martedì 24 febbraio 2009

DOVE SONO FINITE LE CIMINIERE? PROBABILMENTE NEL POSTO PIU' SICURO... VICINO AL SUPERCARCERE!

Ricordate le nostre tre ciminiere? Si... proprio quelle che hanno segnato la storia della nostra cementeria e che l'anno scorso sono state spettacolarmente abbattute. Ne avevamo dato videonotizia proprio il 20 febbraio 2008!

Nessuno di noi si era posto il problema della destinazione del materiale di risulta, anche perchè in questo la legislazione ambientale è piuttosto chiara.
Nessuno di noi avrebbe mai pensato che il problema sarebbe stato affrontato con disattenzione.
Con sbigottimento, in verità, abbiamo appreso dalle associazioni vibonesi CittAperta, WWF Calabria, No Antenna, I.C.A.A., Legambiente e No Discarica Vazzano, il probabile sito di deposito dei resti delle ciminiere!

Le associazioni di volontariato hanno segnalato alla Procura della Repubblica l’esistenza in località Castelluccio, nei pressi del supercarcere, di una discarica abusiva, che dalle foto degli enormi cumuli depositati, sembrerebbero appartenere a manufatti del vecchio cementificio (in particolare della ciminiera).
E' sorprendente... vero? E se la segnalazione si rivelasse, come sembra, fondata... quel materiale potrebbe avere esiti nefasti per il territorio e la salute dei cittadini!
Come giustamente segnalano le associazioni, alle quali va tutta la nostra gratitudine per il loro costante impegno, la zona del "deposito" è anche popolata e quindi è da ritenere a rischio, proprio perché i residui conterrebbero polveri e residui delle combustioni di almeno 60 anni d'uso, che finiscono col disperdersi nell’aria, minacciando la salute di tutti!

Anche questa volta (come per il deposito di PetCoke) l'Italcementi, una delle major internazionali di cemento dirà che quel deposito non è suo. Ha ragione! Ma perchè da noi, solo da noi, si è inceppata la "filiera delle responsabilità"? ? Intanto plaudiamo all'iniziativa e sostenendola la divulghiamo, sollecitando anche noi "politici e funzionari ad agire con maggiore consapevolezza e fermezza: è bene, infatti, sottrarre il territorio al controllo dei malviventi se vogliamo uscire dall’emergenza di tali crimini ormai frequentissimi, dalla crisi istituzionale e ricostituire una dignitosa credibilità".

4 commenti:

Francesco Contartese ha detto...

speriamo di no...
Ma se è vero è una vergogna vibonese.

Anonimo ha detto...

Ci si domanda l'attendibilità di un Blog in cui si grida allo scandalo ancor prima di aver verificato le fonti e i fatti.

Chissà quante altre disattenzioni all'interno di questo sito.

La Mafia è un male da combattere seriamente non parlando spropositatamente.

Moderatore ha detto...

Porsi delle domande è il primo passo per comprendere i sopprusi ed avviare ogni percorso di emancipazione e "liberazione".

Anonimo ha detto...

Il mio paese natio ha sopportato nel tempo moltissime angherie da parte di chi ha voluto relegare i suoi abitanti a rango di cittadini di serie ZETA.Ritengo che iniziative come questo BLOG siano encomiabili sia per la passione civile che per il sincero impegno di coloro che hanno fortemente a cuore le sorti dell'ormai vecchia Vibo Marina. Vi seguo da lontano e siete una preziosa fonte di notizie indispensabili per conoscere " chi furnu fuma o paisi miu". Se mai qualche errore potrà essere stato compiuto, chi non sbaglia o potrà sbagliare, sarà cura degli interessati provvedere a ripristinare la verità dei fatti. E' umano, civile e corretto porsi degli interrogativi, ma nello stesso tempo è doveroso contribuire in tutti i modi possibili a stanare tutti coloro che alla luce del sole, e non solo, hanno depredato il mio non dimenticato paese della sua bellezza originaria e della sua identità di comunità viva, onesta e civile. L'augurio che formulo è che tutti coloro che hanno viva, nella propria formazione culturale, nel proprio cuore e nelle proprie radici, la volontà di cambiamento in senso positivo, civile e democratico possano essere promotori di un risveglio morale e cosciente di ben operare per le sorti del nostro paese e per tutta la comunità.

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