mercoledì 29 dicembre 2010

LA REGOLA E' LA PAURA: GUARDA LA VIGNA ... MEGLIO DELLA SIPALA!

Riportiamo integralmente l'articolo di Saviano pubblicato oggi sul suo sito e su Repubblica:


"Gli ani­mali che scon­fi­nano e man­giano l’orto e rov­inano la colti­vazione. Alberi tagliati senza per­me­sso com­pro­met­tendo la frutta. I con­fini della terra con­tin­u­a­mente manomessi, e poi in piazza non ci si saluta e si sentono gli sfottò arrivare dietro la schiena. Anzi, un giorno dopo una dis­cus­sione pren­dersi uno schi­affo in pieno viso. Questo è suf­fi­ciente per far decidere a Filan­dari in provin­cia di Vibo Valen­tia di con­dannare a morte. Ercole Van­geli e — sec­ondo quanto sta emer­gendo dalle indagini — alcuni suoi par­enti, non vogliono più che i vicini gli fregh­ino la terra, non vogliono più che li pren­dano in giro in paese dicendo a tutti che loro, i Fontana, fanno quello che vogliono e i vicini, i Van­geli, sono dei mis­er­abili che devono obbe­dire. Non vogliono più vedere gli zoc­coli delle bestie dei Fontana rov­inare le loro col­ture. Né vogliono vedere i loro noc­ciòli e gli ulivi estir­pati per allargare le colti­vazioni dei Fontana. Vogliono vendicarsi.
Aspet­tano i vicini della loro masse­ria. Li atten­dono per strada. Tutti gli uomini della famiglia Fontana stanno entrando nel fur­gone quando Van­geli si piazza davanti al cofano e vuole ammaz­zarli pro­prio lì, tutti insieme, tutti in auto. Non hanno ancora chiuso le porte dell’auto quando si cat­a­pul­tano fuori, ma Van­geli inizia a sparare sul capo­famiglia Domenico Fontana e su suo figlio Pietro 36 anni e Gio­vanni di 19 anni. Muoiono subito. Altri due figli, Pasquale di 37 anni e Emilio di 32, iniziano a cor­rere e si nascon­dono nel capan­none, ma i Van­geli li rag­giun­gono e li finis­cono. Mirano sicuri, al petto alle gambe e alla fac­cia. Sparano con due pis­tole, una nove mil­limetri e una 7.65. Ver­ranno rin­venuti più di trenta colpi. Hanno scar­i­cato addosso ai Fontana tutti i car­i­ca­tori che ave­vano por­tato. Una strage.
Può esser sem­plice e potrebbe anche essere suf­fi­ciente dire che è solo una fero­cia bar­bar­ica gen­er­ata da arretratezza medievale pro­fonda igno­ranza e assenza di Stato, ossia impos­si­bil­ità di credere che con il diritto tu possa ottenere una qualche forma di gius­tizia. Ma tutto questo sarebbe solo uno sguardo super­fi­ciale che certo potrebbe esser suf­fi­ciente se si vuol presto liq­uidare questa sto­ria. Ma questa non è una strage det­tata sem­plice­mente dal rap­tus di pae­sani che vivono in terre del Sud dove ci sono più pis­tole che forchette.
Non è così sem­plice. Sono stragi della regola. Bar­barie certo, ma che si fon­dono su mec­ca­n­ismi asso­lu­ta­mente dis­ci­plinati dalle regole eterne di queste terre. Quando il procu­ra­tore di Vibo Valen­tia dichiara “non è una strage di mafia, è peg­gio”, quel “peg­gio” sta a indi­care che non siamo di fronte a dinamiche mil­i­tari di due clan con regole di sangue. Sono dinamiche cul­tur­ali, quella regola non è una regola di mafia, è una regola e basta. La regola appunto, qual­cosa di diverso dalle stragi della depres­sione e dall’isteria del Nord. O quan­tomeno qual­cosa che anche se nasce come rap­tus si ali­menta di una prassi. Se toc­chi la roba mia sei morto. Atavica, perenne, inamovi­bile, eterna. Una regola. Regole assunte come modi di vivere, come mec­ca­n­ismi per stare al mondo. E queste regole sono la forza di cui si ali­men­tano le con­sor­terie impren­di­to­ri­ali più forti d’Italia ossia ‘ndrangheta, camorra e Cosa nos­tra. La regola esiste in paese, non in città. Il ban­dito Sal­va­tore Giu­liano diceva “in città scivolo”. Come dire che sulla terra il piede è saldo, sull’asfalto delle città com­p­lesse che dis­trag­gono e dove non ci si conosce e ci si con­fonde, si rischia di sbagliare. E sbagliare sig­nifica vivere senza regola. L’Italia infatti è coman­data dai paesi, non certo dalle città. È nei paesi che le regole ven­gono scritte e gestite. Platì, Casal di Principe, Africo, Cor­leone, Cas­ape­senna, Natile di Careri e la lista dei paesi che dirigono gran parte dei cap­i­tali ital­iani è assai lunga. In questi luoghi cresci e ti formi, sia che tu prenda la strada della crim­i­nal­ità sia quella dura del lavoro in una terra senza lavoro, insomma, cresci con la certezza che il primo bene è la terra. Case, bestie, cemento, alberi. Il resto, le auto, i soldi investiti e le banche, non sono la radice delle cose. La roba è la roba che passerà al tuo sangue e che tu hai avuto dal tuo sangue. Il con­fine della terra è il con­fine del tuo corpo. Guardare negli occhi è già super­are quel confine.
Quando ero ragazz­ino e mi presi il primo mazz­i­a­tone di calci e pugni per­ché avevo guardato negli occhi tal Ciruzzo Romano, un ragazz­ino delle mie parti, per­ché “m’hai guardato” mi dis­sero subito con fare stupito: “Non guardare negli occhi, che gli occhi sono ter­ri­to­rio, quindi pen­saci bene se in quel ter­ri­to­rio ci puoi entrare”. Rubare un mog­gio di terra è come toc­care un figlio, tagliare un albero è come rapire, venire a farti man­giare le colti­vazioni dalle bestie è come sputarti in fac­cia. La regola è chiara. Non toc­care la roba. Vivere per pren­dere roba. Van­geli, l’uomo della strage ha sua figlia iscritta all’Università che stu­dia legge, una vita solita, e un’assoluta con­sapev­olezza di quello che stava facendo. Del resto, nel 2008 e sem­pre in provin­cia di Vibo Valen­tia, in una frazione di Bri­atico, Vin­cenzo Grasso aveva ammaz­zato a pal­let­toni due suoi cug­ini per­ché sec­ondo lui gli fre­ga­vano la terra trat­tan­dolo come un fesso. “Se vivo ti ammazzo, se muoio ti per­dono”, è un ada­gio che chi è cresci­uto in questi paesi, dalla Locride alla Barba­gia pas­sando per l’Aversano, ha sen­tito decine di volte pro­nun­ciare durante le lit­i­gate per i con­fini o negli sgarri famil­iari.

Il con­testo non è affatto la mis­e­ria con­tad­ina, la soli­tu­dine e l’analfabetismo. Sti­amo par­lando di un episo­dio accaduto in provin­cia di Vibo Valen­tia, un ter­ri­to­rio ege­mo­niz­zato da un clan spi­etato, dis­ci­plinato, ric­chissimo e inter­nazionale. Il clan Man­cuso. Giuseppe Lumia con molta chiarezza l’aveva definito la prima con­sor­te­ria crim­i­nale per potenza eco­nom­ica d’Europa. Investe soprat­tutto in Lom­bar­dia, nel cemento, nella dis­tribuzione di cibo e di ben­z­ina, nella ges­tione degli appalti, nel nar­co­traf­fico, nel con­dizion­a­mento delle ammin­is­trazioni comu­nali e nel seg­mento san­i­tario di Monza, Novara e nei Comuni di Gius­sano, Seregno, Ver­ano Bri­anza e Mar­i­ano Comense.
Nel paese della strage, Filan­dari. C’è una loro cos­tola, la ‘ndrina dei Sori­ano che ege­mo­nizza tutto quanto accade, impone dazi sui lavori alla Salerno-Reggio Cal­abria e su ogni camion che passa per il loro ter­ri­to­rio. Leone Sori­ano, il boss di Filan­dari, vol­eva che gli fosse ceduta qual­si­asi attiv­ità impren­di­to­ri­ale di suc­cesso. Da pro­pri­etario diven­tavi dipen­dente. Le ‘ndrine del ter­ri­to­rio inve­stono molto nella cal­abre­sella, la mar­i­juana cal­abrese che è con­sid­er­ata la mar­i­juana di mag­gior qual­ità sul piano inter­nazionale, preziosa e più cos­tosa rispetto alle altre ma molto più forte e molto più dif­fi­cile da colti­vare rispetto alla Skunk e alla White Widow (che ha vinto la Cannabis Cup, pur essendo di qual­ità infe­ri­ore alla cal­abre­sella) e il cui traf­fico è ege­mo­niz­zato dalla ‘ndrangheta. Due dei ragazzi Fontana ammaz­zati nella strage erano stati arrestati per estor­sione e inves­ti­vano in cal­abre­sella. E’ un ter­ri­to­rio, quindi, che gra­zie alla mar­i­juana e al traf­fico di coca è diven­tato molto ricco. Ric­chissimo. Anche Francesco Leonardo Brasca, sin­daco negli anni ’90 di Vibo Valen­tia ed inseg­nante, nel set­tem­bre scorso è stato arrestato dai cara­binieri per­ché in un castag­neto aveva una pianta­gione di cal­abre­sella. Quale arretratezza in un luogo dove, attra­verso il nar­co­traf­fico, arrivano mil­ioni e mil­ioni di euro? Sta qui il nodo. Il mas­simo grado della tradizione della regola arcaica unito al mas­simo grado dell’evoluzione eco­nom­ica. Web, mer­cato, finanza, droga, ma solo se tutto questo viene gov­er­nato dalle regole ataviche della roba, dello sguardo basso, dei mat­ri­moni com­bi­nati, della verginità, delle regole di sangue. Il mondo lo comandi se sai vivere con queste regole anche quando le regole ti por­tano a svan­taggi e alla galera per nequizie. E’ la regola, se subisci hai perso, diventi nulla meno che nulla, nulla mis­chi­ato con niente, verme, bruco, topo, sottoterra.
Questa è la ver­ità dram­mat­ica di questa strage che se viene ascritta solo ad un feroce rap­tus in terra bar­bar­ica non servirà nem­meno a far capire come una parte del paese vive ed ege­mo­nizza. Mi sono sem­pre chiesto com’era pos­si­bile che nei posti dove sono nato e in quelli dove il mio mestiere mi ha por­tato venisse ucciso un uomo come Anto­nio Magli­ulo solo per­ché aveva corteggiato una ragazz­ina e lui era un uomo sposato e la ragazz­ina la nipote di un boss. Come era pos­si­bile che il clan fosse dis­posto a pren­dersi ergas­toli per­ché un boss uccideva un suo com­pae­sano a Mon­drag­one negli anni ’90 solo per­ché non gli aveva regalato il maiale per Natale? Com’è pos­si­bile che una delle faide più feroci della sto­ria ital­iana, quella a San Luca d’Aspromonte tra i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari. trovi come orig­ine il 10 feb­braio 1991 in un gesto all’apparenza futile? Quando un gruppo di ragazzi legati ai Nirta, detti “Versu”, nei giorni di carnevale lan­cia­rono uova con­tro il cir­colo ricre­ativo Arci gestito allora da Domenico Pelle, uno dei “Gam­bazza”, sporcando anche l’auto di uno dei Vot­tari.

E’ pos­si­bile per­ché questi com­por­ta­menti ren­dono le loro regole indero­ga­bili, le raf­forzano pro­prio nella prat­ica quo­tid­i­ana, pro­prio quando sem­brano super­flue. Le ‘ndrine di Vibo Valen­tia hanno per prime cre­ato un legame con le orga­niz­zazioni criminal-imprenditrici cinesi. A Monza le ‘ndrine di Vibo ven­gono coin­volte nella sto­ria del Mul­ti­sala delle mer­av­iglie, che avrebbe dovuto portare nel Parco del Grug­no­torto 180mila metri qua­drati di spazio verde con laghetto, piste ciclo-pedonali, piantu­mazione, 130 nuovi posti di lavoro, inter­net cafè, bib­lioteche mul­ti­me­di­ali, sale con­vegno, teatro. Il mul­ti­sala, inau­gu­rato nel 2005 da Cristina D’Avena, era rimasto vuoto ed era stato ceduto dopo pochi mesi a Song Zichai, per trasfor­marlo nel Cinamer­cato, il più grande cen­tro com­mer­ciale di merce cinese del Nord Italia, con 280 mini negozi, scuola italo-cinese, palestra di kung fu, alloggi per le famiglie cinesi che ci avreb­bero lavo­rato. Invece è stato dichiarato il fal­li­mento e tutto si è fer­mato. Per real­iz­zare l’acquisto dell’immobile, del val­ore di oltre 40 mil­ioni di euro, sono stati presi con­tatti con espo­nenti della cosca Mancuso.
Com’è pos­si­bile che nel ter­ri­to­rio dove avven­gono patti inter­nazion­ali e joint ven­ture con i cinesi, dove pas­sano cap­i­tali inter­nazion­ali e da dove ven­gono gestite persino le province lom­barde, ci si ammazzi per con­fini di terra, per­ché sono stati tagliati ulivi o le capre hanno calpes­tato i pomodori? La coraz­zata (im)morale delle mafie ital­iane si fonda su questa cul­tura. Cul­tura che ha por­tato alla strage di Filan­dari. Chi si avvic­ina a te sa che esiste una regola, chi affili sa che esiste una regola. E questa regola è la vendetta, la punizione. Sem­plice.

Sai cosa puoi fare, sai cosa non puoi fare. Non c’è altra inter­pre­tazione. Chi comanda può dare altre regole, ren­derne alcune meno severe ma non può cam­biarle. Al mas­simo aggiungerne.
E sono la terra, gli ulivi, i noci, i limoni, le pecore, le capre e le vac­che o le bufale, i cav­alli e il grano, la masse­ria. L’elemento primo e sicuro. L’olio, il pane e i pomodori. I molti nipoti e le galline. La moglie che ti sposi vergine (le amanti poi le prendi al Nord o all’Est) e il fatto che al paese tutti ti salu­tano, al ris­torante ti ser­vono per primo anche se arrivi ultimo, il parcheg­gio ti viene las­ci­ato se arrivi in una zona dove tutto è occu­pato. Per­ché tutti gli imperi di cap­i­tali finanziari, di banche e ris­toranti, di coca e usura, di mar­juana e racket, di polit­ica e palazzi, tutto questo si regge sulla regola. E quella regola la con­fermi e difendi se al tuo paese esiste e vive. Per­ché se anche sei un boss ed investi a New York nella ricostruzione delle torri gemelle, tutto questo lo puoi fare pro­prio per­ché quando entri dal bar­bi­ere, qual­si­asi cliente si alza e ti fa sedere. “L’impero sulla terra sta” sulla roba e sulla regola. Quei trenta colpi di pis­tola, purtroppo sono molto peg­gio di una bar­barie, sono frutto di un mec­ca­n­ismo a cui obbe­disce chi in questo momento investe, vince e gestisce gran parte di questo nos­tro bel­lis­simo e dan­nato paese.


©2010 Roberto Saviano Agen­zia Santachiara
Pubblicato il: 29 dicembre 2010 da:
redazione

domenica 26 dicembre 2010

QUANDO LA CITTA' ERA ... UNA CARTOLINA!

Splendido libro quello di Antonio Manco, che dire. “La cartolina. Monteleone – Porto Santa Venere, Vibo Valentia - Vibo Valentia Marina Testimonianze del Novecento”.

Attraverso questa raccolta di cartoline viaggiate e non, si percorrono due secoli, due monarchie, una in macerie e già cancellata da qualche decennio, quella dei Borbone delle Due Sicilie, un’altra in auge ma destinata a perire per contrappasso della storia, quella dei Savoia. C’è la dittatura fascista, regime d’operetta e cartapesta, ed una repubblica nata sulle speranze e agonizzante poi nell’inganno. Non si trovano in questa raccolta, grazie a Dio, le moderne vedute, quelle dove non si trovano più gli antichi declivi, i giardini, le colline, gli alberi, le spiagge, le belle facciate dei palazzi ed alcuni vicoli, i basolati, le antiche illuminazioni. Non ci sono le cartoline vista tangenziale indicata dai cartelli stradali ma mai aperta perché costruita sulle sabbie mobili. Non c’è l’ospedale nuovo panoramicissimo non costruito con fior fiore di mazzette, passate, presenti e future. Non ci sono i quartieri nuovi senza un negozio, una chiesa, un bar, un giardinetto dove portare il proprio bambino a giocare o il cane a pisciare. Ci sono però cartoline che hanno immortalato epoche e momenti di vita della nostra comunità, comunità devastata da cataclismi naturali, il terremoto del 1905, e umani, una classe dirigente inadeguata che ne ha determinato lo scempio e la distruzione di quanto di bello ci fosse e non c’è più. Del “Giardino sul Mare” è rimasto solo lo slogan pubblicitario. Cartoline che testimoniano la perdita del nome da parte di Porto Santa Venere trasformato senza alcun atto amministrativo in quello di Vibo Marina. Perse anche le persone, le barche, le reti stese ad asciugare, persi gli antichi mestieri, le arti e tutto quanto era frutto del sudore e del sacrificio. Appare arduo ritrovare alcuni scorci, facciate di palazzi o l’antico Teatro Comunale, detto il piccolo San Carlo per la sua acustica perfetta. Su qualche facciata si intravedono i faccioni di Mussolini e le scritte inneggianti al duce e al regime. Il teatro non c’è più, ed oggi in un capoluogo immiserito e triste ci si accapiglia su dove costruirne uno nuovo. Che miseria. In qualche cartolina appaiono uomini eleganti con bastone e paglietta, donne nei costumi tipici e bambini sulla spiaggia sotto ombrelloni colorati. Dov’è tutta questa gente, che fine ha fatto, cosa ha fatto per il nostro paese, com’è vissuta, dov’è andata, chissà cos’è diventata e ora non è più. Inclemenza dell’anagrafe e del tempo. Amarezza e gioia sfogliando le pagine di questo libro, amarezza per un’epoca in cui si guardava al futuro con speranza, e noi, che siamo quel futuro che anelavano i nostri antenati, ci rendiamo conto che qualcosa forse non è andato come doveva andare. Viviamo il futuro guardando un passato che pur non essendo stato esaltante, pur nella pochezza di mezzi e risorse, aveva ideali, coraggio, voglia di fare. C’era l’entusiasmo del vivere e del realizzare, la forza nel credere nelle idee e la consapevolezza della certezza del progresso. L’eleganza dei palazzi pur nella modestia dei materiali. Oggi tutto è cambiato. I nostri padri sicuramente non avrebbero approvato o forse neanche immaginato una Vibo com’è quella di oggi. Disordinata, sporca, maleducata, cresciuta a dismisura senza regole morali ed estetiche. Nelle vecchie cartoline tutto è ordinato, pulito. Oggi sarebbe difficile scattare una foto non includendovi un sacco della spazzatura, cartacce o altri rifiuti abbandonati o qualche SUV sul marciapiedi o qualche insegna al neon su una facciata ottocentesca. Facciate violentate dalla sventura e dall’ignoranza, antichi infissi in legno hanno lasciato il posto a volgare alluminio anodizzato, nuovi balconi a devastare rigore e stile. Sfogliare questo libro è come aprire un cassetto e trovarvi dentro le foto dei nonni, dei bisnonni, dei propri genitori o di noi stessi, quando eravamo giovani, sani, belli, magari con tanti capelli e pure magri. Oggi, facendo il confronto tra la Vibo che fu e quella che è, siamo di fronte ad un anziano decaduto nel corpo e nella mente, dove i nipoti scappano per un futuro migliore in altri luoghi ed altre terre, recidendo radici, sogni e speranze di una rinascita che stenta a trovare humus, contadino e bastone adatto a dargli una crescita dritta e rigogliosa. La fascetta con il Patrocinio di Comune e Provincia di Vibo Valentia non importa se solo morale o anche pecuniario. Non vale né il primo, né il secondo. È un ulteriore arrogante e vergognoso limite dei nostri piccoli amministratori. Segno di un declino inarrestabile, controsenso quasi volgare poiché la memoria non la si tutela solo con un libro, per quanto nobile e utile. La memoria si tutela, giusto per fare un esempio, salvando magari le barche logorate dalle intemperie fuori dalla Tonnara di Bivona. Quelle barche che hanno scritto la storia della marineria calabrese, bagnate di sangue di tonni e sudore di pescatori, quelle barche che hanno sfidato i flutti del mare ma sono invece affondate sulla terraferma, nella procella dell’ignoranza dell’amministrazione comunale vibonese. Barche che noi non vedremo più in un museo, ma forse in una prossima pubblicazione di un altro romantico Antonio Manco, magari tra 100 anni. Ed i nostri discendenti si chiederanno come noi oggi che fine abbiano fatto quelle barche, che fine abbia fatto la nostra memoria.

Roberto Maria Naso

mercoledì 22 dicembre 2010

CDR E PFU? RIFIUTIAMO!


Sembra che in tutto il Sud d'Italia sia iniziata una vera e propria campagna per bruciare CDR e PFU nei cementifici!

La proposta è addirittura messa nero su bianco nel Piano industriale per la Gestione dei Rifiuti della Provincia per il triennio 2010 - 2013. Nell'impianto della Italcementi dovrebbero finire le ecoballe preparate nel tritovagliatore di Battipaglia. Diminuiscono inoltre le garanzie per scongiurare che nei cementifici vengano bruciati ecoballe di CDR con rifiuti 'tal quale' anzichè ecoballe di "Cdr" selezionato o "Cdr-Q".

Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento prodotto contenga polveri o derivi dallo smaltimento di rifiuti. Ovviamente il crollo delle vendite di sacchi di cemento con tale specificazione testimonia la diffidenza del mercato. Ma da noi nessun sacco di cemento contiene tali indicazioni!

Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.

Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.

giovedì 16 dicembre 2010

RIPETIZIONI ...

Lo avevamo detto un anno fa ... e piuttosto che ripeterlo preferiamo farvi leggere nuovamente ... quello che sommessamente dicevamo sul CDR e il PFU da "vendere" alla nostra cementeria. Niente è più attuale di quelle riflessioni!
La sensazione è che ci si trovi dinanzi ad una decisione già presa ai vertici, tra Commissario all'Emergenza Rifiuti della Calabria e Dirigenza Italcementi, con la Provincia che recita un ruolo di comparsa ratificante ed il Sindaco che non dice una parola. Noi invece insisteremo (vedi articolo de ilQuotidiano) (vedi articolo di Calabriaora) finchè resterà un barlume di speranza col dire che consentire all'Italcementi di bruciare rifiuti, pneumatici usati e petcoke è una scellerata follia!


• Innanzitutto perché lo stabilimento produttivo dell'Italcementi è posto nel centro dell’area urbana costiera: la fabbrica di fatto oggi è a 1.300 metri dalla Chiesa di Longobardi, 1.270 metri dalla Chiesa Nuova di Vibo Marina, 890 metri dalla Chiesa di Bivona e 600 metri dalla Chiesa di S. Pietro. Usiamo le distanze dalle chiese, perché meglio rappresentano il centro urbano di una comunità!Ma, ancor più, l'impianto che dovrebbe produrre cemento alla diossina è posto a 1.600 metri dalla Guardia di Finanza; 1.240 metri dalla Capitaneria di Porto; 620 metri dai Carabinieri; è inoltre a 1.180 metri dalla Scuola Media ed a soli 590 metri dalla Scuola Elementare di Bivona!Se aggiungessimo il dato sui quartieri scopriremmo che l'Italcementi è 700 metri dalle Cooperative, 600 metri da Bivona, 450 metri dal Pennello!Questi dati reali, visibili e verificabili, rivelano una realtà urbana ed una comunità di 10.000 abitanti (anche volendo trascurare l’impatto sulla salute della città di Vibo) del tutto taciuta nella Relazione SIA presentata agli Enti locali.

• Ancora oggi non conosciamo gli esiti sulla nostra salute del petcoke utilizzato dal 2005 dalla fabbrica come combustibile, ed il fatto che l’azienda non abbia esercitato alcun atto prescrittorio a tutela della salute pubblica rispetto alle aziende esterne che ruotano intorno al ciclo del petcoke, (ricordiamo che il deposito del suo combustibile è stato recentemente sequestrato per violazione delle norme ambientali) dimostra come siano sempre possibili pratiche deresponsabilizzanti in grado di mettere a rischio un intero territorio.

• I cementifici non sono regolati dalle stesse norme che regolano gli inceneritori, sia a tutela della salute che nel processo d’incenerimento; difatti i controlli sulle emissioni in atmosfera sono molto rozzi, effettuati in punti dove le temperature sono più alte di quelle alle quali si formano le diossine, tra l’altro sono troppi i punti di emissioni tramite i quali è facile “dirottare” parte delle emissioni in punti in cui la normativa non obbliga ad avere sistemi di monitoraggio.• Spesso gli operatori dei cementifici ri-immettono le ceneri volatili nei forni, ciò significa che i metalli tossici possono prendere solo due strade: l’ARIA o il CEMENTO. Se il cementificio brucia rifiuti contenenti cloro, bromo o fluoro, si formano composti molto pericolosi, tra cui DIOSSINE e FURANI.

• Il cementificio produce enormi quantità di polveri dalla macinazione del clinker. E’ scientificamente provato che per 1 kg di clinker prodotto nei cementifici che non utilizzano rifiuti come combustibili si produce 24,34 nanogrammi di Diossina, invece nei cementifici che usano rifiuti si può emettere Diossine 80 volte in più rispetto all’utilizzo dei combustibili fossili usuali. Non va taciuto che riutilizzando le ceneri di rifiuto nel clinker, il cemento e le polveri conterranno sostanze tossiche, tra cui metalli, e in alcuni casi diossine e furani. Anche durante la produzione queste polveri si spargono ovunque, sui lavoratori, sulle strade, sulle proprietà e sui terreni limitrofi e sui campi coltivati.

• Le polveri di cemento sono molto dannose e producono problemi alle vie respiratore ai lavoratori dei cementifici provocate in particolare dai cromati solubili presenti nel cemento. L’arricchimento di tali polveri in altri contaminanti è tale che le polveri sono da considerarsi rifiuti tossico-nocivi. Studi su lavoratori del cemento esposti a polveri con metalli pesanti e diossine dovuti alla combustione di rifiuti in cementifici hanno evidenziato incrementi in patologie asmatiche e in patologie tumorali alla pelle e del polmone (Germania); uno studio svedese ha evidenziato un incremento del 60 % di rischio per cancro al retto dei lavoratori in cementifici con combustione di rifiuti rispetto a quelli senza.

• Aumentare adesso il carico delle emissioni dell’azienda - che ricordiamo, seppur abbia richiesto l’Autorizzazione Integrata Ambientale nel 2007, ancora oggi non possiede né alcuno “screening” né alcuna autorizzazione all’immissioni nell’atmosfera - con le diossine, senza avere ancora a disposizione dati precisi sulle attuali emissioni al petcoke, oltre ad essere un errore fatale, dimostra come le amministrazioni pubbliche non abbiano alcun potere quando si tratta di tutelare i cittadini, una volta che l’impianto è in produzione!

• Ricordiamo che le Diossine sono chimicamente stabili ma biologicamente molto attive, perché agiscono sui geni, danneggiando l’equilibrio ormonale su almeno 6 ormoni: gli ormoni sessuali maschili e femminili, gli ormoni della tiroide; l’insulina; la gastrina e i gluococorticoidi.Si accumulano nella catena alimentare, soprattutto nei grassi animali. Ben oltre il 90% delle diossine che accumuliamo proviene da latticini, carne e pesce. Il fegato non è in grado di convertire le diossine in prodotti solubili in acqua, quindi esse si accumulano costantemente nel corpo umano nel grasso corporeo. La cosa orribile è che l’unico essere umano in grado di “sbarazzarsi” delle diossine è la donna… ma solo facendo un bambino! Quindi, la dose più alta di diossine va nel feto durante la gravidanza e poi nel neonato attraverso l’allattamento.

Per tutto ciò invece avanziamo una proposta, perchè abbiamo bisogno di soluzioni sostenibili per la nostra comunità e l’Italcementi è una azienda che può e deve investire in tal senso.

Attuando ad esempio sinergie positive con la locale General Electric (ex-Pignone) e le altre aziende metallurgiche del posto, immaginiamo sia possibile realizzare una innovativa centrale di cogenerazione a gas metano, in grado di produrre energia elettrica dal ciclo dei vapori. Riducendo così a zero le immissioni in atmosfera potrebbe garantire non solo il soddisfacimento dei fabbisogni termici ed elettrici dello stabilimento, ma anche fornire l’eccedente d’energia elettrica alla città costiera, o alla rete elettrica nazionale, incrementando concretamente l’occupazione e lo sviluppo locale! Basterebbe pensare al territorio come risorsa da valorizzare piuttosto che depredare.


mercoledì 8 dicembre 2010

CIAO ROBERTO ...

Ci mancherai, Roberto Angotti! Ci mancherà vederti procedere lentamente sulla strada pretendendo rispetto dagli automobilisti; ci mancherà il tuo ironico sorriso sulle barriere architettoniche; ci mancherà vederti sfrecciare per rientrare a casa prima della pioggia; ci mancheranno le processioni segnate dalla tua carrozzina; le raccolte di beneficenza davanti la chiesa; le partite a scacchi ed i ricordi di Ariccia.
Ci mancherà la risata ironica, il baffo che appariva e scompariva, il giubbino antivento e la scoperta di Photoshop!
Ci mancheranno i caffè e le sfida vinta sul fumo! E così, anche senza di te, questo paese continua a scivolare nel brutto!

sabato 4 dicembre 2010

BISOGNEREBBE FARE UNA RETATA ... DI CEFALI!

Il video è apparso su youtube da pochi giorni.
Il titolo è "n'drangheta vibo marina", realizzato da "abbacchio1000".
domanda: "Cosa pensa ... della criminalità di Vibo?"
risposta: "Bisognerebbe fare una retata ... di cefali!"

mercoledì 1 dicembre 2010

BAR ...ATRO 2 !!!

Lo scorso anno (il 25 gennaio) una bomba lo aveva quasi distrutto: molti dissero che era stata una bravata da ragazzacci. Da quando è stato spostato nella pinetina del corso un triste destino avvolge quella struttura. Dopo quella "bombetta" erano ripresi i lavori ed era quasi pronto per essere inaugurato ma, intorno alle 3 di stamattina a Vibo Marina sul lungomare Cristoforo Colombo, dopo averne forzato la porta d’ingresso ... i soliti ignoti hanno dato fuoco ai cartoni ed alle vernici, residui dei lavori compiuti: quel fuoco è diventato così una nera miscela esplosiva, distruggendo completamente il suo interno.

Il destino amaro e beffardo dell'ex bar gelateria di "Felice"si ripete, nel silenzio della città.

domenica 28 novembre 2010

L'ITALCEMENTI FA CHIARIZZO!

Il Direttore di Produzione dell'Italcementi Angelo Rizzo, nei giorni scorsi [leggi pdf da ilQuotidiano] ha inviato una lettera ai quotidiani regionali per fare chiarezza. Intento nobile ma reso del tutto invisibile dal carattere generalistico delle riflessioni, naufragato per aver evaso gran parte dei quesiti posti dalla comunità!
Nessuna parola su AIA, VIA, prescrizioni ARPACAL, concessioni, lavori, accessi stradali, misure precauzionali, sistema controllo emissioni e polveri, convenzioni, aree di rispetto, controlli sulla salute dipendenti, stato attuale epidemiologico ... nemmeno uno dei 5 punti da noi posti nei giorni scorsi ha avuto attenzione. Niente di niente. Nulla di nulla.
Dunque, potremmo coniare un nuovo vocabolo, definendo il tentativo fatto dal Direttore... solo un vuoto gesto di CHIARIZZO (giocando con ironia sul cognome) piuttosto che un solido atto di CHIAREZZA!
In ogni caso è bene approfittare della disponibilità al dialogo (in attesa di un confronto franco con la cittadinanza) e porre alla Direzione così pronta a fare chiarezza, DUE nuovi quesiti, che aggiungiamo a quelli rimasti in attesa ... ma che meriterebbero anche una letterina tutta per loro.
Un quesito postoci da un nostro lettore ed un altro posto da noi:

Primo Quesito - Secondo la stessa Italcementi, nel 2006 (quindi prima della presentazione della RELAZIONE TECNICA DESCRITTIVA CEMENTERIA DI VIBO VALENTIAIMPIANTO DI ALIMENTAZIONE DI CDR ALLA LINEA DI COTTURA, che è datata 10/07/2007) nell’impianto di Vibo Marina sono stati bruciati ben 674 tonnellate da “ceneri pesanti da incenerimento di RSU e assimilati e da CDR” (fonte: http://www.italcementi.it/NR/rdonlyres/8EF27E2E-5AAE-42E8-B9CE-C0F65653EEDD/0/ViboValentiaPresentazionecompleta.pdf, pag.36), oltre ad altre “materie prime alternative”. Con quali autorizzazioni? Con quali controlli della qualità dell’aria? Con quali effetti sulla salute pubblica e sull’ambiente?

Secondo Quesito - Avendo la DANECO SpA (per atto commissariale) l'esclusiva allo smaltimento di tutto il CDR prodotto nella regione, è possibile sapere sin d'ora da dove proverrà quello utile per la nostra fabbrica?

In attesa di risposte chiare ... sempre vostri

domenica 21 novembre 2010

BILANCIO PARTECIPATO!

I cittadini suggeriscono le priorità del 2011. Si avvia in forma sperimentale il "bilancio partecipativo": una settimana dedicata alle assemblee popolari.
Alessandro Bongiorno
(da Gazzetta del Sud di oggi)

Saranno i cittadini a indicare all'amministrazione comunale alcune priorità da realizzare nel corso del 2011. È la novità introdotta dall'amministrazione del sindaco Nicola D'Agostino. Da domani, e per tutta la prossima settimana, si terranno delle assemblee popolari nei quartieri dove i cittadini potranno suggerire uno o più interventi che il Comune si impegnerà a portare a compimento. Si tratta del cosiddetto "bilancio partecipativo", uno strumento che mira a stimolare la partecipazione diretta e democratica alle scelte che riguardano la città. L'iniziativa parte in forma sperimentale, ma c'è già l'impegno dell'amministrazione a regolamentare questo momento di ascolto, di confronto e di proposta che, in alcune realtà del Centro-Nord, ha già dimostrato tutta la sua efficacia. Vibo Valentia è una delle prime città del Sud a scommettere sulla partecipazione dei cittadini e sul "bilancio partecipativo". L'assessore Giuseppe Scianò ha assunto l'impegno a realizzare almeno un paio degli interventi suggeriti dai cittadini, sia utilizzando una parte delle risorse del bilancio comunale accantonate in modo apposito, sia attingendo a dei mutui. «Non tutte le opere – ha precisato l'assessore Scianò – potranno essere realizzate, ma cercheremo di raccogliere proposte e suggerimenti direttamente dai cittadini e dalle associazioni. Speriamo di riuscire a coinvolgere tanti cittadini, perché l'iniziativa mira anche a risvegliare i sentimenti di partecipazione. A questo proposito, pensiamo anche di creare o riattivare le consulte. Pensiamo a consulte dello sport, dell'ambiente, delle associazioni dei consumatori, della cultura, degli anziani. Siamo pronti anche ad aprire e mettere a disposizione dei cittadini spazi d'incontro. Nel palazzo Santa Chiara, dove sarà operativo il polo culturale, c'è una sala riunione con 300 posti a sedere, il primo dicembre apriremo l'auditorium del Valentianum». Sulla riscoperta della partecipazione ha insistito anche il consigliere Antonio Pagano. «Dobbiamo crescere insieme e – ha aggiunto – questi momenti vogliono essere occasioni di partecipazione e di aggregazione». Se gli ateniesi si riunivano nell'agorà per decidere delle guerre con Sparta e della sorte della propria città, Vibo si accinge a sperimentare un nuovo spazio di partecipazione democratica, contribuendo alla gestione delle risorse di cui dispone il Comune per gli investimenti. Ogni cittadino potrà, così, fornire il proprio contributo, confrontando le proprie proposte e le proprie idee con gli altri cittadini e con la stessa amministrazione comunale.
Alla presentazione del bilancio partecipativo era presente anche la dirigente del settore Teresa Giuliani che ha confermato la disponibilità di adeguate risorse da destinare, nel corso del 2011, agli investimenti anche se ancora non sono noti i trasferimenti dello Stato. L'amministrazione comunale, dopo sette ore di confronto, ha già approvato una bozza di bilancio sulla quale aprirà il confronto sia con le forze politiche in consiglio che con i cittadini. «Si tratta di una bozza – ha specificato Scianò – che attende di essere integrata con le proposte e i suggerimenti che verrano dal consiglio comunale, e quindi anche dalle forze di opposizione, e dai cittadini. Domani, in aula, voteremo, con largo anticipo, gli assestamenti e poi proveremo ad adottare il bilancio entro il mese di gennaio. Stiamo affrettando i tempi, sapendo che questo è, comunque, l'atto più importante della vita amministrativa di un ente pubblico. Subito dopo, metteremo mano al regolamento sul bilancio partecipativo e ci dedicheremo anche a favorire la nascita della consulte con l'obiettivo di rimettere in movimento la partecipazione di tutti i cittadini alla vita pubblica».

Condividiamo in toto l'iniziativa assunta dall'Assessore Scianò e ci auguriamo che sia una vera occasione di partecipazione!
Lo potremo verificare insieme proprio Martedì 23, alle 18,00, presso l'auditorium della chiesa di Vibo Marina.

martedì 16 novembre 2010

ITALCEMENTI, CDR E PFU: UN PROGETTO DA RIFIUTARE PERCHE' CARENTE (COME DA VERBALE)!

La nostra contrarietà a trasformare l'Italcementi in un inceneritore è nota, così come sono note le ragioni. Basta cliccare sull'argomento CDR del nostro blog per riportarle a memoria.
E' triste però notare come all'aumento delle paure per tale proposta, la politica nostrana - con la solita preoccupante cecità e superficialità di giudizi - preferisca dividersi sul niente, piuttosto che informare i cittadini.
Noi preferiamo continuare ad informare sui fatti. Lo avevamo fatto pubblicando il Progetto
[Relazione Tecnica sull'uso del CDR (8 mb); Relazione Tecnica sull'uso del PFU (5,3 mb); Relazione SIA completa (10,5 mb)], e sfogliandolo semplicemente, ci sorprese l'assoluta uniformità di quel progetto con la Relazione Tecnica dell'Italcementi di Vibo e quella della stessa società per lo stabilimento di Scafa (a parte l'altezza ed il diametro della ciminiera -la nostra è più grande - le relazioni non hanno praticamente molte differenze: stesse parole, stessi capitoli, stesse procedure, stesso anno d'elaborazione (2007). Date un'occhiata per verificare! Nessuno di noi azzardò che fosse una copia perfetta, ma il dubbio che non fosse proprio realizzato secondo le caratteristiche della nostra cementeria, in pieno centro urbano ed in un territorio che punta il suo futuro sul turismo, era più che leggittimo.
Che quel progetto presentasse "anomalie" dunque, rispetto alla sicurezza ambientale richiesta per un simile impianto, era prevedibile ma tutto ci aspettavamo meno che rilevarlo dalla Conferenza di Servizi che in qualche modo avrebbe dovuto dare il via alla fabbrica. Oltre a non specificare come fronteggiare l'aumento del traffico di mezzi pesanti, il controllo sulle polveri, le ceneri incombuste dei rifiuti, gli imprevisti, le autorizzazioni pregresse (avute o meno)etc. ... gravi lacune presenta rispetto al sistema di monitoraggio delle emissioni in atmosfera!
Insomma ... la comunità corre grossi rischi consentendo alla fabbrica di alimentarsi con i rifiuti (provenienti da chissà dove) solo per spendere sempre meno - anzi guadagnandoci - in combustibili, aumentando così i suoi profitti.

Ma più delle nostre osservazioni valgono gli atti, percui pubblicando l'intero verbale della Conferenza di Servizi tenutasi il 15 settembre 2010 [clicca quì per scaricarlo in pdf], presso il Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, diamo a tutti la possibilità di comprendere la complessità della trasformazione dell'impianto e le posizioni effettive degli enti intervenuti, che in breve riassumiamo, anche se è utile preliminarmente sottolineare le due sorprendenti "discrasie politiche" che emergono dal verbale: Seppur sulla stampa locale emerge una posizione "quasi favorevole" del comune di Vibo (al pari dello schieramento di destra) sul CDR, nel verbale risulta in realtà molto riluttante: non esprime alcun parere, subordinandolo alla piena conoscenza dei dati pregressi e del futuri, oltre che alla stipula di una convenzione compensativa. Stesso discorso per la Provincia: seppur sulla stampa locale emerge una posizione contraria (al pari dello schieramento di sinistra), l'Ente si esprime favorevolmente sul CDR, con qualche riluttanza sulle emissioni in atmosfera.
Ma leggiamo attentamente le posizioni espresse dagli enti presenti alla riunione:

Il Comune di Vibo Valentia ritiene fondamentale che il monitoraggio sia specificamente dettagliato da ARPACal, con particolare riferimento alla necessità della ditta di utilizzare CDR come combustibile alternativo, le cui ricadute non sono note al Comune. Il Comune chiede che gli sia chiarito l'iter concessorio dello stabilimento e gli aspetti urbanistici, oltre a conoscere quali siano le emissioni che si individueranno al camino, con particolare riferimento al rispetto dei limiti di legge. Ulteriore richiesta da parte del Comune è sapere qual è la compensazione ambientale agli eventuali impatti ambientali arrecati al territorio, e che venga stipulata apposita convenzione prima del rilascio del parere conclusivo. Ritiene inoltre che, per poter esprimere il proprio parere di competenza, sia necessario acquisire preventivamente la VIA.

II Consorzio Industriale di Vibo Valentia fermo restando il rilascio dei previsti pareri ambientali, ricorda che è opportuna la stipula di un atto aggiuntivo alla convenzione in essere con la ditta perché sia migliorato l'afflusso all' impianto in modo da alleggerire la viabilità esistente prima della conclusione dell 'iter del procedimento.

L'ARPACal per gli aspetti ambientali, che specifica la necessità di acquisire la compatibilità ambientale, senza la quale non si ritiene possa essere chiuso il procedimento. Chiede che il piano di monitoraggio sia rettificato ed integrato con una serie di indicazioni che vengono allegate, che la ditta si riserva di presentare. Entrando nei contenuti le prescrizioni introdotte servono ad effettuare controlli più stringenti sulle emissioni (controllo in continuo con accesso da parte di ARPACal) per la verifica dei limiti di legge, oltre ad avere analisi periodiche sui prodotti (rifiuto) in ingresso ed in uscita all'impianto. In merito all'utilizzo del CER 16.01.03 sia specificato che si tratta esclusivamente di pneumatici fuori uso e non altre parti di gomma dei veicoli. Particolare attenzione deve essere anche dedicata alle caratteristiche del cdr in ingresso utilizzato come combustibile. L'ARPACal segnala l' esigenza di poter fare un sopralluogo sull'impianto.

La Provincia, in linea di massima rilascia parere favorevole relativo ai rifiuti a condizione che vengano rispettati i limiti previsti dalla legge, mentre per le emissioni in atmosfera si riserva di rilasciare il parere previa valutazione del piano di monitoraggio delle emissioni diffuse e convogliate.

L'ASP di Vibo Valentia fa proprie le prescrizioni dell 'ARPACal vista la necessità di conoscere quali siano le emissioni dei camini e di averne un controllo in continuo e comunque vincola il proprio parere al parere di compatibilità ambientale.


Se dunque quel progetto presenta tali carenze, come messo a verbale, è di fatto del tutto inattuabile, dunque non approvabile da nessun ente per come è stato presentato!
Ma una domanda però ci gira in testa come un tarlo:
Come è possibile che si discuta di autorizzare o meno CDR e PFU, modificando l'impianto di una azienda che ancora oggi immette nell'atmosfera i suoi fumi, filtrati o meno, senza/priva (come risulta dal verbale pubblicato oggi) l'Autorizzazione Integrata Ambientale e ... ancor più la Valutazione d'Impatto Ambientale per l'attuale impianto?

venerdì 12 novembre 2010

BUONE PRASSI? COMINCIAMO A STUDIARE!

Lo abbiamo letto e ve ne consigliamo la lettura! In poco più di 100 pagine tante esperienze positive utili a capire come migliorare il nostro impegno, la nostra città ed i nostri politici!

Il manuale del buon amministratore locale”.
Buone prassi da imitare per sindaci, assessori, cittadini attivi
104 pagine, 5,00 euro (Altreconomia ed.2010). Con un contributo di Rita Borsellino.

Un manuale “tascabile” per amministratori e cittadini virtuosi, una vera e propria cassetta degli attrezzi per promuovere le “buone prassi municipali”, attraverso 11 storie e decine di esempi, dal Nord al Sud Italia. Questo libro non è semplicemente un elenco di “buone pratiche” o di casi virtuosi. Piuttosto, a partire da questi, è un manuale, una guida pratica, per riprendersi qualcosa che è già di tutti: il diritto/dovere di avere cura della propria comunità, indipendentemente dall’essere amministratori o semplici cittadini. Dai rifiuti all’accoglienza, dai piani regolatori al turismo, dalla sicurezze alle fonti rinnovabili. Due esempi? In un’epoca di tagli ai trasferimenti, a Cassinetta si è deciso di non construire più, e quindi di rinunciare a quella boccata di ossigeno finanziario data dagli oneri di urbanizzazione. Una scelta di tutela del territorio scelta e condivisa dai cittadini. Mentre, dall’altra parte d’Italia, a Sicignano degli Alburni, in provincia di Salerno, dove amministrazione e cittadini hanno deciso di accogliere un gruppo di immigrati in difficoltà.
Il libro è corredato da un “Lessico del buon amministratore”, che spiega voce per voce qual è il glossario della partecipazione politica (da “Servizi pubblici” a “Politiche sociali”) e quali sono gli organi dell’amministrazione (da “Delibere” a “giunta” o “bilancio di previsione”). Con esse, un breve prontuario di forme di “cittadinanza attiva” (come istanze, petizioni, proposte) e un dizionario delle organizzazioni e reti che riuniscono esperienze di municipi virtuosi (dalla Rete del Nuovo Municipio ai Comuni Virtuosi, dagli Enti locali per l’acqua ad “Avviso pubblico”, che riunisce i comuni che lottanocontro la mafia.
Perché, come scrive Rita Borsellino nel volume, “Partecipare è prima di tutto un sentimento, un’emozione, quasi una necessità. Partecipo a qualcosa o di qualcosa se mi sento profondamente coinvolta, se non posso fare a meno di starci dentro, se mi accorgo che se non ci fossi non sarebbe la stessa cosa”.

Gli autori: Salvatore Amura è vice presidente della Rete del nuovo municipio; Stefano Stortone si occupa di processi partecipativi. In vendita in libreria, nelle botteghe del commercio equo e a questo link: http://www.altreconomia.it/site/ec_articolo_dettaglio.php?intId=116.

giovedì 11 novembre 2010

CDR E PFU: SALVATAGGIO... AI PUNTI!


Ringraziamo "Il Quotidiano della Calabria" ed in particolare la redazione di Vibo Valentia per l'attenzione prestataci. Il dibattito ha
prodotto e indotto il Sindaco di Vibo Valentia Nicola D'Agostino a una precisa presa di posizione, apparsa quest'oggi su Il Quotidiano della Calabria. Confidiamo nella sua grande preparazione culturale e umana. La guerra però non è vinta ancora, non bisogna abbassare la guardia o cantare comunque vittoria. l'unione di tutti i cittadini dovrà portare a nuove ed ulteriori iniziative per combattere il degrado e l'inquinamento che da più parti assediano la nostra bellissima e martoriata realtà. Noi non ce l'abbiamo con nessuno in particolare, vogliamo solo portare nuove idee, nuova linfa e contributo alla rinascita della nostra terra per troppi anni abbandonata. Rispettiamo tutte le aziende e realtà produttive che insistono sul territorio, riconoscendone il forte valore aggiunto che danno alla nostra provincia, ma chiediamo anche che quel grande valore aggiunto sia in armonia con il territorio, la vocazione e le peculiarità turistiche ed ambientali. Siamo disponibili come sempre al dialogo e al confronto, unica possibile via di cresciata e progresso per tutti. Confidiamo nell'apporto e nel supporto di tutti.
L'impegno di tutti è fondamentale nel processo di riconquista e vivibilità della nostra terra. Grazie di cuore a tutti.

domenica 7 novembre 2010

LA CITTA' MANIFESTA (FINALMENTE) LA SUA PAURA!

E' vero: Vibo Marina ha paura! Mentre si assiste inermi all'aumento dei casi di decesso per tumore, la comunità apprende che riparte l'iter avviato dall'Italcementi per trasformare la cementeria in un inceneritore. Riparte l'iter autorizzativo, ripartono le delegazioni del comune per visitare nel resto d'Italia le città in cui la società vanta alimentarsi con CDR e PFU!
Nonostante l'intera comunità sia contraria a trasformare la cementeria postbellica in un inceneritore (leggi articolo di oggi su ilQuotidianodellaCalabria) ... la proposta di bruciare (oltre al Pet-Coke) rifiuti, gomme e plastiche usate ottiene credito presso gli enti locali.
Nonostante sia palpabile il sospetto ed il timore che gran parte dell'aumento esponenziale di consumo di farmaci antitumorali nella città sia dovuto all'attuale uso di Pet-Coke ... l'ASP di Vibo Valentia non predispone alcuno studio epidemiologico sul nostro territorio.
L'attenzione al nostro territorio è sempre stato però un punto di forza dell'Italcementi, tanto è vero che prima di bruciare il CDR in altre città, proprio la nostra fabbrica ha accolto delegazioni di amministratori da ogni dove! E' proprio da noi che vanta inediti primati: usa ed userà sempre combustibile di qualità;da oltre 40 anni dota la nostra città di campi di calcio, palazzetti dello sport ... e perfino un enorme parco verde incornicia il nostro porto, con tanto di Centro Medico, Centro Sociale e Biblioteca ... tutti donati al Comune, grazie ad una convenzione compensativa che si distingue di essere stata tra le prime ad essere redatte in Italia. Sono anni che l'azienda fornisce puntualmente i dati quotidiani delle sue emissioni in atmosfera, che persino il Comune ha ritenuto posizionare la sua centralina di controllo controvento, giusto per ampliare la gamma dei dati disponibili! Tutti i dati sono così consultabili online e negli albi pretori dei circondari, con un archivio storico che parte dal 1950: li conoscono talmente in bene che è l'unica industria che autorizzata ad emettere fumi nell'atmosfera con una stretta di mano. Ma la cosa che la distingue è un archivio pubblico dei suoi operai, che sin dai primi attimi dell'avvio produttivo, ne ripercorre la loro vita e la loro morte. Come si fa a non ricambiare tanta corretta politica aziendale con il rischio infondato di qualche decesso in più?

lunedì 25 ottobre 2010

IN SILENZIO ... UN'ALTRA STELLA ILLUMINA IL NOSTRO CIELO!


Un'altra stella si è aggiunta al nostro cielo, indicandoci per sempre l'amicizia e l'amore come unica via per sentirsi parte di una comunità ... che troppo silenziosamente anela a ritrovarsi.
Dacci sempre una mano, Giancarlo! Antonio

Giancarlo nostro, non c’è più. E’ andato. Dopo dure e lunghe sofferenze. Conforta me e la mia famiglia, il fatto di non saperlo più soffrire e l’amore e l’amicizia che in questi mesi di lotta lo hanno sostenuto ed aiutato, regalandogli gioia, conforto e sorrisi. Vi voglio bene tutti, grazie di tutto, di vero cuore. Roberto


Stasera, dalle ore 18,30 a Vibo Marina presso la chiesa santuario della Madonna di Pompei, sarà allestita la camera ardente per GIANCARLO NASO, fratello amatissimo del nostro Roberto Maria Naso. I funerali saranno officiati presso la chiesa nuova di Vibo Marina martedi alle ore 15,30.

mercoledì 20 ottobre 2010

FRANE ED ESONDAZIONI: IL NOSTRO FRAGILE RETICOLO ... IDROENCEFALICO!

Abbiamo un Reticolo Idrografico che ormai va in tilt in una sola notte di pioggia; abbiamo frane ed esondazioni ormai in ogni stagione dell'anno; abbiamo le marine ormai "vivibili" solo nei mesi estivi. Nonostante ciò ... un Reticolo Idroencefalico di interessi edilizi tende a "rimuovere" - al pari delle ruspe che rimuovono il fango dagli alvei dei torrenti - la fragilità che ormai circonda i nostri centri urbani.
Un esempio del Reticolo Idroencefalico ormai andato in tilt a gran parte dei nostri amministratori sono gli articoli apparsi oggi sulla Gazzetta del Sud. Se da un lato si legge la cronaca di quanto accaduto in questi giorni, dall'altro è possibile leggere il reiterato tentativo di "ampliare" le aree edificabili lungo la nostra costa.
E' paradossale - per questo li "riportiamo" assieme - leggere assieme i due articoli. Per pura coincidenza ieri non ci sono state vittime ... la stessa coincidenza provocò la morte del piccolo Salvatore, Ulisse e Nicola.
Noi li ricordiamo sempre, altri non più.


Maltempo, in ginocchio la fascia costiera. I territori dei due comuni al centro della furia di 5 torrenti in piena. Chiesto lo stato di calamità
Marialucia Conistabile - Gazzetta del Sud del 20.10.2010

PARGHELIA. Circa 150 persone evacuate nella notte, altre cento sgomberate. Danni ingenti alle strutture ricettive tra Zambrone e Parghelia, mentre da ieri è bloccato il traffico ferroviario tra Tropea e Zambrone. Frazioni isolate e strade interrotte, smottamenti un po' ovunque e torrenti che continuano a ingrossarsi e a straripare, mettendo a repentaglio interi quartieri, soprattutto a Parghelia.È pesante il bollettino dei disagi creati dal maltempo che si è abbattuto sul Vibonese, dove anche l'entroterra (Polia, Acquaro, Dinami, Nicotera e Cessaniti) ha subito danni. Ma in particolare lungo la fascia costiera le 36 ore di pioggia, praticamente ininterrotta, hanno dato il colpo di grazia a un territorio molto fragile dal punto di vista idrogeologico. Fortunatamente non sono stati registrati danni alle persone, ma ci è mancato poco. Per tutta la giornata di ieri, soprattutto a Parghelia e Zambrone, il livello di emergenza è stato molto alto e gli effetti del maltempo così devastanti da indurre il sindaco di Parghelia Maria Luisa Brosio a chiedere lo stato di calamità naturale.L'allerta, nei due centri del Vibonese, è scattato intorno alle 21 di lunedì. Mobilitati amministratori, Prefettura, Protezione civile, vigili del fuoco e Provincia. In allerta anche carabinieri, polizia e Corpo forestale, unitamente alla polizia provinciale e ai vigili urbani.Tra Zambrone e Parghelia lo smottamento di parte della collina ha lasciato privo di sostegno un tratto della linea ferrata, dove sono in atto i lavori di ripristino. Nelle stesse ore a Parghelia lo straripamento di tre torrenti – Le Grazie (Zona Tropea), Vardaro e Cannamele – provocava danni su tutto il territorio comunale riversando fiumi di fango nei villaggi turistici, a valle. Dalla collina sovrastante, in pratica, è arrivato di tutto, massi e tonnellate di terreno. Una quantità enorme, tanto da ostruire completamente il ponte della ferrovia sotto il quale si snodavano le strade verso il mare e il porto di Tropea. Nella notte tra lunedì e martedì 59 persone sono state evacuate dall'hotel Cannamele il cui giardino è stato inondato dalla piena dell'omonimo torrente. La struttura non ha riportato alcun danno, tranne l'allagamento di qualche scantinato, ma nel giardino sette autovetture sono rimaste bloccate tra i detriti e i massi trascinati dalla piena. Inoltre, durante la notte, il sindaco di Parghelia ha emesso un'ordinanza di sgombero per i residenti di altre località, oltre a Cannamele, e cioé: rione Aria, provinciale Fitili-Parghelia, rione Frezza e contrada Cervo. Complessivamente un centinaio di persone hanno trascorso la notte fuori casa. Alcune di loro e gli ospiti dell'hotel sono stati dirottati in altre strutture di Tropea (Tropis, Terrazzo sul mare e Pietra del mare). Chiusa la strada che collega Parghelia a San Giovanni di Zambrone.Frazione che insieme a Daffinà e Daffinacello sono rimaste isolate, anche se il Comune ha provveduto a liberare qualche strada interna. Ma nel territorio di Zambrone la situazione più grave si è registrata alla Marina dove la via d'accesso alle strutture ricettive è completamente invasa da una montagna di detriti. L'altra notte il sindaco Pasquale Landro ha ordinato l'evacuazione dell'hotel Parco dei principi, dove si trovava un gruppo di 91 turisti (tra i quali due bambini e un neonato) e 8 dipendenti che sono stati sgomberati e portati all'hotel Scoglio del mare. A Zambrone a creare lo stato di allerta è stato lo straripamento del torrente Zinzolo e la piena dello Spano che ha rotto gli argini. Anche qui i danni alle strutture ricettive sono ingenti. Ieri gli studenti di Zambrone e Daffinacello non hanno potuto raggiungere Vibo per l'impossibilità dei pullman di arrivare nei centri abitati. Nessun problema, invece, per gli alunni di elementari e medie di Zambrone. Landro, inoltre, a causa di guasti alla condotta dell'acqua potabile ha ordinato il divieto d'uso in attesa che la Sorical (già al lavoro) provvedesse a sistemare il tutto. Nei due centri, comunque, la situazione è sotto controllo.Problemi segnalati dal sindaco Francesco Prestia anche a Briatico, per l'esondazione dei torrenti Murria e Spataro con danni sul lungomare, mentre nel territorio di Cessaniti è crollato un tratto della Pannaconi-San Cono.

Edilizia paralizzata tra sequestri e dissesto. Maggioranza e opposizione si schierano per la ripresa dei cantieri anche alla luce degli interventi effettuati.
Nicola Lopreiato - Gazzetta del Sud 20.10.2010

Firmano tutti. Sindaco, assessori, il dirigente della ripartizione urbanistica, i consiglieri comunali di maggioranza ed i gruppi di minoranza, che avevano presentato in Consiglio comunale un ordine del giorno per discutere sulla paralisi edilizia venutasi a determinare da quando scattò l'operazione denominata Golden House (case d'oro) che portò al sequestro di alcuni immobili perché realizzati in area a rischio alluvione. Da quel giorno, infatti, palazzo "Luigi Razza, bloccò qualsiasi tipo di concessione edilizia in attesa che le condizioni di sicurezza su tutto il territorio migliorassero.Il documento sottoscritto dall'Amministrazione e da tutto il Consiglio comunale è diretto al commissario delegato per l'emergenza alluvione, ovvero al presidente della Giunta regionale Giuseppe Scopelliti, quindi allo stesso governatore e all'Autorità di bacino regionale. A loro chiedono un «incontro urgente allo scopo di intraprendere una linea d'azione volta a porre rimedio a questa insostenibile condizione», sottolineando la ormai improrogabile ripresa dell'attività edilizia il cui blocco ha determinato delle gravissime ripercussioni sull'intera economia.Amministratori e consiglieri fanno presente la necessità, quindi, di arrivare ad una «rivisitazione delle ordinanze commissariali precedenti», attraverso le quali venivano recepiti gli studi del prof. Pasquale Versace dopo la disastrosa alluvione del 3 luglio 2006.

La nota evidenzia che «la passata amministrazione ha dato incarico ad una coppia di professionisti di comprovata esperienza e di approfondita conoscenza del territorio comunale, di redigere "uno studio approfondito per conoscere l'effettivo livello di rischio delle aree interessate dai principali impluvi". Palazzo "Luigi Razza" fa presente alle autorità regionali che «nei giorni scorsi l'amministrazione ha recepito uno stralcio del lavoro ordinato» dal quale si evince che «una parte del territorio comunale è compatibile con una "normale attività di governo del territorio". Nel contempo gli enti preposti al compimento dei lavori funzionali ad una messa in sicurezza del territorio – viene evidenziato nella nota – hanno consegnato un elenco di opere che sono già state eseguite o che saranno appaltate nel breve periodo e che quindi hanno modificato in meglio il quadro territoriale di riferimento».I firmatari del documento non trascurano che vi è in atto sul territorio provinciale una chiara disparità di trattamento con i comuni limitrofi, anch'essi colpiti dall'alluvione del 3 luglio 2006 e dove, invece, l'attività edilizia viene esercitata con normale regolarità». Della vicenda che caratterizza il blocco edilizio interessati da parte del Sindaco e dell'assessore all'Urbanistica anche il presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico, l'assessore regionale all'Urbanistica Pietro Aiello; l'assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Gentile; il presidente della IV Commissione consiliare Alfonso Dattolo e al dirigente generale delle Infrastrutture, ing. Giovanni Laganà, nonché al dirigente del dipartimento urbanistica e governo del territorio, arch. Saverio Putortì. A loro gli amministratori di palazzo "Luigi Razza" chiedono un intervento chiarificatore, anche attraverso l'istituzione di un tavolo tecnico di concertazione permanente, che possa fornire un'interpretazione univoca all'intera vicenda».

L'alluvione

Era il 3 luglio 2006 quando la natura si è ribellata scatenando sul territorio vibonese un vero e proprio cataclisma provocando morti, feriti, danni per oltre 100 milioni di euro, centinaia di sfollati. Il giorno del nubifragio, in due momenti differenti, persero la vita lungo la statale 18, perché travolti da ondate di fango e detriti Salvatore Gaglioti, di soli 16 mesi. E le guardie giurate Ulisse Gaglioti, zio del piccolo, e Nicola De Pascale. Tutti uccisi mentre all'interno delle loro autovetture transitavano lungo la Statale.La disastrosa alluvione ha dato vita a due inchieste della Procura della Repubblica. La prima aveva portato a puntare l'attenzione sui vertici dell'Anas e della Protezione civile ma i capi d'imputazione si sono sbriciolati davanti al gup. La seconda, invece, è ancora in piedi e vede indagati amministratori comunali e provinciali, nonché tecnici di Comune e Provincia.

domenica 17 ottobre 2010

PER RIPULIRE LA CITTA' ... NON BASTA PIU' IL PENNELLO!

Rione Pennello, tra erosione e aria irrespirabile Paolillo e Santoro: oltre a controllare l'acqua si faccia anche un monitoraggio ambientale
di Vittoria Sicari - Gazzetta del Sud 17.10.2010


Il quartiere Pennello di Vibo Marina non è solamente l'emblema del degrado fisico e strutturale, ma è anche la zona più inquinata a livello atmosferico. A sollevare l'attenzione sulla grave situazione di irrespirabilità dell'aria ci ha pensato il Wwf che nella giornata di ieri ha organizzato un sit-in sul viale dell'Industria, all'altezza della piazzola Agip. «Oltre a controllare l'acqua – ha sottolineato il responsabile provinciale dell'associazione Domenico Santoro – occorre che le autorità preposte intervengano per monitorare l'aria, che specialmente in questo quartiere è irrespirabile, sia a causa dell'inquinamento gassoso, che della polvere che si solleva da terra da quando la strada camionale, parallela al viale dell'industria è stata chiusa a causa dei lavori di ripristino del letto di un torrente danneggiato dall'alluvione del 2006». In realtà, l'abbandono, che anno dopo anno è diventato cronico, si sta impadronendo di quel che rimane di spiagge, strade, piazze. E se negli anni '60 e '70 il Pennello, benchè non si fosse data alcuna connotazione turistica, era il mare non solo dei vibonesi, ma anche dei turisti provenienti da altre regioni d'Italia, oggi è il simbolo del decadimento totale delle frazioni marine. A ricordarlo Katia Achille che da 58 anni ha casa in quel quartiere e che come tanti altri abitanti della zona sperava, che almeno con il passaggio dell'intera area dal demanio al patrimonio, il comune potesse acquistare i terreni e rivenderli ai privati, bonificando così il territorio.

«Sta di fatto – ha osservato Pino Paolillo segretario regionale Wwf – che abbiamo scritto all'Arpacal per avere dati aggiornati sul monitoraggio ambientale e per sapere come mai a Vibo Marina viene utilizzata una sola unità mobile di rilevamento che staziona nell'area portuale. L'Arpacal – prosegue Paolillo – ci ha a sua volta indirizzati al comune a cui abbiamo protocollato una richiesta in giugno senza avere avuto ancora alcuna comunicazione».
A dare man forte ai responsabili del Wwf c'era anche l'ex consigliere di circoscrizione Michele Zaccaria, Paolo Sorrenti, presidente della Lega navale, il quale ha proposto di avviare un tavolo istituzionale di confronto e Michele Malderizzi, presidente dell'associazione Marinai d'Italia, che nel condividere la battaglia a favore dell'acqua e dell'aria salubre, ha evidenziato la necessità di delocalizzare le industrie ubicate nel centro abitato. Della stessa opinione Domenico Schipilliti dell'associazione Marea, il quale ha espresso preoccupazione riguardo la paventata ipotesi che all'Italcementi possa essere bruciato Cdr (combustibile derivato dai rifiuti) e Pfu (pneumatici fuori uso).
Il punto su cui sia il Wwf che le altre associazioni presenti sul territorio non intendono demordere è che «l'inquinamento c'è e lo si percepisce anche visivamente, infatti, spesso il cielo si colora di una striscia scura che come una coltre sovrasta Vibo Marina». E se l'aria, è acclarato che sia incolore e inodore, forse qualcosa di strano ci sarà pure. Un'interrogativo legittimo che i residenti girano alle autorità sanitarie e agli amministratori locali ai quali chiedono sia di condurre un'accurata indagine epidemiologica, che di provvedere ad acquistare nuove centraline per il monitoraggio ambientale. È comunque notizia recente che l'amministrazione comunale abbia già inserito in bilancio la somma per l'acquisto dei macchinari di controllo per l'inquinamento.

sabato 16 ottobre 2010

METEOSTAZIONE A TROPEA!


La Rete Stazioni Meteo di MeteoWeb continua a crescere e la sezione dedicata alla Calabria, dopo le ultime novità del Progetto Pollino e la stazione meteo di Camigliatello Silano affiancata alla webcam nella nota località sciistica Silana, si fregia da oggi di una nuova stazione meteorologica d’elite.E’ infatti online la stazione di Tropea, rinomata località turistica della Calabria Tirrenica, in Provincia di Vibo Valentia, a pochi km a nord di Capo Vaticano.



Tropea (Vibo Valentia) - Stazione Meteo online - click qui


La stazione è installata a strapiombo sul mare, nel centro storico della città, sul terrazzo della sede del Gruppo Volontari di Protezione Civile di Tropea, che hanno fortemente voluto a disposizione questo strumento e in collaborazione con MeteoWeb, da oggi forniscono i dati meteorologici di Tropea in tempo reale sul web, tramite la Rete Stazioni Meteo del MeteoPortale del Mediterraneo (http://www.meteoweb.it/).
In un periodo in cui i cambiamenti climatici stanno determinando un aumento dei fenomeni estremi, questo strumento è di assoluta importanza soprattutto in una località come Tropea, ad alto rischio frane e dissesto idrogeologico: monitorando i dati della stazione in tempo reale, anche i singoli cittadini potranno intuire, tramite i dati online, i vari livelli di pericolosità di determinati fenomeni meteorologici.
estratto da: Strill.it

venerdì 1 ottobre 2010

VIBO VAL BENE UNA MESSA!

L' iter autorizzativo necessario per consentire all'Italcementi di alimentarsi con CDR (balle di rifiuti talquale) e PFU (pneumatici usati) sta per chiudersi: abbiamo appreso dalla stampa [leggi articolo di CO del 26 settembre scorso] che si è già svolta una Conferenza dei Servizi dalla quale pare ... sembra ... che nulla osti a trasformare la nostra tanto amata fabbrica, che ormai si scambia facilmente per un complesso condominiale all'interno della città, in un inceneritore.
Nulla osta?
Cercheremo di sapere qualcosa in più, anche se la notizia ci cade addosso come una doccia fredda, eppure una domanda ci assilla da domenica scorsa: qual'è stato il parere della Provincia? Quale quello del Comune?
Entrambi positivi? O no? Ma qualsiasi parere sia stato espresso (ed a parte le procedure, le carte e le competenze) ... come mai nessuno di questi enti "locali" ha sentito l'obbligo civile e morale di informarne prima i cittadini? I tanti condomini che vi abitano a fianco?
Già eravammo assillati da domande preoccupanti, legate alla non potabilità dell'acqua giallognola-rossastra: quale acqua usano ai bar e nei ristoranti? Con quale acqua lavano le famose verdure inscatolate vibonesi o le altrettanto famose mozzarelle? Ed i gelati? Le loro etichette riporteranno i valori del manganese e del ferro contenuti? E se si ... riporteranno quelli dell'USL, della SORICAL o dell'ARPACAL? Presi da queste domande ed in attesa di capirlo (grazie però solo alle azioni autorevoli del Prefetto), siamo stati superati dagli eventi, ed ora siamo quì a domandarci amleticamente come potrebbe essere da domani la nostra aria (già giallognola alcune sere) ... al PFU e al CDR!
Nel frattempo è utile prepararsi a celebrare messa!

mercoledì 29 settembre 2010

NOTTE ... AL CHIOSCO AZZURRO!

Intorno alle 4:25, di ieri notte, un ordigno è esploso distruggendo il Chiosco Azzurro di Vibo Marina, in località Pennello, nei pressi della ex Capannina. L'onda d'urto ha provocato danni alle abitazioni vicine. Sul posto sono intervenute le pattuglie del Norm di Vibo Valentia e della stazione di Vibo Marina, nonché i vigili del fuoco che hanno spento le fiamme.

martedì 28 settembre 2010

PENSIAMOCI BENE ...



Le opinioni degli studenti universitari sulla n'drangheta.
Il video è stato girato due giorni prima della manifestazione "NO 'ndrangheta" che si è svolta a Reggio Calabria il 25 settembre 2010

venerdì 24 settembre 2010

IL TONNO VIBONESE E LA MAMMA ... DI TUTTE LE RICERCHE!


Riportiamo per intero un articolo scritto da Ilaria Di Biagio per il sito web di Strill.it [vedi link, con belle foto] perchè ci offre informazioni ulteriori rispetto alle esistenti "vasche" dei tonni. Cercheremo si saperne di più.

Vibo Marina: scelta come uno dei siti per la ricerca internazionale del tonno rosso
"Il tonno rosso (Thunnus thynnus - Atlantic Bluefin Tuna) rappresenta sin dall’antichità una delle più importanti risorse marine internazionali sia dal punto di vista biologico, economico che sociale. Negli ultimi 20 anni la crescente domanda di tale risorsa, legata in particolare al mercato giapponese (sushi), ha causato un forte sovrasfruttamento dello stock ed una conseguente diminuzione della popolazione.
Il pericolo del collasso della pesca ed il rischio di estinzione della specie ha portato ad un aumento della pressione esercitata dalla Comunità scientifica, dalle Istituzioni e dalle associazioni ambientaliste. Per tale motivo quest’anno il governo italiano ha disposto una moratoria dell’attività di pesca con reti a circuizione (tonnare volanti).
Nel Tirreno meridionale (tra la costa occidentale della Calabria e nord-orientale della Sicilia) esiste l’unica area di riproduzione naturale del tonno rosso in acque italiane.
Per questo motivo a partire dal 2005 l’area di Vibo Marina è stata scelta come uno dei siti per la ricerca internazionale finalizzata alla conservazione di questa importante risorsa marina.
Lo scopo di tale sperimentazione, che coinvolge l’intera Comunità Europea, e che vede i siti riproduttivi in Spagna, Malta e Italia, consiste nella messa a punto di una tecnologia per l’allevamento sostenibile di tale specie che consentirebbe di soddisfare la forte richiesta di mercato svincolando la necessità di prelievo di individui dalla popolazione selvatica.
Nel 2008, a Vibo Marina, è stato possibile ottenere per la prima volta al mondo, a seguito di un trattamento ormonale, una grande quantità di uova da riproduttori in cattività.
Il risultato è più che migliorato nei due anni seguenti (il periodo riproduttivo è compreso tra giugno e luglio). Il controllo della riproduzione in cattività rappresenta il primo passo per chiudere il ciclo di allevamento, ma il percorso per completarlo, è solo all’inizio."

mercoledì 22 settembre 2010

CHI "COLTIVA" LONGOBARDI?


Mentre aspettiamo l'esito delle indagini e del processo, apprendiamo dalla stampa della scarcerazione di Brasca. Ne diamo giustamente notizia, così come riportiamo che le sue dichiarazioni, con le quali si conferma totalmente estraneo alla vicenda: "Sono profondamente mortificato per quanto accaduto e posso solo definirmi una vittima della situazione non certo l’autore di una siffatta e ripugnante condotta. Non si diventa delinquenti a 62 anni dopo una vita dignitosa e rispettosa della legge".

A questo punto non rimane che scoprire chi coltiva a marijuana i terreni di Longobardi!

domenica 19 settembre 2010

ANCORA MARIJUANA: MA CHE SUCCEDE A LONGOBARDI?

Una ennesima piantagione di marijuana è stata scoperta a Longobardi, a pochissimi metri dal bivio della ss 18, dagli uomini della Compagnia Carabinieri di Vibo Valentia, diretta dal capitano Stefano Di Paolo. La piantagione, oltre 150 piante di oltre 2,5 metri di altezza ed in avanzatissimo stato di maturazione,erano state coltivate lungo uno scosceso costone di montagna, quasi a strapiombo sulla statale 18, ed erano protette dagli occhi indiscreti degli elicotteri della Benemerita da un fitto castagneto. I Carabinieri, che hanno scoperto la vasta coltivazione durante un pattugliamento a piedi nei boschi alle porte del capoluogo, appena si sono trovati nella terrazza naturale adibita a campo di canapa, sono rimasti a bocca aperta. Infatti, le numerosissime piante erano talmente cariche di foglie, semi e fiori, che erano letteralmente piegate a terra, incapaci di sorreggerne il peso. Il terreno, per favorire la crescita e l’aumento del principio attivo della droga, era inoltre costantemente rifornito d’acqua da un tubo di oltre 60 metri che correva tra la fitta vegetazione sino ad arrivare al pozzo di una proprietà terriera posta a poca distanza. Un sistema davvero ingegnoso e che assicurava discrezione ed efficacia all’illegale coltivatore. Data il complesso ed efficace sistema produttivo i Carabinieri hanno deciso attendere per 5 giorni che si facesse vivo il produttore. E così è successo ieri pomeriggio quando, Francesco Leonardo Brasca, insegnante 62enne di Vibo Valentia ed ex-sindaco del Comune nei primi anni ’90, ha fatto la sua comparsa nel proprio terreno. Immediatamente gli uomini dell’Arma sono sbucati fuori dai loro nascondigli nella vegetazione intimandogli l’alt e chiedendo spiegazioni sulle centinaia di kg di marjiuana che crescevano rigogliosi a poca distanza, ed il cui inconfondibile odore si avvertiva in tutta la zona. Lui, senza perdere il sorriso, si è limitato ad accollarsi la titolarità del terreno e la responsabilità di tutto quanto vi si trovasse sopra. Sono quindi scattate le manette con l’accusa di coltivazione illegale di canapa indiana e tutta l’illegale coltura, previo campionamento, è stata distrutta con il fuoco sul posto.
Sorprende però, più del fatto che il produttore sia stato un sindaco di Vibo Valentia, la costatazione di come Longobardi, un tempo famosa per le sue uva zibibbo, dopo le frane assassine del 2006, sia divenuta in questi anni luogo privilegiato per la coltivazione di canapa indiana: non si contano più le coltivazioni individuate dai Carabinieri in quell'area, alle quali vi sono scoperte dedite intere famiglie! Se il coltivatore scoperto oggi è addirittura un insegnante ed ex sindaco... vien dunque da domandarsi con inquietudine: MA CHE SUCCEDE A LONGOBARDI?

fonte: strill.it

sabato 18 settembre 2010

OCCHIO ALLE ... TANGENTI/ALI!

Mentre tutti si lamentano che a Vibo non si può più costruire dopo l'alluvione conforta che un'ulteriore inchiesta giudiziaria prenderà il via lungo la Tangenziale Ovest: lì, lungo quelle colline che sovrastano il territorio costiero è già stato costruito di tutto, comprese montagne di cemento armato per sostenere quella che avrebbe dovuto essere la Tangenziale Ovest (per quella Est recentemente è stata chiusa un'indagine), che a sua volta doveva sostenere palazzi e palazzoni compresi tra rione Cancello Rosso e contrada Gallizzi. Mentre tutti i palazzi previsti sono stati costruiti (tanto da rendere impossibile variarne il tracciato) la strada è ferma da 5 o 6 anni, perchè prevista proprio sul ciglio estremo della collina, che ovviamente lentamente scivola ... portandosi dietro gran parte dei muri di sostegno realizzati per l'ardimentoso tracciato! Sulla pubblica infrastruttura ora l'autorità giudiziaria ha aperto gli occhi, vuole vederci chiaro sull'opera e le responsabilità tecniche o amministrative.
Non sarà facile di mostrare che dell'opera in realtà non interessava niente a nessuno (nessuna voce in questi anni si era levata contro il rischio della sua mancata realizzazione) e che il vero scopo era quello di consentire l'edificazione di un area ad altissimo rischio idrogeologico "protetti" dalle opere di contentimento della infrastruttura.
Sarebbe interessante scoprire, prima che quelle "opere d'arte contemporanea" di cemento disarmato scivolino a valle ... (sopra le nostre teste ovviamente) ... se vi sia un "lagame" tra gli amministratori e tecnici (che a vario titolo negli anni hanno avuto a che fare con la cosiddetta Tangenziale Ovest) ed i costruttori (o i proprietari) delle palazzine costruite appena sopra!
Le case sono tante e la strada è una sola (anche se a breve vi sarà una bella funivia)!
Ma se non emergerà alcun legame, ci sarà da preoccuparsi perchè quelle palazzine ... non potranno che caderci addosso alla prossima furia delle acque! Anche perchè solo un forte "legame" al terreno può mantenerle in piedi!

Per saperne di più leggi l'articolo di oggi sulla Gazzetta del Sud!

venerdì 10 settembre 2010

POTABILITA' DELL'ACQUA: NESSUN PROBLEMA ... E' COMPROMESSA COME SEMPRE DA FERRO, MANGANESE, AMMONIACA, COLIFORMI TOTALI, ESCHERICHIA E STREPTOCOCCHI!

NON COMPRENDIAMO il senso del Comunicato di ieri dell'ARPACAL, percui forse è il caso di chiedere a tutti voi se lo scopo era quello di tranquillizzare o allarmare! E allora pubblichiamo per intero il testo redatto dalla dr.ssa Annamaria Albano ed il dr. Francesco Maria Russo, dirigenti rispettivamente del laboratorio bionaturalistico e del laboratorio chimico del Dipartimento provinciale di Catanzaro dell’Arpacal, diramato ieri, per puntualizzare alcuni elementi emersi da articoli sui quotidiani calabresi in merito alla vicenda della potabilità dell’acqua distribuita nella rete idrica di Vibo Valentia.

“Le analisi effettuate dai nostri laboratori – dichiarano i due dirigenti Arpacal – evidenziano che la potabilità dell’acqua distribuita nella rete di Vibo è stata e continua ad essere compromessa da fattori legati alla linea di adduzione, e precisamente dall’impianto di potabilizzazione che usa le acque del Bacino del Lacina, compreso nei territori dei comuni di Brognaturo, San Sostene e Cardinale.

I livelli di compromissione sono variabili, e sono sia chimici e sia batteriologici; chimicamente si rileva spesso la presenza di Ferro oltre i limiti normativi, Manganese a livelli vicini ai limiti normativi, ammoniaca.

Batteriologicamente sono spesso presenti contaminazioni da Coliformi Totali, Escherichia Coli e Streptococchi Fecali”.
“La situazione – proseguono i dirigenti Arpacal – è purtroppo ben nota fin dal 2005-2006 e risiede in un “errore tecnico” durante la fase di riempimento del bacino, laddove è stata lasciata la vegetazione presente sul terreno semplicemente sommergendola.

Inoltre, in un recente controllo, è stato verificato uno dei principali influenti del bacino, risultato inquinato da presumibili scarichi civili o da deiezioni animali”.
“La presunta contraddittorietà dei dati, commentata dall’ex assessore Greco – continuano i dirigenti Albano e Russo dell’Arpacal – è assolutamente da contestare; chiunque lavori in un laboratorio analitico che si occupa di matrici in continua evoluzione, sa che l’esito dipende dal momento del campionamento. Non è del tutto errato che il livello di clorazione è importante nel salvaguardare l’acqua potabile da inquinamenti di tipo batteriologico, ma di contro può poco di fronte ad inquinamenti di tipo chimico come quelli riscontrati. In più, l’ASP di Vibo Valentia, fin dal 16 agosto scorso, è costantemente sul territorio a monitorare la situazione e rifornisce continuamente i laboratori dei campioni necessari, prescritti dalla vigente normativa, al fine di salvaguardare la salute pubblica e i laboratori, da parte loro, rispondono negli stretti tempi tecnici”.

Comunicato Stampa estratto dal sito ufficiale dell'ARPACAL

lunedì 6 settembre 2010

QUELLO STUPEFACENTE ... RUMORE DEL TRENO!


Nuova operazione antidroga degli uomini della Stazione Carabinieri di Vibo Marina, con l'arresto di due persone e la scoperta di una vasta piantagione di canapa indiana. In manette sono finiti S. Mantella, 36 anni, e F. Virdo', 27 anni, gia' noti alle forze dell'ordine, ritenuti responsabili di coltivazione di sostanze stupefacenti. Gli uomini dell'Arma, da tempo si erano accorti della vasta piantagione di canapa indiana che era stata abilmente allestita nella frazione Longobardi di Vibo.
La piantagione, costituita da centinaia di esemplari di cannabis indica di altezza compresa tra 1,5 metri e 2,5 metri, in avanzatissimo stato di maturazione e gia' pronte per essere raccolte e successivamente smerciate, era stata suddivisa in tre piazzole allestite in un terreno demaniale proprio a ridosso di alcuni alberi secolari, in modo che dall'aria fosse praticamente impossibile individuare la coltura data la sua ristretta ampiezza e l'asprezza del terreno. Inoltre i due, per non essere notati andavano e venivano dal loro illegale campo seguendo una delle molte fiumare presenti in zona, in modo da non lasciare tracce sul terreno e sfuggire cosi' anche al fiuto dei cani. Come se non bastasse Virdo' e Mantella avevano realizzato il tutto proprio a pochi metri dalla linea ferroviaria costiera che, con il continuo passare dei convogli, copriva il rumore dei loro passi e delle potature alle piante.
I militari, pero', non solo hanno scoperto la coltivazione, costituita da oltre 400 piante per un peso complessivo ben superiore ai 600 kg ed un valore di mercato prossimo ai 20 mila euro, ma hanno anche trovato il modo di arrivarci percorrendo un altro sentiero che nemmeno i coltivatori avevano scoperto.
Quanto i due, approfittando del passaggio dell'ennesimo treno per nascondere il rumore dei propri passi in avvicinamento alla piantagione, sono finalmente arrivati a destinazione ed hanno cominciato a raccogliere i frutti del loro illegale lavoro, nel tagliare alcune delle piante piu' alte, si sono trovati davanti tutti i militari della Stazione di Vibo Marina al completo che, in pochi attimi, li hanno immobilizzati dichiarandoli in arresto con l'accusa di coltivazione di sostanze stupefacenti.

fonte: strill.it

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