lunedì 29 giugno 2009

ARRIVEREMO FINO IN FONDO!

Vi proponiamo il Comunicato Stampa emesso alla fine dei lavori dell’Assemblea dal Coordinamento delle Associazioni Autonomiste della Calabria (Sibari – Le Castella – Porto Santa Venere – Catanzaro Marina).

COMUNICATO STAMPA

Si sono riunite nei locali dell’Associazione “Sibari Comune Autonomo” nella ridente cittadina di Sibari in provincia di Cosenza le associazioni autonomiste calabresi di “Le Castella Comune”, “Verso l’Autonomia di Porto Santa Venere” “Catanzaro Marina Comune” e “Sibari Comune Autonomo”, mentre proveniente dalla Puglia, era presente dalla provincia di Taranto, il “Comitato Ginosa Marina Comune”. Ospite dell’incontro l’On.le deputato regionale Maurizio Feraudo, presentatore della proposta di legge 276/08 con cui chiede il distacco di Sibari dal comune di Cassano allo Ionio. Il rappresentante dell’Italia dei Valori, ha ribadito il suo «appoggio alle comuni cause autonomiste, ribadendo come il perdurare della giacenza dei disegni di legge in I Commissione presieduta dall’On.le Giulio Serra sia pregiudizievole dei diritti delle popolazioni residenti nei territori interessati ai referendum consultivi. Tale perdurare della situazione di stallo sottolinea ulteriormente il distacco della politica dai cittadini, i quali in tal modo non possono esercitare un sacrosanto diritto democratico riconosciuto dalle leggi dello Stato ma vanificato dall’indifferenza della classe politica». Dello stesso avviso i vari rappresentanti delle associazioni autonomiste che si sono succeduti al microfono durante l’incontro. Il vivace dibattito ha visto esposte dai vari rappresentanti presenti le varie possibilità e varie iniziative da intraprendere di comune accordo nei territori interessati. Pur ribadendo la volontà di limitarsi ad azioni da svolgersi nell’alveo della legalità e nel rispetto di quanti non condividano le istanze indipendentiste, democraticamente e civilmente verrà portata avanti la causa in tutte le sedi ed in tutte le forme possibili. «Non spaventano i tempi, non spaventa l’indifferenza dei politici, non spaventa la difficile strada da percorrere».
La determinazione ad arrivare fino in fondo all’iter legislativo è stato il filo conduttore dell’incontro, in tal senso verrà ancora una volta chiesto ufficialmente all’On.le Serra di convocare la I Commissione per poter finalmente decidere sul destino dei nuovi comuni. «Comunque vada vogliamo che si decida, vogliamo andare alla conta, prima possibile. Se non dovessimo farcela, chi avrà deciso contro di noi, dovrà poi assumersi politicamente le sue scelte, scelte che, lo ricordiamo, coinvolgono oltre 30 mila cittadini calabresi, che non sono solo cittadini, ma anche elettori».

IL COORDINAMENTO DELLE ASSOCIAZIONI
AUTONOMISTE DELLA CALABRIA
Vincenzo ANTOLINO - SIBARI
Roberto Maria NASO – PORTO SANTAVENERE
Francesco SCARPINO – LE CASTELLA
Massimo GUALTIERI – CATANZARO MARINA

sabato 27 giugno 2009

"DIAMOCI DELLE ARIE PULITE!" GIUNGE ALLA SUA SECONDA TAPPA: LO STUDIO DEI DATI PUO' COMINCIARE!

L'iniziativa “Diamoci delle arie… Pulite!”, che ricordiamo ha lo scopo di verificare scientificamente la qualità dell’aria nella nostra città costiera, giunge alla sua seconda tappa: è terminato il primo trimestre di rilevazione!

E così, responsabilmente, abbiamo dedicato la mattinata al prelievo, dai campionatori passivi, dei "PUF disk” e provveduto alla loro sostituzione con i nuovi. Predisposto il relativo pacco abbiamo inviato il tutto al un pool di ricercatori del Dipartimento di Scienze Ambientali "G. Sarfatti", dell'Università degli Studi di Siena.
Ricordiamo che i ricercatori del Dipartimento senese, recependo per intero le nostre preoccupazioni per la salute della comunità, hanno inserito la nostra città costiera tra le sedi fisse di uno “studio scientifico” che rileverà la qualità dell’aria in diverse città italiane.

Maggiori informazioni le potrete trovare sul post dedicato all'avvio dell'operazione "Diamoci delle arie ...Pulite!"

E' stata l'occasione per incontrare le famiglie che si sono rese disponibili ad “ospitare” i campionatori necessari, le quali ci hanno espresso tutte le loro perplessità e contrarietà al prossimo utilizzo della cementeria come "pseudo inceneritore" di rifiuti e pneumatici usati.

"Possibile che non contiamo niente?"
Come fare a dargli torto ed a tranquillizzarli? Beh! in effetti è difficile farlo quando non lo siamo nemmeno noi!
A breve avremo i dati su quanto vi è stato nell'aria negli scorsi 3 mesi e finalmente grazie la pool universitario avremo degli esiti certi, scientificamente validati ... da un organo terzo.
"Speriamo bene!" ha esclamato uno di loro, donandoci rassegnato due foto scattate il 9 giugno scorso alle ore 12,31!

"Non preoccupatevi, sarà stato solo un piccolo incidente. Vedrete che presto ne sapremo le ragioni, ed in ogni caso non correte alcun rischio" ... abbiamo esclamato, e così, proprio per dare modo e tempo alla Direzione Aziendale di fornircerne, se vorrà, le pubblichiamo. Ai nostri amministratori è del tutto inutile chiedere qualcosa: nell'altra città, a 10 km di distanza, quelle polveri non si notano.
Le pubblicamo però anche per un'altra ragione ... per condividere insieme a voi il suo gratificato stato d'animo, al solo pensiero che quelle polveri, oggi, non sono davvero niente ... in confronto a quelle del prossimo futuro, con Petcoke/CDR/PFU!

venerdì 26 giugno 2009

PIAZZA PULITA!

E' stata una bella lezione quella dataci sabato e domenica da molti giovani. In due giorni hanno restituito dignità ad una piazza che, seppur posta nel cuore del centro storico, sembrava non appartenere a nessuno: un luogo isolato, incontrollato, nel quale è stato possibile fare di tutto per depreziarlo.
Da domenica ha un nuovo volto, anzi un nuovo colore, grazie al quale sarà possibile fruirne riscoprendo il valore dell'impegno dei suoi giovani cittadini.
Leggere l'articolo di Roberto Naso è il modo migliore per non dimenticare il senso di questa iniziativa!
link:
www.calabriaora.it

mercoledì 24 giugno 2009

VIBO VALENTIA: ECCO LA RELAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA SULL' ASL 8!

La sorprendente Relazione l’abbiamo trovata per caso, pubblicata sul sito web della Casa della Legalità; l'abbiamo letta non a caso e... ne siamo rimasti feriti!
La riteniamo meritevole del più ampio risalto e diffusione, percui decidiamo di seguirne l’esempio informativo, convinti che l’impegno etico e civile non prevarrà mai nella nostra terra se non si riuscirà a coniugarlo al valore positivo del "sapere" e del "dire"... anche se il sapere ed il dire potrebbero ferire mortalmente.
Cosa emerge dalla Relazione finale della Guardia di Finanza in esito all'indagine nei confronti della Asl 8 di Vibo?
Ecco in sintesi i rilievi estratti del Rapporto delle Fiamme Gialle (indagine condotta nel periodo o1/01/2003 - 01/01/2006):

(1) presenza di esponenti della criminalità organizzata tra il personale dipendente di ditte aggiudicatrici di appalti;
(2) diffuso ricorso per gli appalti di forniture di beni e servizi alla trattativa privata e alla trattativa privata diretta, istituto che implica la partecipazione di una sola ditta invitata dall'amministrazione;
(3) frazionamento di numerosi appalti di forniture di beni e servizi, con importi risultati sotto il limite previsto per la richiesta della certificazione antimafia e sotto soglia comunitaria;
(4) ricorso, in alcuni casi, a rinnovi e proroghe di contratti in elusione degli obblighi di gara e dell'obbligo di produrre la prevista certificazione antimafia, in luogo dell'autocertificazione prodotta;
(5) rinnovo del contratto di appalto del servizio mensa in contrasto con l'art. 23 della legge 18 aprile 2008 n. 62, che imponeva l'indizione alla scadenza, avvenuta nel caso del contratto in questione in data 21 luglio 2005, di una nuova gara;
(6) esecuzione di lavori di ristrutturazione in economia ripartiti in più lotti, disattendendo gli obblighi della normativa che vieta di assegnare a trattativa privata, in tempi successivi, lotti appartenenti alla medesima opera;
(7) inclusione di alcuni lavori nella categoria lavori in economia, per i quali non appaiono esistere i presupposti di cui all'art. 88 del DPR 554/1999;
(8) inottemperanza alle disposizioni sul cottimo circa il numero minimo delle imprese invitate
(9) aggiudicazione di appalti a rotazione tra numero limitato di imprese, tali da far ritenere che tra le stesse potesse esistere un possibile accordo sottostante;

(10) condotta di dirigenti che, come emerso anche da atti redatti da organi investigativi e giudiziari ed acquisiti per l'esame, hanno favorito l'aggiudicazione di taluni appalti a ditte riconducibili direttamente o indirettamente ad esponenti di spicco della Criminalità Organizzata locale;
(11) assunzione di personale da parte dell'ASL tramite società privata di lavoro interinale, senza che risultassero stabili criteri di selezione, peraltro con conseguente aggravio di costi. A tutto ciò fa riscontro la conseguente massima discrezionalità nella scelta del personale non solo da parte della società somministratrice, ma anche del soggetto pubblico committente;
(12) mancanza di criteri di individuazione e di selezione del personale da assumere in esecuzione di un progetto regionale;
(13) presenza di dipendenti dell'ASL assunti a tempo determinato e indeterminato, di cui alcuni appartenenti alle cosce criminali locali, altri con procedimenti penali anche in corso;
(14) assegnazione di consulenze non sempre rispondenti alla normativa, né adeguatamente motivate;
(15) fruizione generalizzata di prestazioni sanitarie convenzionate in regime di esenzione apparsa anomala.

La Relazione è stata consegnata nel maggio 2007 alla Commissione Antimafia percui è facile ipotizzare che da qualche anno sia a conoscenza di politici ed amministratori che in qualche modo si stanno occupando di "risanare" la sanità calabrese; ovviamente da oggi sarà a conoscenza anche dai cittadini vibonesi e non, che quotidianamente fruiscono dei “complessi” servizi socio-sanitari locali, carichi di aspettative positive… non foss’altro che per i bisogni legati alla loro precaria salute!

link:
www.casadellalegalita.org
www.parlamento.it/parlam/bicam/mafia/

martedì 23 giugno 2009

RIFIUTI CDR "TAL QUALI" IN STABILIMENTI "DIFFERENTI"!

E' utile, per quanti vogliono approfondire la tematica del CDR da bruciare nei cementifici, fare un confronto tra la Relazione Tecnica dell'Italcementi di Vibo e quella della stessa società per lo stabilimento di Scafa.
A parte l'altezza ed il diametro della ciminiera (la nostra è più grande) le relazioni non hanno praticamente molte differenze: stesse parole, stessi capitoli, stesse procedure, stesso anno d'elaborazione (2007). Date un'occhiata per verificare!


VIBO VALENTIA CDR





Lo Stabilimento di Scafa si trova a Pescara, in un'area certamente diversa dalla nostra inimitabile "COSTA DEGLI DEI". Il deposito di Pneumatici Usati ed il loro uso come combustibile venne autorizzato nel 1999 e nel 2000 un preoccupante incendio (vedi interrogazione) di quel "combustibile" mise "in serio pericolo la vita dei lavoratori nonché la salute dei cittadini". Ricordiamo infine che da noi il Deposito di PFU è previsto all'interno dello stabilimento, vale a dire a 590 metri in linea d'aria dalla Scuola Elementare di Bivona.

venerdì 19 giugno 2009

CDR E PROVINCIA: IL SILENZIO SUL FUTURO ED IL SILENZIO SUL PASSATO!

Non siamo i soli a considerare una scellerata follia incentivare l'utilizzo dell'Italcementi (una fabbrica ormai del tutto "urbanizzata") con combustibili da rifiuti.
Continuano ad aumentare le voci dei contrari, (vedi la posizione di Sinistra e Libertà su Il Quotidiano) tant'è che sorprende come mai non si sia intrapresa alcuna via di dialogo e confronto tra le nostre istituzioni (Provincia in primis)ed i cittadini, prima di di giungere ad una decisione.
Se partiamo dal presupposto che tutti vogliono lo sviluppo, tutti il lavoro e tutti la tutela della salute, è assurdo e preoccupante il silenzio sul tema PETCOKE/CDR/PFU (vedi co-combustione) da parte dell'Assessore Provinciale all'Ambiente che, seppur in molti stimiamo per la sua preparazione ed impegno civile, finisce per essere fraintesa, scambiata per un tacito assenso "tout court" ad una operazione che mina nelle sua fondamenta la "vivibilità" della nostra provincia: non conosciamo ad oggi il suo parere in propositito, e seppur l'attendiamo, manteniamo forte la convinzione che non verrà meno al suo preciso compito istituzionale d'avviare un percorso partecipato tra i tanti portatori d'interesse coinvolti in questa vicenda, che certamente non si esauriscono con il dirigente dell'Italcementi ed il Commissario Straordinario ai Rifiuti.
A tal proposito ha destato la nostra curiosità quanto testualmente scritto a pag.2 della Relazione SIA Italcementi: "I progetti proposti sono stati già oggetto di istanze autorizzative negli anni passati, ed in particolare:
· CDR: istanza di recupero energetico in procedura semplificata ex artt. 31 e 33 del DLgs 22/97 presentata nel 2005 alla Provincia di Vibo Valentia;
· PFU: richiesta di autorizzazione ex artt. 27 e 28 del DLgs 22/97 presentata nel 2005 al Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale nel Territorio della Regione Calabria, successivamente ripresentata allo stesso Ente ai sensi dell’art. 208 del DLgs 152/06."

Dunque, ci siamo detti, se vi è stata una "istanza autorizzativa" nel 2005 alla Provincia, vi deve essere senz'altro stata una osservazione all'istanza, percui - come è nostra prassi - ne siamo andati alla ricerca... ed a sorpresa abbiamo appreso che a quelle istanze non venne dato alcun seguito proprio per le perplessità sulla combustione del CDR espresse dall'Ufficio del Commissario Delegato per l'Emergenza Ambientale nel Territorio della Regione Calabria, che a riscontro di una nota dell'Amministrazione Provinciale, nella quale se ne chiedeva vincolante parere ... rispose in calce che dovendo il CDR avere un "contenuto di cloro in massa non superiore allo 0,5% (...) i dati disponibili non sono sufficienti ad esprimere parere circa l'applicazione di dette procedure" (leggi documento).
In soldoni, viste le allora esistenti prescrizioni tecniche ed amministrative, le prescrizioni imposte dalla normativa sulle emissioni in atmosfera ed i limiti del Piano Regionale dei Rifiuti, su quelle istanze non fu possibile esprimersi... per dati "non sufficienti"!
Anche ad una seconda lettura della SIA presentanta quest'anno dall'azienda non si riscontra alcun riferimento "al contenuto di cloro in massa" del CDR che verrebbe utilizzato come combustibile, il che potrebbe anche non essere conseguente all'assoluta inesistenza di dati sul contenuto "in massa del cloro" del CDR prodotto nel futuro impianto di valorizzazione di S. Calogero! Però questa "non evidenza" del dato sul cloro sorprende ancor più perchè rispetto a quelli delle "prime istanze i progetti hanno subito" stante quanto scritto nella SIA ITALCEMENTI "migliorie ed aggiustamenti beneficiando dell’esperienza acquisita da Italcementi nella gestione di analoghe attività in Italia ed all’estero."
Essendo dunque ancor oggi "insufficiente" tale dato è legittimo chiedersi quali siano state le migliorie apportate al progetto del 2005, e se in assenza di precise garanzie sulla provenienza del CDR e del suo contenuto di cloro sia possibile autorizzarne a priori l'uso in una cementeria, che non è affatto un incenitore!
Su questo, da cittadini, non resta che chiederne spiegazioni al Commissario ed alla Provincia, gli stessi protagonisti istituzionali del 2005, rammentando loro se non sia prudente, in ogni caso, far tesoro dell'esperienza di Calusco D'Adda, predisponendo sin d'ora le dovute cautele... a tutela - se non dei poveri cittadini locali - almeno di quanti ormai sono occupati stabilmente nelle forniture e guardianie degli impianti turistici della "Costa degli Dei"!

mercoledì 17 giugno 2009

MEMENTO HOMO, QUOD PULVIS ES ET IN PULVEREM REVERTERIS!

E' vero! La nostra cementeria non sarà nè la prima nè l'ultima a bruciare rifiuti ed in tal senso dare un'occhiata a quanto accade in altri luoghi è determinante per comprendere il problema e porre in anticipo le dovute cautele. Ed il web in ciò aiuta: abbiamo "pescato" un comunicato congiunto firmato dai comuni di Paderno d’Adda, Calusco d’Adda, Villa d’Adda, Sotto il Monte, Giovanni XXIII, Terno d’Isola, Solza, Medolago, Suisio, Robbiate, Verderio superiore, Verderio inferiore, Merate, Imbersago, Cornate d’Adda, Provincia di Lecco, Parco Adda Nord, PLIS Monte Canto, Legambiente Bergamo, Agenda21 Isola Dalmine Zingonia (Conferenza stampa 28 febbraio 2009 a Calusco d’Adda), che riportiamo integralmente a favore dei nostri amministratori (in particolare quelli della Provincia), oltre che per i cittadini vibonesi:

"Non crediamo ci siano validi motivi perché Italcementi non rispetti gli impegni presi con il territorio negandoci le compensazioni ambientali!

Oggi purtroppo, un esempio di relazioni tra una grande azienda come Italcementi - con un impianto molto impattante come la cementeria di Calusco d’Adda - ed il territorio circostante, rappresentato da una dozzina di Amministrazioni Comunali, da tre Province, da un Parco Regionale e da associazioni ambientaliste e sindacati, rischia di essere definitivamente compromesso dalla unilaterale decisione di Italcementi di rinviare sine die la definizione delle compensazioni ambientali da dedicare finalmente al territorio.
Italcementi gestisce la cementeria di Calusco d’Adda dagli anni ‘20. Quattro anni fa la parte principale dell’impianto è stata rifatta aumentandone l’efficienza e la redditività trasformando tra l’altro la cementeria anche in un inceneritore di rifiuti deturpando però irrimediabilmente il territorio circostante.
Come riportato anche da un recente comunicato stampa della stessa Italcementi, per decenni, fino al nuovo impianto appunto, Italcementi ha inquinato tra le due e le 10 volte più di quanto non faccia adesso; ha sfruttato le cave del territorio cambiandone definitivamente il paesaggio senza offrire per questo alcuna forma di compensazione al territorio stesso.
Finalmente, faticosamente con l’introduzione dell’uso dei rifiuti urbani come carburanti, i rappresentanti del territorio sono riusciti a proporsi come interlocutori di Italcementi.
Peccato però che Italcementi si sia dimostrata assolutamente inaffidabile: una volta ottenuta la sostanziale accettazione degli enti locali all’utilizzo appunto dei rifiuti solidi urbani nell’impianto di Calusco, ha deciso unilateralmente di non rispettare gli accordi presi e di rinviare, a data da destinarsi, la definizione delle compensazioni ambientali che ci attendevamo da anni.
La motivazione di questa decisione ci sembra ancora più sconcertante: Italcementi non ha fondi da destinare al territorio a causa della crisi che negli ultimi mesi si è abbattuta sull’economia mondiale.


Visualizzazione ingrandita della mappa


Da anni, quando il mercato del cemento era florido, attendevamo queste compensazioni; perché Italcementi non ha provveduto prima della crisi a prevedere a bilancio i fondi necessari per le compensazioni ambientali?
Francamente facciamo inoltre fatica ad immaginare che una multinazionale che al 30 settembre scorso aveva dichiarato [fonte “Resoconto Intermedio di Gestione” ItalcementiGroup] un utile ante imposte di oltre 460 milioni di euro non riesca a trovare qualche briciola di quella enorme cifra da reinvestire sul territorio invece che restituirla agli azionisti.
Crediamo purtroppo, che al di là delle tante belle parole e dichiarazioni di principio sentite in questi anni, non vi sia da parte di Italcementi la volontà di affrontare con coraggio la questione di come ripagare un territorio da cui Italcementi ha preso molto ma a cui oggi non sembra intenzionata a restituire nulla.
Ci sembra offensiva e immotivata la caparbietà con cui l’azienda si rifiuta di definire persino il valore economico complessivo delle compensazioni, che consentirebbe di valutarne la reale incidenza sul bilancio e sugli investimenti e di capire se stiamo discutendo di reali difficoltà o di mancanza di serietà.
Le amministrazioni locali pertanto esprimono il proprio disappunto per questa incomprensibile scelta di Italcementi; chiedono un rapido ripensamento alla società."


Per riflettere sui tempi e modi della amara esperienza espressa dai tanti enti citati vi rimandiamo ai due link di riferimento:

1) http://calusco.blogspot.com/2009/04/non-crediamo-ci-siano-validi-motivi.html

2) http://terradadda.splinder.com/post/19963479/Calusco%3A+il+tavolo+tecnico+per

INFINE UN LINK ISTITUZIONALE:

Vuoi sapere quali sono le imprese della tua provincia che inquinano maggiormente l'aria?
Entra nel sito dell' Apat con questa semplice procedura:
vai al sito http://www.eper.sinanet.apat.it, clicca su Registro Ines, scorri la pagina fino a Guida alla consultazione, Selezione Ricerca per complesso industriale e seleziona la provincia di Vibo Valentia.
Per vedere cosa viene emesso a livello di quantità annue clicca sull'unico stabilimento che compare (la nostra cementeria link diretto), ed ora controlla la differenza tra i valori delle emissioni totali (espressi in Mg/anno ovvero tonnellate/anno) ed i valori di soglia.
Purtroppo tra il 2002 ed il 2005 (unici dati presenti) tale differenza - sarà senz'altro disinformazione - è tutta a nostro discapito!

martedì 16 giugno 2009

NODI DA SCIOGLIERE!

Venerdì 26 giugno 2009 alle ore 18.00 presso la sede dell’Associazione "Rinascita per Sibari Comune" sita in Via della Ferrovia si terrà l’Assemblea del Coordinamento Regionale delle Associazioni Autonomiste della Calabria (Sibari, Le Castella, Porto Santa Venere, Catanzaro Marina). Parteciperà anche una delegazione di Ginosa Marina.
L’Assemblea del Coordinamento Regionale farà il punto sull’iter del Referendum Consultivo per l’istituzione dei nuovi Comuni giacente in 1^ Commissione Regionale presieduta dall’On. Giulio SERRA. L’Assemblea discuterà sulle iniziative da prendere per rendere più incisiva la richiesta dei Referendum Consultivi previsti dallo Statuto della Regione Calabria che non sono altro che un Atto Amministrativo dovuto da allegare ai Progetti di Legge di Istituzione dei Nuovi Comuni giacenti presso il Consiglio Regionale.
Sono stati invitati all’Assemblea anche Consiglieri Regionali.

lunedì 15 giugno 2009

TONNARE DI BIVONA: DA DUE A NESSUNA!

Pochi conoscono la Tonnara di Bivona, la sua storia ed il suo valore monumentale; ancor meno sono coloro che conoscono la storia della Tonnara precedente... a questa Tonnara! (Scarica il libro gratuitamente!)
Alla fine dell'800 il nucleo abitativo di Bivona era costituito addirittura da due Tonnare, la Vecchia e la Nuova, ed intorno ad esse v'era solo arenile e terra aratoria.
Crediamo di fare cosa utile nel far "vedere" qual'era l'antica disposizione delle due Tonnare pubblicando l'immagine di una PLANIMETRIA redatta il 23 luglio 1892 dal Perito Geometra Francesco RAHO, Ricevitore del Registro di Monteleone, per localizzare "due zone di terreno arenile siti nella Marina di Bivona, venduti dal Demanio dello Stato al Sig. PICCOLO Vincenzo di Giuseppe da S. Pietro". Un disegno particolareggiato, con tanto di "schizzo delle sue adiacenze col passaggio della ferrovia" e tra questa... ecco apparire le due tonnare!
Incredibile vero? La planimetria è una recente quanto inedita scoperta d'archivio, ma la divulghiamo con piacere. Nel 1892 Bivona di S. Pietro era costituita urbanisticamente solo da due Tonnare divise tra loro dalla linea ferroviaria! Oggi potete facilmente collocare i palazzi che occupano l'area dell'antica tonnara (vedi GoogleMaps) e tutti quelli che circondano la nuova!
Paradossalmente 117 anni dopo non riusciamo a fruirne nemmeno di una. Nonostante i tanti soldi spesi dal 1990 per il suo recupero la Tonnara è ancora irrecuperabile.
Fortunatamente c'è qualcuno che ne apre le finestre (ne abbiamo scritto tante volte!) consentendo così a quanti ne desiderano un "souvenir" di fornirsene gratuitamente.
L'ultima finestra aperta la dobbiamo ad un servizio del TG3 Calabria: più di un mese fa qualcuno ha pensato di aprirla per consentire alla troupe regionale di entrarvi e realizzare così alcune riprese interne. Il fine giustifica i mezzi: è stata davvero un'ottima occasione per valorizzarla, abbiamo pure scoperto che lì dentro c'era un museo (?) e di dover essere grati agli On.li Adamo e Lojero (?) per la sua sopravvivenza, ed ovviamente... che i cattivi sono di Vibo Marina/Porto Santavenere (?)! Non si finisce mai d'apprendere... peccato che al termine del servizio della RAI nessuno abbia pensato di chiudere quella finistra al pianoterra, per salvaguardarla!

Sbadataggine, non v'è dubbio, ma da allora - tra un appello giornalistico e l'altro per la sua sorte - si attende che la memoria ritorni e che richiudano quella finestra, anche perchè non è da escludere vi siano state razzie interne notturne e depreziamenti.
Speriamo che almeno il buon senso prenda presto il sopravvento, altrimenti non è del tutto remoto il rischio che a breve di Tonnare... non ne sopravviverà nessuna!

venerdì 12 giugno 2009

"RACCOLTA DIFFERENZIATA" PARAFRASANDO BAN KI-MOON.

«(…) ciò di cui ha bisogno il nostro pianeta
va oltre gli impegni presi dai governi e dalle aziende;
il pianeta ha bisogno di ciascuno di noi.
Anche se le decisioni dei singoli individui possono apparire irrisorie
rispetto alle minacce e alle tendenze globali,
è proprio quando miliardi di persone uniscono le loro forze
per un obiettivo comune che si può realizzare
qualcosa di eccezionale.»


Ban Ki-moon - Secretary-General of the United Nations
(estratto da: Italcementi.it)

( ... )


Riportiamo, quasi come fosse un esempio di "raccolta differenziata", i due articoli dei nostri quotidiani in cui viene data notizia della comunicazione loro inviata dall'ufficio legale italcementi. Una grande caduta di stile: in un territorio che intende esaltare i valori della legalità, partecipazione, condivisione, quella lettera appare una neanche tanto celata intimidazione alle testate ed ai loro giornalisti, ai quali va tutta la nostra solidarietà e stima.
A questo punto è lecito attendersi pari atti anche nei nostri confronti, dinanzi ai quali però la nostra buona fede e le nostre ragioni, e la coscienza di interpretare i dubbi e le perplessità di una intera comunità, non cesseranno di porre all'azienda ed alla politica locale quesiti, riflessioni ed informazioni, magari poco utili all'azienda
ma senz'altro utili ad incrementare pratiche di legalità e democrazia.
Del resto c'è una parte dell'azienda che ci piace, e che dimostra che anche nel sud del pianeta le alternative sono possibili:


"A Vibo Valentia sono stati installati 1.830 moduli fotovoltaici con una superficie di 3.400 mq e con una capacità di generazione di 330 kilowatt. A Salerno sono stati installati 2.394 moduli per una superficie totale di 5.900 mq con una capacità di generazione di 430 kilowatt. Con un investimento di 5,3 milioni di € i due impianti consentono un risparmio corrispondente a più di 500 tonnellate di CO2 ogni anno."


link:

giovedì 11 giugno 2009

mercoledì 10 giugno 2009

ITALCEMENTI: UNA SCELLERATA FOLLIA ALIMENTARLA CON PETCOKE, RIFIUTI E PNEUMATICI USATI!

La sensazione è che ci si trovi dinanzi ad una decisione già presa ai vertici, tra Commissario all'Emergenza Rifiuti della Calabria e Dirigenza Italcementi, con la Provincia che recita un ruolo di comparsa ratificante ed il Sindaco che non dice una parola. Noi invece insisteremo (vedi articolo de ilQuotidiano) (vedi articolo di Calabriaora)finchè resterà un barlume di speranza col dire che consentire all'Italcementi di bruciare rifiuti, pneumatici usati e petcoke è una scellerata follia!

• Innanzitutto perché lo stabilimento produttivo dell'Italcementi è posto nel centro dell’area urbana costiera: la fabbrica di fatto oggi è a 1.300 metri dalla Chiesa di Longobardi, 1.270 metri dalla Chiesa Nuova di Vibo Marina, 890 metri dalla Chiesa di Bivona e 600 metri dalla Chiesa di S. Pietro. Usiamo le distanze dalle chiese, perché meglio rappresentano il centro urbano di una comunità!
Ma, ancor più, l'impianto che dovrebbe produrre cemento alla diossina è posto a 1.600 metri dalla Guardia di Finanza; 1.240 metri dalla Capitaneria di Porto; 620 metri dai Carabinieri; è inoltre a 1.180 metri dalla Scuola Media ed a soli 590 metri dalla Scuola Elementare di Bivona!
Se aggiungessimo il dato sui quartieri scopriremmo che l'Italcementi è 700 metri dalle Cooperative, 600 metri da Bivona, 450 metri dal Pennello!
Questi dati reali, visibili e verificabili, rivelano una realtà urbana ed una comunità di 10.000 abitanti (anche volendo trascurare l’impatto sulla salute della città di Vibo) del tutto taciuta nella Relazione SIA presentata agli Enti locali.
• Ancora oggi non conosciamo gli esiti sulla nostra salute del petcoke utilizzato dal 2005 dalla fabbrica come combustibile, ed il fatto che l’azienda non abbia esercitato alcun atto prescrittorio a tutela della salute pubblica rispetto alle aziende esterne che ruotano intorno al ciclo del petcoke, (ricordiamo che il deposito del suo combustibile è stato recentemente sequestrato per violazione delle norme ambientali) dimostra come siano sempre possibili pratiche deresponsabilizzanti in grado di mettere a rischio un intero territorio.
• I cementifici non sono regolati dalle stesse norme che regolano gli inceneritori, sia a tutela della salute che nel processo d’incenerimento; difatti i controlli sulle emissioni in atmosfera sono molto rozzi, effettuati in punti dove le temperature sono più alte di quelle alle quali si formano le diossine, tra l’altro sono troppi i punti di emissioni tramite i quali è facile “dirottare” parte delle emissioni in punti in cui la normativa non obbliga ad avere sistemi di monitoraggio.
• Spesso gli operatori dei cementifici ri-immettono le ceneri volatili nei forni, ciò significa che i metalli tossici possono prendere solo due strade: l’ARIA o il CEMENTO. Se il cementificio brucia rifiuti contenenti cloro, bromo o fluoro, si formano composti molto pericolosi, tra cui DIOSSINE e FURANI.
• Il cementificio produce enormi quantità di polveri dalla macinazione del clinker. E’ scientificamente provato che per 1 kg di clinker prodotto nei cementifici che non utilizzano rifiuti come combustibili si produce 24,34 nanogrammi di Diossina, invece nei cementifici che usano rifiuti si può emettere Diossine 80 volte in più rispetto all’utilizzo dei combustibili fossili usuali. Non va taciuto che riutilizzando le ceneri di rifiuto nel clinker, il cemento e le polveri conterranno sostanze tossiche, tra cui metalli, e in alcuni casi diossine e furani. Anche durante la produzione queste polveri si spargono ovunque, sui lavoratori, sulle strade, sulle proprietà e sui terreni limitrofi e sui campi coltivati.
• Le polveri di cemento sono molto dannose e producono problemi alle vie respiratore ai lavoratori dei cementifici provocate in particolare dai cromati solubili presenti nel cemento. L’arricchimento di tali polveri in altri contaminanti è tale che le polveri sono da considerarsi rifiuti tossico-nocivi. Studi su lavoratori del cemento esposti a polveri con metalli pesanti e diossine dovuti alla combustione di rifiuti in cementifici hanno evidenziato incrementi in patologie asmatiche e in patologie tumorali alla pelle e del polmone (Germania); uno studio svedese ha evidenziato un incremento del 60 % di rischio per cancro al retto dei lavoratori in cementifici con combustione di rifiuti rispetto a quelli senza.
• Aumentare adesso il carico delle emissioni dell’azienda - che ricordiamo, seppur abbia richiesto l’Autorizzazione Integrata Ambientale nel 2007, ancora oggi non possiede né alcuno “screening” né alcuna autorizzazione all’immissioni nell’atmosfera - con le diossine, senza avere ancora a disposizione dati precisi sulle attuali emissioni al petcoke, oltre ad essere un errore fatale, dimostra come le amministrazioni pubbliche non abbiano alcun potere quando si tratta di tutelare i cittadini, una volta che l’impianto è in produzione!
• Ricordiamo che le Diossine sono chimicamente stabili ma biologicamente molto attive, perché agiscono sui geni, danneggiando l’equilibrio ormonale su almeno 6 ormoni: gli ormoni sessuali maschili e femminili, gli ormoni della tiroide; l’insulina; la gastrina e i gluococorticoidi.
Si accumulano nella catena alimentare, soprattutto nei grassi animali. Ben oltre il 90% delle diossine che accumuliamo proviene da latticini, carne e pesce. Il fegato non è in grado di convertire le diossine in prodotti solubili in acqua, quindi esse si accumulano costantemente nel corpo umano nel grasso corporeo. La cosa orribile è che l’unico essere umano in grado di “sbarazzarsi” delle diossine è la donna… ma solo facendo un bambino! Quindi, la dose più alta di diossine va nel feto durante la gravidanza e poi nel neonato attraverso l’allattamento.

Per tutto ciò invece avanziamo una proposta, perchè abbiamo bisogno di soluzioni sostenibili per la nostra comunità e l’Italcementi è una azienda che può e deve investire in tal senso. Attuando ad esempio sinergie positive con la locale General Electric (ex-Pignone) e le altre aziende metallurgiche del posto, immaginiamo sia possibile realizzare una innovativa centrale di cogenerazione a gas metano, in grado di produrre energia elettrica dal ciclo dei vapori. Riducendo così a zero le immissioni in atmosfera potrebbe garantire non solo il soddisfacimento dei fabbisogni termici ed elettrici dello stabilimento, ma anche fornire l’eccedente d’energia elettrica alla città costiera, o alla rete elettrica nazionale, incrementando concretamente l’occupazione e lo sviluppo locale! Basterebbe pensare al territorio come risorsa da valorizzare piuttosto che depredare.

link:
http://www.ilquotidianodellacalabria.it
http://www.calabriaora.it

martedì 9 giugno 2009

ASP VIBO: DONATE TRE DEFIBRILLANTI EMOZIONI!

"La disponibilità di un defibrillatore non può che tornare utile laddove esiste la possibilità che esista un rischio vita". Con queste parole il massimo dirigente dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo (vedi articolo di CalabriaOra) ha donato alla Volley Tonno Callipo e a due Istituti di scuola superiore 3 (tre) defibrillatori, a loro volta donati filantropicamente dal Rotary di Vibo. L'iniziativa è lodevole, non v'è alcun dubbio, ma... ma rivela il grave rischio che la nostra comunità costiera venga sempre più considerata una "comunità sparente". Comprendiamo il gesto simbolico della "donazione della donazione" ma siccome è un gesto compiuto da una istituzione sanitaria che ha come scopo precipio quello di garantire un servizio di primo intervento ove questo manchi... ed essendo questo del tutto assente nell'area costiera comunale, non riusciamo a comprendere perchè almeno uno dei tre defibrillatori non sia stato donato alla locale stazione del Vigili del Fuoco, o della Capitaneria, o dei Carabinieri... o del Centro Anziani o della locale Croce Rossa!
E' fuor di dubbio che gli Istituti scolastici, al pari della Volley Tonno Callipo, siano a pochi passi dal locale nosocomio, così come è fuor di dubbio che le percentuali di rischio di uno scompenso cardiaco salgono con l'età... ma è altresì fuor di dubbio che nell'aria costiera comunale non esista una sede di soccorso di prima emergenza, così com'è terribilmente fuor di dubbio l'esistenza nelle frazioni costiere di una numerosa popolazione anziana.
E' altrettanto noto che una ambulanza, da Vibo a Portosalvo impieghi dai 10 ai 20 minuti, così come è altrettanto noto che un intervento cordiaco entro i primi 10 minuti con un defibrillatore è in grado di salvare una vita...
Quante volte si attende fiduciosi l'arrivo di una ambulanza... quante volte abbiamo imprecato per la lunghezza del tragitto del soccorso ospedaliero; qualche mese fa un nostro anziano colpito da infarto, non è riuscito a giungere in tempo utile in ospedale per evitare da lì a poco il decesso: è lancinante il dubbio che se fosse stato reperibile in loco un defibrillatore... la sua sorte avrebbe potuto essere un'altra!
Leggendo l'articolo quel dubbio riemerge e ferisce l'anima! E' inutile chiedere conto all'ASP delle ragioni: anche loro avranno avuto il dubbio della scelta ed avranno scelto certamente secondo delle priorità inconfutabili. E' fuor di dubbio che quei defibrillatori potranno comunque essere sempre a disposizione dei nostri anziani: basterà portarli ad assistere alle partite della Volley Callipo (sperando non si trasferisca a Reggio), o ritornare a frequentare i banchi dei due istituti scolastici! Quelle si che saranno defribillanti emozioni... e basterà non considerare il costo del biglietto (palasport o bus) come un ennesimo ticket!

lunedì 8 giugno 2009

PORTO... QUALCOSA SI MUOVE!

Il porto é la grande incompiuta del territorio vibonese. Indicato più volte come l'elemento intorno al quale garantire sviluppo e benessere a Vibo e alla sua provincia, lo scalo é invece rimasto impantanato nelle imperscrutabili vischiosità che finora ne hanno impedito le bonifiche e un serio progetto d'ampliamento.

In attesa che si faccia chiarezza sul finanziamento di 20milioni di euro, concessi, scomparsi e riapparsi più volte, il prossimo 16 giugno verranno affidati i lavori per il consolidamento dei paramenti verticali della banchina Fiume e di un tratto della banchina Pola, nonché per la costruzione di una banchina antiriflettente su pali nel tratto antistante la banchina Fiume.
I lavori, per un importo totale di euro 2.270.790, sono stati aggiudicati dalla A.T.I., vincitrice della gara indetta il 31.10.2008.

L'infrastruttura portuale dovrebbe rappresentare il fiore all'occhiello della città , capace di dare lustro e prestigio all'economia territoriale, ma tra convegni, progetti e polemiche il nostro porto rimane ancora il "porto delle nebbie", avvolto dalle fumose quanto ripetute riaffermazioni della sua "polifunzionalità". Una volta che si saranno finalmente stabilite precise linee di sviluppo, occorrerà un intervento urgente per la modernizzazione della struttura. Dovrebbe, inoltre, essere compito della Provincia farsi carico della realizzazione, su tutto il territorio di competenza, di una rete di collegamenti che agevoli il traffico da e per il porto . Tale agevolazione del traffico consentirebbe agli importatori ed ai produttori di movimentare grandi quantità di merci, così da giustificare l'utilizzo del mezzo marittimo per il loro trasporto.
Abbandonata, o mai tentata, la grossa opportunità offerta dalle autostrade del mare, oggi, paradossalmente, la crisi internazionale potrebbe portare un profondo mutamento nel mondo del trasporto marittimo e sviluppare nuove opportunità in quanto la riduzione dei volumi di traffico porterà il mercato ad utilizzare navi di minori dimensioni.
Posto al centro del Mediterraneo, che gode di un cambiamento geopolitico epocale poiché il Mare Nostrum, anno dopo anno, sta diventando il centro degli scambi commerciali mondiali, tanto che si sta già pensando al raddoppiamento del Canale di Suez, il Porto di Santa Venere potrebbe finalmente assurgere ad un ruolo di rilievo.

sabato 6 giugno 2009

GIALLO ITALCEMENTI 2: 10 KILOMETRI DALLA CITTA'?

Da tempo siamo convinti dell'utilità dell'uso di dati ed immagini per rendere comprensibile un argomento o un problema. Le parole dette o scritte non sempre sono in grado di far comprendere le relazioni tra le cose o l'impatto di un evento su un determinato territorio.

Un esempio emblematico della pochezza ed insufficienza delle parole ce lo offre la Relazione SIA dell'Italcementi, proprio nel paragrafo 1.2 nel quale colloca nel territorio l'impianto che utilizzerebbe come cementinceneritore. Quali parole usa ufficialmente l'Italcementi nella relazione indirizzata agli enti territoriali?

"L’insediamento produttivo di Vibo Valentia è ubicato in località Vibo Marina, a circa 10 km dalla città di Vibo Valentia (VV)."

In sintesi si potrebbe anche intendere, inducendo ad una erronea valutazione del suo Impatto Ambientale, che l'Industria Insalubre di I^ Categoria sia oggi posta a 10.000 metri dalla città, nella località marina.
Ecco così dimostrata l'ambiguità delle parole ed il loro limite. Per mettere correttamente "in relazione" l'insediamento produttivo con la città ed il suo territorio l'uso dei dati e delle immagini non consentirebbe invece ambiguità, escludendo il rischio di valutazioni errate.
Usando due immagini di Google Earth (una con l'esatta collocazione dell'Italcementi nella città costiera ed un'altra inserendo in posizione equivalente l'impianto nella città collinare), assieme al dato sulle distanze della fabbrica rispetto ad alcuni edifici pubblici, la valutazione risulterebbe facilitata. Viste le immagini? Nella città di Porto Santa Venere l'impianto posto in "località Vibo Marina" risulta a 1.300 metri dalla Chiesa di Longobardi, 1.270 metri dalla Chiesa Nuova di Vibo Marina, 890 metri dalla Chiesa di Bivona e 600 metri dalla Chiesa di S. Pietro. E le chiese, da noi al sud, sono il centro della comunità!
Potremmo anche aggiungere che l'impianto che dovrebbe produrre cemento alla diossina è posto a 1.600 metri dalla Guardia di Finanza; 1.240 metri dalla Capitaneria di Porto; 620 metri dai Carabinieri; è inoltre a 1.180 metri dalla Scuola Media ed a soli 590 metri dalla Scuola Elementare di Bivona!
Se aggiungessimo il dato sui quartieri scopriremmo che l'Italcementi è 700 metri dalle Cooperative, 600 metri da Bivona, 450 metri dal Pennello!
Questi sono i dati reali, visibili e verificabili. In pratica, nel raggio di 1.600 dal centro dello stabilimento, esiste una realtà urbana ed una comunità di 10.000 abitanti, che quel termine "località Vibo Marina" usato nella relazione non è in grado di far emergere. Altro che 10 kilometri dalla città: è come se l'Italcementi fosse a 450 metri dall'hotel 501!
Ma il raffronto con la città di Vibo Valentia lo proponiamo seriamente: nella seconda immagine abbiamo inserito l'Italcementi in posizione analoga rispetto al centro urbano costiero: alle distanze citate quanti edifici pubblici esistono oggi anche nell'area urbana collinare?
Leggendo così compiutamente le relazioni tra sito produttivo e area urbano consentire all'Italcementi di bruciare rifiuti, pneumatici usati e Pet Coke "appare" una scellerata follia!
Già, e perchè in quella Relazione SIA questa oggettiva e compiuta "relazione" non emerge? Anche questo è un GIALLO!

venerdì 5 giugno 2009

GIALLO ITALCEMENTI.

Riportiamo il comunicato stampa di Legambiente uscito stamani su Calabriaora.
Aspettiamo che le istituzioni si decidano a pretendere immediatamente un confronto con l'Italcementi, aperto alla cittadinanza, noi compresi, utile a chiarire ogni aspetto del GIALLO ITALCEMENTI:
sopravvissute a stento al Petcoke, si conoscono già i nomi delle 10.000 vittime; si conosce l'arma del delitto, il CDR-PFU; si conosce già il movente, il profitto...
Adesso si tratterà solo di verificare gli alibi dei protagonisti e ben presto sapremo i nomi dei colpevoli.

mercoledì 3 giugno 2009

"FALSO NELLA GESTIONE DEI CDR": 15 ARRESTI IN CAMPANIA.

La notizia la estraiamo da "La Nuova Ecologia" di oggi, a conferma come il settore dei rifiuti rappresenta sempre più un affare con risvolti tutt'altro che "puliti".
Prima di entrare in questo sistema controverso e con molte zone d'ombra, che mette ancor più a rischio una comunità fragile come la nostra, è bene che chi esercita ruoli istituzionali rifletta ulteriormente!


"La Guardia di Finanza e la Dia di Napoli ha eseguito 15 ordinanze di custodia cautelare, tutte agli arresti domiciliari, a carico di un esponente politico, professori universitari e funzionari della Regione Campania, nell'ambito dell'indagine condotta dai pm Noviello, Sirleo e Milita sulla gestione dei rifiuti a Napoli durante la gestione Commissariale.
L’uomo politico coinvolto è il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile. L'inchiesta riguarda le presunte irregolarità nei collaudi degli impianti cdr (combustibile da rifiuti) realizzati dalla Fibe spa e dalla Fibe Campania spa in seguito ad appalti del Commissariato di governo per l'emergenza rifiuti. Gli altri destinatari dei provvedimenti della magistratura sono i collaudatori di questi di impianti, tra i quali alcuni docenti universitari. L'inchiesta ha accertato che le persone arrestate
avevano attestato l'idoneità degli impianti quando questi erano già sotto sequestro e avevano sostenuto la conformità del cdr prodotto alle specifiche del contratto, che in realtà mancava.
Il reato ipotizzato è di falsità ideologica in atto pubblico. Nei certificati di collaudo redatti dai componenti delle commissioni sarebbe stata attestata falsamente l'ottemperanza da parte di Fibe-Fisia Spa e gli impegni previsti dai contratti di appalto. Ciò in contrasto con l'inidoneità tecnica degli impianti cdr che era stata accertata per quanto riguarda la produzione di frazioni di rifiuti rispondenti agli impegni contrattuali. Tale inidoneità era emersa da sopralluoghi e analisi effettuati nell'ambito di indagini della Procura. Un altro reato contestato riguarda la falsa attestazione della conformità degli impianti installati rispetto a quanto previsto dal progetto.
In particolare taluni macchinari, diversi dai progetti approvati, sarebbero stati modificati dall'appaltatore senza autorizzazione e senza che i collaudatori avessero constatato la conformità. Per quanto riguarda la posizione dei direttori dei lavori, Mario Gily e Giuseppe Vacca, questi ultimi avrebbero consentito, con una serie di note dal contenuto ritenuto falso, l'installazione di macchinari diversi da quanto indicato nel progetto, stilando poi relazioni finali dei lavori di costruzione degli impianti di cdr nelle quali non diceva nulla sulle modifiche agli impianti e sulle "criticità funzionali" emerse durante la lavorazione dei rifiuti."

link:
http://www.lanuovaecologia.it/index.php

martedì 2 giugno 2009

I SUGGESTIVI TRAMONTI GIALLI DI VIBO MARINA... IN UN SOLO GIORNO.

"(...) o la striscia gialla che appare in alcune sere, e che non è un suggestivo riflesso dei tramonti di Vibo Marina": termina con queste parole un articolo di stamani su CalabriaOra nel quale CittAperta riassume le ragioni del no alla combustione di CDR nella locale cementeria. Vi invitiamo alla lettura ovviamente ma... rispetto ai suggestivi tramonti gialli, ebbene questo effetto ce lo hanno segnalato in molti da diverso tempo; una strana cappa gialla che in alcune sere avvolge la nostra città ed il porto. La si nota con nettezza al tramonto o all'alba. Pizzo offre la visuale più precisa, che permette di coglierne tutta la sua minacciosa presenza. Da che dipende? E' un giallo!
Così come è un GIALLO la volontà repentina di convertire al CDR di una comunità che vuole attuare la Raccolta Differenziata. Ed anche questo giallo, come tutti i gialli che si rispettano, vede all'opera un commissario. Anzi è proprio nel suo ufficio che il giallo prende corpo:
Il 29 Aprile 2009 il Commissario Delegato all' Emergenza Rifiuti Urbani della Regione Calabria chiede, con raccomandata prot. 5480, alla Italcementi la disponibilità a bruciare del CDR;
un giorno dopo, il 30 Aprile 2009, l'Italcementi risponde al Commissario, con raccomandata anticipata per fax, manifestandogli la piena disponibilità a bruciare CDR;
in quella stessa data, 30 Aprile 2009, e sempre un giorno dopo dalla richiesta del Commissario, l'Italcementi deposita alla Regione, alla Provincia ed al Comune di Vibo Valentia lo Studio di Impatto Ambientale per le operazioni di recupero energetico di Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR), inserendovi anche il recupero energetico e messa in riserva di Pneumatici Fuori Uso (PFU) mediante coincenerimento.
Tutto in un solo giorno.
Certo, la cementeria ha la direzione al nord e lì il tempo non è come al sud: da noi, in tutti gli uffici pubblici, un giorno intero non basterebbe neanche per preparare la bozza di una lettera. E allora?
Concordate... che è un giallo? che a noi riporta alla mente i tramonti con cappa gialla di certe sere, a Vibo Marina, una sorta di "scompensazione" dei tramonti della Costa degli Dei che meriterebbe ben altri rimedi.

In alcuni comuni dove opera l'Italcementi, prima di autorizzare l'uso del CDR o dei Copertoni come combustibile (vedi Calusco d'Adda) si era tentata una sorta di "compensazione ambientale", ma ahinoi, avuta l'autorizzazione tutto è finito nel dimenticatoio. Poco male per loro: da noi nel dimenticatoio sono finiti da tempo 10.000 cittadini.

lunedì 1 giugno 2009

DAL COMUNE UN NO AL CDR DA BRUCIARE NELLA ITALCEMENTI

Conforta la presa di posizione dell'Assessore comunale all'Ambiente Insardà sul NO secco all'uso del CDR come combustibile della cementeria.
Credo sia la prima volta che ci si ritrova in pieno accordo con quanto da noi affermato: "contrasta con una politica sui rifiuti improntata sulla raccolta ed il riciclo dei rifiuti".
Bene. Adesso ci aspettiamo che il comune esprima ufficialmente al Commissario Straordinario per i Rifiuti il suo parere contrario e lo ufficializzi con osservazioni negative allo Studio d'Impatto Ambientale presentato, entro i termini stabiliti. Alle parole è necessario far seguire immediatamente i fatti!
Dalla Provincia ancora non abbiamo notizie, il che potrebbe essere normale visto che proprio da tale ente l'Italcementi ha avuto sollecitazioni a proporsi come inceneritore provinciale e regionale.

Giusto per aiutare a capire perchè non bisogna trasformare le cementerie in inceneritori, vi lasciamo leggere queste brevi slides, rintracciate sul web:

link

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