venerdì 31 ottobre 2008

IL SINDACO BLOCCA IL PETCOKE!

No! Non illudetevi... non è stato il nostro sindaco a bloccarlo! E' invece dagli amici di Isola delle Femmine che ci giunge l'importante segnalazione sul provvedimento adottato dal LORO SINDACO, quello di Palermo, su sollecitazione della loro VIII Circoscrizione, che, al fine di tutelare la salute dei cittadini:
con Ordinanza Sindacale ordina il blocco del transito di PetCoke nell'agglomerato urbano!














Beh! Mentre esprimiamo la nostra soddisfazione per gli esiti positivi che l'impegno del Comitato di Isola comincia produrre, anche in termini di coscienza civile, noi attendiamo che i nostri amministratori... ritrovino la ragione e le carte: di entrambi è ormai accertato... ne mancano riscontri!

Tra l'altro è importante che, sempre entrambi carte e ragione, si ritrovino presto, visto che gli esiti delle analisi sulle polveri di PetCoke usato ad Isola delle Femmine (vedi a lato) rivelano una pericolosa concentrazione di CROMO ESAVALENTE!
E il nostro PetCoke...? Non sappiamo nulla! Attendiamo sempre le analisi dell'ARPACAL!
E' inutile dirvi che ogni giorno tentiamo di averne notizie precise, ma la risposta è ancora quella: "ti informo... sai, debbono giungere dal Milano..."


giovedì 30 ottobre 2008

STATTE (TA) E LA CONQUISTA DELL'AUTONOMIA: Un esempio da imitare!

Statte é una cittadina pugliese che, nel 1993, dopo una lotta durata 23 anni, ottenne l'autonomia comunale staccandosi da Taranto. Tantissime sono le analogie con la nostra azione, per cui riteniamo molto interessante ripercorrere gli avvenimenti più significativi che portarono all'agognato risultato.
La conquista dell'Autonomia é stato l'evento più importante della storia di Statte: ha dato decoro e dignità ai suoi cittadini; ha rappresentato un segno di unità di tutte le sue forze e certamente sarà la molla per la rinascita e il riscatto dopo secoli di abbandono.

Nel 197o il prof. De Sabato fonda un Movimento che pone le basi ideologiche e politiche per l'autonomia di Statte. Trascriviamo uno stralcio del manifesto pubblicato in quell'anno:

"Un lungo passato di oscurità e di silenzio ha maturato finalmente, negli Stattesi, una coscienza civica. Perciò oggi torniamo a fare il discorso di tanti anni addietro, ma torniamo a farlo nella maniera giusta e completa. Statte vive al margine di una poderosa vita economica, che si svolge sotto gli occhi degli stattesi, al di là degli stattesi, senza il concorso vitale e decisivo degli stattesi stessi. L'espansione di Taranto ci ignora come comunità progredita e civile di circa seimila abitanti, alla cui esistenza bisogna rendere un democratico conto.Nel giro di quest'ultimo ventennio, Statte ha perduto il suo volto di borgata.E' maturata nel tempo la necessità di dare un suo volto a questo incantevole paese,benedetto da Dio; é balenata la fede e la speranza che nasca un nuovo Comune e, d'un balzo, s'inserisca come propulsore di progresso e di lavoro.Per questo é nato il Movimento per l'Autonomia, un'associazione che, nel culto dell'Idea Comunale, non é un partito politico, supera le discussioni e le lotte di parte, chiamando a raccolta gli Stattesi intorno ai loro colori, il verde e il giallo, e stringendoli in un cerchio di fraternità e di unità spirituale. Domani, quando i colori del giovane Comune sventoleranno sulla torre dell'orologio, tutti sapranno che Statte é diventato un paese di uomini liberi".

Poco dopo, un primo gruppo di cittadini costituitosi in Comitato, cominciò a riunirsi nei locali parrocchiali per rivendicare l'Autonomia. Questo Movimento fece crescere "l'attenzione" degli amministratori di Taranto, ma nient'altro. Promesse di stanziamenti, visite di assessori e sindaco, ma risultati praticamente nulli. In questo quadro prese concretezza, nel 1986, l'azione di pochi encomiabili cittadini e il 27 Novembre di quell'anno si tenne la prima assemblea pubblica in un cinema stracolmo come non mai. Il tema fu: "Statte Comune Autonomo: é possibile!".
Nel suo intervento, il presidente del Comitato affermò:"...la nostra comunità é un "non popolo", in quanto altri decidono per noi... Siamo maturi per passare dalla condizione di sudditi a quella di cittadini liberi".
La maggior parte dei politici locali, in quell'occasione, si dichiararono pronti a sostenere il Comitato nella difficile azione per arrivare a fare di Statte un comune autonomo. Il primo passo era stato fatto. La conquista dell'Autonomia era diventata una strada obbligata senza ritorno. Le forze politiche del comune di Taranto e quelle regionali, sotto la spinta della volontà popolare, compirono quegli atti determinanti, indispensabili per la realizzazione dell'autonomia stessa. Nel febbraio 1990 il consiglio comunale di Taranto si espresse a favore dell'autonomia di Statte. In Novembre i consiglieri regionali del territorio sottoscrissero la proposta di Legge Regionale per richiedere il referendum per l'Autonomia. L'iter successivo non fu molto breve, ma il 7 e 8 giugno 1992, finalmente, si tenne a Statte il tanto sospirato referendum e fu un plebiscito: 92,5% di SI'.
Successivamente ci fu la ratifica del risultato referendario da parte dell'Assemblea Regionale con la conseguente proclamazione di Statte Comune Autonomo, convenzionalmente avvenuta il I° Maggio 1993 e che, di conseguenza, é diventata anche la festa per l'anniversario dell'Autonomia. A Statte furono anche assegnati, sempre per legge regionale, i confini territoriali, desunti da quelli storici, politici e legali ricavati da centinaia di documenti e mappe. Quest'ultimo atto cozzò contro gli interessi di Taranto e dei suoi politici; fu quindi presentato alla Regione un disegno di legge che ridisegnava i confini non nei termini del precedente, bensì facendoli corrispondere, incongruamente, con quelli della Circoscrizione di Statte, cioé ad un confine ben più ristretto.

Finalmente, il 21 Novembre 1993, si svolsero le prime elezioni amministrative del nuovo Comune e al ballottaggio si trovarono di fronte due candidati , estranei ai partiti tradizionali, che avevano ben meritato nella lotta per la conquista dell'Autonomia.
La conquista dell'autonomia comunale costituì un propulsore formidabile allo sviluppo della cittadina pugliese, che oggi conta circa 18.000 abitanti.
Auguri Statte. In bocca al lupo... Porto Santa Venere.

mercoledì 29 ottobre 2008

INTERVISTA... TRA IL QUOTIDIANO E LA STORIA.

Lunedì scorso, 27 ottobre 2008, è stata pubblicata su Il Quotidiano una intervista richiestami con molta cortesia da un loro bravo giornalista. Mi era sembrata una buona occasione per fare il punto sulle nostre ragioni ed informare sullo stato dell'iter amministrativo. Constato però che, al contrario del secondo, il primo obiettivo è stato appena sfiorato.

Comprendo che le esigenze di impaginazione abbiano costretto ad adeguare le risposte, sacrificarne altre alle esigenze di spazio, ma alla fine... quell'articolo non riesce ad essere esaustivo, anzi, appare quasi che il nostro principale disappunto nasca solo dalla carenza dei servizi sanitari, mentre in realtà questo è solo uno dei punti di crisi che la nostra comunità oggi è costretta a constatare.
Tant'è che le risposte date erano in realtà tante ed ognuna data senza tergiversazioni; non escludo che vengano riprese in altri momenti e per altre emergenze, però... ritengo utile pubblicarle integralmente sul nostro sito, fornendo così l'opportunità di confrontare il prima (il testo fornito) con il dopo (il testo pubblicato), rimendiando in parte a quella sensazione "ma questo non dice nulla di nuovo" che potrebbe provarsi alla lettura di quell'intervista, il che sarebbe un danno, oltre che una beffa, ai quale intendo sottrarmi immediatamente.
Certo, l'effetto è meno incisivo di quello che si sarebbe avuto con l'integrale pubblicazione ma comunque è importante, anche solo per non farsi "costringere" in quella ben nutrita schiera di quanti parlano senza dire niente... dare testimonianza di quanta chiarezza sia stata in realtà messa in gioco in quest'ultima occasione è in realtà importante!
Un esempio? Beh! C'era questa domanda con la sua risposta:
"Di recente, anche sulla stampa, è emersa la problematica relativa al PetCoke. Malgrado l’impegno del consigliere Cammarota l’argomento non è ancora giunto in consiglio comunale. Cosa significa ciò?
Dimostra che anche solo l’ascolto, non dico la soluzione, di un problema che riguarda la comunità costiera è subordinato a qualcos’altro, il che è ancora più aberrante in un consiglio comunale che si è dato all’unanimità un Codice Etico. Non conosco l’articolato di quel codice, che ho inutilmente cercato anche per renderlo pubblico sui nostri siti, ma immagino che quanto meno un obbligo etico a trattare argomenti così importanti posti all’Odg, a firma di ben otto consiglieri, sia stato inserito, altrimenti a che serviva? Vede, non è una bella cosa vedere che i tuoi amministratori sanno che l’Italcementi usa il PetCoke come combustibile da qualche annetto, e che nonostante sia dichiarata la sua pericolosità, nulla fanno per rivedere, a tutela sempre della salute pubblica, il sistema di controllo emissioni, il sistema di trasporto o il suo sistema di stoccaggio. Tra l’altro sono atti dovuti all’autorizzazione della stessa attività produttiva. Cosa significa ciò? Nulla di buono!

Con la scusa che il forno di quella fabbrica raggiunge temperature di 1600 gradi presto gli si consentirà di bruciare di tutto, dal Petcoke alle finte balle di CDR, permettendo contemporaneamente di costruirvi palazzi fin sotto le mura di recinzione della fabbrica, contravvenendo a tutte le norme previste a tutela dei centri abitati in cui sono collocate Industrie Insalubri di Prima Categoria. Il Petcoke, per legge, visto che è un prodotto di scarto del petrolio, è classificato come rifiuto pericoloso fuori dal luogo d’ utilizzo come combustibile, e quindi come tale va trattato in quei luoghi, come quelli dello sbarco, del trasporto e del deposito, fuori dalle mura dello stabilimento, e questo vale prima di tutto a tutela della salute di quanti lo maneggiano, e poi della comunità. Altra cosa sono le emissioni, per le quali, contraddittoriamente, ancora non resta che fidarci dei dati che fornisce la cementeria: i suoi dati sono gli unici utilizzati anche a tutela della salute dei lavoratori. Per noi quella fabbrica coincide con la nostra storia recente, la “nostra” cementeria è un patrimonio comune, se però si antepongono i suoi interessi economici, diretti o indiretti, ai nostri diritti alla salute vuol dire che qualcuno non ha compreso pienamente il suo ruolo istituzionale, né quello imprenditoriale."
Tanta chiarezza la debbo a me, così come lo debbo a quanti ci seguono con entusiasmo su questo sito e nella nostra città portuale.
Grazie a questo sito è possibile documentare un percorso che si avvia a diventare storico, dirompente per il suo valore etico, e sarebbe un peccato che la storia resti priva del testo integrale di quella intervista, così come è stato un peccato che nessun vibonese o portosantavenerino possa averla letta nella sua interezza.
Rimediamo? Rimediamo e... Buona ri/lettura!
Antonio Montesanti


NEWS: VALUTAZIONE D'IMPATTO AMBIENTALE PER LAVORI DI PROTEZIONE DELL'ABITATO DELLA FRAZIONE MARINA.

E' disponibile presso il Settore 6 del Comune di Vibo Valentia un progetto a protezione della frazione marina relativo alla elimazione delle barriere radenti, la realizzazione di due barriere sommerse, di un nuovo pennello ed infine due nuovi pennelli alla foce dei torrenti (?) per "liberarne" (?) la foce.
La notizia la ricaviamo dal BURC del 10 ottobre scorso. Secondo quanto previsto dalla procedura VIA, chiunque, previa richiesta scritta, può prenderne visione ed esprimere considerazioni nel merito, entro il prossimo 1 Dicembre.
Ovviamente era inutile attendersi la pubblicazione sul sito istituzionale del comune; meno osservazioni si fanno prima si cantierizza l'opera.

giovedì 23 ottobre 2008

La proposta di un vibonese "illuminato": La salvezza di Vibo? Forse il suo mare, giovani colti e fantasia al potere.

Il prof. Carlo Beneduci, fine intellettuale vibonese, così scrive sul periodico "Monteleone" - ottobre 2008 -:
"Il sogno vola alto ad abbracciare e ricongiungere in un solo nodo d'affetto e di orgoglio storia e cultura di Vibo e Vibo, di chi abita sull'alto colle e chi nella marina, dei soprani e dei sottani. Le schiere di pacifici e pensosi cittadini, di sotto e di sopra, sono riuniti in assemblea a discutere del proprio fututo. Stranamente ai margini stanno i rappresentanti politici, tenuti una volta tanto in non cale e la loro estromissione é volutamente palese dopo i guasti e le divisioni indotte dalle mire spartitorie del potere a fini personali. I convenuti sentono di appartenere alla stessa cultura, di avere un destino comune. Tra di loro emergono due leaders che affermano convinti: "Riaffermiamo la nostra storia. Ci animi la coscienza di un passato lontanissimo e per molto tempo anche nobilissimo. Pensiamo che solo dall'unione delle forze si potrà risalire la china e far rifiorire la nostra città. Non attecchiscano in noi le polemiche pretestuose che ci voglioni separati. Noi di Vibo, soprana e sottana, dobbiamo partire dall'idea del rispetto reciproco, della condivisione, della parità di diritti. Perciò, insensibili al canto delle sirene ammaliatrici dei partiti, di qualsiasi colore, ci presenteremo agli elettori con una nostra lista civica. E per dare un segno del cambiamento radicale eleggeremo un primo sindaco della Vibo di sotto, affiancato da un vice-sindaco della Vibo di sopra. Il compito di questa amministrazione unitaria sarà quello di rimediare ai guasti sin qui prodotti dalla distorta visione del passato e l'inizio di un ampio progetto di sviluppo legato alle attività del porto e alle risorse offerte dal mare..."
Mettiamola così: fino a ieri i soprani, quelli del colle, si sono comportati nei confronti di tutte le frazioni, Vibo Marina in testa, da colonizzatori; hanno avuto voti regalando in cambio inquinamento, incuria, abusivismo edilizio. Si é sperperato in poco meno di 50 anni un potenziale naturalistico economicamente rilevante, che avrebbe assicurato entrate costanti e benessere alle generazioni future.... Verrà chiesto a gran voce l'istituzione di un parco marino per garantire un mare cristallino e in più serre di fiori come in Liguria e piste ciclabili, campi da tennis, di calcio, di pallavolo. Cosa fare oggi? Infrastrutture. Se ne parla molto da parte dei politici soprani, ma con scarsi risultati... l'adeguamento del porto presuppone l'ampliamento della diga foranea, ma tale presupposto implica uno scenario più ampio. Si pensa inevitabilmente alle autostrade del mare e al nostro porto come alla porta marittima d'ingresso per chi proviene da Napoli e dalla Sicilia con navi di linea che lavorano a pieno ritmo, ma non é pensabile che le viuzze di Pizzo o lo svincolo che conduce alla nazionale passando per Longobardi possano sopportare l'intensità di un traffico che potrebbe raggiungere punte d'inquinamento improponibili. Perciò occorrerebbe realizzare prioritariamente un collegamento veloce con l'autostrada. Una soluzione potrebbe essere la costruzione di una galleria che unisca con un raccordo super Vibo Marina all'autostrada in tempi brevissimi. I benefici per la nostra città sono evidenti: il porto turistico si proietterebbe in un futuro luminoso, quello peschereccio potrebbe ambire ad ospitare la borsa del pescato di tutto il medio Tirreno calabrese e lo stesso turismo locale, una volta risanato il mare, potrebbe ripartire e svilupparsi alla grande. Occorrerebbe però bonificare anche il Pennello. L'abusivismo selvaggio ha sottratto alla città il più bel lungomare possibile, che avrebbe potuto creare un indotto turistico-commerciale di prima grandezza. Risanare il Pennello, dunque, per rimediare in parte al danno economico oltre che ambientale.
Un sogno nel sogno, in cui i termini sono rovesciati: a fare da giardino potrebbe essere la zona costiera, da Vibo Marina a Porto Salvo e i soprani potrebbero perlomeno affacciarsi su prati fioriti e il mare portarne gli effluvi su in alto fino a sconfiggere gli olezzi nauseabondi ... La salvezza di Vibo, dunque? Forse la sua costa, il suo mare, i giovani colti e la fantasia al potere. Auguriamocelo."


E' proprio un bel sogno, professore, ma temiamo che sarà destinato a rimanere tale e, cosa più importante, forse é stato fatto troppo tardi. Ormai abbiamo altri sogni. Alea iacta sunt....

ALLUVIONE IN SARDEGNA... ED I NOSTRI RICORDI DIVENTANO SILENZIOSI TIMORI!

Sembra di rivedere un brutto film, ascoltare storie già sentite, constatare vittime nate già pronte, come noi... vittime, alle quali non può che andare tutta la nostra solidale ed indignata solidarietà! Da noi molti hanno comprato dei Suv pensando a se stessi, molti hanno sperato si concretizzasse la messa in sicurezza, pensando a tutti... noi l'abbiamo reclamata, ma ci hanno consigliato di farlo solo in inglese! Sooner or later the clouds covering the sun of Santa Venere and Marinate! Nel dubbio lo diciamo pure in italiano... Prima o poi le nuvole coprono il sole!

lunedì 20 ottobre 2008

BISOGNA TROVARE LA FORZA DI CAMBIARE. ORA O MAI PIU'... ESSERE IL CAMBIAMENTO CHE DESIDERIAMO

Il nostro amico Roberto Naso, sul sito vibomarina.eu ha lanciato una forte proposta: "ROBERTO SAVIANO SINDACO DEL MIO PAESE!", per tutta una serie di ragioni, che si possono riassumere in queste sue considerazioni:
"Mi piacerebbe averlo sindaco del mio paese, perché proprio qui da noi un Roberto Saviano non esiste. Il fatto che un Roberto Saviano nel nostro territorio non esista, non deve però indurci a pensare che altri "Casalesi" non esistano e prolifichino nel nostro territorio. Non esistendo il cronista, non vuol dire che le cose non avvengano o non esistano. Oggi il contropotere illegale veste abiti eleganti, va in suv o macchinoni da 3000 di cilindrata in su, pranza e cena nei migliori ristoranti e magari ha alla fonda in porto "gozzi" da 50 metri. I giovani del nostro circondario crescono nutriti da ideali di cartone e polvere bianca, con crocifissi d'oro da 500 grammi quando sicuramente non hanno mai più messo piede in chiesa dalla loro prima comunione, con iphone da 500 euro e giubbini che valgono tre stipendi di un operaio metalmeccanico. (...) Non ha senso l'autonomia se poi, pur affrancandoci da Vibo Valentia, continuamo ad essere sotto al giogo di chi al territorio non ci tiene, ma lo utilizza come latrina per i propri loschi interessi".

Personalmente la considero una proposta eccezionale, da fare a più voci, sia perchè faccio mie le ragioni espresse da Roberto, sia perchè... restiamo ancora una comunità che deve affrontare finalmente le ragioni del suo mutismo, ragioni che ci hanno reso storicamente invisibili e politicamente mai rappresentabili. Un mutismo che poco manca per definirsi omertà, che giustifica il "tirarsi indietro" anche dinanzi ai più piccoli sopprusi e che, se non compreso fino in fondo, renderebbe inutile l'apporto morale che potrebbe darci un Roberto Saviano sindaco!
Come guarire da un mutismo, che ormai poco manca a trasformarci in complici? Un militare, poche settimane fa, ha ripreso in un suo discorso un aforisma di Ghandi "Dobbiamo essere il cambiamento che desideriamo." e da allora questa frase ronza nella mia mente. Per comprenderne il senso voglio riportare parte di quanto scritto da Saviano su La Repubblica il 22 settembre scorso, estratto da suo sitoweb: "Chiedo alla mia terra come si immagina. Lo chiedo anche a tutte quelle associazioni di donne e uomini che in grande silenzio qui lavorano e si impegnano. A quei pochi politici che riescono a rimanere credibili, che resistono alle tentazioni della collusione o della rinuncia a combattere il potere dei clan. A tutti coloro che fanno bene il loro lavoro, a tutti coloro che cercano di vivere onestamente, come in qualsiasi altra parte del mondo. A tutte queste persone. Che sono sempre di più, ma sono sempre più sole. (...) E chiedo alla mia terra, che cosa ci rimane. Ditemelo. Galleggiare? Far finta di niente? Calpestare scale di ospedali lavate da cooperative di pulizie loro, ricevere nei serbatoi la benzina spillata da pompe di benzina loro? Vivere in case costruite da loro, bere il caffè della marca imposta da loro (ogni marca di caffè per essere venduta nei bar deve avere l'autorizzazione dei clan), cucinare nelle loro pentole (il clan Tavoletta gestiva produzione e vendita delle marche più prestigiose di pentole)? Mangiare il loro pane, la loro mozzarella, i loro ortaggi? Votare i loro politici che riescono, come dichiarano i pentiti, ad arrivare alle più alte cariche nazionali? Lavorare nei loro centri commerciali, costruiti per creare posti di lavoro e sudditanza dovuta al posto di lavoro, ma intanto non c'è perdita perché gran parte dei negozi sono loro? Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà? Passare il tempo nei locali gestiti o autorizzati da loro? Sedersi al bar vicino ai loro figli, i figli dei loro avvocati, dei loro colletti bianchi? E trovarli simpatici e innocenti, tutto sommato persone gradevoli, perché loro in fondo sono solo ragazzi, che colpa hanno dei loro padri. E infatti non si tratta di stabilire colpe, ma smettere di accettare e di subire sempre, smettere di pensare che almeno c'è ordine, che almeno c'è lavoro, e che basta non grattare, non alzare il velo, continuare ad andare avanti per la propria strada. Che basta fare questo e nella nostra terra si è già nel migliore dei mondi possibili, o magari no, ma nell'unico mondo possibile sicuramente. Quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere? Siete davvero sicuri che vada bene così? Che le serate che passate a corteggiarvi, a ridere, a litigare, a maledire il puzzo dei rifiuti bruciati, a scambiarvi quattro chiacchiere, possano bastare? Voi volete una vita semplice, normale, fatta di piccole cose, mentre intorno a voi c'è una guerra vera, mentre chi non subisce e denuncia e parla, perde ogni cosa. Come abbiamo fatto a divenire così ciechi? Così asserviti e rassegnati, così piegati?"... ed io aggiungo... così muti?

Se considerassimo questo articolo al pari di un "programma politico-amministrativo" di una lista elettorale, stante il nostro godere del nostro malefico "il mutismo", non credo che, pur accettando la candidatura, Saviano otterrebbe i consensi necessari per diventare il nostro sindaco.
A meno che... non cominciamo sin d'ora a parlare, a scrivere, a dare! A Desiderare un Sindaco che, con scorta o meno, interpreti un cambiamento desiderato e vissuto! Nel caso ciò cominci ad accadere, ognuno di noi sarebbe già un Saviano! Ed in quel caso... son certo che egli accetterebbe di esserlo! così come in ogni caso... al minimo cenno di parole vere, di chiunque di noi le pronunci, io sono già pronto a sostenerne la candidatura! E nella nostra futura città... non avrebbe bisogno di alcuna scorta
A. Montesanti

sabato 18 ottobre 2008

SE SOLTANTO SI METTESSERO IN RELAZIONE... LE COSE!

Il Consiglio Comunale è stato convocato nientemeno che il 9 Novembre. Non sappiamo se a quella data verrà più trattato il tema PETCOKE, nè se per quella data saranno disponibili gli esiti dei prelievi ARPACAL su quello sbarcato e depositato.
Non sappiamo gli esiti delle verifiche amministrative sulle autorizzazioni comunali, provinciali o regionali.
Non sappiamo praticamente nulla. Quasi quasi sembra non sia accaduto nulla o, se accaduto, tutto si sia magicamente risolto.
Allora... forse è il caso di stuzzicare qualche riflessione, tentare di mettere insieme i dati e gli eventi, cercare di riportare alla memoria episodi vecchi di qualche annetto, che se letti nel loro insieme assumono una valenza diversa, complessa...

Partiamo dall'Alluvione del 2006!


1) A qualche giorno di distanza da quel tragico evento si capì che era necessario procedere alla caratterizzazione dei fanghi sulle spiaggie e delle acque del mare. I torrenti scaricarono sulla costa, durante il loro tragitto, di tutto, attraversando aree industriali ed ovviamente anche il deposito di PETCOKE. Le analisi vennero effettuate ripetutamente dall'ARPACAL, in diversi punti del litorale;
2) Gli esiti di quei primi esami (si allegano); furono tutt'altro che tranquillizzanti. Venne rilevato un inquinamento stratificato - in mare e in terra - che partiva dai coliformi fecali e finiva agli IPA (questi ultimi presenti ovviamente anche nel PETCOKE);

3) All'epoca era ovviamente più importante rimediare a quell'inquinamento che scoprirne l'origine, percui, dopo aver vietato la balneazione per un anno, l'anno successivo si decise di rimuovere completamente la sabbia inquinata.


4) Con 700.000 euro si sostitui buona parte delle sabbie: la sabbia fresca di Gioia Tauro ricoprì le nostre spiaggie che in breve si rioffrirono all'economia balneare. Tutte le analisi successive riscontrarono la buona riuscita del disinquinamento (autodepurazione del mare e ruspadepurazione delle spiaggie).

5) E che fine fece la sabbia vecchia ed inquinata? L'Italcementi (che usava ed usa il PETCOKE) si offrì per smaltire gratuitamente quelle sabbie, riutilizzandole nel ciclo produttivo del suo cemento. Ottimo! pensarono in molti: si risolse in un solo colpo il problema del dove "discaricare" quelle sabbie inquinate ed il problema di andare alle origini di quel "certificato" inquinamento.

Beh! Direte... tutto bene allora?! In realtà qualcosa s'inceppò.

6) Quelle sabbie erano così, come dire... talmente tanto piene di sostanze (?), che la cementeria produsse, con quella sabbia, un pessimo ed inutilizzabile cemento!

Risultato? Dirigente rimosso, produzione ritirata dal mercato e pagamento danni per le aziende di costruzione che avevano adoperato quel prodotto!
La sequenza cronologica degli avvenimenti, e gli esiti di tutti quei fatti... obbligano quantomeno alla prudenza ed all'accortezza.

Nel dubbio, se fossimo degli amministratori responsabili, noi non sottovaluteremmo il problema!
Non sarebbe il caso di regalare ad ogni Consigliere Comunale un "bel piatto" di nero Petcoke?

venerdì 17 ottobre 2008

CREARE LE CONDIZIONI DELLO SVILUPPO? MA A CHI LA DANNO A BERE?

"Creare le condizioni dello sviluppo" è la frase magica che ogni politico vibonese pronuncia quando parla della città portuale... per poi scoprire che in realtà sono frasi fatte e che l'obiettivo è solo il capoluogo! Come mettere a nudo le frasi fatte?
Il destro ce lo offre proprio l'impaginazione de Il Quotidiano. Da una lato s'illustra il Bevilacqua pensiero, sul ruolo del porto multifunzionale che punta allo sviluppo moltiplicando i parcheggi acquei del diporto, dimenticando che spesso le navi mercantili stanno alla fonda in attesa dell'unica gru o del posto in banchina per lo sbarco e che, quando si tratta di scaricare merce un pò più "complessa" (VEDI PETCOKE) non si è neppure in grado di farlo in sicurezza e... cosa ben più importante, nè si agisce affinchè ciò più non accada, o si spende un rigo a tutela della salute dei cittadini! Dall'altro lato del giornale, ancora più a destra... si annuncia che al fine "di venire incontro alle legittime istanze dei cittadini che subiscono difficoltà d'ogni genere, e soprattutto (...) per permettere attese più brevi, più facilità di approccio ed un servizio più adeguato alle esigenze degli utenti” la Curia Medica Monteleonese istituisce un nuovo sportello ticket/prenotazioni... pensate un pò dove? Semplice! A Moderata Durant!
Ed i cittadini di Vibo Marina, Bivona, Longobardi, S. Pietro e Portosalvo? Che fine hanno fatto le loro legittime istanze di decentrare il servizio prenotazioni/ticket (per non dire quello delle vaccinazioni obbligatorie per i loro bimbi) nell'area costiera?
Assolutamente! Meglio 2 punti ticket alla Vibonese e 0 al Marinate! Ma così non c'è gioco, è come dar punti a tavolino alla propria squadra!

Creare le condizioni per lo sviluppo: una delle motivazioni su cui fondiamo la nostra richiesta di autonomia si basa sulla constatazione che, nel decentrare servizi, per i prossimi decenni l'area costiera verrà sacrificata alle necessità di concretizzarne nelle nuove aree di Moderata Durant/Vene/Ionadi, oggetto da anni di una sfrenata quanto disordinata ricollocazione insediativa della città. Disordine che andrà riordinato, con strutture e servizi! Orbene, questo strabismo urbanistico frenerà lo sviluppo della città costiera e depriverà i nostri bisogni di servizi!
La scelta di aprire il primo punto ticket/prenotazioni decentrato in quell'area conferma lo scenario da noi ipotizzato e, drammaticamente, aggrava le nostre preoccupazioni!
Ma le preoccupazioni sono solo al primo avvio... perchè si continua a non dare credito alcuno alle proposte sulla "città portuale" che giungono proprio dalle frazioni costiere (vedi Consulta Portuale, Proloco, ed altre associazioni) a discapito della razionale gestione ed organizzazione di una città dei servizi, in grado di fornirne non solo ai più di 10.000 residenti sulla costa, ma anche ... alle migliaia naviganti (per commercio o turismo) che si "muovono" lungo le coste mediterranee!
I tempi diventano sempre più bui: adesso ci manca solo che i monteleonesi, pur di non darci voce, diano incarichi e carta bianca, chessò... a chi si occupa solo di depositi bancari, per scegliere dove delocalizzazione i depositi costieri! Con l'aria finanziaria che tira, ti fideresti? Che importa... Che ci azzecchi o no, basta che sia monteleonese!
Ma ormai a chi la danno a bere? In verità sono disposti a tutto... purchè non "rinascano" i Portulani!

NB: Usiamo il termine Marinate, badate, esclusivamente perchè riferito alla squadra di calcio!

mercoledì 15 ottobre 2008

PRESTO AL TORRENTE S. ANNA IL PREMIO COME "MIGLIORE FONTE DI FINANZIAMENTO"!

La notizia, per come posta, dell'avvio dei lavori per Prima Centrale Fognelettrica del Mondo, ha del paradossale, tanto che l'iniziativa finisce col non essere ben apprezzata!

In pratica... sembrerebbe che per smettere definitivamente la consolidata - quanto antica - prasi di sversare il troppo pieno fognario del Depuratore della Silica, nel torrente S. Anna... non vi sia stata altra soluzione che costruire, a metà strada tra le due piattaforme depurative (Portosalvo - Silica), una CENTRALE FOGNELETRICA.

La stampa non riporta nè il sito preciso in cui verrà installata la centrale, nè come verrà realizzato il "salto delle acque" utile ad azionare la turbina che produrrà energia elettrica.. nè quale azienda privata ha vinto il bando di gara (dimenticanze!).

Certo è che l'opera "interesserà" (e siamo a 3 finanziamenti!) per intero il TORRENTE S. ANNA che, vogliamo ricordarlo agli smemorati amministratori pubblici, fruirà nei prossimi mesi:
a) delle attenzioni cementizie dei lavori banditi dalla Provincia per conto del Commissario per l'Emergenza Alluvione;
b) dei lavori banditi dalla Regione per risanarlo da inquinanti e "rinaturalizzarlo"...
c) per ultimo in ordine di data, delle intubature del Consorzio Industriale!
Il S. ANNA è un torrente biricchino! Oltre ad aver provocato alluvioni da secoli, inquinato il mare per decenni, fatto condannare un ex-sindaco (Cosentino, oggi ASIREG) e fatto ricevere un Avviso di Garanzia dalla Procura di Vibo Valentia, per Disastro Ambientale, al Sindaco Sammarco ed Presidente del Consorzio Industriale Sirgiovanni, oggi... è in lizza per l'assegnazione del Premio Nazionale quale "Miglior... Fonte di Finanziamento"! Al prossimo progetto soldibile il premio è sicuro!
In attesa, cerchiamo dalla Marina, di capire che farà il Consorzio! Costruirà al suo fianco circa 2 Km di condotta, per portare l'acqua alla futura Centrale Fognelettrica! Già... ma quali acque?

"La centrale" - comunica il presidente del Consorzio industriale, Filippo Sirgiovanni - "eviterà che le acque del depuratore Silica finiscano nel torrente Sant’Anna. Poco più di un mese fa avevo rilevato quanto fosse illogico (qualche PM direbbe ILLEGALE) aver usato in tutti questi anni (sob!) un torrente con sbocco a mare (sic!) per farvi confluire acque provenienti da fonti non naturali (Fonti non naturali = le cacche di Monteleone -ndr)."
Si evince dunque che le acque che andranno alla Centrale saranno quelle inquinate del Depuratore Silica!
Ora... Iniziamo a fare informazione pubblicando una foto aerea con l'aria dell'intervento, riportando in essa il corso del S. Anna (e quindi dei 2 km di tubature) ed il sito definitivo scelto per la costruzione della Centrale Fognelettrica (ex-ICLEA - Portosalvo); a questo punto poniamo agli esperti del Nucleo alcune semplici domande:
1 - La condotta servirà per alimentare il "salto delle acque", utilizzando quelle del Torrente S. Anna o quelle non depurate del "troppo pieno" del Depuratore della Silica? O entrambi?
2 - Quelle che supererano il "salto" all'ex ICLEA, dopo aver azionato la turbina, finiranno nel torrente? O, tramite ulteriore condotta, al Depuratore di Portosalvo?
3 - La condotta attraverserà le strade, verso costa, sotto nuovi ponticelli? O quelli esistenti?
4 - L'area della ex-ICLEA, una delle più "franate e franabili" della zona, verrà messa in sicurezza prima o dopo la costruzione della Centrale Idroelettrica?
5 - Per salvaguardare definitivamente il Torrente S. Anna (e senza altri indefiniti impatti ambientali) non era più semplice e meno costoso fare solo una efficace condotta tra i due depuratori?

6 - e penultima domanda - Come mai, in un Regione civile come la nostra, si avvia la costruzione di una CENTRALE FOGNELETTRICA, in piena area alluvionata (ed alluvionabile), senza che il progetto definitivo non sia sottoposto alle opportune procedure del VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale)?



L'ultima domanda non potremo che porla nei prossimi giorni... solo dopo aver conosciuto la ragione e la compagine sociale dei fortunati vincitori del Bando!



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STESSA DATA
UN RICORDO SBIADITO DEL NOSTRO 68!
ARGOMENTI: RICORDI


Pubblichiamo un manifesto di quarant'anni fa : era il 1968 !Un anno di aspirazioni e desideri, di aspettative e delusioni.
Difficile, ancora oggi, dire che cosa é stato il '68. Certamente una stagione diversa, con tutti i pregi e i limiti che i grandi sommovimenti portano con sé. Il '68 nasce come un movimento spontaneo e di ribellione e, forse influenzato da quel clima, anche a Vibo Marina germogliò e vide la luce un movimento spontaneo e di ribellione, in una prospettiva di rottura con l'assetto politico-amministrativo dell'epoca, ad iniziativa di un gruppo di giovani santaveneroti, forse un pò sognatori ma certamente animati da sinceri ideali.

Quel movimento fu un'onda lunga che non ha ancora trovato la sua riva di approdo e che forse, dopo quarant'anni, appare oggi più vicina.


PUBBLICATO DA: Giuseppe Addesi

lunedì 13 ottobre 2008

SI REGISTRA UN CASO DI "CONTAGIO DI CORAGGIO DA PET-COKE"!

Non possiamo che ringraziare il Consigliere Comunale Gambardella per essersi fatto contagiare dall'amarezza per l'esito con il quale l'amministrazione sembra aver rimosso la vicenda PetCoke!
Ennesima seduta consiliare che ad un certo punto va deserta... senza aver nemmeno sfiorato l'argomento!
UN CONSIGLIO COMUNALE INCREDIBILMENTE IRRESPONSABILE verso i cittadini delle frazioni costiere! Il coraggio delle sue dichiarazioni si uniscono alle nostre e siamo sicuri che a breve, a dispetto della pratica cloroformica attuata dal Consiglio Comunale, il contagio da "coraggio da PetCoke" si estenderà ulteriormente!
Si estenderà anche con il suo esempio e lo ringraziamo per aver fatto nel suo articolo esplicito riferimento al nostro sito. Il contagio si estenderà, ce lo auguriamo, prima che si trasformi in un altro... ben più letale!

LA REGIONE METTE IN BANDO I FONDI PERSI DAL COMUNE! (Il cui Consiglio Comunale ha rinviato "sine die" discussione e provvedimenti sul PETCOKE!)

Al via il Bando utile per eseguire la bonifica e il ripristino ambientale dei corsi d’acqua Trainiti, Sant’Anna, Tomarchiello (Libanio), Bravo (Calzone) e Candrillo, quello per il quale, se ricordate bene, l'Assessore Regionale all'Ambiente rimproverò l'inerzia del comune e che avocò al suo staff tecnico pur di non far perdere i finanziamenti. Cosa si bandisce? Sono interventi sui "(...) corsi d’acqua che gravano sul versante tirrenico calabrese ed investono i centri abitati di Vibo Marina, Bivona e Porto Salvo, (che) seppur di dimensioni modeste, si presentano con un sistema ecologico ed idrogeologico fortemente degradato.
Tutti i corsi d’acqua, durante l’evento alluvionale del 3 luglio 2006, hanno causato allagamenti, smottamenti e dissesti di varia natura. Notevoli sono stati i danni alla viabilità, alle infrastrutture, al patrimonio edilizio pubblico e privato, alle attività produttive. La criticità ambientale dei sistemi idrici è evidenziata dai consistenti livelli d’inquinamento microbiologico, dal trasporto a mare di materiale di varia natura, sia solido che liquido. Successivamente all’evento alluvionale è stato redatto, dal Prof. Versace, un Piano di interventi infrastrutturali di emergenza e di prima sistemazione idrogeologica, con la quantificazione finanziaria occorrente per la realizzazione degli interventi. Il Piano ha individuato le strategie complessive di recupero e definito gli interventi e le opere finalizzate alla prevenzione dei rischi idrogeologici ed idraulici ed alla stabilizzazione dei versanti, per la messa in sicurezza dei luoghi colpiti dall’alluvione del 3 luglio 2006.
Diversamente dal Piano Versace, il presente progetto ha lo scopo di individuare i siti potenzialmente inquinati da rifiuti, provvedere alla bonifica degli stessi e ricostruire la naturalità dei bacini idrografici. In particolare saranno oggetto del progetto l’esecuzione dei seguenti interventi:

individuazione e caratterizzazione dei siti potenzialmente inquinati dai rifiuti;
interventi di bonifica;
ricostruzione della naturalità dei siti oggetto di bonifica.

L’esecuzione delle attività previste sono da considerarsi integrativa a quanto previsto dal Piano Versace, ed in fase di realizzazione da parte dell’Ente Provincia. Infatti, gli interventi previsti dal progetto in questione mirano a ristabilire la sistemazione ecologica mediante la rimozione dei rifiuti. I bacini tutti di dimensioni modeste ricadono in un’area fortemente antropizzata e per tale ragione sono interessati da fenomeni di sversamento incontrollato di rifiuti di varie tipologie e scarichi di reflui abusivi.
I corsi d’acqua, caratterizzati da portate poco significative, presentano caratteristiche torrentizie. La loro situazione valliva è contraddistinta da elementi comuni: numerosi attraversamenti, riduzione sistematica della sezione di deflusso. Nella quasi totalità dei casi, in corrispondenza degli attraversamenti si rilevano insufficienti sezioni trasversali, rispetto alle portate d’acqua dei bacini sottesi dalle sezioni stesse.
L’alluvione del 3 luglio 2006, anche a causa dello stato dei corsi d’acqua, ha determinato l’attivazione di numerosissimi fenomeni di dissesto con il conseguente straripamento degli argini e il convogliamento di ingenti apporti detritici nel reticolo di drenaggio specie alle testate dei tributari di ordine inferiore.
Al fine di evitare il ripetersi di tali eventi è necessario provvedere, oltre che a ristabilire la messa in sicurezza dei torrenti, a rimuovere i banchi di rifiuti presenti ed a ripristinare la naturalità dei corsi d’acqua attraverso la realizzazione di opere di ingegneria naturalistica
."
(Testo Estratto dal Capitolato di Bando che quì è possibile scaricare per intero)

Ci domandiamo chi coordinerà questo intervento con quelli attualmente in fase di realizzazione da parte della Provincia; chi armonizzerà la sistemazione "cementizia" della messa in sicurezza dei sistemi idrici, con quelle che in questo bando vengono ben definite "opere di ingegneria naturalistica", ed inoltre... chi ci informerà mai del "valore" di quanto progettato e del suo impatto sul territorio costiero.
E' rimasta inascoltata la nostra richiesta di un
Ufficio delle Acque in seno alla Provincia, ed il vuoto di un gruppo tecnico specializzato si sentirà... altro che se si sentirà!
Le conseguenze potrebbero essere pericolose sia in termini di impatto (si spenderanno complessivamente circa 6 milioni di euro) che di condivisione! E la LEZIONE della storia alluvionale del nostro fazzoletto di terra sarebbe bene impararla!

domenica 12 ottobre 2008

SOLIDARIETA' ALL'ARPACAL VIBONESE


Neanche ieri il Consiglio Comunale è andato oltre a dichiarare il suo "deserto", e così, mentre attendiamo di capire se davvero, come dicono i politici, viviamo nello stesso, indivisibile ed unico, comune ... apprendiamo di un attentato al Direttore Arpacal che opera nel nostro territorio. La notizia è di ieri e solo perchè segnalataci siamo riusciti a ritrovarla. Ma non pensiamo sia a scadenza il dovere di esprimere tutta la nostra solidarietà e la nostra indignazione verso il vile attentato di cui è stato vittima il dirigente del Dipartimento di Vibo Valentia dell'ARPACAL.

Al Dipartimento di Vibo, dall'alluvione fino all'ultima vicenda Petcoke, l'Arpacal ha dimostrato sul campo di volersi strutturare per rendere efficaci le proprie attività di controllo ed il pensiero che tale vile gesto, anche indirettamente, possa subdolamente fare prevalere timori e rinunce, ci induce a non sottostimare l'episodio e ad amplificarne la notizia. Possono essere tante le ragioni intimidatorie del gesto (visto anche il suo ruolo di consigliere comunale di un comune del reggino) certo è che all'ente regionale spetta l'ingrato compito del controllo ambientale in una regione in cui impera un sistema economico che proprio sull'assenza di controlli fa le sue fortune.
Attentare ai "certificatori del controllo" è come certificare la marginalità e l'impotenza di ogni cittadino. E noi questo lo sappiamo... noi che crediamo nella forza della parola e della risposta civile! Coraggio Mariano!

sabato 11 ottobre 2008

E' QUESTIONE DI UOMINI O DI ISTITUZIONI? CHIEDIAMOLO AI CITTADINI CON UN REFERENDUM!

Ieri sera si poteva andare a Vibo per assistere al Consiglio Comunale o restare alla Marina per assistere alla lezione di federalismo dell'Parlamentare On. Basile, primo parlamentare vibonese. Siamo rimasti alla Marina convinti che il Consiglio comunale sarebbe stato nuovamente disertato, così come poi lo è stato!
Rispetto al principio del federalismo, ci ha rivelato, "è giusto che quanto il comune introita dalla marina venga in tale area investito in servizi e opportunità; questo accadrà (ma non sono disposto a giurarlo) con il Federalismo. In verità ciò sarebbe dovuto accadere anche prima e non è accaduto solo perchè il problema sono gli uomini che vi hanno rappresentato in Consiglio"... e poi aggiunge "siccome è solo un problema di uomini, l'autonomia non è una soluzione, anzi... io sono contrario"! Ma si adopererà affinchè si tenga il referendum consultivo? "Perchè no? Se lo volete, è giusto! Io comunque voterò contro!"



L'onorevole ha espresso un parere, e così come è concesso a lui riteniamo sia giusto concederlo a tutti i vibonesi. Un parere però che abbia lo stesso "peso", cioè il potere di influenzare l'iter di un progetto di legge, al pari di quello di un nostro politico, sia esso comunale, provinciale, regionale o parlamentare o parlamentare: chiaro, popolare... dichiarato! A questo servono i referendum popolari, ed il nostro sarebbe il primo indetto nella storia della nostra Regione!
Questa storia che ci ripropongono ogni volta i politici, si... questa degli uomini sbagliati al posto sbagliato che ci viene riproposta come il male dei mali, quasi come fosse il PETCOKE delle istituzioni e dei partiti... E' un'abberrante mistificazione, quasi come se questi uomini non fossero loro o... non fossero sempre loro a sceglierli ed a farli scegliere! Come se non fossero loro a non chiudere gli occhi sul PETCOKE, sul porto a pezzi, etc. etc.
L'onorevole ha comunque preso atto che dinanzi a lui c'erano uomini che usano la testa e non ha potuto fare a meno di ribadire il suo impegno affinchè il referendum possa essere svolto! Verificheremo.

E così, nello stesso istante in cui gli uomini che siedono sugli scranni comunali, abbandonano nuovamente l'aula dimentichi dei rischi che incombono sulle teste e sui polmoni, sulle case e sulle terre di quanti vivono nelle marine... nella marina l'Basile si abbandona a strette di mano ed a saluti sorridenti, lasciandoci... seguito dai suoi uomini.

giovedì 9 ottobre 2008

UN CONSIGLIO? SUL PETCOKE... PENSIAMOCI DOMANI!

Peccato! Avevo fatto i salti mortali per essere a Vibo alle 18,10: completato in fretta dei lavori da consegnare, controllati i compiti di matematica, presa la macchina, fatta benzina, accompagnato figli in palestra e via! 12 Kilometri di curve, ricerca di parcheggio... percorso a piedi fino al Piazza Martiri d'Ungheria, salito le scale... ma mentre le salivo qualche consigliere comunale le scendeva. Brutto segno. 18,20 aula ormai deserta. Qualche assessore gironzola per le poltrone vuote. Ad uno racconto della "messa in sicurezza", non delle aree alluvionate ma della Tonnara, e della sua finestra rotta finalmente chiusa: mi sorride in viso vispetto con un "grazie" ed una stretta di mano che non mi convince. Non chiedo spiegazioni perchè dovrei ricordargli chi dei due è l'amministratore, ma francamente... preferisco scordarlo. L'altro parla delle ZFU. Ci credeva veramente ed ancora spera in una soluzione favorevole; se anche non andasse in porto la scelta del CIPE, la Regione sarà costretta a rimediare all'immeritata esclusione. Come si fa ad inserire nelle ZFU un'area ATERP (quartiere prevalentemente di case popolari)? Eh! Certo che così c'ho il disagio socio-economico ma che attività imprenditoriali da agevolare ci pianto? Bar e pizzerie?Allora tanto valeva farlo su Piscopio, così vincevamo di sicuro, ma per fare cosa? Un'altra panetteria! Non fa una grinza! Poi ricordo il motivo del mio essere lì e chiedo ad altri: "II Consiglio?.. il PETCOKE?"... Domani! In seconda convocazione! Alcune voci ribadiscono che l'argomento è serio, e che bisogna avere la certezza dei numeri perchè sull'argomento nel suo complesso si sarebbero rilevate parecchie irregolarità.
Rientro deluso! Irregolarità? Beh! Non è certo regolare fare tanta strada e fatica per assistere ad un Consiglio Comunale che non si celebra perchè in prima convocazione non conveniva. Potevano almeno avvisare i cittadini della marina che era inutile salire... in prima! Mah! Praticamente perso un pomeriggio: ad averlo saputo prima! Decido di scrivere velocemente queste due righe, giusto perchè avevo promesso ad alcuni di farlo, ma diventa difficile trovare la foto adatta. Assurdo, ma sul web non trovo una foto del consiglio comunale di Vibo riunito in assise. Assurdo! Perdo altro tempo ma dopo un pò rinuncio: mi accontenterò dell'unica trovata, con i boyscout in posa nella sala consiliare! La scelgo, sì! Forse è ancora più simbolica per una seduta sul PETCOKE andata deserta!

mercoledì 8 ottobre 2008

AL BANDO L'OFFICIOSITA' IDRAULICA: LE GARE SONO APERTE!

I bandi sono stati pubblicati ... le gare d'appalto prendono il via. Il "ripristino dell'officiosità idraulica" dei torreni S. Anna, Antonucci, La Badessa, Trainiti e Bravo in corrispondenza degli attraversamenti stradali o delle foci muove le sue prime mosse a 2 anni dall'alluvione. Pare che il ritardo sia stato causato dalla difficoltà di documentare i nomi precisi dei torrenti, e che per superare l'impasse qualcuno abbia detto "Nel dubbio, perchè i nomi diversi non li mettiamo tra parentesi?". Genialata! Ovviamente l'unica... oltre al vantaggio d'indire le gare "tempestivamente"! Null'altro!
Daremo quanto prima un'occhiata ai progetti (se ce lo censentiranno) ma... già le prime notizie da corridoio non promettono nulla di buono: più che soluzioni innovative, utili alla definitiva messa in sicurezza del territorio costiero, sembrano le stesse, solite, "non-soluzioni" adottate nelle epoche precedenti l'ultima alluvione. Cemento... cemento... cemento! Quali le soluzioni idrauliche escogitate per mettere in sicurezza quei torrenti ribelli?
A) Sopraelevazione dell'attraversamento stradale;
B) Abbassamento dell'alveo dei torrenti;
C) Cementificazione degli argini tal quali.
Risultato? I torrenti esondavano sempre in maniera più distruttiva. Lo faranno ancora? Perchè no!
Per chi vuole saperne di più (anche per partecipare ai lavori col gusto di contribure alla prossima alluvione) pubblichiamo di seguito i link ai Bandi ufficiali dal sito della Provincia di Vibo Valentia, torrente per torrente anche se... come diceva un saggio contadino di Contrada S. Venere "L' ALVEO STRETTO E BASSO NON TI GARANTISCE UN CA . . O!"

Procedura aperta per l’appalto dei lavori di ripristino officiosità idraulica in corrispondenza degli attraversamenti stradali ex SS 522 Fiume S.Anna.
Pubblicazione: 03 ottobre 2008

Selezione pubblica per l’appalto dei lavori di:
1)ripristino officiosità idraulica in corrispondenza degli attraversamenti stradali del fosso Galera (Antonucci), dell’importo di complessivi € 639.365,57 di cui € 622.556,54 per lavori a base d’asta ed € 16.809,03 per oneri di sicurezza non soggetti a ribasso.
2) ripristino officiosità idraulica in corrispondenza degli attraversamenti stradali del fosso Cutura (La Badessa), dell’importo di complessivi € 515.078,04 di cui € 504.978,47 per lavori a base d’asta ed € 10.099,57 per oneri di sicurezza non soggetti a ribasso.
Pubblicazione: 29 settembre 2008

Procedura aperta per l'appalto dei lavori di sistemazione idraulica della Fiumara Trainiti dalla foce alla S.P. 522
Pubblicazione: 29 settembre 2008

Procedura aperta per l’appalto dei lavori di ripristino officiosità idraulica in corrispondenza degli attraversamenti stradali del fosso Calzone (Bravo).
Pubblicazione: 29 settembre 2008

martedì 7 ottobre 2008

CON PORTO SANTA VENERE, VERSO UN TRAGUARDO STORICO!

Restiamo sempre in attesa che la "città", accogliendo i nostri appelli, dia il via ad un serio confronto sul tema della proposta di legge Censore per l'istituzione del nuovo comune di Porto Santa Venere.
Ce lo aspettiamo dai Direttori dei quotidiani al pari di quelli delle testate giornalistiche televisive.
Ce lo aspettiamo dal Consiglio Comunale, nella cui Commissione al Decentramento, giacciono le storiche Delibere delle 2 Circoscrizioni costiere in cui si rivendica l'autonomia amministrativa.
Ce lo aspettiamo dalla politica, dalle associazioni di categoria e di volontariato, sociali e culturali.
Ci aspettiamo un confronto schietto, intellettualmente onesto, analiticamente imparziale, eticamente teso alla ricerca di spazi partecipati... storicamente depurato dai fardelli feudali.
Noi guardiamo al futuro referendum popolare, che sarà indetto a seguito della proposta di legge.
Non ci aspettavamo di poterci fregiare di un primato di democrazia: pochi se ne saranno accorti ma, non appena indetto, il nostro sarà un referendum storico per l'intera regione!
Grazie alla proposta di legge Censore... si svolgerà in Calabria il PRIMO Referendum Consultivo Popolare dalla istituzione dell'ente Regione.
Al di là dell'esito, dei pro e dei contro... sarà la prima volta che un Referendum si svolgerà in Calabria! Ci pensate? Per la prima i cittadini potranno esprimere un parere rispetto ad una Legge Regionale, vedendo così concretizzarsi - per la prima volta, esclamiamo! - la tanto decantata democrazia partecipata.
Un primato che nessuno potrà contestare!
Quando abbiamo iniziato questo percorso siamo partiti da noi... da un territorio martoriato, da una popolazione ai margini degli spazi di democrazia, dalla necessità di governare emergenze e normalità... ed ora, mentre qualcuno gioca ad ignorarci, noi ci accingiamo a tagliare un traguardo emblematicamente storico, che resterà annotato indelebilmente nei registri della storia della nostra regione.
Invertiremo bruscamente la tendenza attuale, che vede il vibonese marginale rispetto al resto della regione: con il primato d'aver propiziato il primo referendum della storia calabrese, ritorneremo finalmente ad essere orgogliosi di essere vibonesi!

lunedì 6 ottobre 2008

PETCOKE PORT SERVICES

Per nessuna ragione possiamo evitare di pubblicare questo post. Innanzitutto perchè abbiamo l'obbligo di ringraziare la PortServices per averci inviato il comunicato stampa aziendale, del 3 scorso e poi, visto il contenuto, per ribadire tutte le nostre perplessità rispetto alle modalità con le quali è stato effettuato il primo sbarco del Petcoke.
Ovviamente il comunicato lo potete scaricare per intero , ma riteniamo giusto riportare il succo dei rappresentanti della PORTSERVICES:
"Il Pet-Coke già da tempo non è considerato un prodotto-rifiuto.Con l’ ordinanza del 15 gennaio 2004 la terza sezione della Corte di Giustizia Europea, investita dalla magistratura italiana relativamente alla esclusione dalla nozione di rifiuto del sottoprodotto di raffinazione denominato Pet-Coke operata dal nostro Governo con apposita modifica legislativa, si è pronunciata definitivamente sulle questioni sollevate sostenendo che "il coke da petrolio prodotto volontariamente, o risultante dalla produzione simultanea di altre sostanze combustibili petrolifere, in una raffineria di petrolio ed utilizzato con certezza come combustibile per il fabbisogno di energia della raffineria e di altre industrie non costituisce un rifiuto ai sensi della direttiva del Consiglio 15 luglio 1975, 75/442/CEE, relativa ai rifiuti, come modificata dalla direttiva del Consiglio 18 marzo 1991, 91/156/CEE." La manipolazione del prodotto, nelle attività di scarico e trasporto, deve seguire le norme dettate dal DM Sanità del 28 Aprile 1997 e dal Dgls 152 del 3 aprile 2006, prevedendo opportune protezioni per i lavoratori addetti alle operazioni e per l’ambiente. (...) Nelle attività di scarico del prodotto, il personale specializzato di Port Services srl ha utilizzato tutte le precauzioni necessarie ad evitare qualunque tipo di contatto fisico e con l’ambiente circostante. Nello specifico, a protezione dell’ambiente di lavoro ed in applicazione delle norme stabilite in materia ambientale, sono stati utilizzati: speciali teloni protettivi e sacchi di sabbia sul ciglio della banchina al fine di evitare dispersioni al suolo, spargimento di prodotto all’interno del bacino portuale ed altre eventuali dissipazioni. A maggior tutela dell’ambiente di lavoro, inoltre, per le operazioni di scarico sono state utilizzate le gru di bordo della nave e non, come normalmente viene fatto, le gru in banchina, in dotazione alla società.Il personale ha poi direttamente proceduto a bonificare la banchina dagli eventuali residui. (...) la società intende rassicurare circa l’avvenuta corretta e sicura manipolazione dei materiali durante le operazioni di scarico della nave World Trader, avvenute nel mese di settembre."


Orbene contestiamo l'incipit e la sostanza del comunicato della PortServices (sito aziendale). Ribadiamo quella che non è solo una nostra perplessità ma anche una precisa disposizione di legge dedicata al PET-COKE con una recente sentenza della Corte di Cassazione, (del 2006, chiarisce nei termini della Corte di Giustizia Europea espressi nel 2004) che ribadisce come sia sottratto alla disciplina dei rifiuti "purchè siano rispettate le condizioni di cui all’art. 293 del citato D.Lgs. n. 152 (vale a dire usato per combustibile, nell'area d'uso), diversamente, la disciplina autorizzatoria prevista in generale per la gestione dei rifiuti si applica anche al petcoke ove quest’ultimo, commercializzato e destinato alla combustione, non soddisfi le condizioni per tale utilizzo, in particolare nel caso in cui sia presente una quantità di zolfo eccedente la soglia massima prevista dall’allegato X alla parte V del D.Lgs. n. 152 del 2006 e richiede un trattamento per rientrare nei limiti della soglia di utilizzabilità." In sintesi è combustibile dentro la fabbrica che lo usa come tale, con i dovuti trattamenti, mentre è da considerarsi rifiuto fuori dalla fabbrica! Maggiori cautele sono poi obbligatorie se la percentuale di zolfo contenuta supera il 7%! Ciò vuol dire che fuori dalla fabbrica, nelle fasi di sbarco, trasporto e deposito essere trattato secondo le norme generali per la gestione dei rifiuti.
Ma legge a parte... visto che le polveri sottili di Petcoke sono mutagene e cancerogene, ci avrebbe fatto molto piacere poter fotografare qualcuno che usasse almeno una mascherina a protezione delle vie respiratorie in entrambi gli sbarchi della World Trader I e successivi "spazzamenti" della bachina, ma ahinoi non ne abbiamo potuto documentare nemmeno uno!

Il che, smentendo le affermazioni aziendali, non depone a favore nè delle misure adottate per la tutela dei lavoratori nè a tutela di quanti operano nell'area del bacino portuale, nè di quanti vivono nella città portuale... Tra l'altro, ci preme sottolineare che la pratica di sbarco attuata svilisce gli investimenti realizzati (oltre che l'efficacia in termini di tutela ambientale) dalle ditte di trasporto locale per dotarsi di mezzi moderni adeguati a tale tipi di prodotti, percui... ci esentiamo dall' estendere all'azienda alcun altro ringraziamento!

LE 2 ANIME DI VIBO NON SI SCOPRONO CON 2015 MONOLOGHI "STRATEGICI"!

Non possiamo non esprimere una considerazione sulle due pagine pubblicate domenica in cui, per la prima volta, si abbozza un ragionamento sull'esistenza di una doppia anima nel comune di Vibo Valentia, in sintesi rappresentata dall'esistenza di due distinte città: quella marittima/portuale e quella montana.
Lo riteniamo un primo abbozzo interessante, anche se poco informato nel merito delle ragioni sulle quali 10.000 persone rivendicano l'autonomia amministrativa e si stanno adoperando per la costituzione del comune di Porto Santa Venere. Interessante perché, con le solite monotone riflessioni sul merito della rivendicazione, "promuove" (nel senso che pubblicizza) solo le ragioni del sindaco, che ritiene inopportunità la nostra proposta proprio in virtù di quanto sta realizzando con il Piano Strategico Comunale 2015. Ricordiamo che purtroppo ... il Piano Strategico in sé non è lo strumento idoneo a concretizzare oggi scelte amministrative: ha ben poco valore, non è nulla rispetto al Piano Strutturale Comunale, al Piano Triennale delle Opere Pubbliche, al Piano di Messa in Sicurezza e Delocalizzazione delle Zone/Aziende Alluvionate, al Piano Regolatore del Porto, al Piano Regolatore del Nucleo Industriale, il Piano dei Rifiuti, ecc. Non vincola, non finanzia, non regola, non...!
Il punto è proprio qui. Mentre gli strumenti di programmazione interna all’amministrazione (come quelli già sopracitati) sono strumenti certi, normativi o cantierabili, i cui attuali contenuti però - badate bene - ripropongono la centralità della città capoluogo di provincia ed il ruolo marginale della città e dei cittadini di quella del mare, quelli “esterni” come il Piano Strategico obbligano all’uso del condizionale. Soltanto a quello!
In soldoni... il Governo Italiano ha finanziato il comune con circa 300.000 euro per realizzare dei progetti condivisi con i “portatori d’interesse” locali, progetti che forse potrebbero rientrare nel ben più complesso Piano Strategico Regionale, che a sua volta forse potrebbe godere di qualche finanziamento statale.
Dimostrando tutta la complessa fragilità dell’iter Comune/Regione/Stato/CIPE (e quanto sia perdente il vibonese), l'ultima vicenda delle Zone Franche Urbane rivela - elegendola a dimostrazione di quanto poco si sia disposti a fare di concreto per l'area costiera - quanto poco si concretizzino percorsi strutturali inclusivi.
Tant’è che per le Zone Franche Urbane si è lavorato giusto qualche giorno (quanto meritavano 50 milioni di euro l’anno di agevolazioni fiscali e previdenziali x nuove imprese!), mentre per il Piano Strategico Comunale 2015 (ripetiamo: senza alcuna certezza di pecunia!) si lavora già da diversi mesi, spendendo risorse anche per 6x6, stendardi, infopoint, gazebi, Urbancenter, OpenDay, siti web, riprese digitali e Comitati Scientifici.
Non che sia utile, per l'amor di Dio... tant'è che molte delle analisi realizzate sono state riutilizzate anche per rendere più corposa la proposta della ZFU! Ma poi?
Alla fine lo scenario prefigurato non sarà mai parte di alcun Piano, nè Strutturale nè Regolatore, anche perchè questi o sono già approvati o verranno approvati a breve...comunque prima che quello Strategico possa essere finanziato (se mai lo sara!).
Detto questo per completezza dell'informazione… se l’articolista volesse proporre altre due pagine dedicate alle due anime di Valentia, giusto per rendere meno parziale quanto gia pubblicato, noi avremmo serie argomentazioni da esporgli per evidenziare la ben più grave lacerazione esistente tra le due anime ed i due territori e quanto ... la scelta legislativa intrapresa sia il solo modo ormai di curarla efficacemente!

venerdì 3 ottobre 2008

CERIMONIE INAUGURALI? COSE D'ALTRI TEMPI!

Ringraziamo Enzo per averci inviato una foto del Marzo 1957 , che ritrae il momento, storico per noi, dell'inaugurazione del mercatino rionale di Vibo Marina (nella foto il sindaco Buccarelli Libero è accompagnato dal suo predecessore - ed in seguito successore - Murmura Antonino) .

Non siamo certo dei nostalgici delle cerimonie inaugurali, non va taciuto però che la "definitiva fine" della pratica consegna cerimoniale, con tanto di sindaco, parroco e personalità istituzionali, coincida con un'epoca, quella attuale, in cui un'opera pubblica resiste intatta poco più di un anno! Possiamo citare la realizzazione della piazza di via M. Bianchi, fatta e rifatta nuovamente in due legislature, da nessuno inaugurata ed oggi in pessime condizioni... così come lo sono tutte le opere realizzate dall'amministrazione comunale: il recupero dei corsi principali del centro storico di Vibo Marina, la villetta giochi, il pezzetto di lungomare del Pennello, l'ultimo pezzetto fatto dietro il Molo Verde, il Mercato settimanale, e molte altre opere.

E' quasi come se fosse diventato più importante chiudere il cantiere, pagare un SAL, saldare l'appalto... che consegnare alla cittadinanza un'opera pubblica utile e preziosa.
E' come se saldati i conti economici l'opera realizzata abbia esaurito il suo senso.
E' da decenni che un sindaco di Vibo non istituzionalizza, con una cerimonia inaugurale, la fine della costruzione di un'opera pubblica realizzata Vibo Marina, eppure non sono mancate le occasioni a Iannello, D'Agostino, Costa o Sammarco (solo per citare gli ultimi sindaci in ordine di tempo). La riflessione diventa più amara osservando lo stato di degrado dei luoghi pubblici realizzati: panchine divelte, verde incurabile, piastrelle saltate, giochi rotti, lampioni senza lampadine, vasi ornamentali di cemento o plastica usati più per "recintare zone di pertinenza" commerciale che valorizzare il valore pubblico dell'intervento; e chi più ne ha più ne metta!
E' solo colpa di teppistelli incivili e disadattati? O è perchè non li si percepisce come "opere che appartengono a tutti"? Quanti adulti richiamerebbero, vendendola, l'azione vandalica di un ragazzino?
Oggi tutto è in mano a tecnici che progettano sulla carta, senza conoscere nulla dei luoghi e delle risorse! Forse riprendere l'uso di condividere la progettazione di un'intervento pubblico con la cittadinanza potrebbe rinsaldare un legame tra bene pubblico e collettività; così come riappropriarsi di gesti inaugurali simbolici di consegna ai cittadini potrebbe far emergere l'orgoglio di aver fatto un buon lavoro e far soccombere quel sottile dubbio che sia stata fatta una cosa inutile, giusto per spendere quanto elargito "da altri".
Si rincorre il finanziamento regionale, statale, comunitario... trascurando di verificare i bisogni e rimuovendo tutto il bello dell'opera pubblica, compresa la cerimonia di consegna, quella che i sociologi definiscono "simbologia del traguardo raggiunto"! Evento che unisce, rinsalda relazioni, educa al senso d'appartenenza!
A peggiorare le cose poi c'è il vibocentralismo, che dedica alla città montana l'infrastrutturazione per servizi (uffici, sanità, scuole, etc.) relegando quelle di mero "abbellimento" alle frazioni costiere. Fumo spesso ritenuto inutile rispetto all'arrosto che manca! Anche il mercato coperto (mai inaugurato) costruito nei pressi della stazione, è oggi distrutto ed inutilizzabile.
Il vecchio mercato rionale invece... è sopravvissuto a decenni d'utilizzo, tra mercati settimanali, feste di paese e deposito attrezzi dei netturbini! Anch'esso è stato oggetto di un intervento di restauro, che lo ha quasi monumentalizzato... e da mesi si attende mestamente la sua consegna.
E' lì... si attende pazientemente, condegna che avverrà certamente, prima o poi!
All'improvviso si vedranno i fruttivendoli ed i pescivendoli animarlo con le loro offerte, venderci dentro i loro prodotti, e da ciò si capirà che l'opera è finita! Inutile attedersi altro... scordatevi di poter assistere quel giorno ad una cerimonia inaugurale con tanto di parroco, sindaco e... senatore!

NB: L'anno scorso, a pensarci bene è stata inaugurata la nuova scuola elementare di Bivona, con la presenza di Lojero e Calarco, ma quella scuola aveva appunto una "carica simbolica", legata com'è all'alluvione 2006! E ritorniamo così al valore dei simboli.

giovedì 2 ottobre 2008

ECCEZIONALE! UN CARICO DI PETCOKE RESUSCITA UN INTERO CONSIGLIO COMUNALE!

Non abbiamo avuto neanche il tempo di leggere il giornale stamattina che la WORLD TRADER I aveva preso il largo definitivamente! Non sappiamo se una copia de Il Quotidiano si trovasse stamani sulla plancia di comando della nave carboniera ma certo tutto questo clamore sulla "merce" scaricata non sarà piaciuto al suo Comandante. Ora, oltre alla nave, chi prenderà il largo mettendosi al sicuro? Anche perchè la vicenda del PETCOKE vissuta sulla pelle della città passa dal web al Consiglio Comunale. Altri sette consiglieri si sono uniti alla richiesta avanzata da Ferdinando Cammarota di porre all'ordine del giorno del prossimo consiglio il tema del petcoke.
E così 8 consiglieri su 40 provano a ridare un ruolo al Consiglio Comunale!
Così da indignazione popolare la questione PETCOKE diventa "questione istituzionale", dal quale non possono che emergere risposte amministrative chiare, certe, nonchè impegni utili a salvaguardare la città portuale.
A questo punto alla seduta del prossimo 9 ottobre non possiamo mancare: vista la posta in gioco tenere gli occhi e le orecchie aperte è obbligatorio.

VIBO MARINA: ZONA FRANCA URBANA ADDIO!

La notizia era attesa, anche se gli esiti erano a dir poco certi al 99,999%. Il "marinate" (sic!) si conferma termine jellante e così il Gruppo Tecnico dipartimentale del Ministero dello Sviluppo, completando il 30 settembre scorso l'istruttoria delle proposte progettuali e delle Relazioni Tecniche delle Regioni, ha sancito definitivamente il NO a Vibo Valentia.
Sicuramente ben altro rispiro avrebbe avuto la proposta se l'avessero chiamata "Porto Santa Venere: Città del Mediterraneo", invece di "Proposta Località Marinate"!
Tant'è che nostro malgrado scopriamo che ci sono zone, in Calabria ed in Italia, con disagi socio-economici maggiori della nostra. Addio alla Zona Franca Urbana... ma vuoi mettere la soddisfazione di vivere in una periferia "meno disagiata" di quelle di Napoli, Taranto, Cagliari, Massa Carrara o Lamezia Terme? Come mai i numeri e le statistiche rendono mera "allucinazione" quello che al contrario è un "palpabile" disagio storico?
Sono così stati selezionati definitivamente i 22 comuni che avranno diritto agli incentivi ed agevolazioni fiscali e previdenziali fissati con le “zone franche urbane”, per circa 50 milioni l’anno! Le 22 “zone franche urbane” sono: Crotone, Rossano e Lamezia Terme in Calabria; Catania, Gela, Erice in Sicilia; Matera in Basilicata; Taranto, Lecce e Andria in Puglia; Napoli, Torre Annunziata e Mondragone in Campania; Campobasso in Molise; Cagliari, Quartu Sant’Elena e Iglesias in Sardegna; Velletri e Sora in Lazio; Pescara in Abruzzo; Massa Carrara in Toscana e Ventimiglia in Liguria.
Solo queste 22 "zone più disgraziate di noi" verranno sottoposte al Cipe e successivamente notificate alla Commissione europea. (leggi relazione finale)
L'indicazione della Regione Calabria si è quindi rivelata decisiva per la scelta finale dei comuni calabresi. Vibo Valentia, o meglio "le Marinate", era fuori dalla terna prima e fuori dalla terna è rimasta anche dopo!
Che non abbia convinto l'innovativa proposta avanzata dal comune di Monteleone di "esentare dalle imposte comunali di pubblicità" le nuove aziende locali, come sostanzioso sostegno finanziario allo sviluppo economico? E pensare che c'era qualche assessore che, fidando sulle "sue conoscenze", si diceva convinto che Vibo non sarebbe rimasta esclusa: che uomini, che tempra... che politici!
Una lezione di stile ci viene dalle Regioni Lazio e Sardegna, che rispetto alle candidature pervenute dalle amministrazioni hanno deciso di non stilare alcuna graduatoria preselettiva, lasciando al Ministero la scelta, evitando così di stilare "priorità" che gioco forza condizionavano la decisione e mettevano in conflitto politici e comunità.
Altra tempra, altri uomini, altri politici! Ai tre quartieri calabresi scelti vanno i nostri più sinceri auguri.

mercoledì 1 ottobre 2008

SE IL TEMPO E' DENARO... ABBIAMO COSTRETTO "DIODENARO" A RINUNCIARE A PARTE DEI SUOI RICAVI!





Un pugno di cittadini è riuscito ad imporre il rispetto delle regole! Così possiamo riassumere questa prima parte della vicenda PETCOKE.
Eravamo pronti ad una nuova "spalmatura" di nero petcoke ed a una nuova denuncia... ma evidentemente ha prevalso il buonsenso. Non è una vittoria al 100% perchè si è affrontato solo 1/3 del problema (restano intatte le preoccupazioni sullo stoccaggio e sulle emissioni) ma crediamo che chi intendesse effettuare l'intero sbarco considerando la nostra vita meno importante delle sue spese economiche, sia stato obbligato a più miti consigli.
Questa volta il DIODENARO ha dovuto cedere parte del suo ricavo: è stata "resuscitata" la TRAMOGGIA, con la quale il PETCOKE è stato caricato sui camion con accortezza! Lentamente forse... ma nella maniera più consona ad un paese civile in cui l'interesse collettivo viene prima di quello privato. E che oggi si sia potuto fare così... prova incontrovertibilmente che anche 15 giorni fa era possibile farlo!

Comunque sia... ce l'abbiamo fatta! Tra il primo sbarco (16 settembre) e quello attuale c'è stata di mezzo tutta la nostra indignazione, con la quale abbiamo smascherato il gioco di parole (carboncoke/petcoke) dietro il quale si è messa e si mette - in silenzo - a rischio la nostra salute!

Ora però l'indignazione la manteniamo, quanto occorre per pretendere chiarezza.
Appena avremo gli esiti delle analisi ARPACAL sulla percentuali di IPA e di zolfo presente nel PETCOKE (usato da almeno 3 anni dall'Italcementi) pretenderemo il rispetto delle regole anche sullo stoccaggio e sulle emissioni.
Anche perchè non partiamo da zero:
oggi possiamo confrontare gli esiti delle analisi con quelle del più piccolo stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine, delle quali il Comitato Isola Pulita ci ha inviato copia.
La scelta del PETCOKE come carburante è una scelta aziendale legittima ma che, per le possibili compromissioni sulla salute pubblica, non può evitare di fare i conti con il contesto urbano e di rischio territoriale in cui opera la "nostra" Italcementi.
Abbiamo vinto oggi... e non ci resta altro che tutelarci il Domani!

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