venerdì 31 luglio 2009

UN RICORDO ED UN SALUTO A PAOLO FEDELE.

Aveva il viso severo ma la voce calda e sincera riusciva subito a metterti a tuo agio.
Oggi abbiamo dato l'ultimo saluto a Paolo Fedele, razza operaia di tempra CementiSegni. La città si è stretta intorno alla famiglia e tra i tanti occhi lucidi non passavano inosservati quelli dei vecchi compagni di lavoro.
Inaspettatamente aveva preso la parola durante la nostra prima assemblea, spronando i giovani ad essere i veri protagonisti della richiesta d'autonomia, ed ovviamente ricevette un caloroso applauso.
Mi piace ricordarlo quando, mettendo a bordo della sua capiente FIAT 124 (o 125?) bianca, tutti i bambini delle palazzine del cementificio, alle otto in punto ci accompagnava alle elementari del paese, allora davvero distante dalla fabbrica. Altro che scuolabus... ci si sentiva tutti al sicuro al suo fianco, durante quel viaggio mattutino.

giovedì 30 luglio 2009

ALLUVIONE BIS ED ASCENSORE TRIS!

Non sappiamo se il redattore di CalabriaOra ha volutamente inserito nella stessa pagina la notizia dei nuovi sequestri legati all'indagine Alluvione-Bis e l'articolo sui nuovi finanziamenti regionali che il Comune e la Provincia non hanno disdegnato di accettare per realizzare un ascensore (forse funivia?) tra Vibo Marina e Vibo Valentia. Certo se avesse impaginato gli articoli come ora abbiamo fatto noi la volontà sarebbe emersa più chiaramente. La contraddittorietà dei fatti sarebbe emersa più chiaramente.
Mentre da un lato la magistratura è costretta ad intervenire per rimediare in qualche modo alle storture di una cieca quanto allegra gestione del territorio e del suo assetto idrogeologico, dall'altro si evidenzia come ancora oggi si intenda testardamente procedere con le stesse pratiche... cieche ed allegre.

Ma come? Oggi c'è qualcuno che pensa di finanziare un ascensore tra le colline tufacee ed a rischio frana? L'idea, non recente, era stata lanciata qualche decennio fa ed ora, in epoca postalluvionale - non lo avreste detto - risorge! Proprio così, Si! Con lo slogan "bisogna cogliere al volo tutte le occasioni offerte a Vibo Valentia" assisteremo all'ennesima prova di governo ascetico del nostro territorio, come se non avessimo alternative o scampo.
Quella degli ascensori nella nostra provincia è una storia antica e travagliata, con esempi ascetici di spreco di denaro pubblico di tutto rispetto. E' il comune di Pizzo che ha anticipato tutti con l'idea. L'opera ahinoi non è ancora conclusa (vedi link1 e link2), ma assicurano lo sarà a breve.
Anche il comune di Tropea ne ha avviato uno, ed anche questo intervento non promette nulla di buono (vedi link3 e link4).
Da oggi ufficialmente anche Vibo, la città capoluogo di provincia, potrà progettare il suo ascensore! Certo, dalle balconate di Pizzo e Tropea, a costone unico, è più facile raggiungere la marina; certo, dall'Affaccio a Bivona le altezze sono maggiori, i costi ed i costoni maggiori, le distanze maggiori, gli utenti maggiori, il movimento terra maggiore, la "carpenteria" maggiore, i rischi maggiori, il travaglio maggiore... ma che importa! Se intanto qualcuno ce lo vuole finalmente finanziare in toto, che importa! Vuoi rinunciare all'unico finanziamento utile per unire definitivamente la città costiera con quella montana? Non si può ... percui parta pure l'ascensore-tris, ma non temete, per quanto riguarda il designer vedrete che chiameranno uno dei Versace... quelli più famosi della moda mica quello del Piano Camilab! Quello no, perchè è fissato (e non si capisce perchè) con la messa in sicurezza!
No, ma certamente non sarà un ascensore, questo sarà stato un termine usato per essere compresibile ai politici. Sarà probabilmente una funivia, con tanto di piloni (?), cabine (?) e funi d'acciaio (?), o a rotaia (?). Sarebbe interessante ritrovare il progetto o l'antico progettista per verificarne la corrispondenza all'attuale, o se si fa un cenno al 3 luglio 2006. La contraddizione stridente, che amareggia è considerare il fatto che tutti i protagonisti di questo inatteso rispolvero di "ascetico governo" sono contemporanemente i protagonisti nella gestione dell'Emergenza Alluvione, dal Commissario ai suoi Soggetti Attuatori! Cioè ... tutto ci si sarebbe aspettato, meno che non stessero "con i piedi per terra"! Che possiamo farci? Nulla. Ma consoliamoci, perchè finalmente c'è pace nel vibonese. Speriamo che qualcuno, tra un'inchiesta e l'altra, si ricordi della fragilità del nostro territorio, altrimenti la pace potrebbe diventare eterna!

mercoledì 29 luglio 2009

GRAZIE PROCURATORE!

La notizia è stata battuta dall'ANSA alle 10,02 e noi la riportiamo per intero:
"Ambiente: Gdf sequestra a Vibo Valentia 4 ville, valore 10 mln - In aree a rischio alluvione, nel 2006 morirono 3 persone"
(ANSA) - VIBO VALENTIA, 29 LUG - Blitz della Guardia di Finanza a Vibo Valentia per il sequestro preventivo di 4 ville abusive per un valore di 10 milioni di euro. Le ville e le relative pertinenze erano state edificate in difformita' dei permessi di costruzione rilasciati nelle localita' ''Sughero'' e ''Bivona'' di Vibo Valentia, aree soggette a rischio alluvione. La zona di Bivona, nel vibonese, venne interessata il 3 luglio del 2006 dall'alluvione che provoco' la morte di tre persone.


Dunque questo nuovo provvedimento fa seguito al sequestro di altri immobili effettuato dalle fiamme gialle il 17 di luglio scorso. Ricordiamo che l'area di Bivona è in gran parte classificata dal Piano di Assetto Idrogeologico come zona ad indice di pericolosità "R3", vale a dire "ad elevato rischio d’inondazione" e che nonostante ciò lungo il Torrente S. Anna nessun intervento di messa in sicurezza (a parte la derivazione del tratto finale delle sue acque nel depuratore del Consorzio Industriale per impedire l'inquinamento del mare per gli scarichi del troppo pieno di un altro depuratore, quello della Silica) è stato eseguito dalla data dell'alluvione.
Dopo tre anni a Bivona sono state rifatte le fogne, dotate di pompe di sollevamento, è vero ... ma che al primo acquazzone esondano sempre (come la falda acquifera) e che non sia da escludere non funzionino efficacemente proprio per aver collettato case, villini o villaggi che non avrebbero dovuto esserci in aree R3, nè prima e nè dopo il 3 luglio 2006. Il rischio a valle rimane intero, mentre a monte spariscono le querce.
Non possiamo che ringraziare il Procuratore Mario Spagnuolo per la scelta di porre sotto controllo lo stato di un territorio, quello collinare e costiero, forse ormai definitivamente compromesso da tanti anni di voluto "non governo". Troppe cose ormai si fanno male perchè non vi è altro modo per farle, ma La ringraziamo lo stesso perchè abbiamo assistito increduli ed inermi a tale "non governo" anche negli anni seguenti all'alluvione e ormai con rassegnazione attendiamo la prossima.
La ringraziamo perchè, al di là degli esiti giuridici di questi atti, infonde fiducia a quanti come noi credono che governare seriamente la complessità del territorio "non sia poi così difficile se lo si volesse realmente"... e che prima o poi provvedimenti come quelli emessi in questi mesi (che ormai non sono pochi) insegneranno ai più che sia più facile governare bene... che male!

domenica 26 luglio 2009

PAI A SAN PIETRO ... E SCOPRIRAI CHE LE QUERCE CHE TENEVANO LA TERRA HANNO LASCIATO IL POSTO... ALLE RETI!

Nello "studio" Versace il taglio vegetazionale indiscriminato lungo le aste fluviali viene più volte citato tra le cause della fragilità idrogeologica della nostra collina: è strano che proprio quanti lo ritengano uno studio (e non un Piano), questa parte non l'abbiano studiata! Questa inattesa scoperta ci si rivela dinanzi al borgo di S. Pietro ... vai, vai... anzi PAI a S. Pietro, dove sono a buon punto i lavori di messa in sicurezza del costone sud, che man mano procedono, appaiono sempre più come una grave ferita.
I tagli pesanti alla vegetazione lungo i costoni per apporre reti reggimassi e chiodature sembrano insensati e ci si chiede se il modo di intervenire poteva essere diverso: quale manuale di rinaturalizzazione e messa in sicurezza idrogeologica... prevede il taglio a raso di querce verdi e solide lungo i costoni? A rigor di logica nessuno.
I nostri valloni sono entità geomorfologiche attive sia dal punto di vista morfodinamico (erosione delle acque di ruscellamento e marina, frane, crolli) che geodinamico (terremoti, deformazioni al suolo, fratture), e quell’intervento sembra vada in direzione opposta alla loro stabilizzazione, e quindi ad una efficace sicurezza idrogeologica. Gli anziani di S. Pietro non nascondono la loro preoccupazione dinanzi al taglio netto di quegli alberi; le querce sulla scarpata poi, che nella loro cultura rappresentano il modo antico più efficace al consolidamento di una scarpata, appare insensato: “Pecchì i tagghijaru? Chi ‘nci teni chìja rìti? Allura? ‘nci servia ligna!”. Nella loro logica solo un vantaggio personale giustificherebbe quel taglio insensato.
Il quercus (cerro, farnetto, leccio, rovere, roverella, farnia da sughero) sia per il suo alto valore ambientale che per la naturale capacità del suo impianto radicale di ridurre i rischi di erosione e frana dei pendii, viene preferito a molte alberature negli interventi di ripristino idrogeologico di un vallone torrentizio. Perchè a S. Pietro viene tagliato?
Al massimo nella messa in sicurezza dei valloni si ritiene utile solo l'eliminazione dei polloni sottomessi, malformati e in sovrannumero, mai il loro taglio definitivo!
A S. Pietro non si è fatto e non si farà ed allora ci si domanda: perché?
Ci si domanda se quel taglio è stato effettuato con i necessari pareri, studi ed autorizzazioni degli organi preposti alla tutela dei vincoli idrogeologici ed ambientali di quell’area. Ci si chiede se proseguendo più a valle si continuerà con il taglio a raso delle querce, trasformando così i costoni in vere e proprie “bombe ad orologeria”, pronte ad esplodere con frane distruttive al primo forte acquazzone stagionale.
Che le querce reggano i costoni meglio delle reti a noi poi ... lo ha perfino dimostrato l’alluvione del 3 luglio 2006: la frana assassina è partita proprio da un tratto di costone retto da reti. Solo lì! Chi crede che simili interventi riducano il rischio frana o favoriscano la riclassificazione delle aree di rischio previste dal PAI dimostra di non voler intendere quale sia il senso della messa in sicurezza idrogeologica di un territorio nè cosa sia l'ABR o il PAI, ma sia solo interessato ad aumentarne le aree cementificabili!
Ma la sicurezza viene prima di ogni cosa: ’a terra 'a trattèni l’àrburu! conclude l’anziana signora di S. Pietro, accelerando il passo verso la piccola piazza, impotente dinanzi a quelle ruspe, cemento e reti. Con una saggezza ormai ritenuta inutile da questi uomini.
Pubblichiamo le foto impressionanti dell’area, certi che questa nuova ferita possa far riflettere sulla stupidità dei vibonesi moderni che incuranti delle lezioni che la natura ci infligge, continuano a sottovalutarne il valore ed i limiti. Le pubblichiamo affinchè i tecnici dell'Autorità di Bacino Regionale possano vederle e giudicare... ne pubblichiamo anche una con le querce che ancora vivono più a valle, oltre il ponte, certi possa contribuire ad evitarne l'imminente sparizione!
Ci auguriamo che chiunque abbia responsabilità sul nostro territorio (Vigili? Forestale? RUP? Ronde Ecologiche?) promuova ogni azione utile ad accertare i metodi sin qui praticati e, allo scopo di impedire che eventuali danni o reati possano essere portati ad estreme conseguenze, di valutare l’ipotesi di procedere ad una sospensione preventiva immediata dei lavori in corso, fino a definitivo accertamento della funzionalità del proseguo di quel tipo di taglio per una efficace messa in sicurezza.
Altrimenti … guai a lamentarsi, cari signori, se ogni volta che piove la montagna ci frana in testa!

venerdì 24 luglio 2009

FORSE E' IL MOMENTO DI GUARDARSI SINCERAMENTE IN FACCIA!

Nei giorni scorsi Roberto ha scritto un "manifesto d'intenti" forte, convinto e coinvolgente sul sito di vibomarina.eu, che riportiamo in parte, invitandovi alla sua lettura sia perchè merita di essere diffuso, sia perchè merita d'essere sostenuto. "Io ci metto la faccia" è il titolo-slogan del post, che contiene un'analisi secca e cruda della nostra realtà con una proposta altrettanto secca. Ne condivido in pieno le ragioni lo faccio mio e lo sostengo ed invito tutti voi a rifletterci su e ad essere conseguentemente responsabili. Guardarsi in faccia è certamente il solo passo utile a sperare in una svolta che non sia solo di facciata.

"(..) Oggi io chiedo a tutti voi, di farci un esame di coscienza, e dire, decidere cosa noi possiamo fare per il nostro paese, prima che esso sparisca nelle nebbie della storia, nel dimenticatoio delle coscienze. (...) Abbiamo bisogno di tutti voi, della vostra partecipazione attiva. Vi chiediamo perciò di mettere la faccia, di esporvi ed esporci in prima fila. Non abbiate paura di andare contro gli interessi del vostro partito, non crediate di correre il pericolo che vi revochino il vostro incarico di consulenza esterna. Non c'è problema, vogliamo nella nostra lista, persone libere, culturalmente e politicamente, senza legami, legacci e paraocchi. Oltre a questo, gentilmente decliniamo la partecipazione di pregiudicati, persone con carichi pendenti e procedimenti in corso. Al contempo diciamo di no a chi in passato è stato parte attiva nei processi di degrado del nostro paese facendo parte di vecchie amministrazioni dalla gestione opaca e poco incisiva nel positivo. Così come diciamo di no, ai politicanti di mestiere, a coloro i quali occupano uno scranno a Palazzo Razza per professione e non hanno mai alzato un dito o presentato una istanza o un progetto. Diciamo di no soprattutto ai Masaniello con delirio di onnipotenza o velleità da statista, giganti nani dai piedi di argilla, senza cultura armati solo dei propri interessi. Rifiutiamo anche i servi ed i lacché di questo o quel bando economico e partitico, gli ideologicamente schierati monodirezionalmente ed accecati da nebbie artificiali. Chiediamo: una fedina penale virginale, una età che non vada oltre i 50 anni, un titolo di studio universitario preferibilmente o comunque una preparazione adeguata al ruolo che dovrà ricoprire (un consigliere comunale deve avere la cultura e la consapevolezza del ruolo che ricopre, e deve sapere cosa può e deve fare, quali sono i suoi compiti e le sue funzioni), una base cultura poliedrica, la non appartenza a partiti o gruppi di pressione economici o associazionistici, la voglia di fare e cambiare, l'amore per il proprio paese, e l'orgoglio dell'appartenenza ad una realtà che può diventare grande, ricca e fecondo solo grazie all'apporto di tutti. Oggi io chiedo questo. Io ci metto la faccia, E tu? E voi? (...) Io ci metto la faccia. (...) Al termine del dibattito faremo la conta. Se saremo in pochi non sarebbe una novità, non ci meraviglieremmo, qui come nei piccoli paesini siamo soliti spiare da dietro le imposte per poi riunirci nel chiuso delle case e criticare questo o quello. Smentiamo anni di vassallaggio e voti buttati al vento, anche da soli ed in pochi, continueremo comunque sia la strada intrapresa.
Roberto Maria Naso
"

link:
http://www.vibomarina.eu
http://yearbookyourself.com/ (un ottimo link per contestualizzare negli anni (1950/2000) la propria faccia!)

martedì 21 luglio 2009

SCOPRIAMO ASSIEME ... ALMENO IL VERO AUTORE DELL'AFFRESCO DI LONGOBARDI!

Le notizie sulla nascita del borgo di Longobardi coincidono con la nascita della città di Monteleone (odierna Vibo Valentia) eppure, pur essendo così antico e caratteristico, il suo destino è compromesso dalla strada principale che lo attraversa: è un borgo dove difficilmente ci si sosta, la strada veloce e stretta è quasi un ostacolo alla sua fruizione ed ovviamente alla sua valorizzazione! Il suo centro storico però possiede ancora i tratti urbanistici originari, con le case palazziate unite tra loro come un'unica fortificazione, dalla qualle spuntano le caratteristiche "lamie" che rivelano all'improviso, tra le strette stradine, il mare. In qualche palazzotto si intravvedono alcuni segni medievali, altri hanno forma di torre ed altri ancora nascondono al loro interno degli storici "trappito" che richiamano alla memoria l'antica dedizione dei suoi abitanti alla coltivazione dell'olio e dello zibibo. L'alluvione del 2006 ne ha messo in evidenza la fragilità, nonostante ciò nessun intervento di recupero del borgo è stato programmato e, tolto il fango in surplus dai fossi dei , sono aumentate a dismisura e rischiosamente le nuove costruzioni a monte ed a valle. Il centro del borgo possiede un affresco interessante, inatteso. Probabilmente tra un dosso e l'altro nessuno lo avrà mai notato, eppure i suoi personaggi emergono danzanti da una antica balconata, quasi facendosi gioco dei distratti automobilisti che lo incrociano.

Non vi sono notizie certe del suo autore. La firma è troppo stilizzata per essere letta nella sua interezza. La scena è quella classica di molte rappresentazioni folklorice calabresi della metà ottocento: una coppia in costume danzante, con i vestiti tipici della nostra area; la donna agita un tamburello a sonagli, l'uomo con entrambi le mani sul capo quasi a compiere una giravolta. Entrambi i personaggi trasmettono gioia e non è difficile supporre stiano danzando al ritmo di una tarantella, dietro uno sfondo dal quale s'intravvede il mare tra le case, chiaro segno che sia stato proprio il borgo ad ispirarne la realizzazione.

Le notizie raccolte in loco sono poche e contraddittorie.

Alcune attribuiscono la sua fattura ad un tedesco che nell'immediato dopoguerra frequentava la costa vibonese e che per pochi spiccioli ed un pasto assicurato per la durata dell'opera, dipingeva con qualsiasi tecnica ogni soggetto gli venisse richiesto; altre voci ne attribuiscono la paternità ad un pittore vibonese oggi scomparso, Cesareo, anch'egli artista per necessità. Infine, la più curiosa e recente, attribuisce l'opera ad un gruppo di giostranti o folk presente nel paese durante una festa patronale degli anni '70.

Nessuna certezza dunque se non quella che quell'affresco oggi rappresenta uno dei tratti caratteristici di Longobardi. Nonostante ciò quel palazzo con il suo caratteristico affresco è sconosciuto ai più, non appare in alcun testo storico della città e probabilmente il segnalarlo oggi potrebbe garantirne in qualche modo la sopravvivenza.
I nostri tentativi di documentarne con certezza l'autore fino ad oggi non hanno prodotto altro risultato che quanto scriviamo, ma le voci di paese non bastano per attribuirne la paternità, percui, sperando in un vostro provvidenziale e chiarificatore soccorso, ne pubblichiamo alcune foto, compresa quella di dettaglio della firma. Si avvii la ricerca dunque! Accoglieremo con piacere ogni vostra notizia in merito.
Ma se volete goderne al meglio l'effetto artistico, consigliamo un solo attimo di sosta nel centro del paese, magari parcheggiando nella vicina piazzetta, ed in soli due passi potrete scoprire una particolarità di Longobardi che non vi attendevate.
Una raccomandazione però dobbiamo farla: mentre state con il naso all'insù ad ammirare l'affresco... attenzione a non essere travolti dalle auto o dalle frane di passaggio!


PS: Abbiamo volutamente scelto di non scrivere ancora nulla a proposito del proscioglimento di tutti gli imputati del Processo Alluvione (vedi notizia), nè dei sigilli posti in questi giorni dall'autorità giudiziaria in contrada "Sughero" (vedi notizia), perchè attendiamo di conoscere l'evoluzione dell'indagine, oltre che comprendere il ruolo dell'ammistrazione comunale nel complesso della vicenda, amministrazione che certamente era a conoscenza di quanto avveniva in quelle contrade.
Pubblichiamo intanto, a mò di anticipazione del nostro parere, una foto tratta da Google Earth che colloca esattamente l'affresco... nel contesto dei freschi permessi a costruire, unitamente all'area della "frana assassina". Vedere l'esatta collocazione dell'affresco... aiuta a rendere comprensibili le "coincidenze verticali di rischio"?

sabato 18 luglio 2009

L'ARMA LETALE DEL COMPENDIO PENNELLO: LA SDEMANIALIZZAZIONE RIMOSSA STRUMENTALMENTE!

Immaginiamo che nei prossimi mesi, quelli più caldi solo elettoralmente, si ritornerà a parlare del "COMPENDIO PENNELLO" e della soluzione - prevista in virtù dell'applicazione della procedura fissata della Finanziaria del 2007, che apriva la strada ad un Protocollo d'Intesa tra Comune e Agenzia del Demanio - per la sua definitiva (?) sdemanializzazione.
Se ne parlò molto dal 2005 fino al 3 luglio 2006 (vedi alluvione), poi il silenzio.
Il 2010 sarà l'anno delle Elezioni Comunali e l'argomento, a detta dei più informati ed esperti del conteggio preventivo dei voti, verrà nuovamente rispolverato, e questa volta il suo peso elettorale sarà ancor più forte: far intravvedere la soluzione non mancherà di richiamare agli ordini quanti si sono sparsi e spersi nei sogni di un nuovo comune costiero. Dunque il problema Pennello sarà ancora una volta usato strumentalmente, ma questa volta sarà anche un "l'Arma Letale" contro gli autonomisti e la loro velleità di creare una lista civica unitaria!
Da cosa comprendiamo che dell'annoso problema Pennello ne farà solo un uso strumentale?
Semplice! Chi voleva trovarne una soluzione efficace, all'indomani dell'alluvione, avrebbe inserito la sdemanializzazione del Pennello tra i temi obbligati della "messa in sicurezza" e tra le "opportunità" decisionali proprie del Commissario all'Emergenza Alluvione Vibo, unitamente alla delocalizzazione delle imprese e gli interventi sulle aree a rischio!
Alla luce del "dovere istituzionale" di riorganizzare l'area insediativa, unitamente alla complessiva delocalizzazione delle aziende pericolose e delle aree a rischio esondazione (nelle quali ricade lo stesso compendio Pennello), i competenti uffici statali e demaniali - sollecitando il Commissario Governativo e sollecitati dai Soggetti Attuatori, avrebbero avuto un ulteriore stimolo a risolvere definitivamente la storica e spinosa vicenda. Tra l'altro inserendola in un "piano di recupero ordinativo, con regole di destinazione e d'uso a prevalenza pubblica, si sarebbe potuto rendere ancor più efficace la messa in sicurezza, rendendone evidenti ed obbligatorie le necessità (sicurezza sul fronte mare e dal reticolo idrografico), evitando tra l'altro il disastro amministrativo legato all'area ex-Gaslini!
Ma ciò non è avvenuto, anzi, illogici e frammentati interventi non mancheranno di evidenziare a breve tutto il loro rischioso carico: assisitiamo difatti allibiti all'argamento/cementificazione di argini ed alvei dei torrenti, che lambiscono le pareti delle case abusive, etc. Perchè?
Nonostante gli ampi poteri di cui gode un delegato governativo o un soggetto attuatore, la "sdemanializzazione" è stata trascurata d'essere inserita nell' ambito più efficace d'intervento... restando in capo alle silenziose quanto fallibili prerogative dell'Amministrazione Comunale nonostante il contrario avrebbe potuto essere più efficace, nei tempi, nei modi e nelle forme. Che tale percorso "emergenziale" sarebbe stato praticabile lo si desume da un emblematico episodio. Nel gennaio scorso il Commissario Delegato all’Emergenza, nel predisporre gli interventi di messa in sicurezza dell’ex Deposito delle Ferrovie della Calabria di Vibo, ha previsto ed attuato la sdemanializzazione del sito di via Protettì (dal demanio regionale verso il Comune di Vibo) solo in cambio... di un'altra area (presso mercati generali) da destinare alle Ferrovie della Calabria. Sollecitata dunque dalla necessità della messa in sicurezza una efficace quanto silenziosa sdemanializzazione è avvenuta! Se cio è stato possibile per Vibo, con i poteri ed i fondi dell’intervento del commissario delegato, altrettanto sarebbe stato possibile - sempre con i poteri ed i fondi del Commissario delegato dal Governo - praticarlo nella marina, nell'insicura... di più, nella storicamente più flaggellata ed insicura, area del Pennello!

Sarebbe grave scoprire che - a 3 anni dall'alluvione, prendendosi gioco dei rischi dovuti dalla natura sismica del suolo, del grave rischio idraulico, e dell'elevato degrado igienico-sanitario ed edilizio - si poteva fare di più... e si presenterà uno straccio di soluzione solo per accontentare tutti (chi ne ha diritto e chi no) solo per giocarsi "l'arma letale" alle prossime elezioni! Dall'alluvione ad oggi l'amministrazione comunale ha inspiegabilmente ignorato l'insicurezza del territorio costiero, come dimostrano gli improbabili permessi a costruire nelle zone inibite dalla ragione e dal Piano Versace, ieri come oggi sigillate dalla magistratura inquirente!
Sarebbe grave scoprire che si sia scelto "scientificamente" di non inserire la sdemanializzazione del Pennello tra le priorità di una efficace "messa in sicurezza" (e per ciò stesso tra le più efficaci e garantiste prerogative ed azioni del Commissario all'Emergenza)... solo per rinnovarne il solito ed inconcludente uso elettoralistico. Perciò vedremo... chi avrà il coraggio di fregiarsene per primo, quali modi, regole, tempi e costi ha previsto ... ma in maniera così parcellizzata e svuotata da ogni contesto, ci aspettiamo comunque una fregatura per tutti!

Documenti:
Inseriamo un minimo di documentazione storico-legislativa legata alla
Sdemanializzazione del Compendio Pennello:


Legge
del 23 Marzo 1973 (Murmura)


Proposta
di Legge On.le Bevilacqua 13° Legislatura


Proposta
di Legge On.le Napoli 14° Legislatura


Proposta
di Legge On.le Napoli 16° Legislatura


Proposta
di Legge On.le Laratta 16° Legislatura




foto
estratte da:

http://www.legambientesila.org/rubrique.php3?id_rubrique=31


Infine, visto che da noi gli uomini continuano a non pensare, ed in attesa che si cominci a farlo, vi linkiamo un video che dimostra come oggi sia possibile far pensare tutti ... anche dei "mattoncini"... e che la vera novità sta nel mettere le cose insieme:


giovedì 16 luglio 2009

IL GIARDINO SUL ... MALE!

L'articolo di Pietro Comito di oggi (link) non ha bisogno di alcun commento. E' sempre il vuoto di governo il nostro male e quanto scritto lo continua a dimostrare.

Approfittiamo dell'occasione per segnalare una novità.
Le acque del S. Anna non finiscono più a mare!
E' proprio così ... il torrente scorre placido fino all'altezza dell'ex depuratore di Bivona e da lì le acque vengono immesse al depuratore di Bivona. La cura CSI è radicale!
Fa uno strano vedere il torrente secco nel tratto di strada di via delle Barche! E ora? Tutti a tuffarci nel mare di Bivona, magari prendendo la rincorsa a piedi nudi sul letto del S. Anna... alla faccia di streptococchi e colibatteri!
E concludiamo il nostro post riportando la notizia legata agli esiti penali dell'incidente in cui persero la vita due operai di Porto Marghera nella petcokiera gemella di quella a noi ben nota.

mercoledì 15 luglio 2009

L'ULTIMA PROMESSA ...

"Ho parlato con l'onorevole Giulio Serra Presidente della I Commissione, il quale mi ha assicurato che convocherà al più presto la Commissione per la discussione dei Disegni di Legge circa l'istituzione dei nuovi comuni di Porto Santa Venere, Sibari e di Le Castella".
Queste le parole comunicateci ieri dal
carissimo e fraterno amico Francesco Scarpino Presidente del "Comitato Le Castella Comune".
Non possiamo che essere soddisfatti per questa notizia, rimanendo tuttavia sul chi va là.
Finché non vedremo nero su bianco la data della convocazione della Commissione mi permetto nutrire qualche dubbio. Una volta convocata la seduta, starà poi ai politici decidere il nostro destino. Chi voterà contro si assumerà naturalmente la responsabilità morale, civile e politica, sottintendendo che non dovrà poi mai più avvicinare alle cittadine di Sibari, Le Castella e Porto Santa Venere chiedendo voti.
Chi vota contro di noi, contro il nostro futuro, contro il sano governo del territorio, contro la nostra volontà di autodeterminarci, non avrà mai più un solo voto, sia come persona che come partito.
E' una promessa che dobbiamo mantenere miei cari concittadini, come fossimo un solo uomo. Non dimentichiamocelo e serriamo i ranghi, il cammino è ancora lungo.

Roberto Maria Naso

link fotografico:
http://www.consiglioregionale.calabria.it/hp2/archivioFotoVisite/visite.asp

martedì 14 luglio 2009

giovedì 9 luglio 2009

CROCE ROSSA ITALIANA: RACCOMANDATA LETALE E RACCOMANDATI NAVALI!

La notizia è di quelle che fanno male, perché dimostra non solo quanto la nostra comunità costiera sia marginale nelle politiche sociali ma rivela prepotentemente una malcelata volontà a mantenerla sempre e comunque marginale!
Da una Raccomandata inviata dalla Capitaneria di Porto al Gruppo di Volontari CRI di Vibo Marina apprendiamo che da questa settimana il gruppo non ha più una sede, e quindi rischia la definitiva fine delle sue attività. Avevamo salutato con grande entusiasmo l’estate scorsa all’assegnazione di un immobile demaniale per consentire l’apertura di una sede CRI nell’area costiera vibonese; avevamo atteso che si raggiungesse un numero utile per un efficace gruppo di volontari locali; avevamo assistito al loro impegno formativo ed all’avvio delle prime iniziative di sostegno sociale e sanitario ed ora … all’avvio dell’estate, quando erano in procinto di fornire più efficacemente il loro prezioso contributo alla comunità, il Gruppo ha dovuto chiudere la sede e consegnare le chiavi Capitaneria!
Ma l’evento è reso ancora più amaro dalle motivazioni per cui ciò accade, che emergono in tutta la loro cruda violenza dalla lettura della raccomandata:
in pratica la Delegazione Provinciale di Vibo Valentia della Croce Rossa Italiana, con un eccesso di zelo valutativo, ha valutato inutile il Gruppo di Volontari di Vibo Marina (?) ed utile il Gruppo della Lega Navale (?). In virtù di tale valutazione la Delegazione Provinciale della CRI raggiunge “una intesa di collaborazione” con il gruppo locale della Lega Navale, consentendo che “l'immobile in argomento venga utilizzato dalla Lega Navale Italiana, Delegazione di Vibo Valentia”! La Lega, come fosse gia concessionaria dell'immobile, con una nota rende edotta la Capitaneria ... e la Capitaneria? Non può far altro che scrivere alla CRI di Vibo Marina!
Immaginate le facce sgomente dei crocerossini volontari locali all’apertura della raccomandata? In un solo (1/uno)giorno scoprono di essere valutati quanto “un nulla” dai loro superiori provinciali, che avrebbero dovuto consegnare la sede ai più “validi” uomini della Lega Navale e … dulcis in fundo “entro 7 (sette) giorni dal ricevimento (…) sgomberare i locali, rimuovere le insegne e consegnare le chiavi di ingresso” in Capitaneria!
Ovviamente bene ha fatto la Capitaneria a richiedere la consegna delle chiavi immediatamente dopo aver letto l'inattesa nota inviatale della Lega Navale, Delegazione di Vibo Valentia, del 22.06.2009, incui si comunica l'accordo: se la stessa CRI Provinciale dichiara di non avere nessun interesse per l'immobile (tra l'altro gratuito), nè alcun aderente in loco che si adopera per attuare “finalità di superiore interesse pubblico” non aveva alternativa al suo immediato "rientro in possesso" piuttosto che chiudere gli occhi rispetto ad un suo uso improprio!
E così una "collaborazione" decisa a Vibo, penalizza ancora una volta, in maniera eccessivamente negativamente, l'area costiera e la sua comunità!
Già oggi quell’immobile è vuoto, così come vuoto e nullo si manifesta il valore della nostra comunità!
Un ennesimo atto verticistico, una intesa che rivela la pochezza valoriale dei protagonisti (oltre che ignoranza delle norme) e che manifesta il consueto e malcelato vibocentrismo, priva definitivamente la comunità costiera di un luogo in cui gli stessi cittadini, anche con i loro limiti, stavano sperimentando percorsi di solidarietà sociale e sanitaria!
E ora? Ora che la correttezza istituzionale impedisce una consegna alla Lega Navale, quei locali ritorneranno ad essere chiusi? Non avranno più l'utilizzo sociale prima sancito? Ora che molti dei vilipesi volontari locali della CRI stanno amaramente meditando di abbandonare l’impegno... cosa accadrà?
Di fatto la città portuale è stata defraudata di una opportunità, di una prospettiva ... per un atto unilaterale (e celato come le peggiori cospirazioni al gruppo costiero) privo di ogni logica!
A meno che la logica non sia sempre quella: a Vibo Marina non deve esserci alcun punto d'aggregazione, alcun servizio collettivo! Meglio il Nulla!
E noi? Noi ... dopo una prima indignazione, resteremo sempre gli stessi, pronti ad essere barattati per un favore ad un amico, per ambizioni personali o politiche, aspettando che prima o poi qualcuno ci riconosca spontaneamente dignità! Ma è inutile attendersi dignità ... se non hai una barca ed una tessera!

Nel caso possa servire a scemare l’amarezza e ad alimentare l’illusione di vivere in un territorio onesto, eticamente impegnato e rispettoso degli “esseri umani”, pubblichiamo (clicca qui) la letale raccomandata per intero.

martedì 7 luglio 2009

BALNEAZIONE: CONTINUANO AD ESSERE SEMPRE LE STESSE LE ZONE NON BALNEABILI!

Dimenticare! Basta soltanto dimenticare di consultare i dati per far diventare balneabile il mare!Un comune costiero, prima dell'avvio della stagione turistica, si sarebbe preoccupato di conoscere lo stato delle acque presso gli enti competenti, ne avrebbe data corretta informazione alla cittadinanza, ed emesso nei tempi dovuti ordinanza di non balneabilità nelle aree con soglia di inquinanti superiori alla norma ... adoperandosi per comprendere quali azioni intraprendere per diminuire i rischi alla salute dei suoi cittadini e dei turisti. Un comune costiero, a tutela della salute dei cittadini e delle attività economiche legate al turismo stagionale, avrebbe agito per tempo affinchè diminuisserro le aree non balneabili.
Con l'avvio della stagione estiva 2009 con un certo rammarico constatiamo invece l'ennesima assenza di alcun atto in tal senso. Rammarico a parte non rimane che assumerci l'onere della ricerca di dati attendibili e praticare iniziative utili almeno a salvaguardare il diritto d'essere informati ... percui, abbiamo attinto ai dati presenti nel sito ufficiale dell'ARPACAL dedicato alla balneabilità del nostro mare, ed oggi ve ne diamo riscontro, rinviandovi per ogni ulteriore approfondimento al relativo link istituzionale. In sintesi, stante agli ultimi prelievi effettuati (fine maggio 2009) lungo l'area costiera del comune permangono le solite aree critiche di Bivona (S. Anna e Lido Marinella), così come si confermano prive di criticità le aree prospicienti i bracci portuali Verde e Rosso (Totem Verde e Proserpina). Va segnalata la persistente pericolosità del S. Anna, nonostante lo stesso torrente lo scorso anno sia stato sottoposto a sequestro, dal quale ne è nato in un procedimento penale a carico del Comune e del Nucleo Industriale.
Ma vediamo nei particolari gli esiti delle due aree temporaneamente non idonee alla balneabilità:

Sant'Anna di Bivona
prelievo del 19/05/2009













Stato Balneabilità: Temporaneamente non idoneo
Temperatura aria: 24 °C
Temperatura acqua: 21 °C
Colorazione: Normale
Trasparenza (>=1): 1,5 m.
Salmonelle: Assenti
Coliformi Totali (0 - 2000): 8100 U.F.C./100ml
Coliformi Fecali (0 - 100): 6800 U.F.C./100ml
Streptoc. Fecali (0 - 100): 4000 U.F.C./100ml
Oli Minerali (0 - 0,5): N.D.
Fenoli (0 - 0,05): N.D.
pH (6 - 9): 8,2
Tensioattivi (0 - 0,5): N.D.
Ossigeno disciolto % di sat. (50 - 170): 100 %


Lido Marinella di Bivona
prelievo del 25/05/09













Stato Balneabilità: Temporaneamente non idoneo
Temperatura aria: 30 °C
Temperatura acqua: 21 °C
Colorazione: Normale
Trasparenza (>=1): 1,5 m.
Salmonelle: Assenti
Coliformi Totali (0 - 2000): 510 U.F.C./100ml
Coliformi Fecali (0 - 100): 440 U.F.C./100ml
Streptoc. Fecali (0 - 100): 1120 U.F.C./100ml
OliMinerali (0 - 0,5): N.D.
Fenoli (0 - 0,05) N.D.
pH (6 - 9): 8,3
Tensioattivi (0 - 0,5): N.D.
Ossigeno disciolto % di sat. (50 - 170): 102 %

Rispetto alle informazioni utili a conoscere le date delle prossime verifiche proprio ieri il direttore dell'Arpacal ha annunciato che dal 22 luglio prossimo partirà una campagna suppletiva di verifica sulla balneabilità delle coste, che verrà condotta da Arpacal e Ispra.
In attesa di atti o comunicazioni da parte della nostra amministrazione montanara, sui dati ad oggi disponibili ... ed in attesa dei prossimi prelievi, si consiglia in via precauzionale di utilizzare le mappe allegate al post per scegliere la spiaggia giusta dell'area costiera in cui andare a fare il bagno con tranquillità.

link:
http://213.26.167.177/carto_calabria/
http://www.regione.calabria.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2897&Itemid=136
http://www.isprambiente.it/site/it-IT/
http://www.arpacal.it

lunedì 6 luglio 2009

QUANDO LA REALTA' DA' UNA MANO AL MODELLISTA!

"Il 3 luglio 2006 un violento nubifragio si è abbattuto sulla provincia calabra di Vibo Valentia con le tragiche conseguenze che una calamità naturale di questa portata comporta (...)."

Il web è sempre una scoperta!
Quella di oggi è legata a delle foto aeree di un'area che a tre anni dall'alluvione, attende di essere messa in sicurezza. Le potrete vedere tutte nel sito del Club Modellismo Plastico di Ravenna, al seguente link.




La pagina dedicata al racconto fotografico di quel 3 luglio inizia con un motto del suo autore: "Quando la realtà, sia pur tragica, dà una mano al modellista che non deve far altro che riprodurre situazioni che sembrano fatte apposta…" a noi appare come un aforisma tragico, dal quale trarre amare conclusioni rispetto al governo del nostro fragile territorio, del tutto privo di "modelli".
























sabato 4 luglio 2009

IDO: UN PICCOLO UOMO DEL MARE, UN PICCOLO EROE DEL LAVORO!

Nei giorni scorsi sul sito vibomarina.eu è stato pubblicato un bel post che, partendo dall'incidente di Viareggio, ricorda un nostro incidente ... una nostra tragedia, lo scoppio della petroliera Soreghina nelle acque del porto. L'articolo ha commosso uno dei nostri più assidui frequentatori, spingendolo a scrivere quanto ricorda e quanto è bene ricordare della triste vicenda. Proprio per quanto ci rivela lo pubblichiamo interamente, usando le foto inserite nel post di Vento di Calabria.

In questi giorni, trovandomi a Porto Santo Stefano, il ricordo è subito andato ad Ido Borelli ed alla sua giovane vita interrotta nelle acque del porto di Vibo Marina per lo scoppio della petroliera “Soreghina” in quel tragico pomeriggio del 19 ottobre 1962.
La storia di questo ragazzo, vissuto sin da piccolo tra porto e barche, è una storia esemplare di quell’amore verso il mare che attrae molti uomini, da il senso di confini lontani, da respiro svago emozioni lavoro; una storia finita però molto presto con quel dolore profondo conosciuto da quanti hanno perso in ogni tempo familiari nel mare. La storia di Ido è singolare, andrebbe meglio conosciuta da tutti noi, soprattutto dalle nuove generazioni al fine di rafforzare il senso dell’appartenenza alla grande comunità di Vibo Marina che sa anche vivere di solidarietà, emozioni, ricordi. Poche le notizie che ci rimangono su Ido. Un bel ragazzo toscano, 17enne pieno di vitalità e con tanta voglia di lavorare, al suo primo imbarco come mozzo, da subito ben voluto da tutto l’equipaggio.
Aveva lavorato molto in quel 19 ottobre 1962, a pulire la nave ed i motori; poi stanco, nel pomeriggio, era andato a riposare nella cuccetta sottocoperta. E nel sonno è stato colto dallo scoppio della petroliera nel porto di Vibo. Mentre la popolazione si portava sulla collina in zona di sicurezza, tante furono le azioni di coraggio degne di riconoscimento. Alcuni marinai,vigili de fuoco, gente del porto volevano lanciarsi dentro la nave in fiamme per tentar di recuperare Ido ma l’impresa era purtroppo impossibile e la nave rischiava di esplodere completamente da un momento all’altro.
Il meccanico Pisani cercava con la fiamma ossidrica di tagliare la catena dell’ancora a prua mentre la nave bruciava. Il comandante De Pinto si accostava alla Soreghina pronto a rimorchiare con il peschereccio Capo Vaticano la nave fuori porto se fosse stato possibile.
A tarda sera si decise di affondare la petroliera in fiamme nelle acque antistanti la banchina Bengasi. L’incendio fu così domato e calò per tutti una notte molto triste.
Il corpo di Ido fu recuperato dalla nave sommersa dopo alcuni giorni. Fu dichiarato lutto cittadino dal Comune. Le esequie avvennero a Vibo Marina.
In molti ricordano ancora la partecipazione imponente, mai vista prima, e la grande commozione dei cittadini di Vibo Marina che accompagnarono Ivo sino alla stazione ferroviaria; il pianto struggente di genitori lungo viale Stazione; il grido della madre che chiamava il suo piccolo "Ido" quasi a farlo tornare; il caldo saluto e le lacrime di tutti alla chiusura del carro merci con cui Ido fece il viaggio di ritorno alla sua Porto S. Stefano.
Dopo questa sciagura, si lavorò per istituire un Distaccamento di Vigili del Fuoco di Mare nel porto di Vibo Marina ove giungevano i rifornimenti di carburante per tutta la Calabria e per migliorare i sistemi di sicurezza a terra ed a mare. In alcuni cittadini è sempre rimasto il desiderio di ricordare con dignità quel ragazzo della Soreghina.
Negli anni ’80 la Pro-Loco scoprì che nel deposito dei netturbini vi era una cassa in legno inviata nel 1962 da Porto S.Stefano. Increduli andammo a vedere. Dietro tanti attrezzi trovammo realmente una cassa inviata dalla famiglia Borelli al Comune di Vibo Valentia. L’aprimmo, dentro c’era una lapide in marmo inviata dai genitori di Ido per ringraziare il “popolo di Vibo Marina” per la solidarietà dimostrata.
Ci commovemmo mentre cercavamo di capire perché per quasi 20 anni quella lapide era stata celata. Il Comune attendeva forse il tempo giusto per organizzare una grande cerimonia? Qualche impiegato comunale ci confidò che non era stato molto gradito/capito il ringraziamento “del popolo di Vibo Marina”, una semplice frazione... anziché al comune capoluogo.
Il presidente della IV Circoscrizione comunale Ottavio Figliucci ed il presidente della Pro-Loco Domenico Bulzomato, con la disponibilità del Comandante della Capitaneria di Porto, decisero allora di riparare alla "dimenticanza" e di individuare all’inizio del molo petroli del porto di Vibo il punto più significativo ove porre la lapide a suo tempo inviata dai genitori di Ido. Il coinvolgimento di altri Enti sembrava complicare le cose e rimandarle ancora a tempi lunghi.
Il dovere civico di portare a termine il mandato dei genitori di Ivo e la linea del silenzio che spesso è rispetto, riflessione, perdono, sembrarono gli elementi più seri e concreti perché una mattina alcuni cittadini si attivarono per dare finalmente una doverosa collocazione alla lapide di Ido, semplice ma significativa, arrivata a Vibo Valentia vent’anni prima. Ora, per come evidenziato dal sito vibomarina.eu, è bene riprendere i caratteri non più ben leggibili della lapide; di questo credo se ne potrà far carico la IV Circoscrizione Comunale e la Pro-Loco di Vibo Marina inserendola magari in una iniziativa culturale o del lavoro.
Sarebbe comunque molto istruttivo se i ragazzi delle scuole, guidati dagli insegnanti, facessero una ricerca più ampia su questo piccolo marinaio e sul messaggio che la sua breve vita conclusasi nel porto di Vibo può dare ai giovani ed a tutti noi. Nel nuovo piano toponomastico, che può rievocare uomini e fatti appartenenti alla microstoria del nostro territorio, è poi da considerare la proposta di intestare una strada di Vibo Marina a “Ido Borelli”, un piccolo uomo del mare, un piccolo eroe del lavoro da ricordare.
Enzo De Maria

venerdì 3 luglio 2009

LA CITTA' CHE NON E' RIEMERSA DALL'ALLUVIONE!

Un nostro amico è riuscito a recuperare un articolo da me scritto e pubblicato il 9 luglio 2006 su CalabriaOra.
Rileggerlo oggi, nel terzo anniversario dell'alluvione è disarmante: in quell'articolo si coglieva un timido segno di "rottura col passato" che amaramente constatiamo disatteso, mai più prevalente, non consolidatosi nel governo del territorio.
Lo ripubblico come testimonianza storica della strada - volutamente o meno - non percorsa e delle aspettative... disattese.
Antonio Montesanti

"La città che deve riemergere dopo lo stato di emergenza
E' stata finalmente dichiarata l'emergenza. Lo stato delle cose lo pretendeva. Era stato sollecitato da tanti, in questi giorni, politici nazionali e regionali: ma a me piace dare merito al sindaco Sammarco. In queste ore ha dimostrato il suo cuore intelligente: ha reagito conforza alle colpevolizzazioni, si è indignato per le sottovolutazioni delle strategie d'intervento attivate, e si è fatto interprete - nel fango di Bivona come nei lindi uffici della Regione - dei bisogni della comunità. Non era facile. Non lo era perchè realmente la città si è rivelata divisa, duale: buona parte della sua comunità non ha compreso per intero lo gravità degli eventi (corosella in auto per la nazionale, fa shopping sul corso e va al mare a Zambrone); un'altra buona parte vive, nella sua quotidianità i centri costieri come marginali (la frazione, seconda o terza casa, lo barchetta, etc.); altri vivono l'evento davanti alla televisione come un reality show (le tv locali e regionalisi rincorrono in riprese, interviste, sfoghi ed appelli drammatici); le strade che collegano alla costa sono interrotte, rendendo difficile la comunicazione e la stessa organizzazione degli interventi ed il loro controllo (forse il Centro Operativo sarebbe stato più efficace organizzarlo vicino ailuoghi del disastro, negli ampi edifici dello Capitaneria); un'altra parte si nasconde in attesa di tempi migliori (chi ha costruito o fatto costruire fuori dalle regole); ed infine un'altra parte approfitta dell'evento per darsi visibilità o riproporsi (controparti politiche o collaboratori in cerca di conferme). Tutto questo ha alimentato la sottovalutazione, nella comprensione e nelle risposte ai bisogni. E la sottovalutazione è contagiosa, fa diventare l'evento trafiletto nei quotidiani e lo fa scomparire nei telegiomali nazionali. Ma c'è poco da recriminare con i media, perché è conseguenza di una città duale, che difatto non ha coinvolto almeno 20,000 persone.

In questo stato di cose ho temuto - lo ammetto - che il fango e l'acqua che ha sommerso Longobardi, Vibo Marina, Bivona e Portosalvo, vi restasse per altre settimane, che non si sarebbe provveduto ad alcuno sgombero precauzionale, che gli interventi continuassero nell'assoluto caos.
"Solo venendo qua ci si può rendere conto della drammaticità della tragedia!" ho sentito dire al sindaco. Cosi è venuto giù da solo e si è rivelato nella sua costernata rabbia, pronto all'ascolto e a dare risposte, come quella emblematica di rivedere la decisione di spostare a Camigliatello gli interdetti abitanti di Longobardi. Segni che rivelano quel carisma che attendeva l'emergenza (da "ex emergere" : venire a galla) per emergere.
Così è riuscito a sganciarsi dalla dualità con cui è stato vissuto l'evento alluvionale ed ha scelto di rappresentare i bisogni di quella parte di comunità che stenta riconoscersi parte offesa, dalla natura e dagli uomini.
E' scelta difficile e per questo va sostenuto perché questi sono momenti terribili e solo con un cuore intelligente si comprende quanto possano invece tramutarsi in grandi occasioni.
Perché un disastro è sempre un'occasione nella storia delle comunità, peraltro non cercata, per riflettere su cosa si è e su cosa si vuole essere, sono eventi che producono una discontinuità nella loro storia: la città è costretta a ripensare al proprio passato e progettare il proprio futuro. Solo dopo una catastrofe l'opinione pubblica si interessa ai motivi, alle cause ed alle tecniche di difesa, ed i rappresentanti politici messi di fronte alla loro responsabilità. Situazione questa che nessun sindaco prima di Sammarco ha vissuto.
Il dichiarato stato di emergenza potrà consentire di rimediare alla fragilità idrogeologica, economica, strutturale di quell'area che è sempre stata di nessuno, tra la collina e il mare: necessiterà ridare "respiro" ai torrenti, farli allargare e restringere a seconda della portata d'acqua, rinunciare all'uso edificatorio o riedificativo di quelle aree, investire nella riparazione e cura dei pendii. Ma per far si che sia un investimento sul futuro bisognerà affrontare fuori da condizionamenti i problemi di difesa del suolo e rendere partecipato il come risolverli.
Da questa disgrazia abbiamo scoperto che lo strumento con cui pianificare gli interventi - il Piano di Bacino - c'ero già. Mentre la normativa è chiara ed adeguata, i ritardi sono quelli soliti della Calabria: quelli dell'attuazione. Occorrerà il coraggio delle scelte che non portano consensi. Per questo è il momento giusto che lo comunità si stringa al suo sindaco, perché potrebbe essere più solo di ieri, perché il domani richiede un impegno che da soli non si può realizzare: un progetto per il territorio capace di recuperare l'equilibrio spezzato tra il sistema naturale dei torrenti, della costa, della collina ... con il sistema città-porto, dei beni culturali (hanno subito danni anche la Tonnara ed il Castello di Bivona), delle infrastrutture ed industriale. Occorre ridisegnore questi due sistemi, realizzarne il "restauro": creando spazi funzionali per entrambi. Servono dei segni di discontinuità con il passato..."

giovedì 2 luglio 2009

DOMANI SI CHE SARA' UN ANNIVERSARIO DIVERSO!

Domani sarà il terzo.
Il terzo anniversario dell'alluvione non sarà come il primo o il secondo, sarà diverso!
Gli enti locali inaugureranno le opere realizzate per la messa in sicurezza; illustreranno il piano d'intervento elaborato per la delocalizzazione delle aree industriali; consegneranno le nuove case a quanti abitavano in zone a rischio.
Contemporaneamente verrà tagliato il nastro della nuova sede Municipale, uno stabile interamente dedicato ai cittadini, dove l'intero Consiglio Comunale si riunirà in sessione celebrativa per ricordare le vittime e discutere con i cittadini sul futuro della "città dell'acqua e del mare". I tecnici ed i dirigenti spiegheranno come hanno risolto le situazioni di rischio e, recependo le ordinanze del Commissario, hanno ridisegnato il vecchio PRG (giusto per evitare rischi) e progettato il nuovo PSC.
I soggetti attuatori, terminati i loro incarichi, sveleranno il grande telo blu che copre la statua in bronzo dedicata alle vittime innocenti dell'alluvione, realizzata con parte dei loro compensi ... ed a sera tutta la comunità festeggerà lungo gli argini rinaturalizzati del torrente S. Anna.
Domani si ... che sarà un anniversario diverso! Clicca sulla foto per rivederne il filmato!

Riportiamo Comunicato Stampa del Commissario Delegato all'Emergenza Vibo 2006

“Le ferite, soprattutto quelle umane, non sono ancora rimarginate, ma a tre anni dalla tragica alluvione che ha colpito il Vibonese, abbiamo prodotto uno sforzo per riportare il territorio alla normalità”. E’ quanto afferma Agazio Loiero che, sia nella sua qualità di commissario delegato sia come presidente per l’emergenza sia come presidente della Regione Calabria, ha inteso ricordare cosa è stato fatto e cosa ancora c’è da fare. Loiero ha ricordato che gli importi totali trasferiti ai soggetti attuatori sono stati finora pari a più di 64 milioni di euro e provengono per il 29% da Fondi della Protezione Civile e per il 71% dai Fondi dell’Accordo di Programma Quadro “Programma Emergenza Vibo” voluto dalla Regione.
Di tale somma sono stati spesi circa il 24%, con una percentuale del 70% per i fondi della protezione civile e del 30% di quelli derivanti dall’APQ.
“I 64 milioni di investimenti che sono in corso di attuazione sul territorio del vibonese colpito dall’alluvione .- ha affermato Loiero – hanno lo scopo di rimettere in sicurezza il territorio devastato dall’alluvione del 3 luglio, di riattivare e rafforzare le imprese danneggiate in maniera grave dagli eventi alluvionali, di ridare fiducia ai lavoratori e alle famiglie. Rimangono ancora da definire i contributi ai privati cittadini per le loro abitazioni e per questo si stanno definendo le ultime istruttorie pervenute da parte dei comuni nei cui territori vivono i cittadini danneggiati. Secondo quanto Loiero ha detto, “un altro grande obiettivo da raggiungere è la delocalizzazione dei depositi costieri, ubicati nella cittadina di Vibo Marina, al fine di garantire che le Marinate vibonesi possano svilupparsi in quella che è la loro migliore vocazione: il turismo, i servizi per il porto e per i turisti, la cantieristica navale”.
Loiero, infine, ha voluto ricordare che, “per ripristinare al meglio le condizioni di vivibilità del territorio sarebbero necessari più del doppio delle risorse che il Commissario ha a disposizione”, e ha assicurato che “la Regione Calabria farà la sua parte, auspicando che il Governo, diversamente da quanto fatto finora, faccia la propria”.

link
http://www.regione.calabria.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2884&Itemid=136

mercoledì 1 luglio 2009

IL GIRONE DELLE POLVERI SOTTILI

Nell'ambito del ciclo di conferenze dal titolo "QUELLO CHE GLI ALTRI NON DICONO" il Meetup degli Amici di Beppe Grillo di Catanzaro organizza per MERCOLEDÌ 15 LUGLIO, Alle ore 21.00, presso L'ANFITEATRO DEL PARCO DELLA BIODIVERSITA' MEDITERRANEA DI CATANZARO, un incontro con il dr. STEFANO MONTANARI, dal titolo: "NANOPARTICELLE: IL GIRONE DELLE POLVERI SOTTILI".
Per la prima volta in assoluto Stefano Montanari tiene una conferenza a Catanzaro sul tema della nanoparticelle. Un evento molto atteso.
Chi è Stefano Montanari: esperto di nanopatologie e direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena. Autore di diversi brevetti nel campo della cardiochirurgia, della chirurgia vascolare, della pneumologia e progettista di sistemi ed apparecchiature per l’elettrofisiologia, ha eseguito consulenze scientifiche per varie aziende, dirigendo, tra l’altro, un progetto per la realizzazione di una valvola cardiaca biologica. Dal 1979 collabora con la moglie Antonietta Gatti in numerose ricerche sui biomateriali. Dal 2004 ha la direzione scientifica del laboratorio Nanodiagnostics di Modena in cui si svolgono ricerche e si offrono consulenze di altissimo livello sulle nanopatologie. Docente in diversi master nazionali ed internazionali, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Da anni svolge un’intensa opera di divulgazione scientifica nel campo delle nanopatologie, soprattutto per quanto riguarda le fonti inquinanti da polveri ultrafini.
L'argomento dell'incontro: frammenti di un filtro chirurgico comunemente installato nella vena cava dei malati di tromboembolia polmonare vengono estratti dal corpo di un paziente dopo un’accidentale rottura dello strumento. Un’analisi accurata di quei frammenti rivela la presenza di materiali che non appartengono né al filtro né all’organismo umano. L’indifferenza della comunità accademica di fronte a questa scoperta si trasforma in disagio e talvolta in vero e proprio boicottaggio quando gli studi condotti dal dott. Montanari e da sua moglie continuano a confermare un preoccupante risultato: il nostro corpo assorbe, dall’aria che respiriamo così come dai cibi che ingeriamo, diverse tipologie di elementi, minuscole polveri che, riconosciute come estranee dal corpo, provocano reazioni infiammatorie importanti, talvolta origine di gravi patologie. Nasce da queste prime indagini un ostinato percorso di ricerca per dare finalmente risposta a un quesito scientifico fino a oggi pericolosamente ignorato o osteggiato. Qual è l’origine delle micropolveri? Come agiscono quando vengono assorbite dal nostro corpo? Quali patologie apparentemente estranee a questo fenomeno possono finalmente trovare una spiegazione? Quali potenti lobby economiche e politiche hanno interesse a mantenere lo status quo e che ruolo gioca in tutto questo il business dei rifiuti? Per saperne qualcosa in più leggi l'articolo di oggi su Calabriaora.
Interrogativi inquietanti che cercheremo di comprendere insieme con il dott. Montanari che per la prima volta tiene a Catanzaro una conferenza su questo tema. (estratto dal meetupcz.it)
link:

link

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...