mercoledì 29 settembre 2010

NOTTE ... AL CHIOSCO AZZURRO!

Intorno alle 4:25, di ieri notte, un ordigno è esploso distruggendo il Chiosco Azzurro di Vibo Marina, in località Pennello, nei pressi della ex Capannina. L'onda d'urto ha provocato danni alle abitazioni vicine. Sul posto sono intervenute le pattuglie del Norm di Vibo Valentia e della stazione di Vibo Marina, nonché i vigili del fuoco che hanno spento le fiamme.

martedì 28 settembre 2010

PENSIAMOCI BENE ...



Le opinioni degli studenti universitari sulla n'drangheta.
Il video è stato girato due giorni prima della manifestazione "NO 'ndrangheta" che si è svolta a Reggio Calabria il 25 settembre 2010

venerdì 24 settembre 2010

IL TONNO VIBONESE E LA MAMMA ... DI TUTTE LE RICERCHE!


Riportiamo per intero un articolo scritto da Ilaria Di Biagio per il sito web di Strill.it [vedi link, con belle foto] perchè ci offre informazioni ulteriori rispetto alle esistenti "vasche" dei tonni. Cercheremo si saperne di più.

Vibo Marina: scelta come uno dei siti per la ricerca internazionale del tonno rosso
"Il tonno rosso (Thunnus thynnus - Atlantic Bluefin Tuna) rappresenta sin dall’antichità una delle più importanti risorse marine internazionali sia dal punto di vista biologico, economico che sociale. Negli ultimi 20 anni la crescente domanda di tale risorsa, legata in particolare al mercato giapponese (sushi), ha causato un forte sovrasfruttamento dello stock ed una conseguente diminuzione della popolazione.
Il pericolo del collasso della pesca ed il rischio di estinzione della specie ha portato ad un aumento della pressione esercitata dalla Comunità scientifica, dalle Istituzioni e dalle associazioni ambientaliste. Per tale motivo quest’anno il governo italiano ha disposto una moratoria dell’attività di pesca con reti a circuizione (tonnare volanti).
Nel Tirreno meridionale (tra la costa occidentale della Calabria e nord-orientale della Sicilia) esiste l’unica area di riproduzione naturale del tonno rosso in acque italiane.
Per questo motivo a partire dal 2005 l’area di Vibo Marina è stata scelta come uno dei siti per la ricerca internazionale finalizzata alla conservazione di questa importante risorsa marina.
Lo scopo di tale sperimentazione, che coinvolge l’intera Comunità Europea, e che vede i siti riproduttivi in Spagna, Malta e Italia, consiste nella messa a punto di una tecnologia per l’allevamento sostenibile di tale specie che consentirebbe di soddisfare la forte richiesta di mercato svincolando la necessità di prelievo di individui dalla popolazione selvatica.
Nel 2008, a Vibo Marina, è stato possibile ottenere per la prima volta al mondo, a seguito di un trattamento ormonale, una grande quantità di uova da riproduttori in cattività.
Il risultato è più che migliorato nei due anni seguenti (il periodo riproduttivo è compreso tra giugno e luglio). Il controllo della riproduzione in cattività rappresenta il primo passo per chiudere il ciclo di allevamento, ma il percorso per completarlo, è solo all’inizio."

mercoledì 22 settembre 2010

CHI "COLTIVA" LONGOBARDI?


Mentre aspettiamo l'esito delle indagini e del processo, apprendiamo dalla stampa della scarcerazione di Brasca. Ne diamo giustamente notizia, così come riportiamo che le sue dichiarazioni, con le quali si conferma totalmente estraneo alla vicenda: "Sono profondamente mortificato per quanto accaduto e posso solo definirmi una vittima della situazione non certo l’autore di una siffatta e ripugnante condotta. Non si diventa delinquenti a 62 anni dopo una vita dignitosa e rispettosa della legge".

A questo punto non rimane che scoprire chi coltiva a marijuana i terreni di Longobardi!

domenica 19 settembre 2010

ANCORA MARIJUANA: MA CHE SUCCEDE A LONGOBARDI?

Una ennesima piantagione di marijuana è stata scoperta a Longobardi, a pochissimi metri dal bivio della ss 18, dagli uomini della Compagnia Carabinieri di Vibo Valentia, diretta dal capitano Stefano Di Paolo. La piantagione, oltre 150 piante di oltre 2,5 metri di altezza ed in avanzatissimo stato di maturazione,erano state coltivate lungo uno scosceso costone di montagna, quasi a strapiombo sulla statale 18, ed erano protette dagli occhi indiscreti degli elicotteri della Benemerita da un fitto castagneto. I Carabinieri, che hanno scoperto la vasta coltivazione durante un pattugliamento a piedi nei boschi alle porte del capoluogo, appena si sono trovati nella terrazza naturale adibita a campo di canapa, sono rimasti a bocca aperta. Infatti, le numerosissime piante erano talmente cariche di foglie, semi e fiori, che erano letteralmente piegate a terra, incapaci di sorreggerne il peso. Il terreno, per favorire la crescita e l’aumento del principio attivo della droga, era inoltre costantemente rifornito d’acqua da un tubo di oltre 60 metri che correva tra la fitta vegetazione sino ad arrivare al pozzo di una proprietà terriera posta a poca distanza. Un sistema davvero ingegnoso e che assicurava discrezione ed efficacia all’illegale coltivatore. Data il complesso ed efficace sistema produttivo i Carabinieri hanno deciso attendere per 5 giorni che si facesse vivo il produttore. E così è successo ieri pomeriggio quando, Francesco Leonardo Brasca, insegnante 62enne di Vibo Valentia ed ex-sindaco del Comune nei primi anni ’90, ha fatto la sua comparsa nel proprio terreno. Immediatamente gli uomini dell’Arma sono sbucati fuori dai loro nascondigli nella vegetazione intimandogli l’alt e chiedendo spiegazioni sulle centinaia di kg di marjiuana che crescevano rigogliosi a poca distanza, ed il cui inconfondibile odore si avvertiva in tutta la zona. Lui, senza perdere il sorriso, si è limitato ad accollarsi la titolarità del terreno e la responsabilità di tutto quanto vi si trovasse sopra. Sono quindi scattate le manette con l’accusa di coltivazione illegale di canapa indiana e tutta l’illegale coltura, previo campionamento, è stata distrutta con il fuoco sul posto.
Sorprende però, più del fatto che il produttore sia stato un sindaco di Vibo Valentia, la costatazione di come Longobardi, un tempo famosa per le sue uva zibibbo, dopo le frane assassine del 2006, sia divenuta in questi anni luogo privilegiato per la coltivazione di canapa indiana: non si contano più le coltivazioni individuate dai Carabinieri in quell'area, alle quali vi sono scoperte dedite intere famiglie! Se il coltivatore scoperto oggi è addirittura un insegnante ed ex sindaco... vien dunque da domandarsi con inquietudine: MA CHE SUCCEDE A LONGOBARDI?

fonte: strill.it

sabato 18 settembre 2010

OCCHIO ALLE ... TANGENTI/ALI!

Mentre tutti si lamentano che a Vibo non si può più costruire dopo l'alluvione conforta che un'ulteriore inchiesta giudiziaria prenderà il via lungo la Tangenziale Ovest: lì, lungo quelle colline che sovrastano il territorio costiero è già stato costruito di tutto, comprese montagne di cemento armato per sostenere quella che avrebbe dovuto essere la Tangenziale Ovest (per quella Est recentemente è stata chiusa un'indagine), che a sua volta doveva sostenere palazzi e palazzoni compresi tra rione Cancello Rosso e contrada Gallizzi. Mentre tutti i palazzi previsti sono stati costruiti (tanto da rendere impossibile variarne il tracciato) la strada è ferma da 5 o 6 anni, perchè prevista proprio sul ciglio estremo della collina, che ovviamente lentamente scivola ... portandosi dietro gran parte dei muri di sostegno realizzati per l'ardimentoso tracciato! Sulla pubblica infrastruttura ora l'autorità giudiziaria ha aperto gli occhi, vuole vederci chiaro sull'opera e le responsabilità tecniche o amministrative.
Non sarà facile di mostrare che dell'opera in realtà non interessava niente a nessuno (nessuna voce in questi anni si era levata contro il rischio della sua mancata realizzazione) e che il vero scopo era quello di consentire l'edificazione di un area ad altissimo rischio idrogeologico "protetti" dalle opere di contentimento della infrastruttura.
Sarebbe interessante scoprire, prima che quelle "opere d'arte contemporanea" di cemento disarmato scivolino a valle ... (sopra le nostre teste ovviamente) ... se vi sia un "lagame" tra gli amministratori e tecnici (che a vario titolo negli anni hanno avuto a che fare con la cosiddetta Tangenziale Ovest) ed i costruttori (o i proprietari) delle palazzine costruite appena sopra!
Le case sono tante e la strada è una sola (anche se a breve vi sarà una bella funivia)!
Ma se non emergerà alcun legame, ci sarà da preoccuparsi perchè quelle palazzine ... non potranno che caderci addosso alla prossima furia delle acque! Anche perchè solo un forte "legame" al terreno può mantenerle in piedi!

Per saperne di più leggi l'articolo di oggi sulla Gazzetta del Sud!

venerdì 10 settembre 2010

POTABILITA' DELL'ACQUA: NESSUN PROBLEMA ... E' COMPROMESSA COME SEMPRE DA FERRO, MANGANESE, AMMONIACA, COLIFORMI TOTALI, ESCHERICHIA E STREPTOCOCCHI!

NON COMPRENDIAMO il senso del Comunicato di ieri dell'ARPACAL, percui forse è il caso di chiedere a tutti voi se lo scopo era quello di tranquillizzare o allarmare! E allora pubblichiamo per intero il testo redatto dalla dr.ssa Annamaria Albano ed il dr. Francesco Maria Russo, dirigenti rispettivamente del laboratorio bionaturalistico e del laboratorio chimico del Dipartimento provinciale di Catanzaro dell’Arpacal, diramato ieri, per puntualizzare alcuni elementi emersi da articoli sui quotidiani calabresi in merito alla vicenda della potabilità dell’acqua distribuita nella rete idrica di Vibo Valentia.

“Le analisi effettuate dai nostri laboratori – dichiarano i due dirigenti Arpacal – evidenziano che la potabilità dell’acqua distribuita nella rete di Vibo è stata e continua ad essere compromessa da fattori legati alla linea di adduzione, e precisamente dall’impianto di potabilizzazione che usa le acque del Bacino del Lacina, compreso nei territori dei comuni di Brognaturo, San Sostene e Cardinale.

I livelli di compromissione sono variabili, e sono sia chimici e sia batteriologici; chimicamente si rileva spesso la presenza di Ferro oltre i limiti normativi, Manganese a livelli vicini ai limiti normativi, ammoniaca.

Batteriologicamente sono spesso presenti contaminazioni da Coliformi Totali, Escherichia Coli e Streptococchi Fecali”.
“La situazione – proseguono i dirigenti Arpacal – è purtroppo ben nota fin dal 2005-2006 e risiede in un “errore tecnico” durante la fase di riempimento del bacino, laddove è stata lasciata la vegetazione presente sul terreno semplicemente sommergendola.

Inoltre, in un recente controllo, è stato verificato uno dei principali influenti del bacino, risultato inquinato da presumibili scarichi civili o da deiezioni animali”.
“La presunta contraddittorietà dei dati, commentata dall’ex assessore Greco – continuano i dirigenti Albano e Russo dell’Arpacal – è assolutamente da contestare; chiunque lavori in un laboratorio analitico che si occupa di matrici in continua evoluzione, sa che l’esito dipende dal momento del campionamento. Non è del tutto errato che il livello di clorazione è importante nel salvaguardare l’acqua potabile da inquinamenti di tipo batteriologico, ma di contro può poco di fronte ad inquinamenti di tipo chimico come quelli riscontrati. In più, l’ASP di Vibo Valentia, fin dal 16 agosto scorso, è costantemente sul territorio a monitorare la situazione e rifornisce continuamente i laboratori dei campioni necessari, prescritti dalla vigente normativa, al fine di salvaguardare la salute pubblica e i laboratori, da parte loro, rispondono negli stretti tempi tecnici”.

Comunicato Stampa estratto dal sito ufficiale dell'ARPACAL

lunedì 6 settembre 2010

QUELLO STUPEFACENTE ... RUMORE DEL TRENO!


Nuova operazione antidroga degli uomini della Stazione Carabinieri di Vibo Marina, con l'arresto di due persone e la scoperta di una vasta piantagione di canapa indiana. In manette sono finiti S. Mantella, 36 anni, e F. Virdo', 27 anni, gia' noti alle forze dell'ordine, ritenuti responsabili di coltivazione di sostanze stupefacenti. Gli uomini dell'Arma, da tempo si erano accorti della vasta piantagione di canapa indiana che era stata abilmente allestita nella frazione Longobardi di Vibo.
La piantagione, costituita da centinaia di esemplari di cannabis indica di altezza compresa tra 1,5 metri e 2,5 metri, in avanzatissimo stato di maturazione e gia' pronte per essere raccolte e successivamente smerciate, era stata suddivisa in tre piazzole allestite in un terreno demaniale proprio a ridosso di alcuni alberi secolari, in modo che dall'aria fosse praticamente impossibile individuare la coltura data la sua ristretta ampiezza e l'asprezza del terreno. Inoltre i due, per non essere notati andavano e venivano dal loro illegale campo seguendo una delle molte fiumare presenti in zona, in modo da non lasciare tracce sul terreno e sfuggire cosi' anche al fiuto dei cani. Come se non bastasse Virdo' e Mantella avevano realizzato il tutto proprio a pochi metri dalla linea ferroviaria costiera che, con il continuo passare dei convogli, copriva il rumore dei loro passi e delle potature alle piante.
I militari, pero', non solo hanno scoperto la coltivazione, costituita da oltre 400 piante per un peso complessivo ben superiore ai 600 kg ed un valore di mercato prossimo ai 20 mila euro, ma hanno anche trovato il modo di arrivarci percorrendo un altro sentiero che nemmeno i coltivatori avevano scoperto.
Quanto i due, approfittando del passaggio dell'ennesimo treno per nascondere il rumore dei propri passi in avvicinamento alla piantagione, sono finalmente arrivati a destinazione ed hanno cominciato a raccogliere i frutti del loro illegale lavoro, nel tagliare alcune delle piante piu' alte, si sono trovati davanti tutti i militari della Stazione di Vibo Marina al completo che, in pochi attimi, li hanno immobilizzati dichiarandoli in arresto con l'accusa di coltivazione di sostanze stupefacenti.

fonte: strill.it

sabato 4 settembre 2010

CALABBRIA ...

E' un frammento che raccoglie il tutto... E' limite e soglia, il seme e la speranza, l'alba del giorno primo e l'orizzonte oltre il confine. E' l'essere che è capace di uscire dal palcoscenico. E' il coraggio di guardare oltre e di esplorare, senza pudore, il passato. E' futuro e non nostalgia, non retorica o ipocrita sociologia da salotto, dibattito... propaganda. E' capire l'essenza e non fede o fatalismo. Non è la fuga o la resa ma saper fare memoria senza strabismo. E' la dignità che delinea l'argine. E' libertà di pensare e dire che sfugge dal cliché. E' saper guardare dentro, nel profondo... senza sconto... Capire le radici, riscoprire i valori di quell'umanesimo che è stato il sale della terra, le fondamenta dell'eguaglianza e della civiltà. Ritrovare la cultura, la poesia, il pensiero, la bellezza come bene comune che è valore e non merce, che è condivisione e non barriera. Non è nascondersi dietro ad un altare o un simbolo. E' indipendenza e sogno, rabbia e amore, che possono ancora svegliare la coscienza, uscendo da ogni schema, da ogni copione, per ritrovarsi e correggere il solco della storia... spostare la vela per dirottare il vento dove il bene è più forte del male. E' responsabilità individuale e collettiva di un popolo, cioè dell'insieme di me e te. E' la consapevolezza che il futuro è nelle proprie mani e ci vuole forza per afferrarlo e costruirlo... con fatica da manovali... con le mani di chi può ritrovarsi se non vuole perdersi ancora, se non vuole solo sopravvivere ma vivere! E' l'ammissione che soli non siamo nulla e che la vita è l'insieme con gli altri... è oltre la siepe, il bosco, la montagna, il lago ed il mare.... oltre ogni muro o barricata... E' l'incontrarsi, senza timore, con ciò che eravamo o che erano... E' questa la civiltà che vincerà il tempo... perché non avrà cancello o limite! Solo nel ritrovarsi, guardando nel profondo di sé e dell'altro, fin dove si scorge la coscienza addormentata, e risvegliandola farne il cuneo per trafiggere il muro, bruciare la cortina, strappare la catena... salire per la via che guarisce e che fa liberi... vivi e liberi!




E qui di seguito il testo "Calàbbria" di Giusy Gullo...

"Calàbbria"di Giusy Gullo

Ultimamente si sente parlare di Calabria. Siete contenti, calabresi? Si parla della nostra terra, che fino a qualche anno fa esisteva solo nelle cartine geografiche, luogo in cui trovava la sua unica, totale e schietta definizione: la punta dello stivale. Punto. Ora invece no. Si parla di noi nei Tg, si parla di noi nei giornali, nei libri, si parla di noi durante una quantità di conferenze in tutta Italia.Calabria. Calàbbria in dialetto calabrese, Καλαβρία in greco. Terra scelta dai Greci per le loro colonie, così grandiose da guadagnarsi l'appellativo di Magna Grecia e così importanti da superare, in alcuni casi, la stessa madrepatria. E poi romani, bizantini, normanni. La bellezza, in tutte le sue forme. Ma il passato è passato e nutrirsi di ricordi, vivere su quel che è stato ma non è più, è tanto bello quanto controproducente. Ormai non si parla più da un pezzo di Calabria per narrarne lo splendore dei luoghi, della parte sana della nostra cultura, per narrare il calore delle nostre persone e della nostra terra che brucia, sì, ma per motivi diversi.
In Calabria ormai esiste una sola concezione. Non si vive per vivere. No. Si sopravvive e si finge di vivere. Fingiamo di vivere guardando e vivendo delle scene per le quali spesso ci indigniamo e che altrettanto spesso consideriamo "parte di noi" cercando di autoconvinverci che quella nostra recita, quel nostro prendere parte ad una rappresentazione teatrale (nella quale il ruolo che ricopriamo è quello di burattini, più o meno consapevolmente) sia la via da seguire, quella corretta. E lo pensiamo perché le nostre menti sono ristrette ad un'ottica che ci è stata imposta, delle definizioni che ci sono state date e in quanto tali ci appaiono scontate. Ma non sono scontante. E se soltanto un attimo fossimo in grado di mettere la testa fuori da quel palcoscenico, se riuscissimo a slegare i catenacci invisibili che ci hanno messo addosso, se riuscissimo solo per un momento a dare un'occhiata fuori dalla nostra gabbia, e da fuori guardare noi stessi mentre viviamo meccanicamente le nostre vite prestabilite e svolgiamo trame già scritte da altri per noi, ci troveremmo davanti ad un'immagine blasfema, volgare, offensiva. Un'offesa che ci viene fatta da altri e che ci rende a sua volta offensivi. Qui (fuori) si parla di Calabria quasi fossimo degli extraterrestri. "I Calabresi sono brave persone", dicono i più magnanimi. Come se qualcuno dovesse e potesse realmente giudicarci "dall'esterno", come "diversi". Come se fossimo qualcosa da guardare con occhiali differenti da quelli utilizzati per guardare al resto del mondo.Conterranei, non vi offende tutto ciò? Sì, offendiamoci. E nell'offenderci guardiamoci. Guardatevi, guardatemi. Io l'ho fatto. Mi sono guardata e vi ho guardato. Mi sono offesa ed ho provato a capire il motivo per cui tutto ciò avviene. E tutto ciò avviene, dal mio punto di vista perché il male, vogliamo o non vogliamo, esiste. Esiste ovunque. E ci sono alcuni posti in cui il male fa male. Soltanto. E poi altri posti, e uno di questi è la Calabria, in cui il male non soltanto fa male, ma ammala. Infetta. E noi, siamo infettati. Sopravvivenza è la parola chiave, sopravviviamo nell'infezione che dilaga. Siamo untori pieni di bubboni.Ora la questione è: è possibile guarire? Io credo di no. Non ora. Purtroppo, non dipende soltanto da noi. Però potremmo iniziare ad assumerci le nostre responsabilità e provare a smettere di recitare in quel teatro cercando di guardare le cose da un'altra prospettiva. Quella pulita. Quella giusta. Nella quale la cultura assume un ruolo fondamentale. Nella quale non è la sopravvivenza ad interessarci, ma la vita. E la vita è consapevolezza, amore, bellezza. Cosa c'è di tutto ciò, ora, da noi? La bellezza è avvelenata, l'amore troppo spesso taroccato, la consapevolezza è solo la maschera con cui il male si presenta ai nostri occhi. La nostra consapevolezza è una consapevolezza falsata. La verità e i valori da noi sono completamente stravolti. E non è soltanto colpa della maggior parte dei media che ci manipolano dalla testa ai piedi. La loro colpa non è di creare il male, ma di mantenerlo. Un habitus malato, il nostro, che si mantiene nell'ignoranza, nell'acquiescenza, nell'assuefazione. Ciò che è abituale coincide con "normale" quindi tutto ci par essere, appunto, normale. Una normalità anomala che va tagliata alla radice.E non sono io chi sradicherà quest'albero contaminato. Non da sola, perlomeno. Perché l'azione di uno (o di pochi) si perde (se va bene) tra le risa della gente. Sono più furbi di noi, loro. Dobbiamo capirlo. E' il primo passo, ammettere la forza mentale e materiale di certa gente rispetto a noi. Che non siamo cattivi, siamo solo malati. Innocentemente e ingenuamente malati.
Anni fa, avevo 11 anni. Ero andata a mangiare una pizza in un posto vicino casa mia con tre amici, i miei migliori amici d'infanzia. Mangiata la pizza, siamo andati fuori dal locale a giocare. Si sono avvicinati tre ragazzi che conoscevo perché erano vicini di casa. Loro avevano sui 15 anni e io, bambina, li vedevo "grandi". Hanno iniziato a prendere a schiaffi i miei amici. Dietro il collo. A voler marcare il territorio, a avvertirli che lì comandavano loro. Solite scenate da bulletti insomma. Non mi hanno sfiorato, ma tremavo. Poco dopo è arrivato il proprietario. Conoscevo anche lui perché andavamo spesso lì ed era sempre gentile con noi. Un anziano signore dal viso segnato e le mani rozze. Ha visto la scena, si è avvicinato e ha fatto sedere i tre ragazzi su una panchina lì accanto al locale, mentre io con occhi terrorizzati continuavo ad osservare. Ha dato tre schiaffi a ciascuno di loro, a giro. Dicendogli in dialetto di non permettersi mai più di toccarci, perché noi eravamo a "casa" sua. Uno dei tre, il più in carne, col viso rosso piangeva e lo pregava di smettere. Ha smesso e i ragazzi ci hanno chiesto scusa. "Giocavano".Io cos'ho pensato? Ho pensato che quel signore fosse un eroe. Superman, o qualcosa di simile. Quel signore che qualche anno dopo hanno ucciso a duecento metri da casa mia. Quel signore che non so chi fosse, ma certo, e lo so per certo, non era un eroe. I tre ragazzi oggi? Uno in galera, uno morto ammazzato a 23 anni, l'altro, non ne ho più saputo niente.Ecco. Quegli occhi di me bambina quel giorno, sono gli occhi con cui molta (molta, non tutta) Calabria oggi è costretta, nello stesso modo in cui lo ero io a quel tempo, a guardare al male. Quel male, in quel contesto, è l'unico bene possibile. E' accoglienza e protezione. E' tranquillità e ordine. Ecco, dunque, l'idea generale: che volere di più?

estratto da:
http://www.casadellalegalita.org

giovedì 2 settembre 2010

E' NECESSARIO CAPIRE ...?!


Perdita di carburante, rischio inquinamento.
Interessata la rete industriale delle acque reflue che collega il Porto all'impianto di depurazione.

«Tutto sotto controllo, nessun pericolo, ma è necessario capire perché ciò si è verificato». L'ing. Filippo Valotta, dirigente dell'ufficio tecnico del Consorzio industriale ha seguito da vicino tutte le operazioni messe in atto per prevenire qualsiasi tipo di inquinamento o di possibile esplosione. Il carburante intercettato nella stazione di sollevamento della condotta industriale delle acque reflue che collega il Porto di Vibo Marina alla piattaforma di depurazione di Portosalvo è stato aspirato senza alcun problema nel giro di poche ore. All'interno della grande botola, in via Amerigo Vespucci, a due passi dal distaccamento dei vigili del fuoco, si era concentrata una enorme quantità di liquami mista a idrocarburi, molto probabilmente benzina.L'allarme è scattato nella prima mattinata di ieri: alcuni abitanti della zona hanno notato la fuoriuscita di liquido maleodorante dal tombino ed hanno immediatamente allertato il vicino distaccamento dei vigili del fuoco da dove in pochi istanti sono partite le necessarie segnalazioni a tutti gli organismi competenti. Nel giro di poco tempo sul posto sono arrivate tre squadre dei vigili del fuoco dotati di pompe autospurgo e mezzi antincendio che hanno agito sotto le direttive del comandante Antonio Casella, uomini della Capitaneria di Porto, funzionari dell'ufficio ambiente del Comune, tecnici dell'Arpacal e personale specializzato dei depositi costieri (Meridionale Petroli e Agip).
In via Vespucci anche i tecnici del Consorzio industriale, che hanno operato su precise indicazioni dell'ing. Valotta. Prima dell'inizio di svuotamento della stazione di sollevamento effettuato con pompe dei vigili del fuoco e dalle autobotti dell'Ecosistem di Lamezia Terme, due palazzine vicine sono state temporaneamente e precauzionalmente evacuate, mentre la strada è stata interrotta al traffico. «In questi casi – ha spiegato il comandante dei vigili del fuoco Antonio Casella – i rischi di esplosione o di incendio potrebbero essere sempre in agguato. Meglio andarci cauti». Sulla base di quanto accertato, nella condotta delle acque reflue, realizzata nel 2007 dal Consorzio industriale, utilizzata per gli scarichi dei depositi e per raccogliere l'acqua di sentina che portano le navi che attraccano al Porto, la presenza di benzina è un fatto estremamente insolito, che di fatto ha portato all'immediato blocco della stazione di sollevamento per evitare, in questo modo, che il pericoloso carico inquinante arrivasse alla piattaforma di depurazione. In base a quanto è stato possibile accertare le autobotti hanno aspirato un carico di circa 12 metri cubi di liquami smaltiti negli impianti di Lamezia Terme.
Sulla vicenda sono ora in corso indagini da parte della Questura per capire perché tutto ciò sia potuto accadere; perché il carburante (benzina o gasolio poco importa) sia potuto finire nella condotta industriale «che – ha spiegato l'ing. Valotta – è una linea a pressione, ovvero "chiusa", ciò significa che parte dal Porto e finisce nella linea industriale di Portosalvo, non esiste alcuna deviazione».
Un percorso di circa 5 chilometri "puntellato" da quattro stazioni di sollevamento, senza alcuna deviazione lungo il tragitto. La prima ipotesi, pertanto, è che il carburante possa essere entrato dal punto di partenza. Se così fosse, la domanda che sorge spontanea è: si tratta di un errore umano o di una manovra escogitata da qualche furbetto per deviare altrove il carburante? A questo interrogativo dovrebbero dare una risposta gli investigatori intervenuti sul posto, che hanno stilato un dettagliato rapporto attualmente al vaglio della Procura della Repubblica che intende fare piena luce sull'accaduto.

di Nicola Lopreaito

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