrive la battaglia navale, tra acque e fuochi, svoltasi prima dinanzi il porto di Messina e poi dinanzi al porto ad Vibonem (De Bello Civili, lib. III, cap. 101, vers. 1-5) :

“La flotta era divisa in due parti, l’una agli ordini del pretore Publio Sulpicio si trovava nelle acque diVibona, l’altra, comandata da Marco Pomponio, in quelle di Messina; Cassio accorse in quest’ultima città con le navi prima che Pomponio venisse a sapere del suo arrivo, lo sorprese in una situazione confusa, senza servizio di sentinelle e senza uno schieramento regolare; allora con il favore del vento ben sostenuto che spirava nel senso giusto, mandò contro la flotta di Pomponio navi onerarie cariche di fiaccole resinose, di pece e di stoppa e di ogni altro materiale adatto ad appiccare il fuoco e incendiò tutte le navi in numero di trentacinque, di cui venti erano dotate di ponti di protezione. Questa azione suscitò tale panico che pur essendo a Messina una legione come presidio, si potè a stento difendere la città, e se proprio allora non fossero giunte notizie della vittoria di Cesare, recate da staffette di cavalieri, quasi tutti avrebbero pensato che la città sarebbe stata perduta. Ma la piazzaforte fu difesa grazie alle notizie che erano arrivate in un momento quanto mai opportuno. 

Cassio si diresse quindi a Vibona contro la flotta ed i nostri, spinti dalla stessa paura che li aveva colti a Messina, tirate in secco le navi, seguirono la stessa tattica di prima; Cassio approfittò del vento favorevole per lanciare allo scoperto contro le nostre navi circaquaranta navi da carico predisposte per appiccare incendi: il fuoco divampò alle due ali e arse cinque navi.
E le fiamme si espandevano sempre di più per la forza del vento; a questo punto i soldati delle vecchie legioni, che per motivi di salute erano stati lasciati là, come difesa delle navi, non sopportarono una simile vergogna, si imbarcarono di propria iniziativa, presero il largo, si avventarono contro la flotta di Cassio e catturarono due navi a cinque ordini di remi
 (grandissime, vedi il disegno); in una di queste si trovava Cassio, che però raccolto da una scialuppa, si diede alla fuga; furono inoltre affondate due triremi.
 
[trad. estratta da: Fernando Solinas F., a cura di, Cesare. La guerra civile, , Mondadori, Milano 1989, pp. 284-287]

Giusto per aiutare a comprendere il valore dell'impresa e che cosa volesse dire catturare una Quinquereme, si rammenta che tale nave, secondo Polibio, portava a bordo 300 rematori, 120 soldati e 50 membri dell'equipaggio; secondo lo storico Fik Meijer per ogni suo lato ospitava 58 thranites su 29 remi, (è proprio dal tipico nome dei rematori del livello superiore che deriverebbe quello del nostro Torrente Trainiti, all'epoca parte integrante del porto fluviale), 58 zygites (rematori del secondo ordine) su altri 29 remi ed infine 34 thalamites (i rematori del livello inferiore) con un remo ciascuno.
Ragazzi questa è la Storia con la S maiuscola! 
E non ci viene raccontata da un nostro nonno o parente... o da uno storico locale ... ma niente meno che dall'imperatore di Roma, Caio Giulio Cesare, in persona!

sabato 4 agosto 2012

NELLA CITTA' NEGATA ... PORTA PAZIENZA!

E' nato quasi per gioco su Facebook, ed ora è diventato un album fotografico dell'inverosimile.

L'idea di base era quella di documentare in quanto tempo, il senso civico e di appartenenza ad una comunità, avrebbe in qualche modo impedito che si potessero depositare dei rifiuti a ridosso di due portoni di una delle più belle case (attualmente disabitata) del corso principale di Vibo Marina.

L'album ormai, iniziato il 26 maggio scorso, si compone oggi di ben 80 foto ... che documentano come in realtà a nessuno di quanti vivono la città importa nulla del suo destino. Non è tanto il mancato controllo sul rispetto delle regole (pur grave, perchè esiste una ordinanza che disciplina orari e modi del deposito) a lasciare interdetti ...  è che tale cattiva abitudine di depositare rifiuti proprio in quel posto centrale ... passi sotto gli occhi di tutti.
E' come se tale azione quotidiana sia circondata da un alone di timorosa giustificazione ...  che consiglia ai più di ignorarla (al pari degli scatoli e delle buste) per vivere serenamente il resto della propria ... esistenza.

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