sabato 31 luglio 2010

TONNARA DI BIVONA, FUTURO SEMPRE INCERTO!

E' ottimo il titolo con il quale Betty Pettinato sul Quotidiano della Calabria di oggi [ scarica pdf ] informa sulla ormai tristissima vicenda della Tonnara di Bivona: "futuro sempre incerto".
Ad oggi nessuna novità sul suo destino ... speriamo che rendere visibile sulla stampa "lo stato delle cose" aiuti a dare una svolta all'ormai certo degrado!

Link: www.ilquotidianodellacalabria.it

domenica 25 luglio 2010

TONNARA DI BIVONA: CHIEDIAMO UNA DECISA REVOCA ... DELLA INGIUSTIFICABILE REVOCA!!!

Comprendiamo le ragioni dell'Assessore al Bilancio MANCINI Giacomo, che lo obbligano ad apportare correttivi, con una razionalizzazione delle uscite, per affrontare il drammatico stato di crisi in cui versa la Regione Calabria; Comprendiamo la necessità di un oculato assestamento del Bilancio di Previsione della Regione Calabria per l'esercizio finanziario 2010 e del bilancio pluriennale 2010-2012; comprendiamo come l'attuazione del federalismo fiscale obbliga la Regione ad eliminare qualunque tipo di spreco; Comprendiamo tutto!
Riteniamo però che la revoca del finanziamento [vedi articolo su Il Quotidiano della Calabria] di 135.000 euro per il definitivo recupero della Tonnara di Bivona non sia uno spreco ma ... una IATTURA, che condanna più del dovuto una comunità che aspetta da troppi anni di poter vedere rivivere il suo gioiello!

E' una IATTURA per una serie di ragioni:

Primo, perchè senza quel finanziamento la Tonnara di Bivona, non essendo ancora agibile (nonostante quanto sin qui speso), sarà definitivamente condannata all'abbandono ed al degrado;
Secondo perchè quanto sino ad oggi speso per il suo recupero verrà definitivamente buttato alle ortice, trasformando quella cifra (quasi 2 milioni e mezzo di euro) in un'ingiustificabile danno erariale! Ciò senza considerare l'inestimabile valore storico dell'immobile, alla quale perdita vanno assommati i 75.000 euro spesi dal Comune (con soldi della Regione) per gli arredi oggi messi a marcire in qualche sperduto garage;


Terzo costringerà Bivona a perdere definitivamente "la sua vera occasione" di risollevarsi dalle disastrose conseguenze dell'alluvione del 2003, recidendo alla radice la possibilità che la cittadina possa essere sede del Parco Marino Regionale "Costa degli Dei" e di un prestigioso Museo della Cultura del Mare, sulla presenza della quale la comunità puntava per il suo riscatto!

Insomma, una IATTURA che costerà mille volte di più di quei 135 mila euro!
E' possibile che la Regione revochi la revoca?
Noi percorreremo ogni strada ... compresa quella di invitare [clicca per invitarlo su Facebook] l'Assessore Mancini a visitare con noi la Tonnara, verificarne le attuali condizioni dopo il grande investimento fatto per recuperarla e prospettarne gli opposti destini conseguenti alla scelta della revoca ... ed alla revoca della revoca!
Essendo un bene che riguarda la comunità costiera dubitiamo che qualcuno, dal Palazzo di Città, si adopererà per evitare che quel finanziamento (già inserito nel Piano Pluriennale dei Lavori Pubblici) si perda ... per cui siamo rassegnati ad azioni di sdegno solitarie!
Quando smetterà la politica a mantenerci sempre al limite ... sempre in bilico tra i rischi dell'abbandono e le opportunità di riscatto?

giovedì 22 luglio 2010

IL FARO LENTICOLARE FRANCESE DI SANTA VENERE RITROVATO TRA LE CARTE DEGLI ANNALI DEL REGNO DELLE DUE SICILIE.

E' da tempo che non doniamo ai nostri lettori qualche curiosità storica sul nostro territorio, rimediamo dunque con una piccola chicca scoperta sfogliando gli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, anno 1859.
Tema, quello a noi caro del nostro porto.
La notizia è inedita ed interessantissima perchè rivela come, ancor prima della scelta della rada di S. Venere come luogo ideale per costruirvi l'importante infrastruttura del Regno, il sito fosse già dotato da qualche anno di un faro lenticolare, utile a rendere localizzabile ai naviganti "l'unico naturale ricovero di qualche importanza nella lunga costa occidentale".

Essendo inedita la notizia ed andando il fatto al di là della memoria, nessuno sino ad oggi immaginava l'area già dotata un faro lenticolare, nè tanto meno dove questo potesse essere collocato.
Nessuno immaginava che un faro costruito ancor prima del nostro porto, nemmeno quanti oggi organizzeranno la seconda edizione della manifestazione estiva "il Faro".

Colmiamo subito questo vuoto storico, anche perchè il testo degli Annali fornisce tracce utili a determinare sia il tipo di faro che la sua localizzazione.


Il tipo di faro.

Il fanale acquistato per segnalare la rada era "un faro lenticolare di Quarto Ordine a fuoco fisso variato da splendori" appositamente acquistato in Francia con 1621,55 ducati.

Vista la descrizione dunque si può affermare essere un del tipo ideato nel 1819 dal fisico A. J. Fresnel, che introdusse il sistemadiottrico, caratterizzato da lenti e prismi circolari posti dinanzi alla sorgente luminosa per rifrangerei raggi di luce in tutte le direzioni.

In pratica un faro del tipo francese (quale era Fresnel appunto) possedeva lenti , collegate a un motore rotante, e variando la velocità del movimento, modificavano la luce in modo da darle significati differenti. Tale "sistema francese" era apprezzato perché permetteva di indirizzare con efficacia i raggi luminosi del faro, senza disperderli inutilmente in altre direzioni.




Dove venne posto il faro?


Per localizzarne la posizione partiamo dalla notizia stessa, che consente di ridurre l'area d'indagine: il faro venne costruito "presso la spiaggia fra la Città di Pizzo ed il Lago di Bivona, e propriamente sull' estremo poggio dell'oliveto del signor Duca Pignatelli, colla spesa di ducati 6300".
Le proprietà del Pignatelli erano in gran parte comprese tra S. Venere e Bivona e l'unico "estremo poggio" che potesse estendersi sul mare a poca distanza dal Lago di Bivona, coltivato ad uliveto, si localizza nel triangolo compreso tra la Torre di S. Pietro di Bivona, Casa dell'Alfiere (oggi proprietà De Riso-Gagliardi) ed il Casino Froggio.
La felice posizione dell'Alfiere e della Torre rende entrambi i siti coincidenti con la descrizione fornitaci dalla striminzita notizia. Però ... anche da una notizia striminzita si può ridare valore ad un territorio.

Scarica il documento completo
[Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, volume LXV, Gennaio/Aprile 1859, p.102]

martedì 20 luglio 2010

RIO BRAVO: QUANDO UN TORRENTE DIVENTA IL CONFINE TRA IL LECITO E L'ILLECITO!

Alluvione 2006: la Procura della Repubblica di Vibo Valentia notifica avviso di conclusione indagini a 30 persone, che risponderanno di omicidio colposo, disastro colposo e omissione in atti d'ufficio in relazione a presunte responsabilità connesse alle conseguenze provocate dall'alluvione di quattro anni fa.
Il provvedimento emesso dal Procuratore Mario Spagnuolo richiama a giudizio tutti gli ex amministratori locali: i sindaci di Vibo Valentia Elio Costa e Franco Sammarco; l'ex presidente della Provincia Ottavio Bruni; l'ex assessore provinciale ai Lavori Pubblici Paolo Barbieri; gli ex presidenti del Consorzio industriale Nazzareno Salerno e Filippo Sirgiovanni.
L'inchiesta poggia su un assunto incontestabile: la mancata osservanza del Piano di Assetto idrogelogico (PAI), che impone agli enti "proprietari o detentori a qualsiasi titolo di reti infrastrutturali di adottare entro 24 mesi dall'approvazione del Pai, un programma per la messa in sicurezza delle rispettive reti nei punti di criticità individuati dal piano di assetto idrogeologico, previa verifica delle esistenti infrastrutture e delle vie di comunicazione che attraversano le zone con pericolo di inondazione, di frane e di erosione costiera". Ricordiamo che il PAI è stato approvato nel 2001, dunque entro (allunghiamolo a 36 mesi!) il 2004 avrebbero dovuto essere predisposti interventi, cautele e controlli utili a mettere in sicurezza i punti di criticità sul S. Anna, Fosso Bravo ed altri, evidenziati nel Piano d'Assetto Idrogeologico) e rigovernare le zone in cui si riscontravano evidenti episodi di abusivismo edilizio, scarsa o inesistente regimentazione delle acque, mancato controllo di quella specifica area fragile del territorio.
L'elemento scatenante descritto dalla Procura come causa principale della Frana Mortale di fango (che ha spazzato via le vite del piccolo Gaglioti e delle due guardie giurate) precipitata sulla Statale 18 è ... una enorme quantità d'acqua che, concentratasi lungo la parte alta della cittè di Vibo, zona Cocari, non trovando più sgombri gli alvei dei torrenti, in particolare quello del RIO BRAVO, si sono riversate sulla strada privata della lottizzazione di località Zufrò (già oggetto di indagine e sequestre della Guardia di Finanza che hanno portato alla luce una massiccia urbanizzazione in zona agricola e uno scarso se non inesistente piano di urbanizzazione).
Indagati anche i dirigenti Giovanni Ricca e Ottavio Amaro responsabili dell’Autorita’ di Bacino della Regione Calabria ed i proprietari della strada privata di lottizzazione di località Sughero [scarica articolo in pdf].
Guardiamo con fiducia al percorso intrapreso dalla Procura, al di là delle individuate responsabilità (gran parte dei quali gia affermano di disconoscere i contenuti del PAI, di disconoscere il PRG, di disconoscere come recuperare fondi per mettere in sicurezza, di disconoscere le proprie competenze, etc. ), perchè obbligherà gli odierni amministratori a non considerare più secondaria la messa in sicurezza del nostro territorio, pena ... di rivedere per l'ennesima volta lo stesso film e questa volta nessuno potrà certo dire di disconoscere John Wayne!

sabato 17 luglio 2010

PARCO MARINO REGIONALE "COSTA DEGLI DEI": ECCO A CHE PUNTO SIAMO!

Ecco in poche slides la situazione del Parco Marino, e cosa occorre fare per "passare" dalla condizione provvisoria a quella ordinaria.
Per dare un'ulteriore svolta all'attività da compiere è ora improcrastinabile la scelta di una sede istituzionale, senza la quale è impossibile attivare dotazione organica e staff tecnico/amministrativo. Vibo Marina o Ricadi?
Ovviamente percorreremo tutte le strade per concretizzare la prima ipotesi, ma ci siamo dati la scadenza di questo mese per risolvere in ogni caso il problema:
SPERIAMO NELLA FORZA DELLA RAGIONE E NELLA BUONAFEDE DEI POLITICI !
Ecco il link per visionare le slides:
[ http://www.facebook.com/group.php?gid=116680205036010 ]

mercoledì 14 luglio 2010

VIOLATA LA PRIVACY DI TANTI 'NDRANGHETISTI

''Dobbiamo registrare che e' stata violata la privacy di tanti 'ndranghetisti''.
Cosi' il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha risposto, ironizzando, a chi gli aveva chiesto una valutazione sugli impatti che il ddl intercettazioni potrebbe avere sulle indagini contro le organizzazioni criminali.
Grasso, che ieri ha partecipato alla conferenza stampa in corso a Milano per illustrare i dettagli della maxi operazione che ha portato all'arresto di oltre 300 esponenti della 'ndrangheta calabrese e lombarda, non ha voluto aggiungere altro sul ddl all'esame della Camera. Piu' nel dettaglio e' antrato il pm di Milano, Ilda Boccassini, che ha definito ''di fondamentale importanza'' le intercettazioni telefoniche e ambientali. Quest'ultime, in particolare, sono secondo il magistrato ''difficilissime'', considerato che gli 'ndranghetisti organizzano i propri summit ''in posti come cene, battesimi e matrimoni'', ossia ''luoghi scelti prima dove si sentono tranquilli''. Tuttavia, ha precisato il magistrato, e' proprio grazie all'utilizzo delle intercettazioni che ''siamo riusciti a scoprire piu' di 40 summit in due anni sul territorio di Milano''.
Nessun commento nel merito sul ddl intercettazioni e' invece arrivato dal procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. ''E' inutile - si e' limitato a dire - parlare di un ddl che e' in corso di cambiamento''.
Il magistrato ha tuttavia citato l'intercettazione dove due esponenti di primo piano della 'ndrangheta parlano, paradossalmente, proprio del ddl intercettazioni, con uno di loro che afferma "le rovine degli uomini (uomini d'onore, ovvio) sono le macchine e i telefonini", lasciando cosi' intendere che le intercettazioni telefoniche e quelle ambientali sulle automobili sono le piu' pericolose per gli esponenti delle organizzazioni criminali. ''Questo - ha aggiunto il procuratore Pignatone - per ribadire quale e' l'entita' del problema''.




Link:
Dall'ottimo sito della "Casa della Legalità" estraiamo un link eccezionale per quanti vogliono capire per agire contro la "cultura del male" che opprime la nostra terra e condanna il futuro dei nostri giovani.
Nel sito sono pubblicati integralmente infatti i quattro volumi dell'Ordinanza di Fermo a conclusione della lunga indagine delle DDA di Milano e Reggio Calabria (in formato .pdf) dell' Operazione Antimafia "Il Crimine" .

venerdì 9 luglio 2010

IL VENTINOVESIMO VULCANO ITALIANO E' VIBONESE: DIAMOGLI UN NOME!

Il ventinovesimo vulcano italiano, scoperto recentemente da un gruppo di ricerca formato da studiosi dell’Università della Calabria e dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, è stato “presentato” alla stampa, nel corso di un incontro con i giornalisti promosso dalla Provincia di Vibo Valentia.
La notizia della sua scoperta, già diffusa alcune settimane fa, è stata esposta in maniera più approfondita col supporto dei dati rilevati dagli scienziati, con la valutazione di eventuali rischi per l’area ed anche delle possibili implicazioni economiche legate allo sviluppo di forme di turismo alternativo e allo sfruttamento dei giacimenti minerari effetto della sua presenza.
I ricercatori Guido Ventura (Istituto nazionale di geofisca e vulcanologia), Rocco Dominici e Paola Donato (entrambi del dipartimento Scienze della Terra dell’Università degli studi della Calabria), ed i docenti Unical Rosanna De Rosa e Gino Mirocle Crisci, hanno spiegato d'essere giunti a rilevarne la presenza grazie alla scoperta effettuata alcuni mesi fa a San Costantino Calabro, di vasti depositi di pomici, che raggiungono spessori di circa 6,5 metri (foto in basso), gli stessi depositi riscontrati poi anche nella Piana di Gioia Tauro, dove in alcune aree raggiungono lo spessore di 10 metri. Segno inconfondibile di una grande eruzione pliniana (cioè esplosiva, come quella del 79 d.C. a Pompei).
Una traccia decisiva che ha convinto gli scienziati a continuare l’indagine attraverso rilevamenti aereomagnetici: un elicottero dotato di sensori ha sorvolato per giorni lo specchio d’acqua compreso tra la costa e le Isole Eolie, registrando le differenze nel campo magnetico determinate dalla presenza di minerali ferrosi tipici delle aree vulcaniche. Alla fine, elaborando i dati raccolti, si è scoperto che a 120 metri sotto il pelo dell’acqua, in corrispondenza di quella che sino ad oggi era definita dalle carte nautiche come una secca, c’è la sommità di un vulcano dalla forma oblunga che risale ad un periodo compreso tra 700mila e un milione di anni fa, più antico delle Isole Eolie e quindi diverso per genesi.
La sua posizione coincide con un tratto della faglia che nel 1905 diede origine a un distruttivo terremoto che colpì la Calabria mietendo centinaia di vittime. La stessa faglia che oggi continua a muoversi al ritmo geologico di pochi millimetri all’anno, ma che alla fine, tra milioni di anni, taglierà letteralmente in due la Calabria.
«Sia chiaro, il vulcano di Capo Vaticano è ormai assolutamente inoffensivo - ha sottolineato Guido Ventura, coordinatore del gruppo di ricerca - questa scoperta non cambia nulla nella mappatura di pericolosità sismica della Calabria. Ma il “nuovo” vulcano può offrire una motivazione in più per perseverare nello studio di quest’area e intensificare il monitoraggio della faglia».
Oltre agli aspetti più squisitamente scientifici della scoperta, gli studiosi hanno evidenziato anche alcune importanti opportunità di sviluppo per il territorio, a cominciare da quello che potrebbe rappresentare un vero e proprio tesoro a portata di mano: ricchi giacimenti di manganese, un metallo insostituibile in alcune produzioni siderurgiche (serve soprattutto per rinforzare l’acciaio), che solitamente abbonda negli abissi oceanici dove, però, è difficile e costoso estrarlo. I ricercatori, inoltre, hanno ipotizzato anche forme di turismo alternativo, puntando sulla grande attrattiva scientifica della scoperta a livello internazionale.
Ma per continuare a studiare il vulcano di Capo Vaticano servono risorse, perché i rilevamenti aereomagnetici rappresentano soltanto il primo passo su una strada costellata di laboratori, test, carotaggi, simulazioni al computer. Qualora i fondi non arrivassero, il rischio, ancora una volta, è che l’intera ricerca sia portata all’estero.
Per ora, ad occuparsi del vulcano sarà la Marina militare, che dovrà scegliere un nome ed effettuare nuovi rilevamenti per ridisegnare le carte nautiche dell’area.
Potremmo provare insieme a suggerire alla Marina il nome più opportuno per il vulcano vibonese? Beh! Possiamo provarci! Noi cominciamo a suggerirne uno: VIBOSILENTE!

vedi link conferenza sul blog Ufficiostampavv [link]

giovedì 8 luglio 2010

martedì 6 luglio 2010

DELOCALIZZAZIONE: LA MAGISTRATURA "RAMMENTA" ALLA CITTA' L'OBBLIGO DELLA MESSA IN SICUREZZA!

I militari della Guardia di Finanza del comando stazione navale di Vibo Valentia Marina e quelli della sezione aerea di Lamezia Terme, coordinati dal procuratore capo della procura della repubblica del tribunale di Vibo Valentia Mario Spagnolo, stamattina hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal gip Lucia Monaco di un deposito costiero di prodotti petroliferi e bitumi di proprietà della “Basalti energia srl” (ex “basalti e bitumi spa”), situato sulla spiaggia della cittadina portuale su una area di 14.243 metri quadri del demanio marittimo.

Il deposito, in attività dal 1964 fino ad agosto 2006, con ordinanza dell’allora commissario delegato per la ricostruzione dai danni alluvionali Agazio Loiero, doveva essere smantellata e delocalizzata entro 12 mesi in quanto risultava essere collocata in zona altemetricamente depressa, in posizione di incompatibilità, per il rischio di alluvione, con il tessuto urbano e con l’ambiente marino circostante. Ma nonostante il termine perentorio dei 12 mesi, i rappresentanti della azienda non hanno ottemperato alle prescrizioni.

L’attività investigativa avviata nel mese di maggio 2009 e gli accertamenti tecnici hanno fatto emergere la sussistenza di tracce di abbandono ed inquinamento dovuto ai serbatoi di carburante e di bitume, materiale ferroso in cattivo stato di conservazione e tubazioni vetuste a contatto con il terreno, costituenti veri e propri rifiuti pericolosi.

In seguito alle ispezioni presso il deposito costiero in collaborazione con il personale della locale Arpacal, è emerso lo stato di vetustà generale e dello scriteriato abbandono in cui versano le attrezzature del deposito costiero. Da qui il sequestro preventivo del deposito costiero.


Da: CalabriaOra.it
Scarica pagina intero articolo: link

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