lunedì 5 novembre 2012

UN RUMORE FORTE, GIOVANE ... E MATURO!

Il corso ... attraversato dal corteo
Nel riportare le riflessioni di Angelo De Luca, pubblicate su Calabria Ora di oggi, ci pare importante ribadire un concetto senza il quale anche questa manifestazione finirà con l'essere ricordata solo come l'ennesima inutile manifestazione di piazza. 

Tutti i ragazzi, unendosi d'istinto intorno alle giovani vittime della criminalità, hanno dimostrato di saper  reagire, con percorso di stima e di fiducia, che non a caso è stato anche selettivo, che li ha condotti ad stilare insieme una forte proposta, una proposta matura, che supera il timore con uno scenario: Noi ci siamo, ci saremo, non scapperemo difronte alla violenza ed alle intimidazioni ... se voi istituzioni sceglierete noi, parte sana della comunità, facendo finalmente la vostra parte! 
Insomma il paradosso è forte. In altri posti si lanciano appelli affinchè i giovani non scelgano cattive strade, ma qui ... sono i giovani che invitano le istituzione a scegliere buone strade!!! E questa scelta di campo la ritengono una precondizione senza il quale ogni loro impegno è inutile e perdente!  
Questa lucida analisi della realtà, che emerge in tutta la sua ripetitiva durezza nella lettera invita alle istituzioni, a partire dal Presidente della Repubblica, collega il destino della loro presenza attiva all'attuazione di politiche sociali, che sò come con centri di aggregazioni giovanile, biblioteche, etc ...  in cui sperimentare pratiche di partecipazione. E questo, obiettivamente è scelta politica! Affinchè questo avvenga sotto i loro occhi ... chiedono al Consiglio Comunale di discuterne nel loro paese!
 il Prefetto si confronta con i ragazzi 
Insomma, un percorso nuovo, che parte dai giovani in maniera cosciente, in un momento in cui la città è attraversata da una scia criminale che intimorisce tanto da far latitare i più autorevoli masanielli del passato. 
Questa peculiarità non è sfuggita nemmeno al Prefetto di Vibo Valentia, che ha voluto incontrare i ragazzi prima della loro manifestazione, portando con se un Sindaco più confuso che persuaso della necessità di capire il disagio e dare risposte.

Proprio per tutto ciò salutiamo con entusiasmo costruttivo questa voglia di esserci e di fare che i giovani della città ci hanno voluto dimostrare! L'attendevamo ... ed è arrivata!
E adesso, mentre loro riorganizzeranno la loro presenza e le loro proposte, noi continueremo a non perderli di vista. Per esempio, sarà interessante contare i giorni che, dalla consegna della lettera al Sindaco di Vibo, porteranno a concretizzare la più semplice delle richieste avanzate: la convocazione di un consiglio comunale aperto che affronti le ferite del territorio!
Tendenzialmente, in realtà, siamo scettici, perchè la considerazione verso chi amministra la città è davvero ridotta al lumicino (contrariamente all'evidente e crescente "rispetto" che percepiamo verso il malandrino),  qualcosa insomma ci dice che non saranno in grado di cogliere il senso della richiesta, per superficialità e codardia .... eppure vogliamo credere che questo potrà accadere! Qualcuno spunterà, prima o poi, incarnando il senso delle istituzioni! In ogni caso noi, appena avremo contezza della consegna della lettera/appello ... i giorni li conteremo!!!  



"C’è qualcosa che va aldilà del numero di partecipanti. Specie in Calabria. Perché ieri, a Vibo Marina, la maggior parte dei presenti erano giovani. Magari non tantissimi, ma già questa, in fondo, è di per se una notizia. I “Facciamo Rumore”, del resto, se l’erano giurato. “Anche in dieci – avevano confessato tra di loro - sfileremo per le vie del paese”. E comunque la manifestazione è stata ripagata da un centinaio di cittadini che in allegria e divertimento hanno marciato la loro voglia di cambiare lo stato di cose. Posticipato di una settimana, per via della pioggia che ne aveva impedito il regolare svolgimento il 28 ottobre, gli organizzatori dell’atteso evento non hanno demorso e hanno perseguito il loro obiettivo, con tanto di fischietti, trombette, tamburi battenti, giganti apripista e cartelli simbolici innalzati. Si doveva, appunto, fare rumore. Soprattutto per significare un risveglio e per spronare la stessa cittadinanza ad uscire e non a chiudersi dentro casa. 
Tutte le foto della Manifestazione sul gruppo Facebook
Il corteo, partito dal piazzale della Chiesa del Rosario, ha toccato diversi punti della città, arrivando prima davanti ai lidi attentati nei giorni scorsi e fermandosi infine nella piazzetta Nuova per riproporre la raccolta firme da sottoporre a Napolitano, leggere dei pensieri e fare musica. “Ecco – hanno gridato dal palco gli organizzatori a tutti coloro in queste settimane spiavano scetticamente e malignamente l’iniziativa – questa è la nostra faccia. Io sono Giusy, lui è Antonio, l’altro è Gianluca, Marina, Titty, Salvo, Peppe, Ciccio” e via dicendo. Un modo utile, nato da alcune conseguenze contingenti, per dare alla popolazione quello di cui aveva bisogno: nomi e cognomi per poter interpretarne meglio pulpiti e prediche. “Se sei indignato come noi –hanno poi esortato - sei nostro fratello; se vuoi cambiare come noi sei nostra sorella; se sei menefreghista come lo eravamo noi sei nostro amico; se vuoi stare con noi sei nostro cugino”. Un discorso improntato, dunque, sulla trasparenza, teso ad invogliare la gente del luogo a sposare questo progetto, per ora teorico, ma che - promettono - “continuerà e si consoliderà come un movimento ben identificato”. “A Vibo Marina - hanno continuato i giovani - non serve più qualcuno che grida “chi è”. A Vibo Marina serve qualcuno che gridi “perché”. Perché le cose succedono e nessuno fa niente, perché le cose non succedono e nessuno fa sempre niente, perché le idee ci sono e nessuno le mette in pratica”. E loro, con questa marcia allegra, diversamente dai silenzi a cui sono soliti partecipare i più, contro l’illegalità sono voluti essere testimoni dal basso di un principio che in realtà interesse tutti, nessuno escluso.
“Noi siamo giovani e da giovani qui vogliamo rimanere. E l’obiettivo è e sarà proprio questo:
Vivere meglio costruendo una terra di cultura e di amore. A poco a poco, passo dopo passo”. Con la speranza, ovviamente, che la seconda fase del progetto sia di natura social-aggregativa di diverso modo. Perché le manifestazioni, come spesso accade, non rimangano ancora una volta un mero processo finale di un qualcosa che nasce e muore subito. Ma se quello accaduto ieri a Vibo Marina ha un senso, allora di sicuro questo sarà solo l’inizio." 

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