martedì 29 aprile 2008

PORTO S.VENERE: UN NUOVO COMUNE TRA I TANTI SCIOLTI.

L'ultimo post ci ha fatto ritornare in mente quelle strane osservazioni, gridate in piazza da alcuni politici, sul rischio che il nuovo comune di Porto S.Venere, diventi una ghiotta opportunità per la 'ndrangheta: se il nuovo comune nascerà - è stato detto - essa approfitterà delle "nuove poltrone" per insediarsi in un territorio ancora esente da tale piovra.
Insomma, "... l'autonomia amministrativa" - è stato detto - "serve alla 'ndrangheta e agli affaristi, altro che epifania"!
Stiamo riassumendo, ovviamente, e per quanto detto vi invitiamo a leggere il post di riferimento.
Anche se, su queste affermazioni è bastato un incontro serio e partecipato per fare ricredere l'asserente, le ultime novità sul tema ndrina (la cimice di Gratteri, la bomba e lo scioglimento del Comune di Gioia Tauro) ci spingono a ritornare sull'argomento e, approfittando dell'occasione, rifornirvi di un interessante documento.
Ma ritorniamo alla falsa epifania. Non è errato affermare che un nuovo comune di 10.000 abitanti possa essere un "buon bocconcino" per il malaffare. E' possibile..! sfido chiunque a segnalare un comune privo di episodi di malaffare. Ma che tale ovvietà divenga addirittura l'assunto attraverso il quale impedire la costituzione di un nuovo comune, questo... è indubbiamente eccessivo.
Ciò per una serie di ragioni. Stiamo ai dati.
Se si dà un’occhiata alla lista dei Comuni i cui Consigli sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, ordinata per numero di abitanti, ci si accorge che solo uno, Lamezia Terme (sciolto due volte), con i suoi 70mila abitanti, si trova nelle parti alte, al quinto posto nazionale.
Per trovare un’altra città calabrese, bisogna scendere fino al 51°, con la new-entry Gioia Tauro, 18mila abitanti; poi Taurianova, 15.800 abitanti, al 55°, e Rosarno, 15mila abitanti, al 56°. Continuando a scorrere la lista, si arriva al 68° posto di Melito Porto Salvo (10.500 abitanti).
Se limitiamo i dati alla nostra regione, in pratica sono ad oggi 31 i Consigli comunali sciolti in Calabria; di questi ben 26 sono sotto i 10mila abitanti , 22 dei quali hanno meno di 5000 abitanti (8 ne contano meno di 2000).
Non che noi siamo fuori pericolo, nessuno di fatto lo è ... ma che in Calabria (a parte il "Triangolo della Piana", Gioia/Taurianova/Rosarno e Melito) lo siano di più i piccoli comuni pare è un dato assodato dai dati ministeriali. Quindi l'analisi è stata errata, ma ancor più, priva di informazioni... nè ne sono state fornite a sostegno della tesi, nè per scongiurare questo "mortale" rischio per la nostra comunità.
Noi crediamo fortemente che tra "gli anticorpi" alla ndrangheta, un ruolo determinante lo giocano le ragioni dell'etica, dell'unione, dell'informazione e della partecipazione, e per/con tali "pratiche" continuiamo il nostro impegno.
In tale senso un segno ulteriore, "pratico", vogliamo darlo, pubblicando lo stralcio dedicato alla nostra provincia, della Relazione annuale sulla 'ndrangheta (relatore il non più eletto On. F. Forgione), esaminata ed approvata lo scorso 20 febbraio 2008 dalla Commissione Antimafia.
E' una sorta di VADEMECUM per riconoscere e riconoscersi parte di un territorio tutt'altro che immune dal malaffare. Piuttosto che Epifania diamo i... Natali ai gruppi malavitosi dell'area vibonese, e facciamo -senza tentennamenti - circolare informazioni su quanto già si conosce.
Anzi, forse è il caso di pubblicare la Relazione per intero, seppur per comodità dividendola due parti... quasi come per consentire due diversi approcci: per gli amanti della calabresità forniamo la relazione intera , per gli amanti della vibonesità quella parte dedicata alla Provincia di Vibo Valentia .
Lo facciamo perchè convinti che non siano stati in molti a leggerla... e tra questi certamente molti dei nostri politici (vecchi e nuovi).

sabato 26 aprile 2008

UN RICORDO PER SHARO GAMBINO.

E' morto Sharo Gambino. Ma in realtà no. Per chi ha avuto modo di trascorrere qualche pomeriggio con lui, tra le strade del suo paese e del suo mondo, è forte la coscienza che di quell'uomo non potrà mai perdersi la memoria. Dolce e severo, pieno di vitalità, di parole sincere.

Scriveva, ma ancor più credeva: nella famiglia, negli amici, nel paese, nella Calabria, nella storia.
Camminando con lui le pietre delle case e le tele delle chiese di Serra rivivevano, la gente aveva il viso svelato, i libri si rivelavano solo quello che erano: un modo per riconoscerti.
Lo ricordo come fosse ora, ed è vivo.
Mi piace ricorcordarlo ora, per me e per voi, con alcune parole da lui scritte per uno dei tanti paesini della nostra regione... testo che potrebbe essere anche il modo giusto per guardare al nostro:
"Il paese! Questo male oscuro (ma non troppo), che ti si radica dentro quando sei ragazzo indifeso e quando in gioventù ti spinge, ti esorta, costringe ad allontanartene come da cosa odiosa, di poi, con gli anni, assume toni ed aspetti poetici, si fa nostalgia, dolore, angoscia a volte e tu non aspiri ad altro che a tornarci per restarci dentro in un abbraccio di terra nera odorosa!
Il paese si ama e si odia, ma l'odio raramente è definitivo, aspetta l'occasione per stemperarsi, addolcirsi fino a trasformarsi del tutto e assumere la tinta e la sostanza del suo contrario, com'è di quegli innamorati che finito il bisticcio, chiarito un equivoco che aveva provocato la frattura, tornano ad amare con raddoppiata intensità."

Era nato a Vazzano e per ricordare le radici del suo impegno di educatore e scrittore (scrisse uno dei primi libri sulla ndrangheta) userò un video - scovato sul web - registrato il 20 Aprile 2008 nella Chiesa di S. Nicola proprio a Vazzano VV, durante la messa in cui la comunità accoglie Pino Masciari, consegnandogli una candela, simbolo di fede e di impegno cristiano, anche nelle vesti scomode testimone di pace e di giustizia.
Non ne sapevo nulla... e se Sharo fosse stato in salute sono certo che sarebbe stato lì, a fare sua quella comunità e quell'omelia, intensa... di un normale don Tonino Vattiata. Grazie al web possiamo rivedere assieme quella "funzione", perchè tutti meritiamo di mettere in funzione la testa e la memoria.

venerdì 25 aprile 2008

DUECENTODIECIMILIONICENTONOVANTACINQUEMILAQUATTROCENTOSETTANTAEUROEVENTISETTECENTESIMI.

Giusto per comprendere il quadro generale nel quale sono inserite le nostre vicende quotidiane - tra le aree e gli stati d'animo dismessi - è necessario, per qualche attimo, tentare di quardare le cose dall'alto, anche perchè quasi sempre quanto accade o accadrà nel nostro comune è (e sarà) sempre legato all'uso dei flussi finanziari, che da noi condizionano scelte, appartenenze ed opportunità.
Da qualche settimana si stanno focalizzando i punti programmatici dei POR 2007/2013 e non c'è politico che non si senta in qualche modo indispensabile per la loro destinazione nel nostro comune.
Prima di pensare ai prossimi POR diamo uno sguardo a quelli del passato recente; del resto, non è un'idea balzana dare un'occhiata a come sono stati spesi. Porsi la domanda: "Nel nostro comune, i POR 2000/2006, come sono stati spesi?" aiuta, e non poco, a capire il destino della tranche del 2007/2013!
L'occasione per rendere visibili numeri e cifre la offre la Banca Dati dei Progetti, attivata di recente nel sito Calabria Europa della Regione Calabria.
"Il Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria intende dare piena visibilità alle attività poste in essere finalizzate all'attuazione dei programmi di sviluppo regionale. In tale ottica si inserisce l'iniziativa di rendere pubblico l'insieme delle operazioni finanziate all'interno di ogni programma. Per soddisfare tale esigenza, è stata realizzata la Banca Dati dei Progetti per la visualizzazione delle operazioni appartenenti ai vari programmi operativi" recita il benvenuto al portale informativo.
In effetti il percorso, aggregando i dati riferiti al solo comune di Vibo Valentia, è stato illuminante! Ai più accaniti curiosi del web consigliamo la navigazione in questa Banca Dati dei Progetti , mentre, per facilitare l'approccio alle informazioni a quelli meno accaniti, pensiamo di fare cosa utile nel consentire il download della Scheda in pdf, contenente il QUADRO COMPLESSIVO di quanto speso (o da spendere al massimo entro il prossimo dicembre) nel nostro comune con l'attuazione dei vari programmi del POR Calabria 2000-2006. 35 pagine piene zeppe di dati, luoghi, interventi, beneficiari e cifre.
Averli letti in anticipo consente di farvi due domanda a bruciapelo.
Sapete quanti progetti sono stati realizzati nel nostro comune (pubblici/privati)? E quanto denaro è stato "investito" complessivamente?
Risposte: in totale i progetti finanziati sono 416, per una cifra complessiva di 210.195.470,27 euro!
Provo a riportare la cifra, come quando si deve completare un assegno, in lettere... quasi come un aiuto a comprenderne la grandezza: Duecentodiecimilionicentonovantacinquemilaquattrocentosettantaeuroeventisettecentesimi.
Ribadiamo che il dato si riferisce solo al nostro comune (e lo sarebbe per difetto, se vero quanto scritto in premessa nel portale, visto che nella banca dati non sono ancora inseriti i dati relativi ai FSE del POR Calabria 2000-2006).
Dette le cifre e controllati i progetti guardatevi intorno... ne riparleremo appena vi sarete ripresi da quello strano senso di "vuoto"! Comprendiamo sia il caso di rimanere, volutamente, per qualche ora senza parole.

giovedì 24 aprile 2008

AMMINISTRAZIONE INNOVATIVA...

Iniziamo il post di oggi col descrivere il nostro stato d'animo: RASSEGNATA DELUSIONE.
Perchè? Siamo riusciti a prendere visione del progetto insediativo che verrà realizzato nell'area dismessa della ex-Gaslini. E' logico, come è ormai nostra abitudine, che consentiamo anche a voi di prendere visione di quelle poche carte che siamo riusciti ad avere, ma... almeno voi, non rassegnatevi quanto noi!
Perchè lo siamo noi? Perchè di colpo, tutte le probabili giustificazioni positive fornite dai soliti bene informati o dai tanti "sentito dire", a destra ed a manca, sulle ricadute positive per l'economia della città dell'investimento privato che si consentiva in quell'area... si sono dissolte.
C'era chi parlava di piscina, centro commerciale, centro edilizio per esigenti turisti inglesi o spagnoli...; c'era chi, seppur dispiaciuto dell'abbattimento dei forni del '900, si consolava con le possibili ricadute economiche al commercio locale. E noi eravamo realmente convinti che qualcosa di vero ci fosse.
Beh! Che c'è di male? Ci aspettavamo un'idea imprenditoriale innovativa, che in qualche modo puntasse a valorizzare turisticamente la nostra città; che questi stranieri mica si sarebbero accontentati di villeggiare in qualche palazzone... sarebbe stato possibile immaginare che con l'occasione si realizzasse una sorta di "discontinuità edilizia"!
Anche perchè era con tali motivazioni che qualche amministratore si è detto favorevole all'iniziativa e disponibile ai permessi di costruzione concessi dagli uffici comunali. Forse, per le tante ricadute economiche che si prefiguravano sulla città, non era il caso di attendere che di tale iniziativa se ne discutesse nell'ambito dell'approvazione del nuovo Piano Strutturale Comunale. Ora ci chiediamo in quanti hanno preso visione del progetto, perchè da quello... non sembra emergere nulla di tutto questo.
In realtà... le carte mettono in bella mostra 6 palazzi di 5 piani (con mansarda 6) immersi in qualche parcheggio.
Se non fosse per una "piazzetta" dalle linee arrotondate ed una piccola area adattata a "baby park", quelle costruzioni non avrebbero niente di diverso dalle tante cooperative costruite lungo via Parodi.
In realtà, come fautori dell'autonomia comunale, a palazzine ultimate, dovremmo ringraziare i nostri amministratori per quanto concesso: c'è da stare sicuri che la soglia dei 10.000 residenti verrà abbondantemente superata a breve.
Ma in realtà... in realtà constatiamo che la mentalità imprenditoriale è sempre la stessa, tutta concentrata a costruire case su case... mattone su mattone, "privato per privare". Ma non vanno ascritte agli imprenditori le colpe maggiori, del resto gli imprenditori fanno il loro mestiere per quanto offre il mercato: chi vende non si sarebbe sottratto ad una proposta pubblica; chi costruisce non si sarebbe sottratto, qualora ci fosse stata, ad aderire ad una "vision" condivisa con il pubblico...!
In realtà... non c'è alcuna "vision" per la città del mare! Constatiamo che la realtà pubblica ed istituzionale mantiene inalterata la strategia insediativa ed urbanistica, tutta concentrata nell'evitare che la nostra comunità venga a dotarsi di spazi pubblici, luoghi in cui socializzare, in cui investire nel futuro e nella qualità della vita, decentrare... o partecipare!
Ce n'è abbastanza per essere delusi e... rassegnati.

martedì 22 aprile 2008

RIPARTIAMO... DALLA STAZIONE!

Sono reduce da una sortita all’antica stazione di Porto Santa Venere. Nulla lascia intravvedere la vitalità di una volta, il vissuto di quanti (i primi abitanti del borgo) vi ha dedicato una vita di lavoro.
Essa è ormai ridotta in uno stato pietoso, nonostante sia ormai inserita nel pieno centro urbano. Il grande primo piano è disabitato, i locali del bar alla mercè quotidiana di vandali, il giardino con la sua vasca è pieno di erbacce e rifiuti, lo spiazzale dinanzi alla stazione una vuota area di sosta. Oggi la stazione è in uno stato squallido e nell’assoluta mancanza di edifici utili alla collettività il degrado è ancorpiù indegno.
Che tristezza vedere tutte le nostre stazioni dismesse, come se fossero tante scatole vuote. Non sarà più possibile vedere berretti rossi dei capistazione presenti ad ogni passaggio del treno ma è imprescindibile, per il nostro futuro, riprogettarne un utilizzo sociale.
Adoperarsi in qualche modo, ognuno di noi, affinchè la Provincia di Vibo, così come il comune, si adoperino a stipulare un vero e proprio Accordo Quadro con RFI Infrastrutture, RFI Movimento, Metropolis e Trenitalia Calabria per la riqualificazione di aree ed edifici dismessi dalla attività ferroviaria delle stazioni poste lungo la costa, dovrà essere un vero impegno politico. Potremmo partire proprio dalla stazione di Vibo Marina e dalla sua storia.
Sono ormai tantissimi i comuni che hanno stipulato comodati d’uso gratuiti, o contratti di affitto simbolico, per l’utilizzo delle aree ed immobili dimessi, non solo per fermare il degrado ma per rivitalizzare questi ambienti rendendoli funzionali alle esigenze dei cittadini e dei viaggiatori realizzandovi parcheggi, sale d’incontro, uffici per informazione turistica, sede di associazioni del volontariato, sedi di centri civili, biblioteche, ecc..
E’ possibile rintracciare sul web il Premio Sodalitas Social Award che, a partire dal 2003 premia quei comuni o privati che sinergicamente realizzano interventi sociali, ed il riuso delle stazioni dismesse rientra negli interventi premiabili. Mentre date un’occhiata al pdf relativo al 2003 (in cui sono citate stazioni recuperate con successo ed in maniera originalissima), aggiungiungiamo che la Finanziaria 2008, all’Art.2 comma 342 e 343 ha a tali scopi istituito un Fondo, presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di qualche milione di euro per il recupero delle stazioni ferroviarie dismesse. Si potrebbe avanzare con forza questa proposta all'interno del Piano Strategico Comunale, se quanti vi stanno lavorando sopra sono disposti, come professano, a praticare percorsi partecipati, bandendo gli storici, ma ormai da superare, pregiudizi "sottocollinari".
Basterebbe concordare un programma di recupero delle stazioni ferroviarie dismesse che preveda un innovativo uso dei locali per le associazioni di carattere sociale e del volontariato. Magari anche come futura sede Municipale, visto che ormai le biglietterie sono informatizzate, e centralizzato è il controllo del traffico!
L’attuale degrado va in qualche maniera fermato e la ferrovia costiera, ancora efficiente e insostituibile mezzo di trasporto per studenti, lavoratori e turisti, può contribuire anche allo sviluppo del turismo nelle zone costiere, oltre che esaltare l’attività delle associazioni presenti ed attive.
Anche questo uso consentirebbe di incentivare l’uso del treno, proponendo un nuovo tipo di turismo, "il turismo curioso", inteso come disponibilità a muoversi e viaggiare animati dal desiderio della ricerca e della continua scoperta: dell'ambiente naturale, della realtà sociale passata e presente, della storia, dell'arte, del dialetto e delle tradizioni popolari.
Accoglieremo con favore chiunque voglia lavorare con noi su questa idea!

2 Maggio 2008
Aggiungo che su Vibomarina.eu l'argomento è tutt'ora in discussione, anche se a livello operativo non si riesce a "quagliare" nulla

domenica 20 aprile 2008

IL FUTURO E' PORTO SANTA VENERE!

E' probabile che sia passata inosservata ai più la riflessione, pubblicata ieri su Il Quotidiano, di colui che, a ragione, viene ritenuto uno dei più attenti intellettuali vibonesi, Ninì Luciano.
Ed allora noi la riportiamo.

In sintesi l'autore, nel rilevare inatteso l'aggregante impegno, competente e passionale, che si "tocca con mano" nella città del mare, giunge ad affermare, confrontando tale dato con il vuoto amministrativo comunale - che "il futuro è Porto Santa Venere!".
Non possiamo che pubblicare l'intero articolo per la gioia di tutti i nostri bloggers, anche perchè è il caso di esprimere due considerazioni a caldo.
La prima considerazione è legata alla sequenza degli avvenimenti, che regala alla Camera di Commercio un ruolo di traino di questo positivo momento di proposta e partecipazione rispetto al Porto ed alle proposte che su di esso vanno avanzandosi (dal POR ad altro), ma questo forse è meno grave, perchè probabile conseguenza di precise informazioni.
In verità è vero il contrario. La CCIAA (alla quale comunque va ascritto il merito di farlo, rispetto all'assoluto nulla della politica vibonese), in realtà insegue... quanto di nuovo propone la società organizzata di Porto Santa Venere sul futuro della sua struttura portuale e del suo borgo.
Ed ovviamente la CCIAA, avendo più mezzi e rappresentatività riesce ad essere ben più visibile della misera comunità costiera, che tenta di non rassegnarsi all'invisibilità.
E' solo grazie all'impegno costante, silenzioso, tutt'altro che autocelebrativo, che alcuni cittadini della città del mare tentano di riappropriarsi di quanto meritano (vedi quanto fatto per il recupero dei 20 milioni o per l'inserimento nel POR di un punto di finanziamento sul porto, dal quale - assicuriamo - era stato escluso)!
Quanto ci circonda è davvero in uno stato pietoso e disgregante, dal quale intravvedere un futuro positivo è realmente improbo... sarebbe un errore contribuire (forse inconsapevolmente) a soffocare questa voglia di partecipare - e di rivendicare - avviando in anticipo la stagione delle attribuzioni dei meriti e baci accademici.
A dare meriti in anticipo si sbaglia sempre!
La seconda, e forse solo per noi più grave, è legata all'uso dell'acronimo ViVa, (che tra l'altro ricorda quel silente progetto di Agenda 21 Locale – VI.VA. GI.MA. Vibo Valentia Giardino sul Mare, per l'appunto), dietro il quale emerge il solito prepotente e mal celato "vibocentricismo"!
Avremmo ancor più apprezzato quelle riflessioni se fossero state prive di quel riferimento - seppur con le sue colte accezioni - che in realtà richiama i veri latitanti sul nostro territorio:
il comune e la provincia di VV!
Se quel ViVa non ci fosse stato - magari sostituito da un bel "forza cittadini" - quel restante "il futuro è Porto Santa Venere!", sarebbe stato incontrovertibilmente diretto a quanti oggi s'impegnano per il futuro della città del mare!
Comunque sia, a chiunque intendesse dirigere il suo elogio, un grazie a Ninì và dato, anche perchè risulterebbe il primo vibonese a scrivere di quanto accade nel "sottocollina", dimostrando che alla marina... non vi sono soltanto Pirati!

giovedì 17 aprile 2008

UN POR 2007/2013 DAVVERO PROVINCIALE

Volutamente non abbiamo minimamente fatto cenno, nè ne faremo ora, alle elezioni politiche e provinciali svoltesi di recente. Abbiamo deciso di mantenere in standby l'attività del comitato coscienti che le elezioni sono sempre un tritacarne nel quale tutto si divide, frantuma e sporca. Va comunque messo in risalto che nessuno dei candidati ha in alcun modo strumentalizzato il tema dell'autonomia, e questo è un dato estremamente positivo.
Riprenderemo la nostra attività e con nuovo slancio nei prossimi giorni. Per scaldare un pò i muscoli ripartiamo da una notizia più che interessante, dalla quale possiamo dedurre quanto parte ha la nostra provincia nelle strategie di sviluppo regionale, e quale futuro hanno in serbo per noi i nostri politici. Sono stati infatti illustrati ieri ai giornalisti i grandi progetti regionali del Por 2007/2013.
Progetti strategici - ha spiegato Loiero - di iniziativa regionale che presentiamo ai calabresi dopo aver ascoltato il territorio. Intorno a questi progetti si svilupperà l’azione delle istituzioni locali, delle Province, del sistema delle imprese, delle Università, di tutti i soggetti che possono contribuire alla crescita ed all’occupazione della nostra regione”.
Ovviamente, rimandandovi all’intero resoconto del comunicato stampa regionale, il nostro interesse è specifico per le possibilità d'intervento sul territorio costiero, percui operiamo per voi una sorta di scrematura dei progetti, isolando dal contesto quelli in cui è specificamente citata Vibo.

Quali sono allora, tra i 7 settori progettuali e sottoprogettuali regionali, quelli previsti per noi, dopo il faticoso ascolto del territorio?

Settore 1 - Innalzamento delle conoscenze e delle competenze di base e specialistiche dei giovani calabresi e la loro partecipazione attiva ai processi di crescita della Calabria.
Nessuno specifico.
Generici:
Assieme a Cosenza, Crotone e Reggio Calabria, Vibo compare nei progetti pilota “Per una scuola accogliente e moderna” e "Fabbrica della creatività".

Settore 2 - Potenziamento delle infrastrutture e dei servizi di trasporto a livello regionale e nelle aree urbane.
Nessuno


Settore 3 - Potenziamento delle infrastrutture e dei servizi per migliorare la competitività e l’attrattività del territorio regionale.
3 Specifici:
-Polo di innovazione “Risorse acquatiche e filiere alimentari della pesca
-Porto di Vibo: “riorganizzazione delle funzioni del porto, logistica polo cantierista da diporto” (mentre per il Porto di Corigliano: infrastrutture autostrade del mare, logistica agroalimentare; quello di Porto di Crotone: “logistica polo energetico, infrastrutture autostrade del mare, logistica polo cantieristica da diporto” ).
- "Parco d’Impresa del Mesima", nell'area industriale Mesima - Maierato e collegamento alla Trasversale delle Serre.
Generici:
Assieme a Crotone e Reggio Calabria compare nel progetto: “Beni confiscati- programma Contratti locali di sicurezza”.
Assieme a Cosenza, Crotone, Reggio Calabria nel Progetto “Digital Divide Zero - Infrastrutture per la Banda Larga”

Settore 4 - Potenziamento dei sistemi produttivi e dei distretti regionali strategici.
1 Specifico:
Progetto "Distretto della filiera della lavorazione del pesce e dei prodotti tipici di qualità, riorientamento strategico e potenziamento del polo della meccanica del Vibonese (anche verso la nautica)".

Settore 5 -Potenziamento dei grandi attrattori culturali e turistici regionali
Nessuno Specifico.
Genericamente nella provincia
"Distretto turistico di Tropea – Pizzo – Capo Vaticano" (porto turistico di Tropea, area marina protetta, recupero rupe di Tropea, isola, etc.).
Castello di Pizzo, Residenza della Ferdinandea e Fabbrica d’Armi di Mongiana.

Settore 6 -Miglioramento della qualità della vita e dei servizi essenziali ai cittadini.
Nessuno specifico
Generici:
Assieme a Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo compare per la costruzione della sanità territoriale attraverso la realizzazione di iniziative pilota di sperimentazione del modello delle “Case della Salute” e nei progetti integrati a scala intercomunale per contrastare lo spopolamento delle aree interne della Calabria.

Settore 7 - Modernizzazione della pubblica amministrazione regionale e locale
Nessuno specifico
Generici:
Assieme a Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo compare nella "Rete regionale della pubblica amministrazione (connettività, servizi, sicurezza, etc.); nel Sistema informativo regionale, sistema informativo sanitario regionale, portale istituzionale e portali tematici, etc. relativo al
Progetto “Programma di E-Government delle amministrazioni locali”; nella creazione del Centro Servizi Territoriali per l'organizzazione, formazione delle risorse umane, innovazione tecnologica.

mercoledì 16 aprile 2008

LA PESCA DEL TONNO TRA MEMORIA E FUTURO

Quella del tonno era una pesca incerta, il cui protagonista era un animale irrequieto e leggendario, eternamente trasmigrante, i cui percorsi misteriosi erano affidati alle informazioni che i pescatori si scambiavano fra di loro. Era ad ogni modo risaputo che i branchi, per motivi sconosciuti, venivano a volte a mancare o a diminuire di numero, o mutavano i luoghi della costa ove, per consuetudine di itinerari, concludevano le loro trasmigrazioni in una sanguinosa mattanza.
La pesca del tonno, che pure tra Pizzo e Bivona, nella seconda metà dell'Ottocento, riusciva a realizzare una media di 2.000 quintali di pescato, non riuscì per vari motivi a rafforzarsi e ad espandersi. Fra Ottocento e Novecento, nonostante l'espansione dell'attività peschereccia lungo la costa, invisibili trasformazioni le preparavano un destino di emarginazione. Dopo il 1891 la tonnara di Pizzo fu dichiarata passiva dal suo proprietario, marchese Gagliardi.
Un generale declino investì la pesca di costa all'indomani della prima guerra mondiale: l'incremento dei battelli motorizzati produsse l'estromissione della marina velica, incapace di tenere il passo alla concorrenza dei nuovi mezzi, più veloci e meglio attrezzati. Va, d'altra parte, aggiunto che, soprattutto a partire dalla fine dell'8oo, si fece sempre più sentire la pressione concorrenziale di Spagna e Portogallo, che riuscivano a raggiungere le industrie alimentari italiane con prezzi più bassi per effetto anche di una maggiore organizzazione tecnica e commerciale di cui alcuni paesi godevano grazie ad un adeguato intervento statale.
All'indomani della seconda guerra mondiale, la pesca del tonno a Porto S. Venere era ormai una realtà economicamente irrilevante: 230 quintali nel 1946, 299 nel 1948, 192 nel 1950.
Tonni, ormai, se ne vedono sempre più di rado dalle nostre parti ( il 90% del tonno usato dalle industrie conserviere é di provenienza oceanica), ma la pesca dovrà essere considerata uno dei settori trainanti per il rilancio dell'economia della Porto Santa Venere del futuro.
Potrebbe costituire un punto di forza per evitare l'esodo di tanti nostri giovani e per creare posti di lavoro dopo il brusco risveglio dall'effimero sogno industriale ed in presenza di un terziario ormai abnormemente gonfiato.

IL CASTELLO SMARRITO


video

Un amico ieri sera mi ha segnalato un sito dove è pubblicato un video sulla nostra area costiera. Quello che lo entusiasmava era l'aver "scoperto" il Castello di Bivona: "quella ripresa dall'alto - mi disse - lo rivela incredibilmente emozionante!".
Mentre ne approfitto per segnalarvi il sito (uomoinmare.it) e per pubblicare quella parte del video riguardante il nostro maniero, non posso che ritornare sull'argomento di ieri, vale a dire la "memoria smarrita", e citare proprio l'esempio del Castello di Bivona come emblema della nostra "smemoratezza" e della incapacità dei nostri amministratori.
Sono anni che studio il Castello e l'area in cui è costruito (per chi volesse conoscerne la storia e l'uso basta seguire il link seguente). Quella zona è ancora oggi uno scrigno inesplorato ai più, che racchiude tutta la nostra storia insediativa, dai tempi greci a quelli altomedievali. Convinto del suo valore storico e del ruolo che quell'area può svolgere nello sviluppo della nostra città qualche anno addietro (si era nel 2005) diedi un piccolo contributo affinchè il Castello di Bivona rientrasse tra i finanziamenti del POR 2000/2006. Ero convinto fosse l'occasione buona per far riappropriare la nostra città della sua storia e delle sue memorie! Ma non è stato così: è divenuta in breve una banale "pratica amministrativa"!
Preparata una scheda di massima per il “Restauro conservativo e valorizzazione del Castello di Bivona”, la cui area limitrofa era da destinare a Centro per lo Sviluppo Turistico e della Tutela delle risorse culturali, l'intervento venne finanziato per complessivi Euro 1.450.000,00 a valere sui fondi APQ, Delibera CIPE n. 35/2005.
La somma è ancora lì, anzi se consultiamo l'attuale Piano Triennale delle Opere Pubbliche, notiamo che mancano 50.000 euro (ne sono iscritti 1.400.000), probabilmente spesi per realizzare il Progetto definitivo affidato nel 2007, con bando europeo, ad uno studio di progettazione.
Dopo tre anni di questo progetto ancora non se ne conoscono i particolari. Non si conosce come e dove si interviene nè come. Alcune volte giungono addirittura voci che il finanziamento sia a rischio, che vi sono problemi di varia natura che ne impediscono la definitiva realizzazione.
Anche in questo caso una importante occasione di valorizzazione viene sprecata, perdendosi nei meandri della burocrazia comunale. Vi assicuro che ancora oggi è resa vana ogni richiesta di informazione, svilendo ogni tentativo di comprendere e partecipare.
Riconoscendo all'ammministrazione comunale il "merito" di aver realizzato nel nostro territorio interventi fuori da ogni logica, condizionati proprio dall'assoluta conoscenza dell'area costiera, il dubbio che sul Castello si realizzi un'altro obbrobrioso recupero è pari alla amara constatazione che i giorni che passano possano condurre a perdere definitivamente il suo finanziamento.

"Il progetto sul Castello di Bivona? Non ne so niente" oppure "è tutto a posto" ti rispondono dagli uffici comunali ad ogni richiesta di informazione. Sembra quasi che qualcuno giochi a fartelo dimenticare.
Dimenticare! Lo "SMARRIMENTO" è una condizione psicofisica con la quale siamo stati cresciuti, educati ed alla quale siamo ormai rassegnati da anni. In molti si trasforma in ignavia, indifferenza... ignoranza. E mentre viviamo smarriti molte delle nostre risorse vengono violentate e trafugate.
Intanto anche il Castello rimane lì, dimenticato... smarrito seppur citato in tutti i testi di storia della nostra città o in tutte le turistiche brochure patinate. Bello da vedere ed al contempo brutto da vedere. Già... basta cambiare l'angolo di visione e lo si scopre in mezzo alle fabbriche ed ai loro rifiuti.
Talvolta capita di accompagnarci qualcuno: una scolaresca, un interdetto turista o un illuminato amministratore e la reazione è sempre quella: "Come è possibile non valorizzare una struttura così, in un'area così bella?"... ed appena, allargando le braccia smarrito, dico loro che i soldi per la sua valorizzazione sono disponibili dal 2005, sapete cosa mi rispondono?

martedì 15 aprile 2008

LA MEMORIA SMARRITA.

Non so se è possibile tracciare un percorso utile a riacquistare la memoria collettiva, ma certo un timido tentativo va fatto.
Per prima cosa, per partire bene, è utile fare un elenco degli "oggetti" smarriti, elenco con il quale avviare la ricerca o la rivendicazione.
L'elenco è lungo e l'imbarazzo di svelare la quantità delle cose perse è pari alla sofferta coscienza di rivelare pubblicamente una comunità tutt'altro che concentrata su se stessa o sul suo futuro.
L'episodio dimenticato dai più del 12 aprile '43 è emblematico, ma tant'è... è ormai terapeuticamente necessario farlo.
Nei post precendenti abbiamo constatato di aver perso il nome antico del nostro borgo inspiegabilmente, così come inspiegabilmente si è perso quello che potremmo definire il culto primitivo.
Della Santa Venere difatti abbiamo perso il ricordo, la chiesa diruta ed il suo culto; del nome antico della nostra attuale città non poteva che accadere altrettanto: Vibo Marina si sostituisce a Porto Santa Venere senza alcun atto amministrativo... senza alcuna protesta o dimostranza.
Non credo siano tante le città o comunità che possano vantare tale primato di smemoratezza, anzi, forse questo ci rende davvero unici, seppur con un valore negativo. Non credo di sbagliare nel ritenere che tale errore/orrore ci rivela unici nella provincia, unici nella regione, unici addirittura in Italia. Ogni città possiede l'orgoglio della sua storia ed ogni suo cittadino aspira ad integrarsi nei periodici suoi percorsi identitari. Altrove si celebra di tutto.
Da noi ciò non è accaduto ed ancora tarda ad accadere.
Più giorni passano e più vado convincendomi che sia necessario un vero e proprio persorso "esorcizzante", in grado di far uscire tutto il male sociale accumulato nell'ultimo secolo.
Una sorta di terapia collettiva in grado di condurre al riacquisto della memoria.

Ma tale percorso non è possibile farlo da soli, presuppone il coinvolgimento di tutti, dalla chiesa all'associazionismo, dalle istituzioni alle famiglie, dalla scuola alle aziende.
Paradossalmente sarà necessario coinvolgere anche l'Amministrazione Comunale di Vibo Valentia, alla quale chiedere con forza un sostegno ad una simile iniziativa, proprio perchè nel passato ha svolto un ruolo attivo in questo processo disgregante della nostra comunità.
Non è sbagliato riconoscere che in realtà anche questa "perdita di memoria" ci ha diviso e ci divide dalla città del monte. Non è sbagliato riconoscere che "la memoria smarrita" divide la nostra stessa comunità costiera!
Saremmo in grado, noi del Comitato "Verso l'Autonomia di Porto Santa Venere" a dare il via anche a questa terapia? Secondo voi riusciremo a farci finanziare... chessò, dall'Assessorato alla Cultura del comune di Vibo, o da quello alle Politiche Sociali, una terapeutica valorizzazione della nostra storia e della nostra comunità?
Se qualche smemorato ci da una mano potremmo tentare di presentare un progettino...

domenica 13 aprile 2008

ALLUVIONE : ecco i veri colpevoli

La magistratura di Vibo Valentia ha chiuso il procedimento contro ignoti, aperto all'indomani dell'alluvione del 3/7/2006, accertando le seguenti responsabilità:
quella di Bertolaso, allora capo della Protezione Civile, per non aver diramato in tempo utile lo stato di allerta per lo straordinario evento atmosferico che stava per interessare il territorio poi colpito dall'alluvione e, inoltre, alcuni dirigenti dell'Anas per non aver provveduto a predisporre gli interventi necessari alla messa in sicurezza delle strade ed alla manutenzione dei torrenti (leggi articolo).

Oltre a questi nomi, non compare nessun politico locale, nessun funzionario compiacente, nessun imprenditore privato. Rispettiamo le conclusioni dei giudici.
E' giusto così. I veri colpevoli siamo noi, cittadini di Porto Santa Venere.
Colpevoli di aver affidato ad altri la gestione del nostro territorio; colpevoli di aver dormito sonni durati decenni non accorgendosi di quanto si stava consumando ai nostri danni; ma soprattutto colpevoli per non aver ancora preso coscienza dell'insostenibilità dello stato di sudditanza in cui versiamo, continuando a concedere deleghe in bianco a gente portatrice di interessi che non sono i nostri.

venerdì 11 aprile 2008

12 APRILE 1943, ORE 18.00.



Le 18,00 del 12 Aprile.
Alle 18,00 di domani i nostri pensieri ritorneranno indietro nel tempo fino a quel tragico giorno del 1943.
Da quell'ora in poi, fino all'8 settembre (data dello sbarco alleato) il borgo, il porto e la ferrovia della nostra città divennero stabile obiettivo militare.
Da quell'ora la guerra entrò prepotentemente nei pensieri dei residenti.
Unica via di salvezza era la galleria ferroviaria di Pizzo, adattata a rifugio: per quanti dovettero restare per lavoro o necessità lungo la costa, era la meta finale di una corsa senza fiato che prendeva il via ad ogni suono della sirena antiarea.
Ma chi erano le 10 vittime di quell'ora di sangue?
I loro nominativi li estraiamo integralmente dallo Stato Civile del Comune di Vibo Valentia, Registro 1943:
Caduti del 12 Aprile 1943
Incursione Aerea U.S.A. su Vibo Valentia Marina (ore 18.00)
1. Corso Annunziata, anni 7, di Paolo e di Lo Preiato Rosa.
2. De Lorenzo Lucia, anni 11, di Carmine e di Gatto Domenica.
3. De Lorenzo Rosaria, anni 5, di Carmine (falegname) e di Gatto Domenica.
4. Lenza Giovanna, anni 14, di Domenico (ferroviere) e di Feo Rosa. Nata a Omignano (SA). Studentessa.
5. Neri Anna, anni 3, di Francesco e di Romano Maria Antonia. Nata ad Augusta (Siracusa).
6. Neri Franca, mesi 7, di Francesco e di Romano Maria Antonia. Nata ad Augusta (Siracusa).
7. Neri Nicolina Maria, anni 10, di Francesco e di Romano Maria Antonia.
8. Neri Vincenzo, anni 7, di Francesco e di Romano Maria Antonia. nato ad Augusta (Siracusa).
9. Romano Maria Antonia, anni 33, fu Gregorio e di Caparrotta Felicia. Coniugata Neri Francesco (operaio).
10.Sacco Rosina, anni 29, di Nicola e di Malerba Marianna. Nata in Vibo Valentia e residente in Pizzo. Coniugata Tamigi Vespasiano.

Nella foto è visibile l'area del centro cittadino devastata dalle bombe, ed in cui perirono la maggiorparte dei nostri concittadini.
In questa stessa area oggi esiste un piccolo parco giochi per bambini ed una scuola elementare...

Ricordiamo quelle 10 vittime ancora oggi ignote a molti... le ricordiamo a noi che quella esperienza non l'abbiamo vissuta ed ai nostri politici oggi e domani in altre faccende affaccendati.
Li ricordiamo a quanti pensano che il nostro sia un paese senza storia... e senza alcuna vicenda degna d'essere celebrata.

mercoledì 9 aprile 2008

12 APRILE 1943 : LA MORTE ARRIVA DAL CIELO. Una testimonianza diretta.

"Approfittando della bella giornata di primavera, avevamo steso il bucato al sole, nel cortile della casa in cui abitavamo, prospiciente al porto.
Il mare quel giorno era calmo, ma non i nostri animi; negli ultimi giorni era suonata più volte la sirena dell'allarme aereo, posta sul campanile della chiesa. Ci avevano poi detto che non c'era da temere in quanto si trattava solo di un aereo da ricognizione inglese, ma che non c'erano pericoli di bombardamento. Ma ogni volta che si sentiva la sirena, la gente si riversava per strada e cercava di mettersi al sicuro dirigendosi verso le campagne che circondavano il paese, lontano dai possibili obiettivi delle bombe (non esisteva in paese un rifugio anti-aereo per la popolazione. ndr).
Anch'io, con mia sorella e mia madre, avevo preso l'abitudine di fuggire verso la collina; lì avevamo appreso da alcuni contadini che l'aereo che spesso sorvolava il paese a bassa quota aveva sparato una raffica di mitragliatrice verso un gruppo di sflollati inermi, provocando la morte di una donna: la nostra paura aumentava ancora di più, anche perché, nel tornare a casa, ci eravamo accorti che i proiettili avevano lasciato i loro segni anche sui muri e sulla ringhiera in ferro che divideva la nostra abitazione dalla strada.
Anche quel giorno, dopo l'ennesimo allarme, ci eravamo diretti verso la collina, abbandonando la nostra casa ; ma stavolta fu diverso. Improvvisamente udimmo un rombo prolungato e comparve una formazione di grossi bombardieri affiancati da aerei più piccoli
(i caccia "Spitfire" della RAF). La contraerea posta a difesa del porto cominciò a sparare e vedemmo uno di quegli aerei dirigersi verso il promontorio di Briatico lasciandosi dietro una scia di fumo nero (la carcassa dell'aereo verra' recuperata casualmente da un peschereccio nel 1978 e depositata su una banchina del porto; si ignora quale sia stata la sua destinazione finale).

Pochi minuti dopo udimmo un sibilo che sembrò infinito, poi dei boati assordanti e fummo investite da folate di vento (era l'onda d'urto provocata dall'esplosione delle bombe inglesi da 12 libre). Una grande nube nera si alzò verso il cielo, coprendoci la vista di quello che stava accadendo.
Quando tutto sembrò finito, ci avviammo di corsa verso casa con il terrore di non trovarla più in piedi. Le bianche lenzuola che avevamo steso la mattina erano diventate nere per il fumo e la polvere, ma la casa miracolosamente non aveva subito danni. Le strade erano piene di enormi buche e dal porto si alzava una spessa nuvola di fumo che impregnava le narici con un acre odore di zolfo (era stato colpito un deposito di bachelite dell'esercito e andava in fiamme una catasta di pali di legno, pronti per essere imbarcati).
Dappertutto si vedevano macerie e molte persone riverse per terra, morte o ferite.
Dalle grida della madre riconobbi il cadavere di una mia amica: Giovanna Lenza.
Ancora in preda al pianto, notai un uomo, che subito riconoscemmo nel sig. Cassisi, tenere in braccio qualcosa: era il corpo martoriato di un bambino.
Una sensazione di orrore s'impadronì di noi e corremmo verso casa.
Eravamo in guerra da tre anni, ma solo allora avevamo fatto conoscenza con la morte e il dolore."

(Dai frammenti di ricordi tramandati da mia madre, che all'epoca dei fatti aveva 21 anni)

martedì 8 aprile 2008

PORTO SANTA VENERE: UN GRANDE CENTRO MARITTIMO.

All'indomani dell'Unità, chi si trovasse a percorrere il litorale calabrese si trovava di fronte ad un ininterrotto deserto. Su nessun punto della regione italiana più ricca di coste era nato alcun centro marinaro di rilievo, un nucleo solido ed intraprendente, capace di dominare ampi tratti di mare, di organizzarsi industrialmente, di conquistare mercati presso i più meridionali paesi del Mediterraneo.
I centri del litorale tirrenico, la cui distanza dal mare era il più delle volte determinata dalla tortuosità della strada arrampicantesi sui cocuzzoli, mentre breve era la distanza in linea d'aria, diedero luogo, più che a centri, a piccoli borghi lungo la costa i quali furono come la succursale del vecchio centro, con cui si mantennero in costanti rapporti. Questi borghi, dopo più di un secolo, non sono giunti ad acquistare un ruolo economico indipendente e rimangono sottoposti anche amministrativamente al vecchio centro.
In questo quadro generale, Vibo Marina ha rappresentato una sorta di eccezione in quanto é riuscita ad esprimere una sviluppata economia sia industriale che commerciale, collegata alla presenza di un'importante struttura portuale. Eppure, partendo da Pizzo fino a Tropea, pur essendo considerata una cittadina di un certo rilievo, é l'unica realtà urbana a non avere ancora una vita amministrativa autonoma.
Molti cominciano a ritenerla un'anomalia che andrebbe sanata al più presto e l'opportunità viene individuata nella recente proposta per l'istituzione del nuovo comune di Porto Santa Venere.

L'unica tesi addotta per contrastare l'iniziativa, che risponde, oltre che a legittime ed antiche aspirazioni delle popolazioni delle frazioni costiere di Vibo, anche ad un più razionale assetto del territorio in vista di possibili aggregazioni future, é di natura capziosa e, in verità, divenuta anche un pò stantìa: essa consiste nel sostenere che la tendenza da favorire é quella che va in direzione dell'unificazione, della fusione, dell'aggregazione dei piccoli Comuni; argomentazione, questa, che con la proposta Censore c'entra come i cavoli a merenda.
E si porta sempre, come esempio, l'unico caso registratosi in Calabria, quello di Lamezia Terme, che rappresenta un'esperienza non ripetibile e che non risulta sia stata seguita da altri episodi in tale direzione, semmai é vero il contrario, come dimostra il caso di San Ferdinando, ex frazione di Rosarno divenuta Comune autonomo a dimostrazione del fatto che, quando esistono presupposti di validità oggettiva, arriva il giusto riconoscimento anche da parte delle istituzioni.
La costituzione del nuovo Comune di Porto S.Venere potrebbe costituire, inoltre, una valida premessa per giungere, in un futuro prossimo, alla creazione di un grande centro costiero, forse il più importante della Calabria, mediante la fusione con altri Comuni contigui, come Pizzo e Briatico, aventi caratteristiche omogenee e solo in questo caso l'auspicata tendenza aggregativa avrebbe un senso logico e storico.
L'auspicio di tutti é che il Consiglio Regionale sappia inquadrare il problema nella giusta ottica e dimostri modernità di vedute e lungimiranza di idee, svincolandosi da possibili condizionamenti presenti e da pregiudizi passati.

lunedì 7 aprile 2008

LA STAZIONE DI PORTO SANTA VENERE ED I FERROVIERI DEL PASSATO

Era una stazione ben curata, con il giardino fiorito e con la vasca dei pesci rossi.
C'erano ancora le locomotive a vapore, il capostazione con il suo berretto rosso, i manovratori con la lanterna ad olio, il telegrafo, gli scambi manuali. Sulla facciata compariva una scritta: Monteleone Calabro-Porto Santa Venere, a testimoniare che lo scalo ferroviario serviva due centri ben distinti e diversi anche nel nome.
Con il trascorrere degli anni la stazione assume sempre maggiore importanza, facendo registrare un movimento di 95 treni al giorno.
Nel corso del secondo conflitto mondiale, la zona ferroviaria, al pari di quella portuale , diventa un obiettivo militare. Forse ai politici di oggi può anche sfuggire l'importanza strategica di Porto S.Venere, ma certamente non sfuggì allora ai comandi militari alleati che la fecero oggetto della loro "attenzione", anche perché al traffico ordinario dei treni si era infatti aggiunto quello straordinario delle tradotte militari italo-tedesche per trasferire in Sicilia uomini e mezzi di ogni tipo al fine di contrastare lo sbarco degli anglo-americani che si annunciava imminente. Si calcola che il movimento dei treni nella stazione di Vibo Valentia (il nome era ormai stato cambiato) fosse di oltre 150 convogli al giorno.
La stazione era spesso sorvolata a bassa quota da "Pippo", il famigerato aereo da ricognizione inglese che non disdegnava di scaricare anche raffiche di mitragliatrice in tutte le direzioni.
Il suo fu un lavoro di preparazione al bombardamento del 12 aprile 1943, che non si limitò a colpire gli obiettivi militari, ma prese di mira anche il centro abitato. L'incursione aerea non fu di tipo "chirurgico" come si direbbe oggi, ma fu un bombardamento terroristico; in quell'attacco persero la vita 53 civili, fra cui molti bambini.
Finita la guerra, venne l'ora della ricostruzione e la stazione divenne uno degli scali ferroviari più importanti della linea Battipaglia-Reggio Calabria.
Ma a noi piace ricordare quella locomotiva ferma sui binari della stazione di Monteleone-Porto S.Venere in una sbiadita foto (rarissima) degli anni Venti.
I ferrovieri che prestarono servizio appartengono al nucleo storico della nostra comunità. Qualche nome da ricordare:
il capostazione Alfredo Piro (nella foto al suo posto di lavoro), padre dell'ammiraglio Lello Piro che ha mantenuto nel tempo strettissimi legami con il suo paese d'origine; il capostazione Satriani, padre del compianto dottore Mimmo.
Ed ancora: Romeo, Scaldaferri, Basile, Mellino, Simonetti, Restagno, De Seta, Curcio, Galastro, Altomonte, Meola, quest'ultimo vittima di un incidente sul lavoro nel dopoguerra.

L'AUTONOMIA E' UNO SGUARDO VERSO IL FUTURO.

Navigando sul web ho "scoperto" l'esperienza vissuta dai cittadini di LARIANO che quarant'anni fa riuscirono ad ottenere l'autonomia comunale da Velletri, "come un figlio che si stacca perchè maggiorenne dai genitori".
Quando divenne municipio i suoi abitanti erano 5.000, oggi i suoi residenti sono 10.000. Sono in 10.000 quanto lo siamo noi oggi.
Con queste parole il suo attuale sindaco presenta la città ai navigatori di internet:
"Lariano è posto alle pendici del "Maschio" o Monte Algidus sulla cui sommità sorgeva, al tempo dell'Impero Romano, uno dei più validi avamposti di difesa di Roma e, nel Medioevo, un castello fortificato che estendeva il suo dominio su una vastissima zona.
Dal 1967 Lariano è un comune autonomo; tale autonomia ha determinato sviluppo e valorizzazione delle bellezze naturali. "

Quante altre cose potremmo noi dire sul nuovo comune di Porto Santa Venere..! Comunque... l'esperienza di Lariano e del suo nuovo assetto amministrativo è ben espressa nella celebrazione del 40° Anniversario celebrata nel municipio nell'agosto del 2007 dai consiglieri comunali insieme ad uno dei protagonisti del movimento autonomista dell'epoca (uno dei due sopravvissuti dei componenti del vecchio comitato). Il bello di internet: la celebrazione è stata filmata e messa online.

Vi fornisco i link (basta cliccare sulle foto) per visionare ed ascoltare questo momento celebrativo, in cui viene riassunto dai "nuovi" amministratori l'impegno lungimirante praticato dai cittadini dell'epoca e che oggi consente loro di adoperarsi per lo sviluppo della loro comunità.
Provate, mentre li osservate, a dimenticare le condizioni del vostro territorio, le ruspe, le fogne, i bar... il porto che cade a pezzi... ed immaginare che una simile celebrazione... si svolga oggi, anche nella nostra città... Non è emozionante pensare al futuro partendo da oggi?

domenica 6 aprile 2008

QUEL 12 APRILE 1943 A VIBO MARINA

Sono trascorsi 65 anni dal bombardamento aereo che il 12 aprile del 1943 colpì il centro abitato di Vibo Marina, il porto, la ferrovia.
Ricordare quel drammatico giorno può forse servire, ancor oggi, a rafforzare il senso dell’appartenenza ad una comunità, a riaffermare i grandi valori della pace, della giustizia, della solidarietà, della libertà da difendere in ogni luogo ed in ogni tempo.
La morte di giovani innocenti sia per tutti seme di pace” è quanto scritto sulla lapide in marmo che nel 1993, in occasione del cinquantennio, i cittadini vollero porre sul muro della Scuola elementare “Presterà” a ricordo delle giovani vite stroncate nell’adiacente odierna pinetina, un tempo il campo sportivo di Vibo Marina.
Per riportare alla memoria, con tutta la sua carica tragica ed emotiva, pubblichiamo una testimonianza scritta du quel terribile giorno, donataci dal dott. Domenico Satriani, cittadino di Porto Santa Venere (odierna Vibo Marina), medico di grandi doti umane e culturali, scomparso nel 1996 ma da tutti ricordato con affetto e stima. Un dono che oggi rappresenta un delicato tassello della storia del nostro paese.

La pace frantumata come un vaso di coccio sotto un colpo di pietra.
(nella foto la stazione di Vibo Marina distrutta da quel bombardamento*)

“La guerra, la guerra. E’ stato un brutto giorno quel 12 aprile del lontano 1943 per la borgata di Vibo Marina e la sua piccola popolazione che, numericamente, all’epoca non raggiungeva le cinquecento anime, a parte la presenza dei militari. La pace di quella comunità fu in quel giorno frantumata, come un vaso di coccio sotto un colpo di pietra.
Ebbe luogo, infatti, improvvisamente, un tremendo bombardamento aereo che colpì il centro del piccolo paese oltre che la piazza, oggi non più esistente, frequentata da noi ragazzi per i nostri giochi.
Si era in guerra in quell’epoca ed una delle forze belligeranti era proprio l’Italia con il suo impero coloniale. Molte città del nord e del sud erano state colpite dalle bombe, ma non si pensava che anche Vibo Marina potesse diventare obbiettivo e teatro di guerra. Purtroppo ciò accadde con rovine, devastazioni e tanto sangue. In quella tragica occasione ricordo che grande fu l’impegno, il coraggio, la dedizione manifestata da don Domenico Costa, allora parroco di Vibo Marina.
Ma, prima di citare l’episodio drammatico cui fui testimone, ritengo utile tracciare un breve “escursus” sui fatti del periodo storico da me e da altri vissuto.
Si era in guerra, ripeto, ed è risaputo che ogni guerra è portatrice di rovine e di morte.
Ma noi abitanti di un piccolo paese non eravamo assolutamente preparati al peggio.
Un piccolo centro, un piccolo porto - si pensava - non sarebbero stati certamente oggetto di attenzione da parte dei bombardieri americani e inglesi. Fu un errore.
In verità c’erano stati diversi segnali premonitori in periodi precedenti. Saltuariamente infatti dalla fine del 1942 in poi, saltuariamente e sempre di notte, ci furono diversi mitragliamenti compiuti da aerei su navi ormeggiate nel porto. Ci eravamo quasi abituati a sentire quel crepitio notturno di breve durata che si sommava al crepitio delle mitragliatrici italiane e tedesche che rispondevano al fuoco.
Ricordo anche i traccianti luminosi sulle direttrici di tiro che si intrecciavano e che ci facevano pensare ai fuochi d’artificio che si sparavano, anche allora,in agosto, in occasione della festa della Madonna.
Sempre di notte, inoltre,puntualmente, ogni sera, sentivamo il rombo di un ricognitore. Anche a questo eravamo abituati. Esso si presentava per lo più alle ore 21. I ferrovieri l’avevano chiamato “il guardialinee” poiché nella sua rotta era privilegiato il tracciato ferroviario.
Si preparava intanto il terreno per la devastante e insanguinata giornata di quel 12 aprile.
Mi è rimasto ben saldo nella memoria il ricordo agghiacciante di quel pomeriggio, quando io, adolescente studente del III ginnasiale, alle ore 17 e 55 precise sentii un sibilo assordante, intenso, infernale,improvviso, indescrivibile.
Sembrava che un cataclisma si stesse rovesciando su di noi. E cataclisma fu.
Dopo il sibilo agghiacciante che ebbe la durata di diversi secondi che non finivano mai, ci fu un immenso boato e mi ritrovai avvolto da una coltre di polvere sempre più fitta, sempre più nera..
Mi precipitai di corsa per le scale in gran parte divelte per raggiungere la strada.
Pervenuto all’aperto ebbi con immediatezza l’impressione di non trovarmi più nella tranquilla Vibo Marina ma in un mondo da apocalisse. Di fronte a me non esisteva più niente di quanto conoscevo. Le case intorno erano tutte ridotte a macerie fumanti che ostruivano le strade ed una nube fitta incombeva sul paese. Si sentivano tante urla di terrore e di dolore. Figli che chiamavano le madri, madri che chiamavano i figli, e tante voci di disperazione.
Io come inebetito camminavo cercando di orizzontarmi tra quelli case non più esistenti, su quelle strade cosparse di macerie, di buche profonde e fumanti, sotto un cielo reso invisibile dalla polvere.
Nel polverone ad un tratto vidi un’ombra umana. Essa proveniva dalla strada che si diparte dalla piazzetta della Chiesa che dal punto in cui mi trovavo era distante circa 50 metri. Quest’ombra procedeva a grandi falcate e quando mi fu prossima mi accorsi che era un prete.
Ero rimasto fermo in attesa che quella figura fosse riconoscibile. Anche io cercavo qualcuno. In pochi istanti quell’ombra che correva si fece sempre più distinta.

Quando fummo vicini riconobbi in quell’ombra il Parroco di Vibo Marina: don Domenico Costa, impolverato da cima a fondo, come me d’altra parte.
Mi conosceva molto bene don Domenico Costa anche perché nel 1937 mi ero cresimato ed era stato mio padrino.
Io, impaurito, sconvolto, ma non tanto da perdere la cognizione di quella drammatica improvvisa realtà, mi rivolsi a lui dicendo: “Compare, c’è stato forse un terremoto?”.
“Figlio” mi rispose “salvati se puoi, è successo forse molto di più.”
“Compare ma dove andate?”
“Figlio” mi ripetè” cerca di salvarti. Io vado a fare il mio dovere. Ci sono certamente tanti morti e tante anime a cui dare l’Estrema Unzione”
E riprese la sua corsa, a grandi falcate, con quella sua veste nera imbiancata, con la stola viola svolazzante verso la morte, verso il dolore di tanti suoi parrocchiani.
Dopo qualche istante l’ombra di don Domenico Costa scomparve ai miei occhi inghiottita dal gran polverone. In quell’occasione, quel 12 aprile del ’43 i morti furono tanti, quasi tutti giovani e bambini, i feriti molti di più.”

(* Foto estratta da: Bartuli Filippo, Le incursioni aeree angloamericane del 1943 su 60 città e località calabresi, Ed. Mapograf 2002
** Ritratto di Don Costa eseguito da A. Montesanti, 1992)

sabato 5 aprile 2008

L'EUROPA SCEGLIE LE VIE DEL MARE, SANTA VENERE RESTA IL "Porto delle Nebbie"

A vederlo oggi, con il suo aspetto sonnecchioso e trascurato, mai interessato da interventi di adeguamento/ampliamento (nonostante le assegnazioni e le riassegnazioni di finanziamenti, finora solo sulla carta), non si potrebbe a prima vista certo definire un porto di rilievo.
Gli manca quella vitalità, quel pulsare frenetico di attività che caratterizza i grandi approdi.
Eppure, posizionato al centro del Mediterraneo, potrebbe svolgere un ruolo importante per l'economia del territorio e dell'intera regione; ma fra dibattiti, progetti e polemiche, il Porto di Santa Venere resta ancota "il porto delle nebbie".
La multifunzionalità, più volte ribadita, é condizione necessaria ma non sufficiente per un suo definitivo rilancio. Occorre di più.
La nuova politica dei trasporti europea ha, come obiettivo, l'alleggerimento del traffico sulla rete stradale dei paesi membri. Le "Autostrade del Mare", come vengono definiti i collegamenti marittimi a corto raggio, su cui si punta per consumare meno energia nel settore dei trasporti e per offrire una valida e conveniente alternativa non inquinante al trasporto gommato, hanno trovato convinti sostenitori anche in Italia, ma nessun esponente politico delle nostre parti ha mai avanzato valide proposte o messo in atto serie iniziative per inserire la struttura portuale nella rete delle autostrade del mare.
Sarebbe, questa, un'occasione forse irripetibile per togliere il territorio vibonese dalla situazione di marginalità in cui attualmente si trova, inserendolo nella rete europea dei collegamenti marittimi.
Da più parti sono state avanzate legittime preoccupazioni in merito alla salvaguardia ambientale che però, se sterilmente poste, rischiano di trasformare una grande opportunità in una delle tante occasioni perdute.
Si consideri, altresì, che il tema delle autostrade del mare é anche da collegare al sempre maggiore interesse internazionale verso il Mediterraneo, dove si stanno concentrando i crocevia commerciali verso l'Asia ed il Medio-Oriente, tanto che si sta pensando al raddoppio del Canale di Suez.

PROVINCIAL ... MENTE!

Avrete certamente notato quanta parte ha oggi, nella campagna elettorale appena avviata, il nostro porto e le nostre cittadine. Questo è certamente anche merito nostro. Ma al di là delle parole di rito, era necessario "inventare" un occasione utile a capire meglio in che misura i candidati alla Presidenza della Provincia ritengano realmente la nostra area costiera "centrale" nei loro programmi.
Così, la Pro Loco di Vibo Marina, considerando i bisogni e l’importanza del nostro territorio costiero, ha organizzato una serie di incontri con i candidati alla Presidenza allo scopo di far conoscere alla cittadinanza i loro programmi e nello specifico il ruolo della nostra città nei percorsi virtuosi di sviluppo economico e sociale dell’intera provincia.


Gli incontri pomeridiani, dalle 18,30 in poi, che si terranno nella sede della Pro Loco, in via Trav. M. Bianchi, avranno il seguente calendario:


Sabato 5 Aprile Incontro con MANDUCA
Lunedì 7 Aprile Incontro con DE NISI
Martedì 8 Aprile Incontro con MICELI
Giovedì 10 Aprile Incontro con CITTON
Venerdì 11 Aprile Incontro con STILLITANI

Ovviamente tutti siete invitati a partecipare! Ma se non riuscirete ad esserci, potete indicarci una o due domane da porre ai candidati, e noi provvederemo a porgliele ed a farvi avere l'eventuale risposta.

mercoledì 2 aprile 2008

Dove finiscono i nostri soldi?

Da un calcolo approssimativo, emerge che il Comune di Vibo introita le seguenti cifre dai residenti delle frazioni costiere (pari a circa 1/3 dell'ntera popolazione comunale):
2.590.000 euro per entrate tributarie (ici, tassa rsu, canoni idrici,addizionale irpef,imposta sulla pubblicità, ecc.) e 2.590.000 per entrate extratributarie(trasferimenti dallo Stato,concessioni edilizie, ecc.).
Solo un'infinitesima parte di questi ingenti flussi finanziari ritorna sul nostro territorio sotto forma di servizi per la collettività.
I Comuni dovrebbero svolgere numerosi compiti, quali: gestione dei servizi pubblici locali, gestione del traffico e delle emissioni inquinanti;servizi sociali: assistenza ad anziani,portatori di handicap,immigrati; asili nido e scuole materne; edilizia di scuole primarie e secondarie; controllo del territorio attraverso la polizia municipale; disciplina edilizia e relativi controlli; riqualificazione urbana; servizi culturali: biblioteche,musei,gallerie,teatri; partecipazione ad enti di gestione di parchi e riserve naturali; protezione civile a livello comunale; gestione dei canili.
Considerato che nessuno a Vibo Marina-Longobardi-Bivona-Porto Salvo ha mai visto niente di tutto questo, la domanda sorge spontanea: che fine fanno i nostri soldi?
Forse é venuto il momento che i cittadini di Porto Santa Venere si riapproprino delle loro risorse, per troppo tempo dilapidate o dirottate altrove.

Porto Santa Venere: "Nomen est omen".


Una comunità senza storia, senza memoria, senza radici, senza nome.
Questo il risultato di ottanta anni di "dominio" vibonese. Neanche i Romani arrivarono a privare del loro nome i territori conquistati, che seguitarono a chiamarsi Gallia, Iberia, Elvetia, ecc.
"Nomina sunt omina", recita il motto latino:
i nomi sono auspici, auguri.
E per realizzare quanto é nei nostri auspici, la prima cosa da fare é quella di rivendicare il ripristino del nostro antico nome di Porto Santa Venere, ingiustamente e silenziosamente cancellato.

PIANO COMUNALE SPIAGGIA

Mentre la Spiaggia del "Totem Verde" comincia ad essere frequentata dalle ruspe, costruttrici di un altro "pezzettino" di lungomare, confermano che sarà nei prossimi giorni in discussione, per la definitiva approvazione in Consiglio, il Piano Comunale Spiaggia con le relative Norme tecniche di attuazione.

Obbedendo alla nostra missione informativa ci sembra opportuno fornire ai nostri affezionati lettori la bozza in discussione, che sarà possibile scaricare in pdf (e le relative mappe in jpg).
Da una rapida lettura (grazie al web assieme all’amico “masaniello centroamericano”) ci sembra utile segnalare alcune “discrepanze”, dovute ad una poca chiarezza dei termini che potrebbero ingenerare qualche involontario uso improprio o inquinante del demanio. Ovviamente le segnaliamo queste discrepanze, sia a vantaggio dei nostri utenti che dei nostri amministratori del monte, nel caso avessero il dubbio che chi vive sulla costa sia “abilitato” alla cittadinanza attiva.

Innanzitutto, stabilire in un Piano che vale 10 anni una deroga di 5 anni (a favore di chi ha già concessioni) per adeguarvisi, mi sembra a dir poco grossolano.
A parte il tempo in sé, che sembra notevolmente esagerato, così si crea di fatto una notevole discriminante tra concessionari vecchi e concessionari nuovi.
Sembra eccessiva anche la parcellizzazione delle aree.
Dal Molo Verde al torrente Trainiti difatti ritroviamo un’unica unità fisiografica; frammentarla come viene fatto significherebbe mettere in atto iniziative puntuali con impatti poco significativi per evitare un maggiore rischio d’erosione.

Il PCS prevede inoltre un percorso di accesso al mare almeno ogni 200 metri lineari di fronte mare, senza però specificare rispetto a cosa.
Sarebbe meglio definire lo spazio per l’accesso libero tra una concessione e l’altra.

Rispetto al divieto di presenza di attrezzature di ogni tipo che compromettano il libero transito verso il mare, legarlo solo al termine “arenile libero” è poco chiaro; sarebbe meglio specificare che tale divieto è previsto “sulle vie di libero accesso e su tutta la fascia di arenile compresa tra la linea di riva, parallela al mare, verso l’entroterra”.

E poi?
E’ poco evidente l’obbligatorietà dell’allaccio alla rete fognante ed infine?
Che significa “sistemi di biofitodepurazione, in sostituzione di impianti tradizionali”? da utilizzare “nel caso sia impossibile un collegamento con l'impianto fognario esistente”?

SE NON ESISTE IMPIANTO FOGNARIO...NIENTE CONCESSIONE! ANCHE PERCHE' DOVE SCARICHERÁ
IL BIOFITODEPURATORE?

martedì 1 aprile 2008

GRAZIE...

Come un "Pesce d'Aprile" prende il via la distruzione della ex-Gaslini ed inizia il grande investimento turistico.
ORA SENTIAMO DI ESPRIMERE UN GRANDE RINGRAZIAMENTO:

Al Sindaco e la sua giunta, per essersi fatti portatori dei reali bisogni della collettività "intera";

a tutti i Consiglieri Comunali, che esaltando il loro ruolo hanno dato pieno ascolto ai bisogni di partecipazione delle "frazioni";

agli imprenditori privati, turistici e non (o calabresi e non) che, investendo le loro poche risorse economiche, porteranno il tanto agognato lavoro pulito anche nella nostra costa malsfamata;

a tutti gli amministratori di enti intermedi, enti vari, sindacati ed associazioni, per l'attenzione dimostrata verso le sorti della città e del territorio, ed ancor più, per l'inattesa attenzione elargita ai poveri residenti cittadini della "città del mare" che unanimi e coscienti hanno espresso il loro incondizionato plauso verso quanti si sono adoperati per l'avvio di questa grande occasione di rilancio economico della costa di Vibo Valentia, nota alla BIT di Milano come "Costa degli Dei".

Ed infine...
ma proprio perchè abbiamo menzionato gli Dei,
ringraziamo Dio per averci dato il dono delle Sante Parole
Piano Strutturale...
Piano Strategico ...
che potremo sempre usare, seppur con parsimoniosa raucedine, in tante altre occasioni!

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