venerdì 26 marzo 2010

LA TONNARA RIVIVRA' CON IL PARCO MARINO!

In Calabria, e nella provincia vibonese poi, un blogger è stato scelto per "rianimare" un parco marino! E' certamente questo l'aspetto al quale intendo dedicare queste due righe sul web.
Ovviamente per seguire nel dettaglio la notizia vi linko ad un blogger [link a Rosso Fajettu] e ad un altro seguitissimo sito web [link a Vibomarina.eu]!

L'impegno e la passione, l'attività di studio o di denuncia, le proposte e le iniziative messe in atto da quando il blog è attivo ... sono tutte quì, visibili, scaricabili, condivisibili!
Una cosa però va sottolineata: l'esperienza da blogger insegna il valore positivo dell'informazione messa in rete! Le informazioni, i documenti, le semplici notizie locali ... messe in rete diventano patrimonio comune, col duplice vantaggio di coinvolgere nelle responsabilità quanti la rivendicano, ma ancor più ... di riportare alla responsabilità quanti la disattendono!
Non so quanto si potrà fare ... ma sono sicuro che quanto sarà fatto non potrà che essere messo in rete, per essere condiviso prima ancora di essere realizzato!
Una cosa però terrò sempre presente:
Privilegiare sempre relazioni con chi ha sogni ed obiettivi collettivi! Ne ho conosciuti molti in questi anni. Esistono e quando li incontri non hai bisogno di dire nulla perchè te li ritrovi affianco operativamente, solidali.
Una "mission sociale" esiste, seppur offuscata da molti egoismi; l'ho scoperta nelle imprese locali, negli organismi statali, nelle università, nella politica: basta riconoscerla e renderla visibile più del resto.
Chi ha tali visioni, nello svolgere i suoi compiti, và segnalato ed è con questo spirito che metto in evidenza l'impegno dell'Assessore Regionale all'Ambiente Silvio Greco, che ha condiviso con noi un sogno:
sottrarre la Tonnara di Bivona dall'evidente ed ingiustificato abbandono e farla diventare sede del Parco Marino, oltre che museo della inestimabile cultura del mare che la nostra regione possiede!
E' un impegno per il quale vale la pena di spendersi ed è per questo impegno che segnalo integralmente un comunicato stampa diramato pochi minuti fa dall'assessorato [link]:

"L’ex tonnara di Bivona sede del Parco marino vibonese.
Giunge alla stretta finale la vicenda del Parco Regionale che tutelerà le risorse marine di S. Irene, Vibo Marina, Pizzo, Capo Vaticano e Tropea. (...) L’assessore all’Ambiente Silvestro Greco, sin dal novembre scorso aveva chiesto al Comune di Vibo Valentia l’assenso alla utilizzazione dei locali della ex tonnara di Bivona, recentemente ristrutturati, per allocarvi la sede dell’Ente Parco e altre iniziative di carattere storico e culturale incentrate sull’ambiente marino e sulle attività di pesca. La stessa Giunta regionale, nel gennaio 2010 ha promosso un’intesa tra pubbliche amministrazioni per il riutilizzo dei locali dell’ ex tonnara. Oggi l’assessore Greco ha invitato il dirigente del settore pianificazione territoriale del comune di Vibo Valentia, a disporre, a norma dell’art. 38 del codice della navigazione, l’occupazione anticipata della tonnara da parte dell’Ente parco regionale, attesa l’urgenza di provvedere alla custodia e all’utilizzo dell’immobile, che, allo stato corre il rischio di deperimento e di atti vandalici. La frazione Bivona avrà quindi nuovo impulso economico e culturale."

E' grazie a questi esempi che è possibile invertire anche il destino più nero!

Antonio Montesanti

mercoledì 24 marzo 2010

VIBO MARINA POTRA' RICHIAMARSI PORTO SANTA VENERE!!!


Mentre si continua ad usare sempre più il termine "marinate" per indicare (ingiustificatamente, come sempre) i centri costieri, la VI Commissione Consiliare della Città di Vibo Valentia dona ai futuri suoi amministratori un atto di grande importanza per la nostra storia, la nostra identità ed il nostro futuro.
Recependo in toto quanto deliberato dal Consiglio della IV Circoscrizione in data 26 febbraio 2008 con Del. N. 3, nella quale si esprime parere favorevole a ridare alla frazione la nuova (ed antica)denominazione di Porto Santa Venere, la VI Commissione Vibo Marina, lo scorso 2 marzo, dopo aver letto ed acquisito agli atti la relazione richiesta da alcuni Commissari riguardante le ragioni storiche per cui ridare alla città costiera il suo antico nome, ha espresso parere favorevole all'unanimità dei presenti, per la variazione di denominazione della frazione Vibo Marina in Porto Santa Venere.

Diamo notizia di questo importante atto amministrativo, allegandone i deliberati [scarica pdf], perchè convinti del suo enorme valore.

Valore storico ma ancorpiù fortemente amministrativo, poichè espressi da organi elettivi e rappresentativi della nostra collettività.

Abbiamo più volte scritto ed approfondito il tema della inspiegabile scomparsa dell'antico nome di Porto Santa Venere.

Oggi esiste un atto amministrativo che, comprendendone favorevolemente le ragioni, chiede al Consiglio Comunale della città di recuperare alla memoria storica un patrimonio comune: dell'identità della sua comunità costiera.

Siamo convinti che la STORIA ... consentirà alla prossima consiliatura di non trascurare un simile impegno!

lunedì 22 marzo 2010

IL PISU ...DEL SILENZIO! I Progetti Integrati di Sviluppo Urbano del Por Calabria 2007-2013

Riprendiamo dal sito web della Regione Calabria:
Stipulate le apposite convenzioni legate all'attuazione del PISU i Comuni interessati. Erano presenti anche i sindaci: Rosario Olivo (Catanzaro), Salvatore Perugini (Cosenza), Franco Sammarco (Vibo Valentia), Peppino Vallone (Crotone), Franco Filareto (Rossano), Pasqualina Straface (Corigliano), Umberto Bernaudo (Rende), il vice sindaco di Reggio Calabria e l’assessore Francesco Cicione per Lamezia Terme. (...) per la realizzazione dei Progetti Integrati di Sviluppo Urbano (P.I.S.U.) finalizzati alla strutturazione di un efficiente sistema urbano di servizi ed il potenziamento delle funzioni urbane.
Vediamo nel dettaglio l'articolazione delle risorse per linee di intervento previste solo per Vibo Valentia e le sue frazioni:

8.1.1.1 - valorizzazione turistica del patrimonio culturale: 1.601.600,00;
8.1.1.2 - servizi per la ricerca scientifica: 3.000.000,00
8.1.1.3 - servizi per le filiere della creatività: 4.350.423,47
8.1.2.1 - Centri Storici e Quartieri Marginali: 15.431.769,19
8.1.2.2 - sistemi di mobilità sostenibile: 4.700.000,00

Dalla sottoscrizione della Convenzione derivano i seguenti impegni programmatici per il Comune:
1. entro 60 gg dalla sottoscrizione della Convenzione:

presentazione dei Piani di gestione e degli eventuali Studi di fattibilità
2. entro 150 gg dalla sottoscrizione della Convenzione:
redazione dei progetti esecutivi;
3. entro il 31 dicembre 2010:
attivazione delle procedure di gara d’appalto;
4. entro il 31 dicembre 2010:
certificazione della spesa secondo i target assegnati in Convenzione per evitare il disimpegno automatico;
5. entro il 30 giugno del 2015
conclusione delle opere e relativa rendicontazione.
La prima anticipazione del 20% dell’importo complessivo convenzionato sarà corrisposta a seguito della approvazione del Nucleo di valutazione regionale e comunque entro il 30 aprile 2010.


Volendo ... e sapendolo fare, le risorse per fare qualcosa di serio ci sarebbero tutte, anche per sdemanializzare (con un serio progetto urbanistico e rinaturalizzazione) il Quartiere Marginale del Pennello!

Riusciranno i nostri futuri amministratori a presentare qualche studio di fattibilità entro un solo mese dalla fine delle elezioni (ballottaggio permettendo)?

link: www.regione.calabria.it

sabato 20 marzo 2010

UNA GIUNTA ... A PENNELLO!

"Immaginiamo che nei prossimi mesi, quelli più caldi solo elettoralmente, si ritornerà a parlare del "COMPENDIO PENNELLO" (...) per la sua definitiva sdemanializzazione"
Iniziavamo così, nel luglio del 2009, uno dei nostri consueti post ... e nel quale ci si domandava come mai della "pratica pennello", avviata nel 2005, mancavano, fino ad allora, notizie ufficiali.
Da questa premessa avevamo preso le mosse per una maliziosa ipotesi che in breve riportiamo (anche se vi inviatiamo a rileggerla per intero al seguente link) : "Il 2010 sarà l'anno delle Elezioni Comunali e l'argomento, a detta dei più informati ed esperti del conteggio preventivo dei voti, verrà nuovamente rispolverato, e questa volta il suo peso elettorale sarà ancor più forte: far intravvedere la soluzione non mancherà di richiamare agli ordini quanti si sono sparsi e spersi nei sogni di un nuovo comune costiero. Dunque il problema Pennello sarà ancora una volta usato strumentalmente, ma questa volta sarà anche un "l'Arma Letale" contro gli autonomisti e la loro velleità di creare una lista civica unitaria!"
Detto ... fatto! Gli autonominsti non hanno fatto liste ed oggi, a meno di 10 giorni dalle elezioni comunali, la Gazzetta del Sud apre la pagina di Vibo con questo titolo: Deliberato l'acquisto del quartiere Pennello. La pratica ora passa al vaglio del Consiglio. Il sindaco Sammarco: abbiamo agito nell'interesse della gente.
A vantaggio di tutti non possiamo che riportare l'intero articolo firma dal bravo N. Lopreiato.

"È prevalso l'interesse della comunità, delle famiglie che da decenni vivono nel rione Pennello di Vibo Marina, la zona simbolo dell'abusivismo edilizio, sulla quale si sono consumate irregolarità macroscopiche che hanno portato ad uno scempio urbanistico e paesaggistico senza uguali, fino al punto da comprometterne il recupero e la messa in sicurezza di tutta la zona. Ma l'atto deliberativo della giunta Sammarco sarà destinato a rimanere "scolpito" negli atti di palazzo "Luigi Razza". Una decisione che rappresenta una svolta per quanto concerne il quartiere Pennello, perché risolve in maniera definitiva un problema complicato attorno al quale per decenni si sono intrecciate non solo vicende di abusivismo e mancanza di controllo del territorio, quanto problematiche di carattere burocratico dalle quali non è stato facile poterne uscire. La Giunta ha deliberato l'acquisto dell'intera area che ammonta a oltre 150mila metri quadrati per un prezzo di 2 milioni e 500mila euro (NdR: Addirittura la metà della somma ipotizzata a luglio!) . L'accordo è stato raggiunto con il ministero delle Finanze, Agenzia del Demanio. Nel recente passato ogni trattativa si era arenata sul prezzo, ma questa volta l'offerta di palazzo "Luigi Razza" è stata ritenuta congrua e quindi la pratica si è sbloccata. Ora il Comune potrà cominciare a pianificare una serie di opere di urbanizzazione e un piano organico di messa in sicurezza sulla zona interessata, anche alla luce della disastrosa alluvione del 3 luglio 2006 e delle continue mareggiate che si abbattono lungo tutto il litorale. Spetta al consiglio comunale, comunque, determinare il canone che i privati dovranno corrispondere al Comune per poter venire in possesso delle aree occupate. Da parte sua l'Amministrazione si impegna, per come anche pattuito con il ministero delle Finanze, a investire sulla zona interessata tutte le somme ricavate, «sollevando il ministero delle Finanze da ogni onere, obbligo o responsabilità in ordine ai procedimenti giudiziari in corso con gli attuali occupanti dei suoli, nonché da ogni responsabilità dalle pretese di terzi costruttori». Rimane in ogni caso ancora pendente davanti alla Corte d'Appello di Catanzaro la decisione già assunta dal Tribunale nel 1992 e 1993 attraverso la quale veniva ordinato lo sgombero delle aree occupate abusivamente e la demolizione degli immobili. Decisione che successivamente è stata impugnata dagli interessati. Un problema complesso la cui risoluzione sembra ora a portata di mano. L'ultimo atto spetta al consiglio comunale anche se in questo momento di campagna elettorale probabilmente il rischio delle strumentalizzazioni è sempre in agguato. Il sindaco Franco Sammarco, da parte sua, ha fatto sapere che spetta alla futura amministrazione trovare le risorse finanziarie per arrivare all'acquisto del Pennello. «Noi non abbiamo solo trovato l'accordo per sbloccare una problematica difficilissima, ma abbiamo anche creato le condizioni e le opportunità finanziarie, basta solo saperle attivare. In ogni caso abbiamo agito nell'interesse della gente». Ma di tutto ciò in questi giorni i candidati a sindaco non ne hanno ancora parlato. Si discute sul Pennello come di qualcosa di astratto, di un problema senza risposta, senza pensare che la soluzione è stata già confezionata e il punto di partenza è rappresentato dalla delibera della giunta Sammarco. Si aspetta di cominciare a pensare al recupero urbanistico, cosa fare, a quali interventi predisporre, come trasformare l'intera zona in un quartiere normale, come difenderlo dalla furia delle mareggiate, ma soprattutto come tutelarlo dagli straripamenti dei fossi e dalle alluvioni. Il nubifragio del 3 luglio 2006 dovrebbe aver già insegnato qualcosa. In questi giorni di campagna elettorale si parla di turismo pensando di poter favoleggiare sul porto, sul suo rilancio, sulle vie del mare, ma non si indica in concreto come trasformare Vibo Marina in una cittadina turistica. Cominciare dal Pennello sarebbe sicuramente una grande opportunità che la futura amministrazione dovrà saper cogliere, ecco perché impegni in tal senso dovrebbero essere ben chiari fin da adesso."

Lasciamo su questo post, a futura memoria, le nostre previsioni ed i fatti odierni. A noi non resta, azzeccata questa, che azzardare un'altra previsione: Scommettiamo che il "nuovo" Consiglio Comunale, prima ancora di affrontare la sdemanializzazione definitiva del Compendio Pennello e delle sue "case di cartone", troverà la soluzione a quello delle "case d'oro" di Santavenere e di Marinate?
Ne riparleremo ad aprile!

link: www.gazzettadelsud.it

martedì 16 marzo 2010

PORTO SANTAVENERE: Le ragioni storiche per ridare alla città costiera il suo antico nome.

Il Toponimo di Santa Venera e di Porto Santa Venere
Le notizie d’archivio sull’esistenza del toponimo Santa Venera o Santa Venere lungo l’area costiera vibonese si concretizzano nel periodo compreso tra il 1444 ed il 1459, riferite alla esistente tonnara detta appunto di S. Venere. In quegli anni Alfonso d’Aragona, detto il Magnanimo, conferma la concessione del palo della tonnara a Zarletto Caracciolo di Napoli; tonnara che ritroviamo in ulteriori atti con il toponimo di Tonnara di S. Venere posseduta sempre da un membro della famiglia Caracciolo, Berardo, signore di Oppido, nel 1505.
Notizie più precise le rintracciamo a partire dal 1507, anni in cui per la prima volta il toponimo si distingue in Feudo di S. Venera, che risulta preso in possesso dal Duca di Monteleone il 23 marzo del 1507, sottraendolo al Principe di Bisignano. E’ un documento della Corte ducale di Monteleone redatto nel primi anni del 700 che ne traccia l’iter d’acquisizione:
Nel 25 Novembre 1507 il suddetto Sig(no)r Principe di Bisignano fece instrumento di vendita del suddetto feudodi Santa Venere a Fanello Mormile per mano di Notar Angelo Marziano di Napoli, e nel 26 Novembre al suddetto Sig(no)r Conte di Monteleone per mano del suddetto Notar Angelo Marziano di Napoli; nel1524 à 20 Agosto per mano di Notar Gregorio Ruffo di Napoli si è fattoinstrumento di affrancazione col Regio assenso per Magn(ifi)co Gian de Gurnara al Magn(ifi)co Berardo Capece, Procuratore del Sig(no)r D(o)n Ettore Pignatello, di annue docati 200 per capitale di docati 2000 sopra detto fondo. Nell’anno 1547per mano di Notar Afonzo Biscia di Napoli, con special privileggio della Maestà di Carlo Quinto, ottenne detto Sig(no)r D(o)n Ettore Pignatello la reintegra et inventario, nella quale per detto feudo contene, di poter nella Marina di Bivona calare la Tonnara (…)nell’anno 1562 detto Sig(no)r D(o)n Ettore Pignatello, ottenne assensoRegio di poter calare detta Tonnara qual Privileggi Reintegra inventario instrumento e Regio Assenso si conservano nel Ducal Archivio. Oggi la detta Ducal Corte affitta le rendite di detto feudo Santa Venere, consistentino le terre diolivi, trappeto, Molino, Giardino di Agrume, fronda nera, Pergoli, Arbusti frutti et ogn’altra rendita che in esso si ottiene per ogni anno candela accensa plus offerente”.
In definitiva tale documento traccia per grandi linee la storia del Feudo di Santa Venere fino all’acquisizione del Pignatelli.
Il toponimo di Santa Vennera lo ritroviamo, qualche anno più tardi, nell’appalto per la costruzione della torre di Santa Vennera o Santa Venere, gemella della Torre di S.Pietro di Bivona, costruite entrambi nel 1564 dal mastro monteleonese Giacomo Pitoya.
Negli anni che si registra un significativo mutamento nelle proprietà lungo la costa. E’ infatti dalla fine del ‘600 che appaiono nuove figure di ricchi proprietari nella storia del Feudo di S. Venere, tra cui spicca, per l’estenzione dei suoi possedimenti, il Portulano Francia, discendente della potente famiglia Di Francia di Monteleone. Il Di Francia risulta possedere in enfiteusi, una gran porzione di terreno proprio nella marina di Monteleone, terra che Corte Ducale meditava di far rientrare tra quelle comprese nel Feudo di Santa Venera, ma per le difficoltà economiche e politiche incontrate dalla seconda metà del settecento dalla famiglia Pignatelli, la totale reintegra del feudo di S. Venere non ebbe alcun esito, anzi, altri ricchi e nobili proprietari monteleonesi cominciarono ad estendere i loro possedimenti lungo il territorio costiero, secondo quanto rileviamo da un dettagliato elenco dei Possedimenti ducali nella marina di Monteleone, redatto il 18 dicembre del 1704.
In tale atto compaiono, includendo il nuovo Portulano, cioè il Reverendissimo Don Orazio di Franza e suo fratello Don Bernardo, il D(otto)r Fisico Franco PauloVita, il magnifico Cesare Lombardo, i magnifici Luigi, Domenico e Antonio Antonucci, il Reverendissimo Don Giò Battista Dilauro della Città dell’Amantea che in seguito, ed esattamente il 28 marzo 1688, vendette la sua proprietà a Don Francesco Paulo Marzano ed a cui subentrarono i figli li Magnifici Guglielmo, Domenico, Fabrizio e Nicola, il magnifico Antonio Crispo, ed infine i Reverendissimi Padri Dominicani di detta città nonché i reverendissimi Padri Scalzi Agostiniani detti della Pietà, della predetta città.
Per quanto riguarda il giardino appartenente ai Pignatelli, il prelato napoletano Giovan Battista Pacichelli, visitando Monteleone nel 1693, lo descrive coltivato di “nobili agrumi” ponendolo a poca distanza dal “picciol e ben disposto Palazzo che chiaman di Santa Venere”, presenza di un palazzo ducale nella marina di Santa Venera confermata nella relazione di una visita pastorale nella parrocchia di Longobardi effettuata a metà 700, distinguendo due cappelle esistenti nella marina, una “vicino al Castello di Bivona” e l’altra “nel Palazzo Ducale alla Marina, dedicata a S. Venera”.
Un grosso aiuto per collocare nell’area costiera il palazzo ducale, o Venera, lo fornisce la descrizione dell’area costiera effettuata, per la relazione sulla costruzione del porto, nel 1834.
In essa compare una diruta casina, nominata appunto di Santa Venere e ben distinta dall’omonima torre, collocata tra la casina Gagliardi e quella di Portolano di Francia, precisando inoltre che “alla dritta della chiesetta di S. Venere per chi da terra si rivolga la mare, osservasi una scaturigine d’acqua, ed un’altra più copiosa inoltrandosi un poco verso l’interno nell’istessa direzione, ed è da notarvi una vaschetta con una statuetta da cui linfe zampillano.” La chiesa era quindi collocata a poca distanza dalla fontana descritta dal Lenormant, sulla cui sommità era collocata la statuetta dell’Arianna dormiente, chiamata Santa Venera dagli abitanti del luogo.
Il nuovo futuro insediativo dell’area costiera di Santa Venera è segnato dal definitivo interramento ed abbandono del porto di Bivona sostituito come scalo da quello di Pizzo.
Il tratto costiero posto tra il vecchio porto vibonese e quello napitino, conosciuto allora dai marinai come Rada di Santa Venera, e compreso tra la Torre Regia di Bivona e la rupe denominata Timpa Bianca, riparato com’era dai minacciosi
venti di maestrale e di libeccio, venne dalla metà del ‘700 in poi, utilizzato dalle imbarcazioni che dovevano fare scalo nel porto di Pizzo, che al contrario era poco sicuro in caso di maltempo.
Proprio per questa naturale protezione la maggior parte delle navi usavano sostare nella rada di S. Venera in attesa del buon tempo, del permesso di sbarco, dei contatti commerciali o per attendere la fine del periodo di contumacia stabilito
dalle leggi sanitarie, quasi come naturale appendice di quell’approdo ricavato in piccola una lingua di spiaggia.
E’ il 1792 quando l’economista Giuseppe Maria Galanti, incaricato dal Sovrano di redigere una relazione sugli effetti del terremoto del 1783 nell’area vibonese, notando come il duca di Monteleone continuava ad esigere le tasse d’ancoraggio nonostante il porto antico di Bivona fosse ormai ridotto ad un semplice approdo, prese in seria considerazione l’opportunità di costruirne uno nuovo “giacchè oggidì” il vecchio porto “è sufficiente a dare ricovero ad alcuni, ma vi è bisognodi guida per entrarvi”.
Egli fece tale riflessione partendo dalle notizie del riparo offerto dalla rada di Santa Venere di ben cinque bastimenti, e richiese in tale senso un’accurata relazione al Generale Acton, il quale precisa di aver dato incarico al Regio Ingegnere Don Ermenegildo Sintes d’impegnarsi nell’ipotesi costruttiva di un nuovo porto, della quale espone di seguito i risultati più salienti:
“Egli ha ritrovato verissimo che nella marina chiamata di Santa Venere, la quale è nel golfo di Sant’Eufemia tra la città del Pizzo e quella di Monteleone, vedesiformato dalla natura un seno ben grande, garantito da un masso, ossia secca,continuato, che si estende nel mare per circa mezzo miglio in forma quasi semicircolare. Il seno che forma questo masso somministra l'idea di un magnifico e sicuro porto; imperocchè viene a difenderlo da’ venti di Ponente, di Maestro e Libeccio, e dà la sicura apertura al porto dalla parte di Tramontana. Nelle sue vicinanze non iscorrono fiumi di alcuna sorte, da’ quali si possa temere deposizioni di arena e di interramento. La profondità dell’acqua di tutto il seno è assai grande, e strabocchevole, capace di qualunque bastimento di alto bordo. La lingua di terra, ossia secca, che forma il seno, è situata poco al di sotto del pelo dell’acqua.”
Il generale precisa inoltre di averne fatto redigere una pianta, con la raffigurazione di un’idea complessiva della costruzione dei moli, che avrebbe presto sottoposto all’attenzione del Galanti, compreso un preventivo di massima, pari a 130.000 ducati, per la costruzione completa del porto, “con tutte le necessarie opere di Lanterna, ridotti d’artiglieria, magazini, e ogn’altro”.
Finchè il porto non verrà costruito la presenza del vicino porto ad alaggio di Pizzo, consentì il trasferimento degli uffici Doganali Regi ma, ancorpiù, la presenza di un nutrito corpo militare in grado di garantire sicurezza ai bastimenti che qui approdavano, per tutto il periodo napoleonico.
I testimoniali redatti in quegli anni dai padroni barca, presso i notai di Monteleone e Pizzo offrono un’inedito repertorio di storie personali, di difficoltà quotidiane, di imprevisti che, seppur rappresentando di volta in volta episodi piccoli, minimali rispetto alla storia dell’intera regione, riescono ad essere preziose testimonianze ed unite ad altrettante piccole storie offrono un contributo determinante per la storia di un territorio e del suo evolversi nel tempo.
Durante tutto il periodo napoleonico il porto di Pizzo riuscì ad affermarsi come un’importante tappa intermedia per il commercio marittimo tra Napoli e la Sicilia, protetto come era dai cannoni posti nel Castello e nella marina, lungo la rotonda piattaforma della Monacella, ma presentava lo svantaggio di essere costituito in larga parte da una piccola spiaggia e poco riparato dai venti e dai marosi, tant’è che in questi casi le imbarcazioni preferivano trasferirsi a sostare proprio lungo la rada di S. Venere.
Questa notevole quantità di bastimenti che utilizzavano la rada come rifugio, favorì in breve tempo la nascita di un piccolo villaggio. Alle case della famiglia Marzano, dei Gagliardi, del Portolano di Francia, dei Guardia Costa ecc., si affiancarono altre piccole casette di marinai e pescatori, nonché qualche taverna, e la prima descrizione in tal senso ci viene fornita dallo studioso svizzereo Charles Didier, che nel 1835 visitò l’area costiera:“...Il golfo di S. Eufemia termina come comincia, cioè con degli oliveti, tagliati quà e là da quercie e faggi, popolati da un villaggio chiamato Santa Venere. Santa, a dire il vero, un pò profana, benché bene e canonicamente riportata nel calendario romano”.
E’ il 1840 quando il commendatore Domenico Cervati, dà alle stampe la relazione del progetto definitivo “per ridurre l’ancoraggio di S(ant)a Venere presso la città del Pizzo, nel Golfo di S.a Eufemia, a sicuro ed ampio porto”.
Egli sottolinea come un porto costruito nella Rada di S. Venere verrebbe a collocarsi nella media distanza da tutte e tre le Calabrie, in quanto distante 71 miglia da Cosenza, 40 da Catanzaro, e 61 da Reggio, divendendo in breve lo sbocco ottimale dei loro ricchissimi prodotti: “troverebbesi eziando presso alle copiose pianure del golfo di S. Eufemia, facendo capo dalla marina di Nicastro alla foce dell’Angitola, e dalle terre di popolati paesi che si distendono da Monteleone sino a Rosarno. Per tali essenziali vantaggi quella postura centralepresso alla quale prolungasi la strada Regia, che radendo il ciglio della pendice su cui siede la Città del Pizzo, con breve tratto non maggiore di tre quarti di miglio, potrebbe comunicare col porto, diverrebbe l’emporio del commercio delle Calabrie, e sorgere vi si vedrebbe una numerosa popolazione d’industriosi abitanti. Né ciò è un vago e semplice concetto. Il Pizzo posto ad egual distanza delle due città più operose e commercianti delle Calabrie, Nicastro e Gioia, va di giorno in giorno accrescendo la sua importanza malgrado le condizioni in cui è. Esso già divenuto veicolo del commercio di Nicastro, il diverrebbe ancora di Gioia con la costruzione del porto di S. Venere, di cui la bocca essendo distante da quella Città per un breve ed agevole spazio di lido lungo men di un miglio e tre quarti (pal. 12000), in breve vedrebbonsi riuniti quei due luoghi in una sola città. Così il commercio delle vicine città calabre ricche e popolose avrebbe un luogo accomodatissimo al traffico ed allo scambio delle merci, e resterebbe deserto il paventoso sbarcatoio di Gioia. (…) Né qui si pretermette di far considerare, che i Reali e grandi Stabilimenti della Mongiana e di Ferdinandea, che l’un di più che l’altro vanno acquistando nuovo incremento e maggior lustro, nullameno non han ove emettere i loro abbondanti lavori di ferro, tutto che siasi costruita con grave dispendio una strada rotabile da essi alPizzo, ed altra da questa città alla marina, ove convenienti depositi sono stati pur edificati. Attualmente que’ prodotti caricansi a spilluzzico su piccoli navicelli in sulla spiaggia del Pizzo, come il punto più prossimo e più facile pei trasporti; e in cambio, formandosi il porto in S. Venere, facilmente si estrarrebbero per mezzo di grosse navi con guadagno di tempo e risparmio di spesa”.
Non trascorse molto tempo, dalla data di questo primo progetto, all’istituzione del porto di Santa Venere. La macchina burocratica messa in moto dai sovrani per la costruzione del porto di Santa Venere non subì alcun contraccolpo, tant’è che il 29 maggio del 1863 viene promulgata la legge n. 1299, che istituiva il porto di quarta classe di S. Venere e successivamente, il 25 luglio del 1864 , viene promulgato il Regio Decreto che stabiliva la ripartizione della spesa per la sua costruzione, metà a carico dello stato e l’altra metà a carico delle province calabresi.
Ma l’episodio che scatenò maggiori reazioni fu l’emanazione del Decreto Regio del 3 maggio 1885 che, classificando il porto di terza categoria, rivedeva gli enti obbligati a contribuire economicamente alla sua costruzione, includendovi anche i minicipi locali, in quote percentuali ripartite secondo le ricadute positive nei rispettivi territori.
Questo provocò una violenta reazione da parte del Consiglio Comunale del Municipio di Monteleone che l’8 luglio di quello stesso anno deliberava il ricorso al decreto per l’illeggittima ripartizione delle spese a carico dei comuni, tra i quali, non a caso, quello di Monteleone risultava il maggiore contribuente.
Argomentazioni che non trovarono nessun credito presso gli organismi statali, ed ebbero il solo effetto di escludere la città di Monteleone dall’assegnazione del Compartimento Marittimo competente alla gestione portuale che, al contrario, il 29 novembre del 1886, con la consegna al comandante Giurano Giuseppe ed all’applicato di porto di I classe Rioco Giuseppe, veniva assegnato alla XVI Capitaneria di Porto del nuovo Compartimento Marittimo di Pizzo Calabro.
Successivamente, il 7 agosto 1887 un ulteriore Regio Decreto elevava la sua classificazione alla seconda classe, serie seconda.
Con il completamento del tratto ferroviario Eccellente-Tropea-Rosarno, iniziato nel 1885 e terminato dieci anni dopo, il porto cominciò ad offrire risultati economici soddisfacenti, collegandosi con un complesso sistema viario che garantiva la distribuzione delle marci sbarcate ed imbarcate nel resto dell’intera penisola, con tempi e costi economicamente vantaggiosi. Le tante merci provenienti dalla Sicilia caricate nelle capienti stive dei piroscafi a vapore, trovavano nel porto di Santa Venere lo scalo ideale nel quale poi far proseguire, ricaricate nei vagoni della ferrovia, la loro distribuzione nelle principali città del Regno.
Ma a parte la valenza economica che man mano l’aria costiera vibonese andava acquisendo in quegli anni, l’evento in cui il porto e la nuova stazione ferroviaria di Monteleone – Porto Santa Venere si rivelarono come importanti snodi strategici nel complessivo sistema viario italiano, fu il violento terremonto che nel 1905 funestò l’intera regione calabrese. Il Porto Santa Venere divenne in quei giorni la principale area di smistamento dei soccorsi, che giunsero in Calabria esclusivamente con treni e navi a vapore, proprio perché la precarietà e la pericolosità delle strade pubbliche calabresi si rivelò allora in tutta la sua drammaticità.
Il giorno dopo giungono da Messina due torpediniere, la 127 e 128, cariche di medicinali e ghiaccio, così come dal panificio militare stessa città, vengono spediti regolarmente per alcune settimane, con due viaggi giornalieri, 2000 chilogrammi di pane.
In quella stessa sera giungono alla stazione di Porto Santa Venere un gruppo di ottanta soldati zappatori dell’87 e 88 fanteria, partiti da Bari con il treno delle 9,20, come precisa un quotidiano italiano dell’epoca.
La città di Monteleone venne immediatamente scelta dal Prefetto di Catanzaro e dal sindaco marchese di Francia quale base operativa dei soccorsi.
A Porto Santa Venere fece tappa il piroscafo della Regia Marina “Garigliano”, partito da Napoli con un carico di 1000 metri cubi di legname destinati alla costruzione di barracche, oltre a coperte, viveri, utensili ed allo stesso personale che dovrà prestar mano d’opera al lavoro di edificazione, così come il vapore “Mathias Kiraly” partito da Genova carico di 6000 coperte, 1000 materassi, 2000 cuscini, 15.000 ceste di pasta, 50 quintali di pane, una botte di vino, 30 sacchi diriso, 5 casse di caffè, 950 scatole di ferro smaltato, oltre ai rappresentanti di quel comitato che avrebbero coordinato gli interventi a favore dei terremotati.
Proprio al Comitato dei soccorsi genovese si devono gli interventi a favore degli abitanti compresi nella fascia costiera di Porto Santa Venere e Porto Salvo.
Gli anni successivi al 1910 videro aumentare gli investimenti strutturali lungo la costa vibonese, è infatti di quegli anni il primo Piano Regolatore del Porto e del Borgo, che si concretizzò con la contemporanea vendita di gran parte degli arenili posti a ridosso della struttura portuale. Il 4 ottobre 1923 venne inaugurato il tratto a scartamento ridotto delle Ferrovie Calabro Lucane che collegava il porto con le città di Pizzo, Monteleone e Mileto.
Le due linee ferrate modificarono in maniera determinante l’assetto del territorio costiero, grazie alla regimentazione dei tanti torrenti che dalla collina raggiungevano il mare ed alla realizzazione di strade in grado di collegare le due stazioni all’impianto portuale del borgo di Porto Santa Venere.
L’attuale corso Michele Bianchi, costruito nel 1938 dal Provveditore alle Opere Pubbliche Lepore, con gli avanzi della costruzione del molo foraneo, divenne la via principale della cittadina costiera, ai cui lati si affacciavano i palazzi Condò, Di Tocco, Cutullè, Tranquillo, Candela, nonchè la tonnara di S. Venere, appartenente al Cav. Adragna, che uniti alla contemporanea costruzione della chiesa, delle casermette della dogana, del genio civile, della sede staccata del compartimento marittimo, dei magazzini portuali e delle prime ma numerose attività imprenditoriali nazionali che acquisivano le aree demaniali retro portuali (Gaslini, Montecatini Edison, Saima, etc.)

Il cambio del nome: un falso storico.


E’ nel 1928 che il comune di Monteleone mutò il suo nome con quello di Vibo Valentia.
Il Regio Decreto che sancisce il nuovo nome del comune è dell’ 8 Dicembre 1927, n. 2449, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 3 del 4 gennaio 1928 così recita:
Autorizzazione al comune di Monteleone di Calabria a mutare la propria denominazione in quella di Vibo Valentia. Vittorio Emanuele III, Per grazia di Dio e per volontà della Nazione, Sulla proposta del Capo di Governo, Primo Ministro Segretario di Stato e Ministro Segretario di Stato per gli affari dell'interno; Veduta la domanda con cui il commissario prefettizio per la temporanea amministrazione del comune di Monteleone di Calabria, in esecuzione della deliberazione 23 febbraio 1927 del Consiglio comunale, ha chiesto l'autorizzazione a mutare la denominazione del Comune stesso in "Vibo Valentia"; Veduto il parere favorevole espresso dal Consiglio provinciale di Catanzaro con deliberazione 16 settembre 1927; Veduta la lettera 12 agosto 1927, n. 404485, del Ministero delle comunicazioni, Direzione generale delle poste e dei telegrafi; Abbiamo decretato e decretiamo:
Il comune di Monteleone di Calabria è autorizzato a mutare la sua denominazione in "Vibo Valentia".
Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 8 dicembre 1927. Anno VI. Vittorio Emanuele, Mussolini.


Si è sempre dato per scontato che il cambio del nome alla città di Monteleone comportò il conseguente e contemporaneo cambio del nome del borgo marittimo, dal punto di vista giuridico amministrativo ma in realtà la lettura delle delibere dell’epoca rivela l’esatto contrario.
La lettura in particolare della delibera del Consiglio Comunale del 23 febbraio 1927, con la quale all'unanimità il consiglio propose al Re l'adozione del nome di Vibo Valentia (citata nel Regio Decreto) ripresa dall’Archivio Storico del Comune, nella quale viene trascritta integralmente la proposta avanzata dalla locale sezione dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra, chiarisce il senso della proposta, e riassunta nelle parole del Sindaco Scrugli, testualmente delibera:
“Fare istanza al Governo del Re perché sia autorizzata questa Città ad assumere il nome di Vibo Valenzia e Marina di Vibo Valenzia sia chiamato tutto il litorale che si estende da Porto Salvo fino al limite di Porto S. Venere”.
Dunque in delibera per nessuno dei borghi costieri è esplicitato alcun mutamento di nome, tant'è che le borgate di Porto Salvo e Porto S. Venere vengono riportate esclusivamente “limiti” geografici della “Marina di Vibo Valenzia”. Difatti la delibera comunale del '27 dichiarando senza alcun dubbio che "Marina di Vibo Valenzia sia chiamato tutto il litorale che si estende da Porto Salvo fino al limite di Porto S. Venere", esplicita un volere deliberante del consiglio tutt'altro che teso a mutare il nome al borgo portuale, così come il Regio Decreto inoltre, attenendosi al puro merito descrittivo espresso in delibera, autorizza esclusivamente il cambio del nome del comune da Monteleone di Calabria.In sintesi una nuova denominazione anche per il borgo di Porto Santa Venere:
non venne richiesta dalla locale sezione Associazione Mutilati ed Invalidi di Guerra;
non venne proposta nella sintesi della deliberazione messa ai voti;
non venne deliberata dal consiglio;
non venne decretata nel Regio Decreto dell'8 dicembre 1927.

C'è di più. Da una prima lettura delle delibere degli anni immediatamente successivi (1928-1930) non risulta alcuna deliberazione di presa d'atto del Regio Decreto, nè ancorpiù viene in quegli anni utilizzato nelle deliberazioni altro nome che Porto Santa Venere, nell'indicare il borgo marino del comune di Vibo Valentia.
Per dimostrare quanto fosse evidente in quegli anni ai più, anche amministrativamente, che con il termine “Marina di Vibo Valentia” si indicasse l’intero litorale comunale, mantenendo ben distinto il nome del borgo di S. Venere, riportiamo per intero una delibera emessa dal Podestà Scrugli (lo stesso Scrugli - badate - che da sindaco interpretò il volere del consiglio, avanzando la proposta al Re, nel 1927, per il cambio del nome in Vibo Valentia) datata 28 marzo 1931. La delibera trae spunto da un atto valoroso compiuto da un giovane balilla di 10 anni, Malerba Antonio, che salvò la vita al giovanetto Greco Vittorio, tuffatosi in “acqua senza saper nuotare”. Un episodio minimo, ma pur sempre un gesto coraggioso e solidale, da evidenziare in una comunità che in quegli anni aveva necessità di rendere “visibili” e contaminanti i gesti “eroici”.
Ma trascriviamo
la delibera per intero:
Tornata del 28 marzo 1931 a. IX - L'anno millenovecentotrentuno a IX del giorno 28 del mese di marzo in Vibo Valentia e nella residenza Municipale;
Il Podestà Sig. Dott. Cav. Scrugli Lorenzo, nominato con R.D. 23-6-930 a. VII. ssistito dal Segretario Sig. Ramondini Giuseppe.

Visto il rapporto del delegato Municipale della borgata di Porto S. Venere relativa all'azione generosa compiuta nelle acque di S. Venere dal Balilla Malerba Antonio di Camillo e Maria Riga nato a Porto S. Venere nel 1921 e dal quale di rileva che alle ore 11 del 1 giugno il Malerba si tuffava in mare tutto vestito per trarre in salvo il giovanetto Greco Vittorio di Giuseppe, il quale imprudentemente si era tuffato in acqua senza saper nuotare. Ritenuto che l'atto generoso compiuto dal Malerba, per le circostanze in cui si è svolto merita una ricompensa. Infatti il Malerba si trovò solo nel posto perchè la località poco frequentata ed ha un tra di 15 metri di mare profondo due metri
Delibera che per l'azione compiuta dal Malerba, lo stesso deve essere proposto per una ricompensa.

La data e la descrizione della delibera sono importanti sia perché risultano estremi podestarili redatti a tre anni di distanza dal cambio del nome, epoca in cui è ben consolidato l’uso, per la città collinare del nuovo nome di Vibo Valentia, sia perchè altrettanto consolidato - e contemporaneo - si rivela l'uso del toponimo S. Venere per il borgo costiero, nome che tra l’altro distingue la figura istituzionale del Delegato del Comune di Vibo Valentia come “Delegato Municipale della borgata di Porto S.Venere”.
E’ inoltre utile sottolineare che questa delibera del '31 è emessa dal Cav. Lorenzo Scrugli, in quell’anno Podestà, che proprio nel 1927 era il Sindaco di quell’amministrazione che il 23 febbraio deliberò la richiesta al Sovrano del nuovo nome di Vibo Valentia ; dunque un amministratore che tanto si spese per quella nuova dizione e che se, al di là delle carte, avesse avuto la benché certezza che quell’atto modificava anche il nome del borgo costiero, non avrebbe in alcun modo esitato di indicarne il Delegato Municipale, tre anni dopo, come Delegato Municipale di Vibo Marina.


E' opportuno ridare alla città costiera il suo antico nome.

L’escursus storico fin qui dimostra ampiamente quanto radicata fosse l’esistenza del toponimo Santa Venere nell’area costiera, ed ancorpiù quanto tale nome si legò stabilmente al progressivo consolidamento delle attività economiche legata alla pesca prima; al successivo e costante sviluppo dell’area portuale poi ed infine alla formazione del nucleo storico del suo centro urbano.
La città portuale è dunque legata indissolubilmente al porto ed al mare: lo è la sua storia, lo è la sua gente, lo è, ancora ed in parte, la sua economia.
Questo legame oggi patisce una sterile estraneità e subisce azioni che tendono a slegare la comunità con la sua storia, le sue strutture, rendendo fragili anche le relazioni tra i cittadini. E’ necessario dunque un atto che sottintenda ad una più corretta visione di comunità e di futuro, riannodando quei legami col territorio e la sua storia, oggi ancorpiù determinanti in ogni progetto di sviluppo.
Ridare alla città portuale dunque il suo antico nome di Porto Santa Venere, non rappresenta solo un fatto dall’enorme valore simbolico, che riannoda il legame tra la storia del territorio e la sua comunità (che tra l’altro ancora oggi si riconosce nel suo antico nome), è un necessario atto riparatorio rispetto ad un inspiegabile e grossolano errore amministrativo, ma ancorpiù è un atto che consentirà di rilanciare la città costiera nella sua unicità di vera città portuale, dotata di una delle infrastrutture marittime più importanti della regione ed un centro urbano che se valorizzato come borgo marittimo, si inserirebbe tra i gioielli turistici della Costa degli Dei.
Sarà dunque un atto amministrativo determinante nel sostenere i settori collegati all'economia del mare con particolare riferimento alla nautica da diporto, cantieristico e ad turismo sostenibile inserito in un sistemo sinergico "mare ed entroterra" nonché alle attività ad esso collegate, attraverso azioni strategiche di integrazione settoriale ed innovazione finalizzate a sostenere i settori collegati all'economia del mare ed a favorire lo sviluppo di del suo vero ed imprescindibile “sistema culturale” attraverso investimenti nei beni culturali legati alla tradizione marittimo/marinara.
2010 (C) Antonio Montesanti

sabato 13 marzo 2010

SANTA VENERE ... SALVA!

E' difficile non cogliere certi segnali ... e non rendere evidente come ieri S. Venere sia ripassata dalle nostre parti.
L’episodio meriterebbe di essere descritto nelle forme di un quadretto ex-voto, tanto in uso nella marineria calabrese nel XVIII secolo, perché in fondo rappresenta la cronaca di una tragedia di mare sfiorata, dunque la rappresentazione di una grazia ricevuta.
Il motopesca “Uragano” giace ora a circa 350 metri di profondità, inghiottito dal mare in tempesta pochi minuti, nel Golfo di Lamezia, a circa 12-13 miglia dal porto. ’Nto mari non c’è taverna recita un detto marinaro. Il comandante descrive un'onda altissima, seguita da altre simili che in un attimo ha avvolto il motopesca, rendolo ingovernabile una volta che il mare invade la sala macchina. All’equipaggio non rimaneva che sottrarsi dal pericolo, lanciare un disperato SOS e tuffarsi in mare. E così ha fatto Luciano De Pinto, comandante dell’Uragano, assieme ai pescatori Giorgio Bono e Onofrio Cutrì. A salvare la vita agli uomini è l’arrivo provvidenziale del motopesca “Santa Venere”.
Già … proprio l’equipaggio del peschereccio intestato alla nostra santa, riesce a trarre in salvo i loro colleghi ed a lanciare l’SOS alla sala operativa della Capitaneria di Porto di Vibo Marina. In poco meno di 25 minuti si completa il salvamento.
Solo dei ciechi non coglierebbero in queste vite salvate dal mare in tempesta ... un “antico” segno di grazia, ed a noi entusiasma raccontare quanto accaduto così, senza farci trascinare dalla mera cronaca, segnalando il simbolismo legato a Santa Venere …
A questo simbolismo non penserà nessuno in questi giorni, tutti avvolti come siamo nei simboli di animalesca violenza che le 'ndrine ripetutamente diffondono nella nostra terra.
Eppure basta riguardare al mare: la solidarietà di quell'equipaggio, nel nome di Santa Venera, ha reso il mare in tempesta ... un mare di vita!

giovedì 11 marzo 2010

"QUELLA DELIBERA DEVE ESSERE STRACCIATA"!

"Premesso che:
con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3531 del 7 luglio 2006, a seguito della grave situazione di dissesto causato dagli eventi calamitosi della mattina del 3 luglio 2006, che ha colpito duramente il territorio del Comune di Vibo Valentia, veniva nominato Commissario delegato, il Presidente della regione Calabria per il ripristino delle infrastrutture pubbliche e la realizzazione di adeguati interventi ed opere di prevenzione dei rischi e della messa in sicurezza dei luoghi;
che la Regione Calabria con propria legge n. 9 del 11 maggio 2007, al titolo VI all'art. 33, comma 1, al fine di consentire al Comune di Vibo Valentia la realizzazione di un programma di interventi infrastrutturali da destinare al risanamento, riqualificazione e recupero del territorio colpito dall'alluvione del 3 luglio 2006 ha autorizzato la Giunta regionale a concedere allo stesso Comune di Vibo Valentia un contributo costante poliennale decorrente dall'esercizio finanziario 2008 di € 350.000,00, finalizzato alla contrattazione di uno o più mutui con la Cassa depositi e prestiti o con altri istituti di credito abilitati, della durata massima di 25 anni ed allocato all'UPB 3.2.03.01 dello stato di previsione della spesa del bilancio 2008 e successivi;
Detto ciò in premessa... il Consiglio Comunale scorso ha deliberato la stipula di appositi mutui, a totale carico della Regione Calabria, approvando 32 progetti, inserendoli nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche 2008/2010.
Bene, ci sarebbe da esclamare!
In realtà, andando a spulciare tra gli interventi previsti (le succinte descrizioni almeno servono a questo!), scopriamo che nell'area costiera verranno realizzati 10 interventi su 32, in sintesi su 20 milioni di euro .... verranno spesi tra Vibo Marina, Longobardi, Portosalvo e Bivona... "per far fronte al grave dissesto causato dall'alluvione", ben - badate bene - 2 milioni!
Per i più curiosi segnaliamo, tra gli interventi previsti per il risanamento postalluvione, la sistemazione dei mercati generali di Vibo, del Palazzetto dello Sport ed il Bocciodromo di Vibo, la riqualificazione del Canile Comunale di Vibo, la riqualificazione della Piazza Sacra Famiglia di Vibo, etc., etc., (scaricate pure l'elenco)."
Questa è la sintesi di un post da noi pubblicato nel dicembre del 2008!
Oggi scopriamo, leggendo CalabriaOra ... che quanto inopinatamente fatto dal NOSTRO Consiglio Comunale ha un valore così negativo, ma così negativo ... da suggerire alla politica di "EVITARE" che lo stesso EVENTO NEGATIVO accada al territorio di Maierato!
Qualcuno si aspettava che quella delibera fosse incorniciata e posta (affianco al crocifisso) sulla parete della Sala Consililiare? No!
La sua stesura e la ripartizione di quei soldini è così umiliante che oggi c'è qualche autorevole politico che ... considera davvero quella delibera degna di essere "stracciata"!
Però ... più che stracciare la delibera, sarebbe dignitoso stracciare le tessere di partito!

lunedì 8 marzo 2010

UNA LETTERA DI SOLIDARIETA' ... CONCRETAMENTE EFFICACE!

Non passa giorno senza che vi sia un atto intimidatorio: la 'ndrangheta ribadisce quotidianamente il suo controllo sul territorio con piccoli e grandi gesti - palesi o simbolici - contro chiunque osi metterne in discussione la supremazia. Non si contano più le bombe, gli incendi, i danneggiamenti, le lettere con proiettili, le scritte sui muri, le morti ...! Che tocchi ad un candidato, amministratore, commerciante, giornalista, sindacalista, magistrato o parlamentare ... la reazione è sempre la stessa: il silenzio impotente dei cittadini e le rumorose solidarietà di rito.

Quasi ironicamente pensavamo a come sarebbe sorprendente, un giorno, leggere titoli di giornali con tale tenore: "Mafioso riceve lettera minatoria!"; "I cittadini intimidiscono la 'ndrangheta!"; "Il boss subbissato da lettere anonime, lascia il paese!", etc. etc.
Scherzi a parte la cosa non sarebbe difficile, visto che più o meno nomi e faccie degli affiliati locali sono note ai più anche del più piccolo paese della nostra regione! Basterebbe indirizzare loro - con grande senso civico - una lettera anonima, magari con dentro un peperoncino al posto di un proiettile, intimandogli un minaccioso "ADESSO BASTA!".
Ci si puo anche aggiungere un "se non smetti di fare il mafioso..." non entrerò più nel tuo centro commerciale, oppure un non appalterò più lavori alla tua ditta, o un non faccio più lavorare il tuo compare o ... anche il banalissimo non ti offrirò più il caffè!
Qualsiasi cosa purchè ci si possa in qualche modo sentire "armati" (noi) e che possa fargli sentire (al mafioso) l'ebbrezza d'essere additato come "scoperto" dinanzi a tutti, nudo di fronte alla comune consapevolezza!
Sarebbe il modo migliore per dimostrare una efficace solidarietà a quanti quotidianamente sono minacciati dalla mafia!
Magari inizialmente non spaventerà nessuno, ma vedrete che con l'aumentare di queste strane "lettere minatorie" recapitate ... è probabile che qualche mafioso prenda coscienza d'essere "smascherato" e che la comunità che lo circonda non lo stimi affatto, anzi ... lo ripudia!!

domenica 7 marzo 2010

Da "Sistema Mare" un'opportunità per rilanciare il comparto della pesca


Sfruttare i ben 850 milioni che l'Europa mette a disposizione del mondo della pesca.E' questo uno degli intenti che si propone di raggiungere il nuovo organismo che sta per nascere su progetto del Ministero per le politiche agricole ed in cui sarà destinata a confluire tutta la filiera di riferimento dell'economia ittica. Una struttura per riportare sinergia in un comparto distrutto dalla spartizione delle competenze seguìto alla cancellazione del Ministero della marina mercantile.
In poche parole, "Sistema Mare" nasce come strumento di coordinamento per mettere insieme tutti gli attori di una delle principali risorse nazionali. In questa logica ha preso corpo il protocollo d'intesa tra il suddetto Ministero e Unioncamere, siglato in questi giorni per valorizzare quel sistema di imprese e di lavoratori che operano nei settori della pesca, della cantieristica, dei trasporti marittimi e del turismo e che, nel suo complesso, incide per il 3,4% sul valore aggiunto prodotto nel nostro paese. Punti qualificanti dell'intesa: qualità, semplificazione amministrativa, promozione, formazione, monitoraggio, commercializzazione. L'intento é quello di riportare in un unico organismo le varie componenti (armatori, cantieristica navale, porti, pesca, istituzioni.) Il sistema delineerà, a cascata, le funzioni dell'Agenzia della Pesca. Fra le linee d'intervento previste dal protocollo, gli Sportelli del Mare, istituiti presso le Camere di Commercio per la promozione e divulgazione delle iniziative a sostegno dell'economia del mare. Altro punto qualificante del Protocollo riguarda le imprese e il capitale umano, fornendo strumenti formativi e di assistenza tecnica alle imprese del settore, anche allo scopo di favorire la nascita di imprese innovative e la riqualificazione dei profili professionali.
Considerato che il porto di Vibo Marina rappresenta, fra l'altro, uno dei poli pescherecci più importanti della regione, é auspicabile che le parti istituzionali (Comune,Camera di Commercio,Capitaneria di Porto) riservino la dovuta attenzione a tale iniziativa, che potrebbe consentire all'economia del mare del nostro territorio di prendere finalmente il largo secondo un modello di sviluppo efficiente e moderno.

sabato 6 marzo 2010

SIAMO ALLA FRUTTA!

Ci eravamo sempre chiesti perchè, nonostante il notevole parco mezzi in possesso dell'Amministrazione Comunale, non ve ne fosse nemmeno uno nelle disponibilità delle Circoscrizioni (per compiti d'ufficio, ovviamente).
Oggi scopriamo amaramente perchè!Scomparse le circoscrizioni riappaiono le verdure.

giovedì 4 marzo 2010

ELEZIONI 2010: 1 SCRUTATORE OGNI 4 CANDIDATI!

Non potevamo esimerci dal pubblicare anche l'elenco completo di quanti saranno impegnati, nelle sezioni dei quattro collegi del capoluogo in vista delle elezioni del 13 e 14 aprile, a svolgere il delicato compito di scrutatori.
Sono 148 in tutto che, visti i 610 candidati, equivalgono ad 1 scrutatore ogni 4 candidati.

Un bel rapporto, non c'è che dire.
Il rischio che qualcuno di loro sia parente, affine o egli stesso candidato è praticamente scontato!

Collegio 21 Vibo Valentia I: Vibo Valentia Alta
- Piscopio Scuola elementare “De Amicis” - sez. 1:
Laura Fuscà, Angelo Sorrentino, Carmela Emanuele, Rocco Patania.
- Scuola elementare “De Amicis” - sez. 2
Caterina Maria Virgillo, Anna Comito, Giuseppe Ambrosio, Loredana Chiarella.
- Scuola elementare “De Amicis” - sez. 3
Salvatore Fiorillo, Cristina Comito, Giovanni Gioghà, Francesco Murmura.
- Scuola elementare San Leoluca - sez. 4
Andrea Tavella, Raffaele Esposito, Sibilla Tramontano, Manuela Malerba.
- Istituto professionale San Leoluca - sez. 5:
Saverio Iannello, Samanta Cosentino, Anna Cortese, Nazzareno Schiavello.
- Istituto professionale viale Accademie Vibonesi -sez. 6:
Concetta La Rocca, Antonino Lo Bianco, Emiliano Oliva, Rosaria Baldo.
- Scuola materna v.le Accademie Vibonesi - Seggio speciale Casa Circond. sez. 6:
Antonio La Gamba, Sarina Sicari.
- Scuola materna viale Accademie Vibonesi 2 -sez. n. 7
Maria Concetta Topia, Domenico Iannello, Maria Lo Schiavo, Nazzarena Ferraro.
- Scuola elementare via Emilia Piscopio - sez. 8:
Vincenzo Brogna, Salvatore Franza, Giuseppina Gramendola, Ida Anna Bagnato.
- Scuola elementare via Emilia Piscopio - sez. 9
Maurizio Cosentino, Antonio Malerba, Rosa Carnovale, Emma Capobianco.

Collegio 22 – Vibo Valentia II
- Scuola Media “P. E. Murmura” sez. 10:
Mario Alviano, Gabriella Maria Cardona, Francesco Sicari, Marisa Maringola.
- Scuola Media “P. E. Murmura” sez. 11
Dario Vigna, Maria Belsito, Maria Gioghà, Carmela Garisto.
- Sezione ospedaliera (piazza Fleming) sez. 12:
Adele De Angelis, Rita Restuccia, Domenico Colloca, Carmelita Cutuli.
Sezione ospedaliera seggio speciale
Michelangelo Profiti, Vincenzo Russo.
- Liceo Ginnasio “M. Morelli” sez. 13
Mauro Achille, Santo, Vanessa Stillitani, Antonella Tavella, Carmelo Pugliese.
- Liceo Ginnasio “M. Morelli” sez. 14
Maria Laureto, Guglielmo Guido Baglivo, Angelina Messina, Silvia Colloca.
- Itc sez. 15
Adele Rita Lo Riggio, Maria Rito, Felice Muscaglione, Maria Rita Carnovale.
- Itc Sez. 16:
Rosina La Bella, Francesco Monteleone, Giuseppe Carnovale, Angela Sorrentino.
- Scuola media “G. Garibalbi” sez. 17
Vincenzo Comito, Michele Zaccaria, Vincenzo Russo, Annunziata Ambrosio.
- Scuola media “G. Garibalbi” sez. 18
Grazia Franzè, Beatrice Armocida, Marilena Naccari, Giovanni Patania.
- Istituto Magistrale sez. 19
Gianluca Prestia, Maria Di Venti, Simona Raffa, Rossana Mignolo.
- Istituto Magistrale sez. 20
Anna Ramondino, Claudia Arcuri, Francesca Iannello, Guglielmo Esposito.

Collegio 23- Vibo Valentia III: Vibo Valentia, Triparni, Vene
- Scuola elementare via Santa Ruba sez. 21
Giuseppe Ceva, Elisa Lo Bianco, Maria Mandaradoni, Nicola Currà.
- Scuola elementare via Santa Ruba sez. 22
Aldo Bisogni, Antonio Nesci, Carmelo Posterino, Claudia Bianchi.
- Scuola media “P. Buccarelli” sez. 23
Silvia Fullone, Giovanni Fanelli, Roberto Barbalaco, Bruno Primerano.
- Scuola media “P. Buccarelli” sez. 24
Liberata Cammarata, Franco Congestrì, Anna Aversano, Antonio Lampasi.
- Scuola elementare Triparni sez. 25
Felice Sicari, Caterina Cacciatore, Anna Zappone, Cinzia Fiamingo.
- Scuola elementare Vena Media sez. 26
Bruno Cortese, Aldo Bardari, Mariacristina Ventrice, Francesco Mazzeo.
- Scuola elementare Vena Sup. sez. 27
Giuseppe Cimato, Vittoria Gagliardi, Rosario Gattuso, Ferdinando Fanelli.

Collegio Vibo Valentia IV – Vibo Marina, Longobardi, Portosalvo, Longobardi, San Pietro
- Scuola elementare Longobardi sez. 28

Maria Rosa Cascasi, Stefania Mirabello, Katia Franzè, Antonio Massaria.
- Scuola elementare Vibo Marina sez. 29
Angela Staglianò, Nicola Simile, Caterina Deodato
- Scuola elementare Longobardi - sez. 28:
Maria Rosa Cascasi, Stefania Mirabello, Katia Franzè, Antonio Massaria.
- Scuola elementare Vibo Marina - sez. 29:
Angela Staglianò, Nicola Simile, Caterina Deodato, Roberto Russo.
- Scuola elementare Vibo Marina - sez. 30
Vittoria Sicari, Domenico Carioti, Giovanni Varrà, Francesco Carnovale.
- Scuola elementare Vibo Marina - sez. 31
Patrizia Valerio, Francesco Russo, Rosalba Giacco, Sabrina Lacquaniti.
- Scuola elementare Vibo Marina - sez. 32
Paola Muscia, Matteo Pietroniro, Gianluca Vasapollo, Caterina Stanganelli.
- Scuola elementare Vibo Marina viale delle Industrie - sez. 33:
Alessandra De Ceglie, Liberata La Gamba, Caterina Scordamaglia, Maurizio Colloca.
- Scuola elementare Vibo Marina viale delle Industrie - sez. 34
Lucia Saele, Giuseppina Ceraso, Vincenzo Tripodi, Teresa Giurgola.
- Scuola elementare Bivona - sez. 35:
Carlo Basile, Serafina Fiorillo, Francesca Crupi, Michela Marasco.
- Scuola elementare Porto Salvo - sez. 36:
Vincenzo Mignolo, Loretta Lococo, Francesco D'Agostino, Maria Grazia Schiavello.
- Scuola media “P. Buccarelli” sez. 37:
Rita Barbuto, Lucia Messina, Nicola Massaria, Fabio Aversano

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