giovedì 30 aprile 2009

UNA RASSICURAZIONE ED UN RINGRAZIAMENTO

Sono due le ragioni che ci spingono a continuare lo spazio di informazione, comunicazione e riflessione che abbiamo conquistato col nostro blog: una, legata all'impegno civile, è ben espressa nelle pagine di Calabria Ora di qualche giorno fa, l'altra è legata al bisogno/necessità di "far emergere tutto il positivo" che esiste nel nostro territorio, negato quando non osteggiato, dal vuoto ideale della politica vibonese.

Danno una ulteriorie carica vitale ad entrambe le nostre ragioni le considerazioni usate qualche giorno fa da CalabriaOra, nel riprendere la segnalazione fatta sul potenziale rischio che possono rappresentare alcuni giganteschi massi, rimasti appesi sulla SS18, proprio dinanzi al luogo dove la morte scelse tutte le sue vittime, nell'alluvione del 2006.
Che oggi il nostro blog "(...) rappresenta ormai uno strumento di informazione e lotta civile in difesa del territorio e dei cittadini delle frazioni costiere (...)" lo rileviamo da tante cose (accessi, provenienza geografica, commenti, download), come pure da quanti ci leggono (richiedendoci ulteriori documenti, foto, etc.) e da quanti fingono di non farlo (richiedendo ad altri chi siamo, cosa e perchè scriviamo o - come dicono dalle nostre parti " a'ccù appartèninu")!
Ma nessuno fino a ieri lo aveva scritto nero su bianco... esprimendo tra le righe un invito a non demordere, a continuare.
Continueremo... perchè sono troppi i bisogni negati ed i favori venduti, troppi i tesserati e gli sfiduciati, troppi i rischi ed i vantaggi, troppi i lavori e le povertà, troppa la cultura e l'ignavia.
E' l'enormità di questa contraddizione, vissuta quotidianamente, che vogliamo mettere in luce, sperando che la nostra comunità sia migliore di quanto percepiamo.
Questo piccolo commento vale come rassicurazione, ed ovviamente come un mai scontato ringraziamento, nell'attesa di tirare un sospiro di sollievo assieme a voi (ed a moltissimi altri), quando quei massi verranno definitivamente rimossi!

martedì 28 aprile 2009

FIERA NAUTICA E PROSPETTIVE DI SVILUPPO DEL PORTO.

A dimostrare quanto vale, non solo per la ricaduta economica sul territorio, ma anche in termini occupazionali, il settore nautico, interviene una recente indagine del Censis, dalla quale emerge che ogni quattro posti barca si potrebbe generare un posto di lavoro.
L'U.c.i.n.a. (unione dei cantieri e delle industrie nautiche) ha posto, inoltre, l'attenzione sulla rivalutazione dei porti, anche di quelli commerciali già esistenti, a vantaggio della nautica da diporto. Nel corso dell'assemblea della nautica italiana, tenutasi a dicembre 2008 a Roma, il ministro Matteoli, nel suo intervento, aveva confermato l'avvio di un tavolo di confronto per la portualità turistica, con gli operatori e le regioni, per trovare soluzioni concrete in un corretto rapporto con il territorio e l'ambiente in modo da sviluppare un sistema di ricettività turistica.
Alla luce di queste considerazioni, appare importante che il Piano integrato di sviluppo del porto di Vibo Marina, presentato dal Comune, prenda in massima considerazione la rivalutazione e lo sviluppo della nautica da diporto, anche a costo di sacrificare a questo scopo altri settori della struttura portuale.
Considerata la fragilità del tessuto economico gravitante nel bacino d'utenza del porto, che lo rende sottoutilizzato dal punto di vista commerciale, sarebbe forse opportuna una sua parziale riconversione privilegiando il collegamento passeggeri, anche mediante l'inserimento di Vibo Marina, che é una porta aperta sul Mediterraneo, nelle rotte crocieristiche, e imprimendo una decisa accelerazione alla ricettività per la nautica da diporto. Non ci sarebbe neanche bisogno di ulteriori e costose opere né dell'ormai leggendario stanziamento dei 20mln: si potrebbe, infatti, ricavare immediatamente un cospicuo numero di ormeggi con la sola posa di pontili galleggianti, fra l'altro finanziabili tramite leasing.
Solo a titolo d'esempio, La Liguria, regione capofila in Italia per numero di approdi turistici, ha previsto per il 2009 altri 1.100 ormeggi che andranno ad aggiungersi agli oltre 20.000 posti barca già esistenti.
Da non trascurare, infine, il fattore prezzi. In Liguria i prezzi sono mediamente più alti a causa del maggior costo di costruzione degli impianti, soggetti a fortissime mareggiate; ma le cause sono anche altre: la costa ligure é vivibile tutto l'anno, si può uscire in barca anche a Natale e questo non ha prezzo per gli utenti del settore. Anche da noi sarebbe la stessa cosa, ma a prezzi molto più contenuti.
Una ulteriore occasione di proposte concrete in proposito non potrà che venire nel corso degli incontri previsti nell'ambito della 2^ Edizione della Fiera Nautica Calabriae. Non mancate. (scarica programma).

AIUTO! SALVATECI DA TALI AMMINISTRATORI!

La notizia ci era sfuggita, ma siamo comunque riusciti a rintracciarne una sintesi dal sito della Gazzetta del Sud, che in data 24 aprile 2009 pubblica: La giunta comunale recepisce il Piano d'Emergenza, nel titolo, ed all'interno dell'articolo si scopre che quel Piano è stato redatto nel 2005. Ma qual'è l'emergenza?Probabilmente quella riferita ad un atto amministrativo che sembra disastroso in se! Che senso ha adottare un piano redatto nel 2005 (pare dalla Provincia di Vibo Valentia) senza prendersi la briga di integrarlo alla luce degli esiti drammatici dell'Alluvione del 2006, delle risultanze del Piano Versace o degli approfonditi studi del Camilab di Cosenza?
E' stato scritto "meglio questo ora... che niente"! Mah! Noi avremmo ben volentieri atteso qualche altro giorno pur di non ritrovarci con l'amarezza di scoprire che è stato recepito un Piano... che non può vedere segnate, nero su bianco, le attuali aree di rischio e che renderebbe vana, quando addirittura non pericolosa, ogni ipotizzata azione volta a mettere in sicurezza la popolazione!
E' un atto incomprensibile che speriamo di poter presto comprendere... anche nelle sue possibili conseguenze, non appena riusciremo a leggerne copia!
A meno che l'amministrazione non abbia voluto in tal modo rimediare a qualche scadenza, riservandosi d'integrarlo successivamente, l'approvazione di un Piano d'Emergenza del 2005, in un comune con un reticolo idrografico interamente saltato l'anno dopo, nel 2006, appare una immeritata quanto pericolosa beffa!
Speriamo di non doverlo mettere in pratica prima dell'obbligato adeguamento!
Ricordiamo infatti a così solerti amministratori che l'assetto idro-geomorfologico del nostro territorio è caratterizzato da così tante zone a rischio elevato, che va in tutti i modi evitato di considerare la messa in sicurezza (ed i relativi Piani d'Emergenza) come un "buco amministrativo" a cui mettere un "tappo" provvisorio, anche perchè, proprio riferendoci al solo rischio idraulico, il Piano per l'Assetto Idrogeologico della Calabria, ha individuato, nei complessivi 46,34 Kmq del territorio comunale:
"388.404 metri quadrati a rischio R2;
57.748 metri quadrati a rischio R3 (dove esiste la possibilità di danni anche alle persone);
173.608 metri quadrati a rischio R4
(dove esiste la possibilità di perdita di vite umane o lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici ed alle infrastrutture e attività socioeconomiche);
che sono state individuate Aree di Attenzione di 900.424 metri quadrati e Zone di Attenzione 2,5 chilometri quadrati che per lo stesso PAI sono da considerare a rischio molto elevato;
che sono state rilevate nel capoluogo e nelle frazioni di Vibo Marina, Bivona, Porto Salvo, Longobardi, San Pietro, Piscopio, Vene e Triparni, frane attive e quiescenti;

che il totale delle superfici a rischio (R3 + R4) è di 16,29 HA" (vedi articolo allegato).
Se a tutti questi numeri... aggiungiamo il numero dei cittadini a rischio... beh! vien su prepotentemente, verso l'ugola, un incontrollabile impulso a gridare AIUTO! Salvateci da tali amministratori!

Per aiutarvi a comprendere il nostro grido, date pure una lettura all'articolo "UN DISASTRO (QUASI) ANNUNCIATO" scritto del geologo Mario Pileggi, e pubblicato, a poche settimane dall'alluvione, sul Mensile di Notizie e Commenti del Consiglio Regionale, "Calabria" del luglio/agosto 2006.

domenica 26 aprile 2009

ITALCEMENTI: LA PROVINCIA DI VIBO PROPONE ALL'AZIENDA L'USO DEL "CDR-?".

Nei giorni scorsi, nella sede della Provincia di Vibo Valentia, si è svolto un incontro molto interessante tra l'Italcementi, i sindacati ed i nostri amministratori provinciali (per il resoconto vedi articolo di CalabriaOra). L'Italcementi tranquillizza sui suoi investimenti nella nostra area, dunque nessun problema: in tempi di crisi economica, basta far intravvedere scenari ancora più neri del PetCoke, e tutti rinunceranno a porre domande sull'uso del territorio.
Quell'incontro però, stando ai resoconti di stampa, si sarebbe concluso a sorpresa. Già! Sembrerebbe che sia stato proprio "il presidente De Nisi, che ha colto l’occasione per avanzare una proposta operativa destinata a consolidare l’attività di Italcementi nel Vibonese: conferire alla cementeria il CDR prodotto dal nuovo impianto di smaltimento dei rifiuti che sarà presto realizzato. La proposta (...) ha avuto immediato accoglimento da parte dell’azienda e di sindacati, che hanno intravisto in questa opportunità la possibilità di rafforzare la capacità produttiva dello stabilimento, contribuendo nel contempo ad una piena autonomia territoriale del ciclo dei rifiuti."
L'idea non è nuova, molte cementerie già la praticano in Italia; la stessa fabbrica l'aveva proposta tempo addietro, addirittura proponendo il CDR-P (da pneumatici), ed in linea di principio non sarebbe neanche errata se... se in Calabria si producesse già un CDR certificato (solo al CDR-Q ci auguriamo si riferisse il presidente) o se il previsto (ma ancora inesistente) impianto vibonese sarà in futuro in grado di produrlo o se l'intera procedura fosse posta sotto il controllo del Nucleo VIA-VAS-IPPC regionale che dovrà, prima o poi, rilasciare la necessaria AIA, l'Autorizzazione Integrata Ambientale (sul come fare vedere Regolamento Regionale) alla cementeria al pari dell'impianto di produzione CDR, che in questa fase possiamo definire "CDR-?".
Non abbiamo notizie certe in proposito... perciò da oggi cercheremo informazioni più dettagliate, il tempo c'è, visto che è uno scenario futuro. In ogni caso và sin d'ora rivendicato il ruolo degli abitanti delle attuali frazioni, anche perchè scelte di questo tipo non potranno che essere partecipate e condivise, ed in particolare dai cittadini del territorio costiero ma, cosa più importante, inserite in un PATTO TERRITORIALE VERSO UN SISTEMA DI COMPENSAZIONI AMBIENTALI mai rivendicato in passato dagli enti locali, un patto collettivo che preveda procedure verificabili, informazioni ed iniziative a favore della collettività (salute, ambiente, lavoro).
Lo prevedono le leggi e lo consiglia il buon senso.

venerdì 24 aprile 2009

CASTELLO DI BIVONA: RINVIATA AL 21 MAGGIO LA DECISIONE DEL TAR!

Mentre permangono ancora dubbi su quale azienda avrà il diritto di restaurare il Castello di Bivona, non c'è alcun dubbio sul suo destino: comunque vada il Castello è destinato ad essere conteso, e sciolta questa contesa, ne spunterà un'altra, finchè non crollerà definitivamente.
Già dal 1500 la sua proprietà venne contesa tra il Duca di Monteleone e l'Abbazia della S.S. Trinità di Mileto. A colpi di privilegi e pergamene i Pignatelli da un lato e gli abati di Mileto diedero vita ad una causa giudiziaria che durò decine e decine di anni. Alla fine la spuntarono i Duchi Pignatelli, a cui del Castello in realtà importava ben poco, se non il Privilegio, legato al suo possesso, di Patentare alle armi e riscuotere le tasse doganali del porto antico. Tantè che il Castello, da un affittuario all'altro cadde ben presto in rovina.
E' una sorta di maledizione quella che lo costringe alla rovina.
Le cose oggi non sono del tutto diverse. I suoi proprietari (non ci risulta sia di proprietà comunale) osservano silenti un Comune, quello di Vibo, che ottiene finanziamenti per aggiustarlo e proprio quando dicono che tutto si è risolto positivamente... ecco spuntare la grana del ricorso al ribasso d'asta troppo eccessivo. Per comprendere la vicenda basterà seguire i nostri passati post o leggere la notizia di oggi su Calabria.
I tempi si allungano così tanto che il suo definitivo restauro sta per trasformarsi in incubo! Già bisognerà intervenire con una cifra inferiore del 37% rispetto a costo ottimale dell'intervento, se a ciò si aggiungono i tempi stretti entro i quali bisognerà rendicontarne i lavori... il suo destino sembra segnato a restare un rudere! Pur di finire entro i tempi, chiunque ne eseguirà i lavori sarà costretto a tener sott'occhio il calendario piuttosto che la perizia nell'esecuzione: ricordiamo che il restauro è legato ai POR 2000-2006 e che siamo nel 2009... Che fare?
In attesa che il TAR decida... sarà bene preparare una nuova scheda di restauro per un ulteriore finanziamento con i fondi POR 2007-2013, tanto...

giovedì 23 aprile 2009

ONLINE IL PIANO EMERGENZA ALLUVIONE...

Non sappiamo quanti hanno letto il Piano Versace e lo studio del Camilab, probabilmente non molti... anche perchè una delle cose che emerge prepotentemente è il dato storico delle alluvioni: 40 in 100 anni! In pratica abbiamo avuto una media di 1 alluvione disastrosa ogni 2 anni e 5 mesi!
Questo è un dato che dovrebbe mobilitare tecnici, amministratori e politici coscienti per attivare immediatamente un Piano Emergenza, anche perchè abbiamo da poco superato il periodo di soglia che emerge dal dato statistico... e visto che la situazione di rischio idrogeologico è tal quale al 2006 (fors'anche peggiorata!) è forse il caso di attivarsi al più presto con l'attuazione di un piano d'emergenza!
Noi iniziamo a sollevare il problema e come al solito lo facciamo con un piccolo contributo informativo.
Crotone, 6 anni prima di noi, ha subito una grave alluvione, ed ha redatto un Piano d'Emergenza esplicitamente dedicato disciplinare le procedure di intervento da attuare nella gestione dell’emergenza per il rischio di inondazione nella città, al fine di assicurare nell’immediato e nel breve periodo un livello di sicurezza maggiore alle persone che vivono nell’area a rischio.
Per garantire l’efficacia del Piano è stato realizzato un sistema di monitoraggio composto da sette telesensori, una stazione meteorologica in telemisura, una stazione ripetitrice integrata nella rete dal Centro Funzionale Regionale, una centrale di acquisizione dati, un modello matematico per la previsione in tempo reale dei livelli di piena, una carta delle aree soggette a inondazione. Sono stati inoltre realizzati il censimento degli elementi a rischio, un impianto sonoro di allarme ed il modello di intervento.
Avendo attuato buona parte del "loro" Piano Versace, recentemente il "loro" Piano d'Emergenza" è stato aggiornato in base alla differente situazione venutasi a creare con la realizzazione di parte dei lavori previsti dal loro "Piano Versace".
Per gestire in modo efficace l’emergenza è stato predisposto un sistema articolato di strutture, uomini e mezzi, organizzato secondo un quadro logico e temporalmente ordinato, che costituisce un modello di intervento efficace.

Siamo certi di fare cosa gradita nel pubblicarlo integralmente, dando l'opportunità a chi se ne deve occupare istituzionalmente di venire a conoscenza dell'esistenza, nella nostra stessa Regione, di un modello espressamente dedicato alle Alluvioni:
i più accorti almeno ci rifletterano su... quelli meno accorti almeno potranno copiarlo integralmente.
Lo pubblichiamo, anche se saremmo stati ben lieti di pubblicare - a tre anni dalla nostra alluvione - quello del comune di Vibo, troppo impegnato a far edificare prima, a non fare edificare ora, ed a trovare le soluzioni per ritornare ad edificare poi!
E le alluvioni? La messa in sicurezza non è partita, le situazioni di rischio non sono mutate, la leggerezza amministrativa è peggiorata, la media storica è stata superata... non è forse giunto il momento della responsabilità?

martedì 21 aprile 2009

HO DECISO: DIVENTO SOCIO DI LEGAMBIENTE!

Ogni volta che salgo a Vibo e percorro la SS18, nei pressi della frana assassina che ha travolto delle vite umane, vengo colto da un improvviso malumore... malumore che si acuisce alla curva che precede il punto di frana perchè lo associo sempre alla conta del tempo che continua a trascorre senza che vi sia stato alcun intervento di messa in sicurezza del nostro territorio dal decretato dissesto idrogeologico.

Oggi, in particolare, non sapevo se volgere lo sguardo a destra, verso il dirupo, o a sinistra, verso quegli enormi massi trattenuti da ridicole reti. Ho scelto di fermarmi un attimo, per fotografarli, per fermarli in uno scatto: ogni volta che attraverso quel tratto di strada ho l'impressione che si muovano. Poi ho continuato la mia marcia.

Vi sono vite che dal 3 luglio non vi sono più: nè per i loro cari nè per noi tutti.

Anche la mia, al pari di quella di ognuno di voi, potrebbe essere annullata in un attimo da uno solo di quegli enormi massi, e quando avverrà non attendetevi altro che parole.



A meno che...



Apprendo dai giornali, e CalabriaOra sceglie di darne maggiore risalto, che è stata accolta come parte civile al processo per l'alluvione del 2006 Legambiente.

Non sapevo che ne avessero avanzato richiesta, percui la notizia mi ha donato un inatteso entusiasmo, tanto da farmi decidere immediatamente diventarne socio.

Ho già preso i primi contatti, nella convinzione che quanto abbiamo raccolto in questi anni (documenti, foto e quant'altro) potrebbe essere utile ad individuare le responsabilità e chi le nasconde dietro le parole. Le offriremo come un voto devozionale.


AGGIORNAMENTO DEL 24 APRILE 2009:
Bene! Oggi ho mantenuto il mio impegno ed ecco la mia tessera Legambiente!Ho incontrato Franco, responsabile del tesseramento per la Legambiente. E' lo stesso Franco che qualche mese fa, a novembre, è stato vittima di un vile attentato, al quale avevamo espresso tutta la nostra vicinanza e solidarietà.
E' bastato uno sguardo di condivisione per sapere che da oggi potremo collaborare insieme con più forza per tutelare e valorizzare il nostro territorio. Non posso che estendere l'invito a quanti, residenti nell'area costiera di Vibo, intendano darci una mano! Da oggi abbiamo una possibilità in più per sapere, capire e... agire!

sabato 18 aprile 2009

DUE PENSIERINI SOLTANTO... PRIMA DI UN SOSPIRO DI SOLLIEVO!

E così... finalmente, a quasi tre anni dall'alluvione parte ufficialmente la messa in sicurezza! Lunedì 20 aprile 2009, saranno affidati i lavori alle ditte che hanno vinto i relativi appalti banditi dal Soggetto Attuatore Provincia (del Commissario per l’emergenza post-alluvione) per la "messa in sicurezza" dei torrenti Bravo, Trainiti, La Badessa, Antonucci e Sant’Anna.
Con complessivi 2 milioni e 800mila euro, verranno risistemati i torrenti "con interventi di adeguamento, rimozione e, in alcuni casi di demolizione e riscostruzione" informa un comunicato stampa dell'ente intermedio, su calabriora, precisando che i lavori "non saranno utili solo a mettere in sicurezza (come se questo fosse poca cosa! ndr.) le aree di riferimento con evidenti benefici sulla viabilità, ma anche a sanare guasti di carattere ambientale che, proprio a causa dell’assenza di idonee opere di manutenzione nel tempo, hanno generato gravi problemi d’inquinamento lungo la fascia costiera della città capoluogo di provincia".
Risolte le pastoie burocratiche possiamo tirare un sospiro di sollievo? Forse è ancora presto per farlo, perchè due pensieri da niente riducono la portata tranquillizzante della notizia. Quali?
Il primo pensiero nasce dalla constatazione che nessuna precisazione è stata fornita dall'ente sulla aderenza degli interventi rispetto alle direttive del Piano Versace/Camilab. Se gli interventi fossero congrui alle prescrizioni ed ai suggerimenti del Piano perchè non dirlo? Tra l'altro sarebbe stata per l'intera comunità una rassicurante notizia constatare che contrariamente all'ente comunale, che ancora oggi annaspa nel voler comprendere ed attuare quel Piano, quello provinciale ne ha una precisa contezza! Auguriamoci sia solo un errore di comunicazione, piuttosto che un errore di metodo; su ciò qualche chiarimento sarebbe d'obbligo, non solo verso quei cittadini che ancora hanno incubi da allagamento... ma, ancor più, fornendo lumi derimenti all'amministrazione comunale, molte imprese edili del vibonese, assieme agli amministratori e dirigenti, tirerebbero più di un sospiro di sollievo !
Il secondo pensiero nasce dalla consultazione del sito dell'Ordine dei Geologi Calabrese, dal quale abbiamo estratto una recente comunicazione inviata proprio alla Provincia di Vibo. La lettera ha più o meno questo tono "Questo Ordine è venuto a conoscenza che l’Ufficio ATO 4 ha pubblicato un avviso per la formazione di un elenco di soggetti idonei a svolgere servizi di progettazione, direzione lavori, coordinatore per la sicurezza e collaudatori (...) chiarendo, al punto 2 che il suddetto avviso è aperto esclusivamente ad iscritti agli Ordini professionali degli ingegneri, degli architetti e dei geometri. Pertanto non viene contemplata la necessità di prevedere un elenco per gli studi geologici e consentire, così la partecipazione anche agli iscritti di questo Ordine" concludendo con l'invito a "procedere all’annullamento/rettifica dell’avviso pubblico (...) per consentire la partecipazione agli iscritti di questo Ordine e per rientrare nella piena legittimità del procedimento amministrativo. In mancanza di un Vs riscontro, questo Ordine attiverà ogni iniziativa anche legale per il diritto - dovere di tutela della professione di geologo ricorrendo eventualmente anche all'Autorità Giudiziaria."
La lettera è del 1 Aprile 2008, e si riferisce a incarichi sotto i 100 mila euro esclusivamente nell'ambito dell'ATO 4 ... ed ovviamente non avendo riscontro nè sul sito della Provincia nè in quello dell'Ordine di alcuna risposta... non ci pare uno "scherzo d'aprile" su cui ridere.
Alla luce di tale nota, domandarsi se alla stesura di quei progetti abbia partecipato, ed in quale ruolo, almeno qualche geologo, è cosa più che lecita!
Con due pensierini come questi - solo questi due - quanti tirerebbero un sospiro di sollievo nel vedere iniziare dei lavori su cinque torrenti contemporaneamente?

giovedì 16 aprile 2009

280 OPERAI A DIFESA DELLA DEMOCRAZIA E DELLA COSTITUZIONE!

"Il sottoscritto chiede di interrogare i ministri del lavoro e previdenza sociale e dell'interno, sull'inammissibile opera di intimidazionee di violazione delle libertà costituzionali praticata dalla direzione dello stabilimento Calci e Cementi di Segni di Vibo Valentia (Catanzaro) nei confronti dei propri dipendenti". Inizia così una interrogazione dell'On. Miceli, depositata alla Camera dei Deputati, nella seduta pomeridiana del 19 Luglio 1960. Circa 10 giorni prima si era svolto in tutta Italia uno Sciopero Generale, con le motivazioni classiche degli scioperi ma con la differenza che allora un certo Tambroni era solito applicare "metodi dissuasivi poco ortodossi" contro gli operai e gli studenti che osavano scendere in piazza. Tant'è che complessivamente lo sciopero generale di quel giorno costò la vita ad una decina di persone (5 delle quali solo in Sicilia) in tutta Italia.
In quel clima intimidatorio non deve essere stato facile, per molti operai di Vibo Marina, decidere di parteciparvi, eppure quegli operai "dai polmoni di cemento" vi parteciparono in massa...
"per la quasi totalità - 280 su 282 - l'8 luglio corrente hanno preso parte allo sciopero nazionale di protesta contro la rinascita del fascismo e contro l'eccidio di cittadini inermi nelle piazze italiane".
Perchè il parlamentare interroga il Governo?
Perchè tre giorni dopo quello sciopero, l'11 luglio 1960, la direzione dello stabilimento aveva notificato ai propri dipendenti una pesante diffida, che definisce la partecipazione allo sciopero generale una "infrazione agli obblighi derivanti dal contratto collettivo da annotare per eventuali future sanzioni nella cartella personale".
A difesa di quei lavoratori il parlamentare richiede "ai ministri interrogati di intervenire perché la direzione dello stabilimento Calci e Cementi di Segni di Vibo Valentia si decida al rispetto delle norme costituzionali ed in conseguenza ritiri le illegittime, quanto livide ed odiose diffide padronali, inviate l'11 luglio1960", anche perchè quei lavoratori calabresi erano da considerare autori di una "dignitosa e civile azione in difesa della Democrazia e della Costituzione!"

venerdì 10 aprile 2009

SI CONFERMA A 5000 ABITANTI LA SOGLIA PER I NUOVI COMUNI. LA I COMMISSIONE REGIONALE DIA IL VIA LIBERA AL REFERENDUM PER IL NOSTRO COMUNE!

Per quanti credono, come noi, che l'unica nostra possibilità di governare al meglio il nostro territorio costiero, risollevandolo dall'emergenza attuale, sia legata all'istituzione del nuovo comune di Porto Santa Venere, la notizia che giunge dal Piemonte è eccezionale perchè conforta tutto il nostro impegno.

E' stata infatti pubblicata nel B.U. del 02 Aprile 2009, n. 13 la Legge Regionale n.1o del 26 marzo 2009,"Modifiche alle leggi regionali 16 gennaio 1973, n. 4 (Iniziativa popolare e degli enti locali e referendum abrogativo e consultivo) e 2 dicembre 1992, n. 51 (Disposizioni in materia di circoscrizioni comunali, unione e fusione di comuni, circoscrizioni provinciali)".

Quali le motivazioni espresse dal legislatore, in quella regione?
"... Si è affrontato anche l'importante aspetto relativo all'abbassamento del limite della popolazione previsto per l'istituzione di nuovi comuni, attualmente fissato in diecimila abitanti dall' articolo 15 del Decreto legislativo 267 del 2000 ( Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), alla luce del mutato quadro costituzionale; la legge infatti abbassa tale limite a cinquemila abitanti, in sintonia sia con la realtà piemontese costituta da comuni con pochissimi abitanti sia con la legge regionale n. 15/2007 che prevede misure a sostegno dei piccoli comuni. La proposta di abbassamento muove anche dalla constatazione del palese disagio in cui spesso vivono le popolazioni concentrate in zone di confine tra vari territori comunali e lontane dai capoluoghi, condizioni che spesso non consentono ai residenti di fruire pienamente delle funzioni e dei servizi comunali. La novità prevista dal presente progetto di legge è avvallata da una interpretazione normativa secondo la quale, per effetto della riforma del Titolo V della Costituzione, è possibile affermare che la materia delle "circoscrizioni territoriali comunali" è rimessa alla competenza esclusiva regionale, comportando pertanto la possibilità per la Regione di legiferare in merito. A conferma della suddetta interpretazione, si segnala che recentemente la Regione Abruzzo ha approvato una legge che stabilisce il limite di cinquemila abitanti per i comuni di nuova istituzione. (...)"

Che cosa fa la Regione Piemonte con questa legge?
Stabilisce dunque che, per l’istituzione di un nuovo Comune, la soglia minima demografica necessaria è di 5 mila abitanti, dimostrando le nostre tesi di diritto, che ritengono definitivamente superato il limite di 10000 abitanti imposto dal TUEL! E così, con questa nuova legge la Regione recepisce il mutato quadro costituzionale, normando le realtà municipali piemontesi al suo territoro, costituito al 90% - come l'Abruzzo e come noi! - da comuni che a stento raggiungono quella soglia.
La lettura della nuova legge piemontese si rivela inoltre determinante per noi... perchè chiarisce l'iter dei progetti di legge legati all'istituzione di nuovi comuni all'interno della Commissione Consiliare competente.
Cosa deve fare in pratica la Commissione?
Semplice! La Commissione consiliare competente, ricevuta la proposta di legge, la esamina per constatare la completezza e correttezza della documentazione, esprimendo il proprio parere "solo in merito all'indizione del referendum consultivo".
In parole povere finalmente si chiarisce che il "giudizio di merito" non è da intendersi come un giudizio sulla opportunità o meno della proposta, se si può o meno istituire il comune, ma solo sulla completezza e correttezza della documentazione, circoscrivendo il "merito" - in questa prima fase - all'indizione del Referendum Consultivo.

E' quanto abbiamo affermato nell'Audizione in I Commissione dell' 8 maggio scorso: inizialmente il parere della Commissione è solo circoscritto a questo aspetto, trasmettendo al Consiglio per l'esame e approvazione ... la propria deliberazione favorevole all'indizione del referendum, constatata la completezza del Progetto di Legge!
Il proprio parere "in merito al disegno di legge" la Commissione dovrà difatti esprimerlo, in una seconda fase, soltanto dopo aver acquisito i risultati (entro 60 gg. dalla data di proclamazione dei risultati) del referendum, inviando successivamente al Consiglio - unitamente alla Proposta di Legge - la propria definitiva deliberazione.

E' da maggio che la nostra proposta non è riuscita a compiere un solo passo avanti rispetto all'iter legislativo, perchè relegata nelle "sabbie mobili" delle interpretazioni procedurali!
Oggi possiamo con più forza, assieme alle altre associazioni che si stanno impegnando per l'istituzione di nuovi comuni nella nostra regione, chiedere al Presidente della I Commissione ed al Presidente del Consiglio Regionale, l'applicazione coerente delle procedure previste, anche per non assistere ad un inopportuno svilimento dei diritti costituzionali dei cittadini calabresi che rispetto agli altri italiani hanno il solo limite di credere nel futuro della regione in cui sono nati.

mercoledì 8 aprile 2009

IN MEMORIA DEGLI "UOMINI DAI POLMONI DI CEMENTO"

E’ il 1939 l’anno in cui la “Società Italiana per la Produzione di Calce e Cementi di Segni" dell'ing. Leopoldo Parodi Delfino, avvia la costruzione della cementeria di Vibo Marina, che entrerà in attività produttiva nel 1944.
Dal 1949 in poi, con l’attivazione del secondo forno, la società aumenterà progressivamente la produzioni (terzo forno nel 1961; quarto nel 1967) fino al 1974, anno in cui l’ Italcementi, acquistatala dal Gruppo Cementi Segni, prenderà in mano la gestione della cementeria. Oggi la fabbrica è lì, con nuovi edifici, nuove attrezzature, nuovi operai.
Ho un ricordo particolare legato al succedersi di queste fasi gestionali ed è il cambio della scritta societaria sul taschino sinistro della tuta dell’operaio Rosario Montesanti, mio padre, deceduto nel 2001 perchè le pessime condizioni dei suoi polmoni non furono in grado di “sostenerlo” nella fase post-operatoria di un intervento coronarico.
Comprendevo all'epoca il mutare della denominazione aziendale solo perchè coincideva con una tuta nuova, di un blu intenso, che periodicamente lo ripuliva dal cemento. Abitavamo nelle Palazzine del Cementificio, una appendice della fabbrica, nelle quali la quotidianità era intervallata dagli eventi periodici promossi dall’azienda:
la festa di Santa Barbara, la consegna annuale delle borse di studio, il natale o la befana degli operai… persino le prime classi della scuola elementare le ricordo svolte nei pressi, al pari delle messe domenicali celebrate da Don Costa.

Il primo giorno di lavoro dell’aiuto meccanico Rosario Montesanti lo ricavo dal suo Libretto di Lavoro, 25 settembre 1944, assunto come aiuto meccanico, matricola 2600501, compenso orario lire 3,45. In pratica scopro solo oggi che appartenne al primo gruppo storico degli operai, quello indissolubilmente legato ai primi anni di attività della fabbrica.

La “vita degli operai” era per me un mistero, reso impenetrabile dalle mura della fabbrica; Rosario terminò nel 1979 il suo rapporto di lavoro con l’Italcementi, come saldatore specializzato di 1^ categoria, e nonostante nel 1977 avesse ricevuto il titolo di Cavaliere del Lavoro, della sua “vita da operaio” non ne ha mai voluto parlare.

Non ne parla tutt'ora nessuno, nè gli anziani operai che ancora è possibile incontrare tra le vie della città e nè gli attuali giovani assunti, figuriamoci quelli che lavorano per le ditte esterne.
Potrebbe sembrare una fabbrica senza storia, invece non è così. Nei giorni scorsi ho rovistato tra le foto di famiglia ed ho scoperto – guardando tra le diverse fatte in fabbrica –un sorprendente mondo di uomini e di relazioni, del quale sarebbe un peccato disperderne la memoria, non fare diventare questa memoria "patrimonio di tutti".
Conosco Pietro un ex dipendente che, con una passione inusuale dalle nostre parti, è riuscito a raccogliere in questi anni foto, documenti e tanto altro, costituendo un Fondo Fotografico Documentale unico. Più volte ha proposto agli enti locali, così come ai dirigenti della fabbrica, di promuovere almeno una mostra dedicata a quegli “uomini dai polmoni di cemento”, ma a parte qualche labile ammirazione a nulla fino ad oggi è valso il suo impegno.
Nel nostro paese mancano tante cose, troppe forse… e fin quando mancheranno resteremo privi delle ragioni per crescere insieme, nel rispetto comune delle cose e delle vite che hanno animato ed animano la nostra città!
Una delle cose che manca è anche un luogo in cui riscoprire quelle fasi della storia della nostra città e della nostra fabbrica.
E’ un triste primato avere nel nostro territorio una moderna azienda internazionale, che si caratterizza certamente per essere rimasta la più antica della provincia, che non abbia investito un solo euro nel valorizzare la storia dei suoi operai.
Ed è un altrettanto triste primato notare che i nostri enti locali non abbiano mai investito un solo euro o concretizzato un solo atto amministrativo in grado di garantire memoria e dignità alla sua comunità di operai.
Mi piace l’idea che con queste poche righe sia in qualche modo possibile dare vita a quelle vite, ed è con questo piacere che pubblico alcune foto in cui Rosario è sempre circondato dai suoi compagni. Pietro sarà contento nel vederle e chissà, magari troverà ancora la forza di insistere nel perseguire il suo obiettivo, oppure magari grazie alla vostra visione sarà possibile dare un nome e cognome ad ognuno di loro… Magari chissà... forse, grazie anche alle vostre segnalazioni, foto e quant’altro possedete sugli operai dell'Italcementi, potremmo ricostruire sul web il diritto alla memoria che ci viene negato in paese. Potrebbe essere una bella iniziativa provarci insieme.
Montesanti Antonio

lunedì 6 aprile 2009

ABRUZZO: SOLIDARIETA' PER OGGI, SOLIDARIETA' PER DOMANI!

Seguiamo con grande apprensione le notizie sul mortale terremoto che ha flagellato l’Abruzzo, ed esprimiamo tutto il nostro dolore.
Le foto che ritroviamo pubblicate sul Corriere.it fanno percepire la polvere, il dolore e la distruzione.
Di fronte a questa tragedia immane nessuno può starsene con le mani in mano, percui cercheremo nei prossimi giorni di organizzare qualche iniziativa solidale per qualcuno dei paesi distrutti.
Intanto esprimiamo grande vicinanza alle vittime: qualcosa faremo. E se adottassimo uno dei paesini distrutti?

domenica 5 aprile 2009

LA FALDA DI BIVONA, IL LETTO DEL SANT'ANNA E L'INCUBO VERSACE!

Si è svolto, nei giorni scorsi un interessante incontro (scarica articolo), presso la sede dell’Ordine degli ingegneri, al quale hanno partecipato oltre al primo cittadino, l’assessore ai lavori pubblici della Provincia, ed il Prof. Pasquale Versace autore del Piano omonimo che a torto fino a ieri è stato ignorato dagli enti locali, mentre recentemente, proprio il Tribunale del Riesame, nel respingere le richieste di dissequestro degli immobili oggetto dell’Operazione Golden House, ha sentenziato come in realtà il Piano Versace rappresenti una vera e propria direttiva di governo, e come tale doveva e deve essere recepito dagli enti territoriali! E così oggi si riparte da quanto doveva essere fatto 3 anni: incontri, tavoli tecnici, conferenze e chiarimenti.
Comunque sia... il Prof. Versace ha esposto i punti salienti del suo piano chiarendo a chiare lettere che "la situazione dei fossi dei torrenti nel vibonese è al limite, e che in questo momento non sono in grado di assorbire un aumento di qualunque genere della portata d’acqua!".
Ha ragione! A prova di ciò vi mostriamo una recentissima foto del ponte del Torrente S. Anna. Come si può ben notare l’alveo del torrente è nuovamente ricolmo di detriti e la portata della sua acqua – perennemente inquinata - continua a trasportare detriti e terre che stanno per chiudere nuovamente la luce del ponte!
Che fare? Qualcosa va fatta e presto! Il Sant’Anna è già oggetto di un intervento le cui modalità però sembrano andare in direzione opposta (cementificazione, intubazione e rialzo dei ponti) a quanto ritiene necessario lo stesso Piano Versace: rinaturalizzazione e allargamento!
Ancora una volta si predica bene e razzola male e così le parole pronunciate da Versace: “serve restaurare il territorio attraverso un allargamento dei fossi”... passano in sordina dinanzi alle ripetute contestazioni sul blocco edilizio.
E mentre le parole a vuoto si ripetono e nessuno le usa per informare sui modi e tempi degli interventi appaltati sui torrenti ... ci si dimentica di controllare lo stato dei luoghi.
Assurdo... mentre una enorme falda acquifera sotterranea mette a rischio le abitazioni di Via delle Calabrie, il Sant’Anna si alza pericolosamente dal suo letto.

Non vorremmo allarmare nessuno ma... cosa accadrebbe - già da oggi a Bivona - senza le pompe usate per deviare 800 litri al secondo d'acqua di falda nelle rete delle acque bianche? Cosa accadrebbe se un piccolo e diabolico tronco ostruisse fatalmente la luce del ponte sul Sant'Anna?
Chi... ci ha condannati ad essere nuovamente risommersi nel fango e nell’acqua?

giovedì 2 aprile 2009

PETCOKE: LA CAPITANERIA DI VIBO ORDINA LO STOP ALLO SBARCO!

Se la contemporanea spola tra le due navi petcokiere non fosse terminata ieri, 1 Aprile, non ci sarebbe da crederci... e invece è vero! L'incredibile - per quantità - sbarco di PetCoke di queste ultime settimane potrebbe essere l'ultimo!
Dal sito della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia estraiamo infatti l'intera ordinanza con la quale si è deciso dal 30 Marzo (due giorni fa) che nel nostro porto sono vietate tutte le operazioni di movimentazione, imbarco e sbarco di PETCOKE .
E' una ordinanza che rappresenta, per le motivazioni così ben esposte - non solo di tutela della salute ma anche di perdite economiche per gli impedimenti alla corretta e concorrenziale attività portuale - le ragioni percui su tale tema abbiamo dedicato molto del nostro impegno. Certo... se oggi si conferma pericolosa la "momentanea movimentazione" in banchina del PetCoke, ne consegue che la pericolosità della "stabile movimentazione" nel deposito di Portosalvo è 365 volte maggiore! E lì le responsabilità non sono certo della Capitaneria. Ora attendiamo di vedere cosa farà il comune (anch'esso presente alla Conferenza dei Servizi) al quale tutto si può perdonare, meno il fatto che una omissione d'atti autorizzativi, ispettivi o cautelari, mantenga ancor oggi a rischio la salute dei suoi cittadini. Nell'attesa, e ad ulteriore conferma che non si tratta di uno scherzo d'Aprile, pubblichiamo la notizia data stamani anche da CalabriaOra.
Grazie comunque! Questo primo passo dell'Autorità Marittima... ci consente di guardare con più speranza gli occhi dei nostri e dei vostri figli!

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI - CAPITANERIA DI PORTO – GUARDIA COSTIERA VIBO VALENTIA MARINA - Servizio Sicurezza della Navigazione e Portuale

ORDINANZA N. 06/2009
Il Capitano di Fregata (CP), sottoscritto, Capo del Circondario Marittimo e Comandante del Porto di Vibo Valentia Marina,
VISTA
la legge 28/01/1984 n. 84, recante “Riordino della legislazione in materia portuale” e successive modificazioni ed integrazioni;
VISTO
il Decreto Ministeriale 22/07/1991, concernente “Norme di sicurezza per il trasporto marittimo alla rinfusa di carichi solidi”;
VISTO
il Decreto Dirigenziale nr. 1077/07 del 31/10/2007, recante “Aggiornamento delle norme di sicurezza per il trasporto marittimo di carichi solidi alla rinfusa di cui agli allegati al D.M. 22/07/1991”;
VISTO
il D.Lgs. 152/2006, recante “Norme in materia ambientale”, e successive modificazioni ed integrazioni;
VISTA
la nota nr. 02.01.41/5828 in data 24/02/2009, con la quale questa Capitaneria di Porto ha indetto una Conferenza dei Servizi ai sensi e per gli effetti di cui alla legge 241/90, tesa ha conoscere i qualificati pareri di tutti gli Enti titolari di funzioni amministrative e/o tutorie in materia ambientale, al fine di procedere ad un esame congiunto delle problematiche scaturenti dalla movimentazione di materiali polverulenti nel porto di Vibo Marina, presso la banchina cd. “Bengasi”;

CONSIDERATO
che alla citata Conferenza dei Servizi, svoltasi il giorno 27/03/2009 nei locali di questa Capitaneria di Porto, hanno preso parte, oltre alla Scrivente, anche rappresentanti dell’Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia, dell’Amministrazione Comunale di Vibo Valentia, dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia, dell’A.R.P.A.Cal. di Vibo Valentia ed il Consulente Chimico del porto di Vibo Marina;

CONSIDERATO
che dalla cennata conferenza dei servizi è emerso l’unanime parere di tutti i partecipanti alla stessa, per i motivi in dettaglio elencati nel verbale redatto nella medesima giornata ed agli atti di questo Comando nonché di tutti gli enti intervenuti, di sospendere le operazioni di sbarco di Pet Coke nel porto di Vibo Marina a causa dell’impossibilità di scongiurare con le attuali tecnologie, sistemi ed attrezzature, il verificarsi di situazioni di criticità ambientale nei riguardi del sito interessato dalle attività portuali, nonché in quelli immediatamente limitrofi;

VISTA
la relazione depositata agli atti di questo Comando in data 28/03/2009 e redatta dal personale responsabile della dipendente Sezione Tecnica Difesa e Sicurezza Portuale, con la quale si segnala l’opportunità di interdire il traffico di Pet coke nel porto di Vibo marina. Dalla stessa emerge, infatti, che in base all’esperienza maturata nei mesi in cui si è svolto il citato traffico marittimo e nonostante le precauzioni imposte dalla Capitaneria di Porto con i vari provvedimenti autorizzativi allo sbarco del materiale, emessi ai sensi del D.M. 22/07/1991 come modificato dal D.D. 1077/2007, non è stato possibile con le attuali tecnologie – attrezzature – impianti impiegati dall’impresa portuale, scongiurare in modo “assoluto” l’accidentale dispersione di polveri del citato materiale. Dalla stessa relazione emergono, altresì, diverse e condivisibili valutazioni in merito alle problematiche di operatività – di onerosità – di competitività che tale tipologia di traffico, con le attuali navi utilizzate, produce in termini di ricadute negative sulla portualità vibonese. Anche condivisibili sono le ulteriori valutazioni in merito alla problematicità della gestione dell’ormeggio, in particolari condizioni meteomarine, di tali tipologie di navi, nonché della congestione provocata al traffico carrabile nelle aree portuali ed in quelle immediatamente limitrofe, con contestuali ricadute negative in termini di parametri di sicurezza connessi alla vicinanza di un deposito costiero di oli minerali;

RITENUTO
pertanto necessario procedere alla sospensione delle attività portuali inerenti la movimentazione di Pet Coke presso la banchina cd. “Bengasi”, al fine di evitare il verificarsi di potenziali situazioni di criticità ambientate sul sito portuale interessato ed in quelli immediatamente limitrofi.
Ciò almeno sino a quando l’impresa portuale operante ex art. 16 legge 84/1994, non si doti di impianti ed attrezzature con tecnologie e procedure operative tali da garantire il mantenimento e l’implementazione delle attuali condizioni di tutela della salute pubblica, della sicurezza dei lavoratori e di salvaguardia ambientale, finalizzati all’abbattimento totale delle emissioni polverulenti, attraverso, ad esempio, impiego di attrezzature e nuove tecnologie che utilizzino rigorosamente dispositivi completamente chiusi;

VISTO
l’art. 59 del Regolamento di Esecuzione del Codice della Navigazione (parte marittima);

VISTI
tutti gli atti d’ufficio.

ORDINA

(Articolo 1)
Nel Porto di Vibo Valentia Marina, con decorrenza immediata e fino a diversa disposizione, sono sospese le operazioni di sbarco/imbarco e la movimentazione sotto qualunque forma del materiale denominato “Pet Coke”.
Ai fini della corretta individuazione del prodotto indicato, il suddetto termine deve essere riferito alla relativa scheda tecnica di cui all’Appendice 1 del D.D. 1077/2007 in data 31/10/2007, il quale ha modificato l’appendice al D.M. 22/07/1991, recante “Norme per il trasporto via mare di prodotti alla rinfusa”.

(Articolo 2)
I contravventori alla presente Ordinanza saranno ritenuti penalmente e civilmente responsabili degli eventuali danni arrecati a terzi ed all’ambiente in conseguenza della loro condotta e saranno puniti a seconda dell’infrazione commessa, salvo che il fatto non costituisca diverso e più grave reato, ovvero più grave e/o diversa sanzione amministrativa, ai sensi dell’art. 1174 del Codice della Navigazione, nonché ai sensi delle pertinenti disposizioni sanzionatorie di cui al Decreto Legislativo 03/04/2006, n.152.

(Articolo 3)
E’ fatto obbligo a chiunque osservare e far osservare la presente Ordinanza che, entra in vigore con decorrenza immediata.
La relativa pubblicità verrà assicurata mediante affissione all’albo dell’ufficio, nonché previa inclusione alla pagina “ordinanze” del sito istituzionale
http://www.guardiacostiera.it/ e relativa, opportuna diffusione tramite i locali organi di informazione.

Vibo Valentia Marina, lì 30 marzo 2009 - f.to IL COMANDANTE C.F.(CP) Luigi PICCIOLI

mercoledì 1 aprile 2009

CASTELLO DI BIVONA: SE IL TAR SOSPENDE L'ITER... NOI NON SONSPENDIAMO LA MEMORIA!

Era prevedibile che gli esiti della gara d'appalto per i lavori di "Restauro conservativo e valorizzazione del Castello di Bivona", avrebbero dato il via a qualche ricorso... e così puntuale come l'ora solare apprendiamo da Il Quotidiano della Calabria che la ditta giunta seconda nella gara del 30 dicembre 2008 ha ottenuto dal TAR Calabria una sospensione provvisoria cautelare dell'atto, in attesa dell'udienza fissata per il 23 aprile 2009, nella quale decidere sul merito dell'annullamento degli atti relativi alla gara del Comune di Vibo Valentia.
Non c'è che dire... è l'ennesima prova dell'esclusivo privilegio che godiamo dall'essere governati da tali amministratori!
La cosa è ancor più sarcasticamente inverosimile se rapportata alle vicende della sfortunata "valorizzazione" del Castello di Bivona... che è databile all'estate del 1988.
In quell'anno il Nucleo Industriale di Vibo avviò i lavori per la realizzazione di strade e parcheggi, lotti e servizi, e gli sbancamenti lambirono il Castello, falciando il vicino agrumeto dei Gagliardi/De Riso, proprietari - ancor oggi - dell'antico maniero.
A nulla erano valse le richieste di molti cittadini di un fermo dei lavori rivendicando una sorte diversa per quell'area e per quel castello, percui dopo aver contattato le Soprintendenze di Cosenza e di Reggio, con un gruppo di amici di Vibo Marina, fummo costretti, una domenica mattina, a frapporci alle ruspe! Ovviamente con una sola visita degli Ispettori... non fu difficile dimostrare il valore del Castello e dell'Area intorno allo Stato Italiano - contrariamente alla cecità della dirigenza del locale Nucleo Industriale - tanto che dopo qualche mese, dall'11 gennaio 1989, molte di quelle aree vennero annualmente - e definitivamente - vincolate!
Fu così che gli sbancamenti si fermarono, le piante di agrumi risarcite e ripiantate... cominciò lo studio storico-archeologico del sito.
Perchè raccontiamo questa storia? Giusto per spiegare didatticamente ai più giovani che il tempo cambia le cose, alle volte in maniera imponderabile!
E' stata una sorpresa scoprire sul quotidiano di stamani che il Presidente della ditta ricorrente al TAR Calabria, la Cooperativa Costruzione Calabrese Scarl, porti il nome Lello Fusca... e che il ricorso sia stato presentato per le stesse ragioni delle nostre perplessità , su quel massimo ribasso, per un monumento al contrario di grande valore!
Ed a questo punto non ce ne vogliate se vi lasciamo immaginare quale fosse il nome, all'epoca, proprio del Presidente del Nucleo Industriale di Vibo Valentia.
Certo... quanto accaduto dimostra che la cecità nei nostri enti locali è rimasta allo stesso grado... ma fa impressione constatare che da imprenditori invece lo si è di meno!
Ma a parte gli scherzi della memoria... la sorte della valorizzazione del Castello di Bivona sembrerebbe all'epilogo, visto che è dal 2005 che non si riesce a spenderne il finaziamento con Fondi Europei 2000/2006!

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